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sinonimi di alentar

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Vocabulario y frases
alentar
= animare , incoraggiare .
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* Imaginando, pues, esto, quiso certificarse si las señas que de don Quijote traía venían bien; y, sacando del seno un pergamino, topó con el que buscaba, y poniéndosele a leer de espacio, porque no era buen lector, a cada palabra que leía ponía los ojos en don Quijote y iba cotejando las señas del mandamiento con el rostro de don Quijote, y halló que sin duda alguna era el que el mandamiento rezaba; y apenas se hubo certificado, cuando recogiendo su pergamino, en la izquierda tomó el mandamiento, y con la derecha asió a don Quijote del cuello fuertemente, que no le dejaba alentar, y a grandes voces decía: —¡Favor a la Santa Hermandad!; y para que se vea que lo pido de veras, léase este mandamiento, donde se contiene que se prenda a este salteador de caminos( Cervantes - Don Quijote)
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* Viendo lo cual, Sancho Panza se puso en pie y, arremetiendo a su amo, se abrazó con él a brazo partido, y, echándole una zancadilla, dio con él en el suelo boca arriba; púsole la rodilla derecha sobre el pecho, y con las manos le tenía las manos, de modo que ni le dejaba rodear ni alentar.( Cervantes - Don Quijote)
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Vocabulario y frases
animare
= verbo trans. infondere l'anima , la vita
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* I provocatori , i soverchiatori , tutti coloro che , in qualunque modo , fanno torto altrui , sono rei , non solo del male che commettono , ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* La gente che arrivava di qua e di là , si teneva in distanza , a osservare il fatto ; e la presenza di quegli spettatori animava sempre più il puntiglio de' contendenti .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Questi tre , quando videro tutti gli usci chiusi e la strada deserta , uscirono in fretta , come se si fossero avvisti d'aver fatto tardi , e dicendo di voler andar subito a casa ; diedero una giravolta per il paese , per venire in chiaro se tutti eran ritirati- e in fatti , non incontrarono anima vivente , né sentirono il più piccolo strepito .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Voltarono , s'incamminarono in fretta verso la chiesa , attraversaron la piazza , dove per grazia del eielo , non c'era ancora anima vivente ; entrarono in una stradetta che era tra la chiesa e la casa di don Abbondio ; al primo buco che videro in una siepe , dentro , e via per i campi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Tra tanti appassionati , c'eran pure alcuni più di sangue freddo , i quali stavano osservando con molto piacere , che l'acqua s'andava intorbidando ; e s'ingegnavano d'intorbidarla di più , con que' ragionamenti , e con quelle storie che i furbi sanno comporre , e che gli animi alterati sanno credere ; e si proponevano di non lasciarla posare , quell'acqua , senza farci un po' di pesca .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* E quantunque , per quella funesta docilità degli animi appassionati all'affermare appassionato di molti , fosse persuasissimo che il vicario era la cagion principale della fame , il nemico de' poveri , pure , avendo , al primo moversi della turba , sentita a caso qualche parola che indicava la volontà di fare ogni sforzo per salvarlo , s'era subito proposto d'aiutare anche lui un'opera tale ; e , con quest'intenzione , s'era cacciato , quasi fino a quella porta , che veniva travagliata in cento modi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Gli animi già propensi erano ora ancor più innamorati dalla fiducia animosa del vecchio che , senza guardie , senza apparato , veniva così a trovare , ad affrontare una moltitudine irritata e procellosa .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Faceva poi un effetto mirabile il sentire che veniva a condurre in prigione il vicario: così il furore contro costui , che si sarebbe scatenato peggio , chi l'avesse preso con le brusche , e non gli avesse voluto conceder nulla , ora , con quella promessa di soddisfazione , con quell'osso in bocca , s'acquietava un poco , e dava luogo agli altri opposti sentimenti , che sorgevano in una gran parte degli animi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Lì , come a tutti gli altri ufizi , c'era un gran da fare: per tutto s'attendeva a dar gli ordini che parevan più atti a preoccupare il giorno seguente , a levare i pretesti e l'ardire agli animi vogliosi di nuovi tumulti , ad assicurare la forza nelle mani solite a adoprarla .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* A quell'ora , se si fosse abbattuto in qualcheduno , non avrebbe più fatte tante cerimonie per farsi insegnar la strada ; ma non sentiva anima vivente .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Ma gli usi così diversi di quella forza producevan sempre l'effetto medesimo , d'imprimere negli animi una grand'idea di quanto egli potesse volere e eseguire in onta dell'equità e dell'iniquità , quelle due cose che metton tanti ostacoli alla volontà degli uomini , e li fanno così spesso tornare indietro .(Manzoni-I Promessi sposi)
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È un saggio , - disse Federigo , - che Dio vi dà per cattivarvi al suo servizio , per animarvi ad entrar risolutamente nella nuova vita in cui avrete tanto da disfare , tanto da riparare , tanto da piangere ! - Me sventurato ! - esclamò il signore , - quante , quante . . .cose , le quali non potrò se non piangere ! Ma almeno ne ho d'intraprese , d'appena avviate , che posso , se non altro , rompere a mezzo: una ne ho , che posso romper subito , disfare , riparare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* - Ah anima nera ! ah tizzone d'inferno ! - esclamava Agnese: - ma verrà la sua ora anche per lui .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Oltre il timore , avevano anche per lui (principalmente quelli ch'eran nati sul suo , ed erano una gran parte) un'affezione come d'uomini ligi ; avevan poi tutti una benevolenza d'ammirazione ; e alla sua presenza sentivano una specie di quella , dirò pur così , verecondia , che anche gli animi più zotici e più petulanti provano davanti a una superiorità che hanno già riconosciuta .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Lucia , col capo basso , col petto ansante , lacrimando senza piangere , come chi racconta una cosa che , quand'anche dispiacesse , non si può cambiare , rivelò il voto ; e insieme , giungendo le mani , chiese di nuovo perdono alla madre , di non aver parlato fin allora ; la pregò di non ridir la cosa ad anima vivente , e d'aiutarla ad adempire ciò che aveva promesso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* L'indegno ritratto che la vecchia faceva del poverino , risvegliava , per opposizione , più viva e più distinta che mai , nella mente della giovine l'idea che vi s'era formata in una così lunga consuetudine ; le rimembranze compresse a forza , si svolgevano in folla ; l'avversione e il disprezzo richiamavano tanti antichi motivi di stima ; l'odio cieco e violento faceva sorger più forte la pietà: e con questi affetti , chi sa quanto ci potesse essere o non essere di quell'altro che dietro ad essi s'introduce così facilmente negli animi ; figuriamoci cosa farà in quelli , donde si tratti di scacciarlo per forza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Né si può pensare che l'esempio de' quattro disgraziati che n'avevan portata la pena per tutti , fosse quello che ora li tenesse tutti a freno: qual forza poteva avere , non la presenza , ma la memoria de' supplizi sugli animi d'una moltitudine vagabonda e riunita , che si vedeva come condannata a un lento supplizio , che già lo pativa ? Ma noi uomini siam in generale fatti così: ci rivoltiamo sdegnati e furiosi contro i mali mezzani , e ci curviamo in silenzio sotto gli estremi ; sopportiamo , non rassegnati ma stupidi , il colmo di ciò che da principio avevamo chiamato insopportabile .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* E , del resto , era tutta gente scappata , e quindi inclinata in generale alla quiete: i pensieri della casa e della roba , per alcuni anche di congiunti o d'amici rimasti nel pericolo , le nuove che venivan di fuori , abbattendo gli animi , mantenevano e accrescevano sempre più quella disposizione .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Il padre Felice , sempre affaticato e sempre sollecito , girava di giorno , girava di notte , per i portici , per le stanze , per quel vasto spazio interno , talvolta portando un'asta , talvolta non armato che di cilizio ; animava e regolava ogni cosa ; sedava i tumulti , faceva ragione alle querele , minacciava , puniva , riprendeva , confortava , asciugava e spargeva lacrime .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Le nuove di tali scoperte volavan di bocca in bocca ; e , come accade più che mai , quando gli animi son preoccupati , il sentire faceva l'effetto del vedere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Gli animi , sempre più amareggiati dalla presenza de' mali , irritati dall'insistenza del pericolo , abbracciavano più volentieri quella credenza: ché la collera aspira a punire: e , come osservò acutamente , a questo stesso proposito , un uomo d'ingegno (P .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Fu spesso lì lì per mancare affatto di viveri , a segno di temere che ci s'avesse a morire anche di fame ; e più d'una volta , mentre non si sapeva più dove batter la testa per trovare il bisognevole , vennero a tempo abbondanti sussidi , per inaspettato dono di misericordia privata: ché , in mezzo allo stordimento generale , all'indifferenza per gli altri , nata dal continuo temer per sé , ci furono degli animi sempre desti alla carità , ce ne furon degli altri in cui la carità nacque al cessare d'ogni allegrezza terrena ; come , nella strage e nella fuga di molti a cui toccava di soprintendere e di provvedere , ce ne furono alcuni , sani sempre di corpo , e saldi di coraggio al loro posto: ci furon pure altri che , spinti dalla pietà , assunsero e sostennero virtuosamente le cure a cui non eran chiamati per impiego .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Visitava i lazzeretti , per dar consolazione agl'infermi , e per animare i serventi ; scorreva la città , portando soccorsi ai poveri sequestrati nelle case , fermandosi agli usci , sotto le finestre , ad ascoltare i loro lamenti , a dare in cambio parole di consolazione e di coraggio .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* L'immagine di quel supposto pericolo assediava e martirizzava gli animi , molto più che il pericolo reale e presente .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Se n'andò anche di là , mettendosi le mani ne' capelli ; tornò indietro , rifacendo il sentiero che aveva aperto lui , un momento prima ; dopo pochi passi , prese un'altra straducola a mancina , che metteva ne' campi ; e senza veder né sentire anima vivente , arrivò vicino alla casetta dove aveva pensato di fermarsi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Per tutto cenci e , più ributtanti de' cenci , fasce marciose , strame ammorbato , o lenzoli buttati dalle finestre ; talvolta corpi , o di persone morte all'improvviso , nella strada , e lasciati lì fin che passasse un carro da portarli via , o cascati da' carri medesimi , o buttati anch'essi dalle finestre: tanto l'insistere e l'imperversar del disastro aveva insalvatichiti gli animi , e fatto dimenticare ogni cura di pietà , ogni , riguardo sociale ! Cessato per tutto ogni rumor di botteghe , ogni strepito di carrozze , ogni grido di venditori , ogni chiacchierìo di passeggieri , era ben raro che quel silenzio di morte fosse rotto da altro che da rumor di carri funebri , da lamenti di poveri , da rammarichìo d'infermi , da urli di frenetici , da grida di monatti .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Si china per levarsi il campanello , e stando così col capo appoggiato alla parete di paglia d'una delle capanne , gli vien da quella all'orecchio una voce . . .Oh cielo ! è possibile ? Tutta la sua anima è in quell'orecchio: la respirazione è sospesa . . .Sì ! sì ! è quella voce ! . . .- Paura di che ? - diceva quella voce soave: - abbiam passato ben altro che un temporale .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Vive orrenda tuttora negli animi dei vecchi Montelusani la memoria della corruzione seminata nelle campagne e in tutto il paese, con le prediche e la confessione, dei Padri Liguorini, e dello spionaggio, dei tradimenti operati da essi negli anni nefandi della tirannia borbonica, di cui segretamente s'eran fatti strumento.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Il Bronner stette un pezzo col volto in sú a contemplar quella fuga, che animava con cosí misteriosa vivacità il silenzio luminoso di quella notte di luna.(Pirandello - Novelle per un anno)
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che animavano e quasi guidavano la matita.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Fu all'improvviso come se, nella sua anima scombujata, quei ceri funebri guizzassero e accendessero un lampo livido a rischiarargli orridamente tutta la vita, fin dal primo giorno che Silvia gli era venuta innanzi, accompagnata da Marco Verona.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma che cos'era piú, ormai, quella casa senza colei che la animava tutta? Egli non vi si sapeva piú neanche rigirare.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Me la ricordo io, la vostra anima nobile, accesa di bene; me la ricordo io! - Per carità...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ahimè, è proprio vero che è molto piú facile fare il male che il bene, non solo perché il male si può fare a tutti e il bene solo a quelli che ne hanno bisogno; ma anche, anzi sopra tutto, perché questo bisogno d'aver fatto il bene rende spesso cosí acerbi e irti gli animi di coloro che si vorrebbero beneficare, che il beneficio diventa difficilissimo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Nel piú profondo recesso della loro anima il ricordo di quella notte s'era chiuso; forse, chi sa! per riaffacciarsi poi, qualche volta, nella lontana memoria, con tutto quel mare placido, nero, con tutte quelle stelle sfavillanti, come uno sprazzo d'arcana poesia e d'arcana amarezza.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Poche righe, quasi indecifrabili che, impedendo la commozione per il modo ridicolo con cui l'ambascia e la disperazione erano espresse, produssero uno strano effetto di rabbia negli animi dei due giovani.(Pirandello - Novelle per un anno)
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"Respirando, palpitando, muovendosi nell'aerea sublimità di quei momenti, sa lei però, signor mio, che bei tiri le gioca, che razza di scherzetti le combina, che graziose sorprese le prepara la sua anima libera e sciolta da ogni freno, destituita d'ogni riflessione, tutta accesa e abbagliata nella fiamma dell'eroismo? "Lei non sa; lei non se n'accorge; non se ne può accorgere.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Lui come lui, si sarebbe lasciato piuttosto morir di fame; ma era per la figlia, per quella povera anima innocente! I fedeli cristiani lo avevano tutti abbandonato.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Dov'è la tasca? Eccola qua! Leggi, leggi tu, anima mia; leggi qua! - Che cos'è? - domandò la signora Maddalena dalla poltrona, costernata.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Lo sa Dio quel che sto patendo per voi a bottega, per serbare il posto a Lalla, e tu intanto, anima mia, qua...(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Ridammi il paracqua e ringrazia Dio, anima mia, se non ti volto le spalle, come dovrei.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Non s'incontrava anima viva, poiché tutti i contadini, di domenica, erano sú al paese, chi per la messa, chi per le spese, chi per sollievo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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E il padre beneficiale Fioríca, vedendosi davanti spalancati e intenti quegli occhioni fervidi nel visetto pallido e ardito, tremava di commozione per la grazia che Dio gli concedeva di bearsi di quel meraviglioso fiorire della fede in quella candida anima infantile; e quando, sul piú bello di quei racconti, Guiduccio, non riuscendo piú a contenere l'interna esaltazione, gli buttava le braccia al collo e gli si stringeva al petto, fremente, ne provava tale gaudio e insieme tale sgomento, che si sentiva quasi schiantar l'anima, e piangendo e premendo le mani sulle terga del bimbo, esclamava: - Oh figlio mio! E che vorrà Dio da te? Ma sí! Il diavolo stava intanto in agguato dietro il seggiolone su cui il padre beneficiale Fioríca sedeva con Guiduccio sulle ginocchia; e il padre beneficiale Fioríca, al solito, non se n'accorgeva.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Lo so, lei si trova sperduto, cosí solo, povera anima innocente...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ora quello scampanellío lo aveva udito prima da lontano, poi da vicino, poi da lontano ancora; e tutt'intorno non c'era anima viva: campagna, alberi e piante, che non parlavano e non sentivano, e che con la loro impassibilità gli avevano accresciuto lo sgomento.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Il proprietario, giovanotto ambizioso, che aveva dovuto interrompere gli studi universitarii per la morte improvvisa del padre, era affatto ignaro di commercio e attendeva piuttosto a ingraziarsi con servigi e favori gli animi dei suoi compaesani per essere eletto sindaco del Comune.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma tuttavia, come rimanere piú oltre in quella casa, se non a questo patto? E non sarebbe stata una crudeltà abbandonare quel cieco, privarlo delle sue cure amorose, per paura dell'altrui malignità? Era, senza dubbio, per lei una gran fortuna; ma sentiva, in coscienza, di meritarsela, perché ella lo amava; anzi, per lei la maggior fortuna era questa, di poterlo amare apertamente, di potersi dir sua, tutta e per sempre, di potersi consacrare a lui unicamente, anima e corpo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Sentí che non poteva ora raccattare quel ritrattino e che non avrebbe potuto piú riappenderlo alla parete, se prima non risarciva in qualche modo la sua anima dal morso velenoso di quella vipera, dallo sfregio vile di quella risata.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Specialmente nelle notti di luna tutto questo popolo misterioso anima le colline e le valli: l'uomo non ha diritto a turbarlo con la sua presenza , come gli spiriti han rispettato lui durante il corso del sole ; è dunque tempo di ritirarsi e chiuder gli occhi sotto la protezione degli angeli custodi .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Il silenzio e la frescura del Monte incombente regnavano attorno: solo il gorgheggio delle cingallegre in mezzo ai rovi animava il luogo , accompagnando la preghiera monotona delle donne raccolte nella chiesa .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Gli sembra che tutto intorno a lui si animi , ma d'una vita fantastica di leggenda ; i morti risuscitano , il Cristo che sta dietro la tenda giallastra dell'altare , e che solo due volte all'anno viene mostrato al popolo , scende dal suo nascondiglio e cammina: anche Lui è magro , pallido , silenzioso: cammina e il popolo lo segue , e in mezzo al popolo è lui , Efix , che va , va , col fiore in mano , col cuore agitato da un sussulto di tenerezza . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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È contenta ? — Di che , anima mia ? Ella lo trattava maternamente , senza famigliarità però ; lo aveva sempre considerato un uomo semplice .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Anima mia bella ! Sempre penso a voi , e voi non avete nulla da darmi . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Arrivato accanto a Grixenda le prese il braccio , si uní alla fila delle danzatrici e parve davvero animare con la sua presenza il ballo: i piedi delle donne si mossero piú agili , riunendosi , strisciando , sollevandosi , i corpi si fecero piú molli , i visi brillarono di gioia .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Agitava le dita della mano tesa lontano , come per accennare al brulichio della folla , ed Efix guardava il suo piede e mormorava con tenerezza e con pietà: — Anima mia bella ! E avrebbe voluto curvarsi sul desolato «ragazzo» e dirgli: sono qua io , non ti mancherà nulla ! – ma non seppe che offrirgli di nuovo la zucca come la madre offre il seno al bambino che si lamenta .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Perché parlare di queste cose ? Ma tu , anima mia , tu . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— E adesso ? Le mie padrone si sono un po' calmate perché ho promesso di cacciarti via , intendi ? Esse credono che le cambiali son davvero firmate da don Predu ed io non ho avuto il coraggio di dir loro la verità perché le firme sono false , vero ? Ah , sí , è vero ? Ah , Giacinto , anima mia , che hai fatto ! E adesso ? Andrai a Nuoro ? Lavorerai ? Pagherai ? — È tanto . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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La sua anima allora vibrava tutta di passione ; un turbine di desiderio la investiva portando via tutti i suoi pensieri tristi come il vento che passa e spoglia l'albero di tutte le sue foglie morte .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Da cinque giorni il ragazzo è assente e non si sa dov'è ! Dillo tu ; anima mia , Efix , dov'è ? — Come posso dirvelo se non lo so neppur io ? — Dimmelo , dimmelo , — ella insisté , curvandosi su Efix e toccandosi le collane quasi volesse levarsele e offrirgliele .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Che cosa posso darti , anima mia ? — Ma nulla , vecchia ! — egli disse a voce alta .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Lo senti , anima mia ? — disse la vecchia , strappando la ragazza dal muro .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Questo è difficile , anima mia ! Come guadare il fiume senza bagnarsi ? — Passando sul ponte , — disse l'altra serva dal cortile curva a sbucciare un mucchio di mandorle ; poi domandò: — E Grixenda , allora ? Anche lei porta il lutto e non esce piú .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Efix guardava l'ometto tra il meravigliato e il diffidente e pareva chiedergli con gli occhi «perché tanta generosità ?» E l'uomo , che mangiava col viso curvo sul piatto , sollevò gli occhi e disse: — Perché siamo cristiani !Allora Efix tornò come dentro di sé nella casa della sua anima , e ricordò perché era venuto .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Che devo fare , anima mia ? Se non mi salvo l'anima che cosa ho d'altro , fratello caro ? — Ma i denari , a questo morto , glieli hai presi , malanno ! — disse Efix .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ma Efix ritrovava la sua anima , e gli sembrava di tornare alla casa del suo dolore come il figliol prodigo , dopo aver dissipato tutte le sue speranze .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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La mia anima è davanti a Dio , non davanti a un peccatore tuo pari .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Perché egli parlava cosí , con un accento cadenzato da mendicante ? Si burlava di lei , o aveva la febbre ? — Efix , anima mia , il girare il mondo ti ha consumato le scarpe e il cervello ! Tuttavia gli prestò i denari .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Come , anch'io ? Piú cristiana di te , anima mia: io non ho mai lasciato la mia casa per correre il mondo da vecchia . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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La cucina si empiva di fantasmi , e l'essere terribile che non cessava di colpirlo gli gridò all'orecchio: — Confessati ! Confessati ! Anche donna Ester si inginocchiò davanti alla stuoia mormorando: — Efix , anima mia , vuoi che chiamiamo prete Paskale ? Ti leggerà il Vangelo e questo ti solleverà . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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A poco a poco venisti: e le parole mie ch’erano di pietà, a te sonarono non so che più forte, o anima desiderosa e romita. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Che vita stagnante! che lunga vecchiaia! Nutrisca Iddio delle tacite sue rugiade la sitibonda, e non arida, anima tua.. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Quante volte sorto, e quante caduto! Che vergogna dell’essere sì fiacco e sì spensierato! Che gioia dell’essere sì caro a Dio! Sono io degno d’annunziare agli uomini il vero? O anni avvenire, rispondete al desiderio della umiliata, e pur balda, anima mia.. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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L’altera anima di Maria vide in quella lettera come una disfida fatta alla sua generosità; egli nella risposta non vide l’amore offeso, ma la voglia di finirla; non badò all’accorato affetto dell’ultime parole, e non le credette del cuore. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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L’anima da qualch’anno composta in riposo quasi verginale, e mezzo dimentica dei dolori cocenti, aveva ripresa l’antica freschezza; e ora il dolore tornando improvviso e più penetrante che mai, incrudeliva come in anima nuova. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Ma in anima popolana e gentile, il pensare d’essere amata da maggior di sé, diffonde in ogni atto una grazia d’umiltà, una gioia contenta e temente, ch’è com’aura sul fiore, che avviva di tremito il dolce stelo, e la dipinta corolla, e ne liba gli odori. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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E nell’impeto del dolore innamorato congiunsero labbro a labbro; e con ardore più abbandonato ma con anima monda riprovarono nuove le gioie note: ed egli le disse parole d’amore quali ella non aveva sentite, misera, mai; ed ella gli disse parole d’amore quali egli non aveva sentite, misero, mai. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Desideroso adesso de’ dolci colli e dell’armonia dell’idioma materno, ritornava alla sua mesta Bretagna, per ivi pensoso vivere e sconosciuto morire: anima compressa dai casi, ma non sì ch’a ogni tocco di nobile affetto aprendosi e rintegrandosi con improvvisi impeti, non provasse l’invitta, e seco stessa battagliante, forza sua.. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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E adesso la si doleva con l’impotente disperazione di bambina accorata; dolore che par meno terribile perch’ha parole men forti, ed è più di tutti memorando, perch’urta in anima disarmata.. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Di Margherita Giovanni le aveva racconto più volte: giovane donna, che, nobile e ricca, e allevata in solitudine pia, il molto ardore del cuore aveva volto alle cose di Dio: quand’a un tratto, quasi corrente che torbida scende in fiumicino nitido e queto, i pensieri umani incorsero in lei: e nell’alta e forte anima la battaglia fu forte ed alta: e, siccome nel contrasto di due potenti il debole ch’è sotto, patisce, così nel percuotere degli affetti il corpo suddito languì. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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"Il tuo soggiorno anima cristiana, sia in luogo di pace. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Il vino ha una pastosa pienezza ch'empie palato e anima di sapore, il vino è appunto quel giusto, virtuoso amarone che l'aroma annuncia e il signor Giacomo lo sorseggia nel desiderio che non sia liquido e fuggevole, lo mastica, lo pacchia, se lo spalma per la bocca; e quando di tanto in tanto posa il bicchiere sul tavolino, non lo lascia però né con la mano né con gli occhi imbambolati. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Allora si abbandonava all'estro anima e corpo, vibrava tutto fino ai capelli, i chiari occhi parlanti ridicevan ogni sfumatura dell'espressione musicale, gli si vedeva sotto le guance un movimento continuo di parole inarticolate, e le mani, benché non tanto agili, non tanto sciolte, facean cantare il piano inesprimibilmente. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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La corrispondenza fra Torino e Oria non rispecchiava lo stato vero degli animi di Franco e di Luisa, correva liscia, affettuosa, certo con molti ritegni e cautele da una parte e dall'altra. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Sino a Püs non incontrarono anima nata. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Abbiamo vissuto quaranta, cinquanta, sessanta anni, sentendo che le cose, così com’erano, non potevano durare; che la tensione degli animi si faceva a mano a mano piú violenta e doveva spezzarsi; che infine lo scoppio sarebbe venuto.(Pirandello - Berecche e la guerra)
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Perché tutto muterà per forza, e noi tutti useremo certamente da questo spaventoso sconquasso con un anima nuova.(Pirandello - Berecche e la guerra)
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Come sarà, quale sarà la nuova vita, quando lo spaventoso scompiglio sarà freddato nelle rovine? Con quale anima nuova ne uscirà lui, a cinquantatrè anni?
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Gli sembra veramente che con le pallide gracili mani di quella sua piccola cieca, giunte nella preghiera, egli, della sua anima che per sé non sa pregare, dia adesso qualcosa quel che può – in suffragio del buon Papa che muore.
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Chi le sa, anche adesso, tutte le piccole, innumerevoli storie, una in ogni anima dei milioni e milioni di uomini di fronte gli uni agli altri per uccidersi? Anche adesso, poche righe nei bollettini degli Stati Maggiori: – s’è progredito, s’è indietreggiato; tre, quattro mila tra morti, feriti e scomparsi.(Pirandello - Berecche e la guerra)
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I suoi pensieri nascevano dal suo brivido. Ed ella portava sotto le due ali basse il suo viso di dèmone non come una maschera di carne ma come la sommità stessa della sua anima accesa nel vento sonoro e velata di fallacia. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Ella non poteva domare quel riso che le si partiva dalle viscere, dal più profondo di sé, dall'ignoto abisso della sua sostanza, con un suono inimitabile che pur sembrava falso alla sua anima e a quella di chi l'udiva. E il compagno taceva, senza guardarla, oppresso da un'angoscia annodata come un rancore inerte, che gli impediva di raccogliere l'irrisione e di volgerla in lieve allegrezza. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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E per alcuni attimi aspettò che la mano sinistra del compagno lasciasse il volante e la toccasse, nella speranza impetuosa che una novità nascesse da quel tocco. E tutta la sua anima si dibatteva sbigottita con un fremito innumerevole come se tutte quelle rondini vive fossero prese in una rete sola e nel terrore si rompessero le penne. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Si soffermò ella; poi fece qualche passo verso la prima sala. Il gioco dei suoi ginocchi creava nella sua gonna una specie di eleganza interiore, una grazia alterna che di dentro animava ogni piega. Ancóra si soffermò, senza più traccia di sorriso e d'allegrezza, come oppressa da un presentimento troppo grave, con le palpebre basse.(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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E fu tutto. E si presero per mano, trascolorati, senza parola, vinti da un amore ch'era più grande del loro amore, come per entrare nella casa della loro unica anima o delle loro ombre congiunte.(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Verso l'oro e l'azzurro ella aveva levato la faccia; e la sua stessa anima era diffusa sul suo capo ricca e inestricabile, effigiata nelle sue mille ambagi. Ella leggeva con gli occhi torbidi la parola spaventosa inscritta innumerevoli volte, tra le vie dedàlee, nei campi oltremarini. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Pareva che tutto divenisse musica, per cui la stanza angusta abitata dall'antica anima era congiunta alla lontananza immensurabile (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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— Anche a me — disse Isabella. Addossata allo stipo, con la testa appoggiata alle tarsie, con le mani senza guanti abbandonate in giù, con le lunghe ciglia brune socchiuse sopra lo smalto luminoso, Vana aveva il volto di chi sentendosi venir meno rattenga tra i denti la sua propria anima e la gusti (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Il capo del fratello s'inclinò verso la spalla diletta. Egli aspettava un dono che non gli era dato, e non sapeva quale; e la voce della sua anima era un alto lamento, se bene si esalasse in piccole parole. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Un Barbaro della Magna aveva osato interrogare l'ombra marina d'Icaro, aveva anch'egli dato alle vermene del vinco la curvatura della vita, aveva coperto l'armatura lieve d'un tessuto più lieve, aveva studiato il vento e ascoltato la parola del Precursore intorno al congegno: «Non gli manca se non l'anima dell'uccello, la quale anima bisogna che sia contraffatta dall'anima dell'omo».(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Egli era animato da una ebrezza inconsueta, e da un sorriso ammirabile che temperava la sua energia e la sua malinconia. Sembrava che l'apparizione improvvisa di quella creatura sognata e sognante risvegliasse in lui una musica di gloria onde il mondo sorgeva splendido fervido libero come non mai. La sua diffidenza e il suo dispregio lo abbandonavano. Tutta la sua anima era avvolta intorno a una nuova fatalità e n'era rischiarata ma la nascondeva, come un velo ricco intorno a una lampada notturna. Qual genio aveva condotto verso di lui quella creatura ch'era la sorella della donna che il suo amico amava? in virtù di quale armonia segreta?
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«La rosa di Madura, la rosa ritrovata! È la prima volta che porto un fiore nel cielo. Dove sarà la piccola Indiana olivigna? Forse mi guarda, forse ha paura, forse la sua dolce anima trema nella sua cintola azzurra, sotto il cappello inghirlandato. Che strana visita! La rivedrò quando sarò disceso? la incontrerò più tardi? Paolo troverà ancóra un pretesto per tenermi lontano.... La rosa gialla di Madura! La porterò in alto, in alto». (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Si sporsero, in un barbaglio bianco. Una vita ardente ed esatta animava la tettoia costellata dalle lampade elettriche. La grande Àrdea ferita occupava tutto lo spazio. Gli artieri attendevano a riparare l'armatura sostituendo le cèntine di frassino e i ferzi cuciti a sopraggitto. Inserivano le verghe, tesavano i fili, imbullettavano i vivagni. Come la remigante del rondone scorciata o rotta si racconcia e si raddrizza da sé pel vigore elastico della sua stessa vita, così rapidamente l'ala dell'uomo si ricostruiva per un prodigio di fervore operoso nella notte breve. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Ella era cangiante come il fianco del morello, come il colombo nell'ombra e nel sole. In un filo di verità ella infilava le sue fresche menzogne con l'arte rapida ond'eran composte quelle collane mattutine di zàgare che amò avvolgersi al collo in due o tre giri. Ella possedeva un dono e una sapienza onnipotenti sul cuore maschile: sapeva essere e parere inverisimile. La massima parte delle donne amanti tenta di abolire il proprio passato, tenta di rinascere, di rinverginarsi; fa all'amato l'offerta illusoria dei suoi sensi ignari perché egli li risvegli e li istruisca, della sua anima rasa perché egli v'inscriva la sua legge; e spesso l'ingenua frode avvolge il credulo. Ma ella invece sapeva dare al suo passato una indefinita profondità, alzare la sua giovinezza sopra un immenso sfondo di vita, come quei pittori di ritratti che pongono dietro la figura la veduta d'un portico senza termine o una illimitata lontananza di paesi e di acque. Sembrava che le sue attitudini si disegnassero su un gioco perpetuo di prospettive ch'ella non cercava di coprire ma di equilibrare come quei ritrattisti che conoscono nel quadro il valore degli spazii. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Dov'era mai la muta promessa fatta al compagno nell'incerto commiato che doveva esser l'ultimo? la prodezza del bùttero nel giorno della merca? la bestia legata e sollevata e marchiata per la servitù? il duro scrollo? Sì, certo, quando più forte lo rimordeva il ricordo del fratello scomparso, quando più gli ridoleva il segno di quel virile vincolo troncato, egli iroso cercava di afferrare la bestia oscura e di tenerla ferma innanzi alla sua anima e di considerarla. «Dunque, tu sei l'amore», le diceva «quell'amore a cui la mia semplicità dava la bellezza e la gentilezza, e due occhi che la mia tentatrice non avrebbe potuto guardare senza vergognarsi! Te ne ricordi? Tu sei l'amore, diverso dunque da quello che conoscemmo nell'avventura pel vasto mondo, quando sbarcavamo nei porti, quando sostavamo nei bivacchi, quando il grido della femmina rovesciata sul giaciglio basso o su la proda del fossato bastava alla nostra breve foia. Sei certo l'amore, poiché ti nutri e cresci della mia vita più calorosa, poiché non posso colpirti senza temere che il mio proprio sangue si versi tutto per le tue ferite, poiché tu sei più me che tutto me intiero.(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Ella supplicava con gli occhi ancor venati di rosso dalle lacrime, tenendo tra le braccia Tiapa, la bambola prediletta; e il minuscolo viso di porcellana dalle gote rubiconde stava contro quella gota ancor umida che già pareva lievemente ondeggiata dalla sensibilità precoce e ombrata non soltanto dall'ombra dei capelli. Ma ella aveva sparso il suo pianto subitaneo anche su la gonnellina di Tiapa tutta quanta merlettata e increspata a falpalà, così a dentro il lamento del violoncello le aveva tocco la piccola anima inquieta. E ora l'anelito le risaliva alla gota di tratto in tratto, scotendola. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Egli le accarezzava i capelli le gote il mento con le dita tremanti, accosciato negli sterpi accanto a lei. E, mentre le sue dita si bagnavano, mentre la creatura estenuata gli singhiozzava presso il cuore, guardò la proda discosta, guardò la sterpaia costellata di fiori, la luna rosea sospesa su la collina di viola, il fuoco morente d'una nuvola sul colosso di San Giusto; e l'inconsapevole gioia della giovinezza respirò in lui dall'intimo. Egli viveva: dilatava i suoi polmoni sani nel suo petto, adunava nei suoi occhi la bellezza mutevole del mondo, risuscitava il sapore dell'acqua nella sua bocca che aveva turbato le donne alla fontana, celava nella sua anima l'arte di conciliare l'inconciliabile. Egli viveva, era incolume con tutti i suoi mali ma con tutte le sue armi. E conosceva il brivido dell'agonia e la potenza dell'abisso. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Ella così viveva la vita vespertina, quale s'era rivelata alla sua anima in un solo attimo quando dal davanzale della finestra aveva steso la mano esitante per liberare la rondine prigioniera. Ella sentiva compiersi quel ch'era appena apparito; cangiava quel breve anelito in un respiro armonioso. La luce ambigua, ove l'oro lunare cominciava a diffondersi nel chiarore occiduo, pareva farla mediatrice fra il giorno e la notte. Ella pareva muovere i suoi piedi scalzi su l'esiguo istmo invisibile che separa il diurno dal notturno mare. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Ascoltò, inclinata verso l'uscio aperto. S'udì soltanto il ferro stridere sul colmigno, e poi nulla più. Le mani silenziose la pettinarono. La sua anima inquieta entrò in uno stato d'indefinito ricordo. Le pareva che quella notte fosse incominciata chi sa quando; chi sa quando, come in una favola confusa. I suoi capelli scorrevano, scorrevano come un'acqua lenta, e con essi mille cose della sua vita informi, oscure, labili, tra oblio e ritorno. E a un tratto, sopra quel fluire, sembrava che le pareti si serrassero, massicce, minacciose, inesorabili. E la realtà era in loro come il mattone, come il cemento. Ed ella sentiva vivere nella casa le creature che soffrivano di lei, che soffrivano per lei. Sentiva su sé tutta la casa pesante come una nube d'angoscia. E si chiedeva: «Perché ho fatto questo?» E, mentre cercava dentro di sé la risposta, tutto ancóra si difformava, si dissolveva, fluiva. Il passaggio iterato del pettine nella massa dei suoi capelli era come un incantesimo che da tempo durasse, che fosse per continuare senza fine. Il suo viso in fondo allo specchio s'allontanava s'allontanava senza lineamento, poi si ravvicinava ritornando dal fondo, e non era più il suo viso. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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E una smania irresistibile l'assalì. «Bisogna che io salga da lei, bisogna che io la veda. Sarà sola? sarà con Aldo?» Poi una imaginazione insana la sconvolse, una gelosia furente la squassò. Ella travide l'imagine di Paolo. «Certo divento folle». E tutto le parve ch'ella potesse affrontare e patire, fuorché rimanere più a lungo con sé medesima in quella disgregazione della sua coscienza. Le parve ch'ella non potesse recuperare una parte della sua anima se non strappandola a viva forza dalle mani che la serravano. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Era di gelo perché riviveva il momento dell'alba di giugno, perché le stelle tremolavano ancóra alla sua anima sotto la prima onda argentina, perché in quell'atto s'era compiuta l'intera sua vita, perché era orribile che la sorte l'avesse costretta a trascinarsi nell'inutile martirio. «Pace, pace, piccola buona». (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Isabella si raddrizzò, scosse indietro la sua capellatura, inarcò le sue reni, magnifica e formidabile, si scrollò come per riporre nel serrame delle sue ossa e nel viluppo della sua carne la sua anima tratta fuori. Andò verso la finestra, si sporse dal davanzale, respirò dal pieno petto. L'odore dei gelsomini, l'odore delle tuberose, l'umidore del grande vivaio salivano dal chiuso. Laggiù, di là dall'Era, sui Monti Pisani lampeggiava senza tuono. Nuvole come gramaglie lacere qua e là velavano la Via Lattea. Una lacrima di fuoco bianco sgorgò e colò su la faccia della notte; e poi un'altra, e un'altra ancóra. Ella risentì al suo collo alle sue spalle aggrapparsi l'amante con lo sforzo supremo di chi sia per piombare nell'abisso, e riudì il suo grido di dannato, la sua implorazione orrida e divina dietro il getto violento della vita. Si volse e disse:
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Il nemico mirava ancóra le alte lavine su cui ora le nubi fumigavano per quell'aria senza tempo tinta. La sua destra accarezzava il collo di Pergolese e la sua anima si smarriva in una tristezza e in un orrore irremeabili come quell'emblema sotto i cui segni egli aveva veduto straordinariamente illuminarsi la faccia alzata e la mano tesa della vergine olivastra. Udì il grido distinto sul mugolìo della cagna supplichevole e sul rombo intermesso che rombava per le alture della Valdera. Voltò il cavallo e raggiunse il fratello di Vana. Non riesciva a orientarsi in quel vallone travaglioso. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Il desiderio coceva così forte il volto d'Isabella Inghirami ch'ella ne aveva onta; e all'aria aperta lo velava d'un velo, o lo inclinava in attitudini sfuggenti come s'inclina una fiaccola or a seconda or a contrasto dei soffii per evitare che il fuoco s'appicchi. Ma negli scorci irrequieti la sua bellezza si faceva tanto acuta che il cuore d'ognuno vi si feriva come contro una lama presentata di punta e di taglio. Paolo Tarsis non poteva guardarla senza che la vista gli vacillasse nella vertigine. Quando le loro pupille s'incontravano, egli scopriva tra i cigli di lei uno sguardo ben più remoto dello sguardo umano, che sembrava espresso dalla terribilità di un istinto più antico degli astri. Allora quella carne frale assumeva una grandezza insormontabile, gli appariva come un confine della vita, gli limitava il destino come un monte limita un regno. E sentiva che, per tenerla ancóra una volta fra le sue braccia, avrebbe mille volte tradito la sua propria anima e gittato leggermente il resto. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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La passione di quei cantici, quella «Pazzia non conosciuta», quella «Pazzia illuminata», rinnovava nelle sue notti i delirii della musica. Il battito della sua anima propagava il suo male fino alle stelle, spandeva il suo fuoco senza raggi verso le cose eterne in travaglio onde colavano a quando a quando quelle lacrime labili come per toccarla prima di estinguersi. L'Amatore «dall'anima dilatata» cantava in lei per l'amore dell'amore, come gli usignuoli indomiti che cantano finché con essi non canti l'intero Universo. Il sonno dell'alba le veniva come su la vittoria d'una vita tanto tenace da non poter essere sradicata né dalla doglia né dalla voluttà. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Tutto era odio e oltranza e constrizione, dentro di lei. Ella era là, seduta nella poltrona bassa, accanto alla sua tazza di tè, accanto alle paste e alle confetture che l'ospite le aveva accumulate sopra un deschetto, nella fragranza dei fiori sparsi per ovunque, nel tepore blando, nel suo grazioso abito di casimir nero a cui un poco d'oro un poco di blu e una striscia sottile di zibellino davano un'impronta che rivelava il gusto d'Isabella Inghirami; ma la sua anima nascosta non respirava se non nel più arido orrore. Turbini di forza nascevano dentro di lei, roteavano, si dissolvevano. Una certezza le sovrastava evidente come le cose che vedeva, come le cose che poteva toccare, «Dunque, è vero. Non c'è dubbio.(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Una ribellione indomabile fiammeggiava nello stretto viso senza carne. Ella pose le sue dita intorno al suo collo perché la sua anima la strangolava. Si tolse i lunghi spilli dal cappello col gesto violento di chi sguaina il pugnale. Si scoprì il capo come già quella sera su l'orlo dell'abisso. Ma ora il fascino della perdizione era ben più letale, e nessuno le impediva di gettarvisi. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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— Non temo di mostrarvi la mia verità. A chi mi confesserò se non a colui che amo? Questo è un sacramento. «Che cosa hai tu fatto dell'anima tua?» E bisogna rispondere. Non si perdona a chi abbia vissuto invano. Io ho dato tutto. La mia anima disperata io l'ho sostenuta con la speranza, per l'amore dell'amore. Udite questo. La notte che seguì il vostro arrivo a Volterra, io e mia sorella fummo l'una di fronte all'altra, così come nostra madre ci fece, senza freno e senza maschera. Ella era smarrita, ella era atterrita dinanzi a quel che il mio cuore poteva. Tre volte, disse: «Fa dunque ch'egli t'ami». Era una sfida superba? La raccolsi? M'illusi di poter vincere? E che ho mai fatto io per vincere? di quali seduzioni mi sono armata? Udite questo ancóra. Quella notte, nel combattimento, ella mi domandò: «Credi tu che l'ami di più?» Io risposi: «Non di più. L'amo io sola». Avevo già guardato la morte, mi ero già inclinata verso l'abisso. E volli vivere. Non io volli vivere, ma il mio amore volle vivere in me. Non ero nata se non per portarlo.(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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A capo chino, assorta, ella fece qualche passo verso il divano: vi si abbandonò quasi prona, e si coprì la faccia con le palme. Quella sua pallida nuca, pudenda come il sesso, e le sue spalle piane, l'incavo delle sue reni, la sua cintura, e il suo fianco e la sua lunga coscia obliqua e in parte fuor della gonna rappresa i fusoli delle gambe apparivano. Ella era assorta nelle sue penose ambagi in cui la sua anima avviluppava la sua novità invece di liberarla; ma turbava intanto con la sua groppa il maschio. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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A Bologna, tanto crebbe la sua angoscia che non poté placarla se non tentando di riudire la voce della povera anima lontana. Attese lungamente nell'ufficio delle comunicazioni. Il rombo del suo cuore empiva la cabina ottusa. L'apparecchio era pieno d'un balbettio incomprensibile, ed egli gittava nell'imbuto nero la sua ansietà inutilmente. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Il volatore non vedeva più se non acque acque acque in una infinita e chiara solitudine, senza turbamento, senza mutamento, in cui gli pareva esser sospeso e immobile su le sue ali adeguate. Era la grande serenità alcionia, come nei giorni favolosi del solstizio iemale; era l'albasia mattutina, senza soffio, senza flutto. Come quella quiete aboliva la rapidità, così quel silenzio aboliva il romore. Il moto dei congegni non aveva risonanza ma era simile al moto del cuore e delle arterie, che l'uomo non ode quando egli è in armonia con sé e con l'Universo. Il superstite non più aveva il sentimento del sopravvivere ma del trapassare. Non vedeva a faccia a faccia il suo pilota, come già nell'apparire dell'arcobaleno, ma era egli medesimo quel pilota; e la sua anima era la guida della sua anima, e la sua mente era la luce della sua mente; e le sue mani, che nel lavoro avevano conservata la loro nuova bianchezza e ch'egli aveva lasciate ignude, gli parevano anch'esse una forma della vita ideale; ed egli aveva persa la memoria della riva di giù ma non di quel viaggio, ché egli si ricordava di averlo compiuto. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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* - Capisco, sì, povero amico; ma via, su! Così non mi sembrate più voi, caro Boggiolo! Lo so, consacrato tutto, anima e corpo a quella donna; ora... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Affacciandosi però alla finestra, ebbe la strana impressione che la sua anima in tutto quel tempo fosse rimasta fuori, là, e che lei la ritrovasse ora con uno stupore e un refrigerio infinito. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Era quella stessa anima che aveva mirato lassù lo spettacolo di un'altra notte di luna simile a questa. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Guardò in cielo la luna che pendeva su una di quelle grandi montagne, e nel placido purissimo lume che allargava il cielo, mirò, bevve le poche stelle che vi sgorgavano come polle di più vivida luce; abbassò gli occhi alla terra e rivide le montagne in fondo con le azzurre fronti levate a respirare nel lume, rivide gli alberi attoniti, i prati sonori d'acqua sotto il limpido silenzio della luna; e tutto le parve irreale, e che in quella irrealità la sua anima si soffondesse divenuta albore e silenzio e rugiada. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* O credeva forse che un bibliotecario, essendo la biblioteca fatta per leggervi, fosse obbligato a legger lui, posto che non aveva veduto mai apparirvi anima viva; e aveva preso quel libro, come avrebbe potuto prenderne un altro? Era tanto imbecillito, che anche questa supposizione è possibile, e anzi molto più probabile della prima. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Ora, sissignore, chi vi dice di no? quella che chiamiamo anima sarà materia anch’essa; ma vorrete ammettermi che non sarà materia come l’unghia, come il dente, come il pelo: sarà materia come l’etere, o che so io. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Non pareva affatto in mala fede; pareva piuttosto uno sciagurato che avesse affogato la propria anima nel vino, per non sentir troppo il peso della noia e della miseria. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Un’ardente ebbrezza mi aveva preso, che godeva dello spasimo che le costava lo sforzo di reprimer la sua foga smaniosa per esprimersi invece con le maniere d’una dolce tenereza, come voleva il candore di quella timida anima soave. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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cuor generoso anima aperta
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* * Tu non se' morta , ma se' ismarrita Anima nostra , che si ti lamenti . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Vidi dunque che la sapienza vera non consisteva né poteva consistere in un accozzo alfabetico di notizie borseggiate qua e là da ogni parte ; in un ammonticchiamento di raccattaticci e di copiature , ordinato meccanicamente ma senza soffio di vita né anima di pensiero . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Come fare , dunque ? Dove trovare i denari che io volevo , che dovevo avere a tutti i costi per le spese mie , per dar da mangiare alla mia anima ? Ricorsi a più mezzi : prima di tutto all' economia . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Eppure : cosa chiedevo ? Forse di andar vestito come i signorini modello delle incisioni virtuose , tutti quanti attillati e ingolettati ? Forse di mangiar carne e dolciumi fino al vomito e air indigestione ? Chiedevo case belle , viaggi , fucili , cavalli di legno o teatri di burattini ? Ero brutto e spregevole — lo so e lo sapevo anche allora , — ma pure sotto quella bruttezza e quella miseria c'era un' anima che voleva sapere , conoscer la verità e imbeversi tutta di luce e sotto quel cappellaccio untuoso e quella testa spettinata c'era un cervello che voleva capir ogni idea e dappertutto entrare e sognare — c'era una mente che di già guardava quel che gli altri non vedono e si nutriv'a là dove i più non trovano che vuoto e desolazione . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Giovane e generoso com'era seppe scoprire nelle mie parole e ne' miei sguardi anima che per tutti era muta . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Sentii subito che in questo qui ch'era più anima e stoiFa che negli altri due e a lui , specialmente , mi accostai fin dai primi tempi . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Hai fatto le tue campagne ; puoi mostrare le tue ferite ; hai saputo creare dal nulla qualcosa che sta , che regge e che rende ; hai voluto nascondere le traversie dolorose della tua anima complicata sotto il grembiule del manovale e gli occhiali del ragioniere . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Le salite ci animavano come una battaglia da vincere ; le scese ci umiliavano e ci ammutolivano . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Non so fino a qual punto tu sappia che il meglio della nostra vita comincia li e non prima e che proprio in quegli anni anima nostra ha scolpito per sempre i suoi lineamenti e misurata la lunghezza delle sue ali . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Io rivelai a te medesimo anima tua e tu apristi a me stesso Y anima mia . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Dov'è una verità più profonda e grandiosa di questa ? » E in quel momento sentivo , vedevo , toccavo con tutta r anima quella divina unità e scorgevo tutta la nemica confusione del diverso rigurgitar verso Torigine unica d'una sola sorgente , d'un solo momento e riallacciarsi nel futuro verso l'unica foce di un panteista nirvana . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Un ultimo dubbio mi restava : morirò come gli altri ? Posso pensare che il mio pensiero smetta di pensare ? E gli uomini ! Ombre passeggere sullo schermo della mia sensibilità , fantasmi evocati dalla mia volontà , burattini pretensiosi del mio teatro interiore : che divertimento ! Quanto mi parevan nulli e buffi più di prima con tutto il loro travagliarsi ! Passavo fra mezzo a loro e pensavo : Eccoli qua che credon di vivere , che credon di esistere per loro conto e magari , — umili credenti — di essere immortali ! E non sanno di non esser altro che figurine frettolose della mia retina ; ricordi o aspettative lievi della mia anima ; gocciole inconsistenti di un fiume di immagini che in me solo ha la fonte e lo sbocco . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Era davvero la grossa casa del mercante quattrinaio e rincivilito : massiccia come la sua fortuna affidata ai banchi di Francia e di Levante ; fosca come la sua anima di partigiano non ancor ammollito ; solida e — 103 — ampia come la sua vita di umanista buongustaio e di popolano laborioso . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Questo è il mio corpo , questa è la mia carne — ma il fiato che l' animava , l' idea che la informava dove sono ? Tra questo polverio di ricordi , tra queste cianfrusaglie rimaste in fondo alle cassette , tra queste carte che hanno già la muffa di quasi dieci anni ? Non cercate : non son qui : Io solo posso dir qual fosse il nodo centrale del mio pensiero in quella burrasca di scritture , di sbandieramenti , di offese e difese e di clamoroso apostolato . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Li amavo , insomma , più di quel che si può amare una donna perchè nella donna hai un viso solo e un' anima sola e loro mi davano dieci anime , mille anime : un'anima per la gioia e una per il dolore ; una per il superamento e una per la santificazione . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Volevo costringere gli altri a riflettere , a pensare , a riesaminare sé stessi , la propria anima , il loro futuro , i loro ideaU ; volevo ricacciare ognuno dentro di sé , là dove non si scende volentieri ; e metter ciascuno faccia a faccia con sé medesimo , per ravvedersi , per prendere altra via , per accelerare il passo , per non dimenticare — se ancora era in tempo . (G .Papini - Un uomo finito)
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* » Se sapesse , signora mia , cosa m' è mancato ! Mi è mancato soltanto questo : la donna ideale ; la donna che penetra davvero nell' anima e la muta e l' inalza . (G .Papini - Un uomo finito)
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* La storia interna della mia anima non è stata né arricchita né cambiata per via della loro presenza . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Credevo con tutta la forza dell' anima di avere una m_issione nel mondo — una missione mia , una grande missione . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Non mi contentava appieno lo scrivere : volevo incidere le mie volontà nelle cose e negli animi . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Ma .come ? Ma non c'è proprio nessuno tra voialtri che abbia il cuore di venir qua in casa mia , in faccia a me , e di parlarmi chiaramente e di scoprirmi senza compassione e senza inzuccherature cosa son io ? Non c'è nessuno che mi voglia dire spietatamente , da vero amico , quel che ho fatto di male , quel che non ho fatto e avrei dovuto fare , i miei difetti , i miei vizi , i miei delitti ? Siete tutti ipocriti e vigliacchi come le signore perbene di cinquant'anni ? Avete paura che non dica sul serio ? Temete eh' io m' abbia a male di quel che mi direte , e che invece di abbracciarvi e di baciarvi vi romperò la testa o vi butterò fuori dell' uscio ? Ma venite innanzi , perdio ! Non avete mai visto la faccia d'un uomo franco che dice la verità ? Io vi chiamo e invoco con tutta l'anima , con tutta la disgraziata anima mia ! Ho bisogno di sapere cosa ho commesso di brutto per pentirmene e per scontarlo — ho bisogno in tutte le maniere di conoscere i miei difetti per sbarbarli , abbru - IS8 ciarli , disfarmene una volta per sempre . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Forse V anima mia è troppo orrenda e vi manca il fiato per dir forte la sua bruttura ? Fatevi coraggio e parlate . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Ma vengono soltanto al genio , o me stesso , quelle ore meravigliose nelle quali par che Iddio parli per bocca tua , nelle quali tutto è luce , tutto s'apre , tutto è limpido e armonioso come l'acqua di un bel fiume — quelle ore nelle quali l'anima diventa fuoco come il fuoco , aria come l'aria , amore come l'amore — quelle ore nelle quali , per una misteriosa pazzia , tutto è possibile e tutto è sacro e non sai più dire quaP è il mondo e qual' è l' anima tua , qual'è l'anima tua e qual' è il mondo . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Romper gli indugi ; tagliare i ponti ; mutar vita , carattere , anima ; mettere il suggello del fatto alla preghiera prolissa delle intenzioni . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Decisi di partire , senza dir nulla ad anima viva . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Non son riuscito perchè non ho avuto forze abbastanza e perchè non ho avuto neppur la forza di voler trovare e creare le forze che mi mancavano e perchè non ho avuto sempre in me , in ogni momento , come asse della mia vita , come fuoco centrale della mia anima , il sogno eh' io dicevo e magnificavo a parole . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Quegli sbuffi di fiacca genialità sono il marchio d' infamia e di tortura dell* uomo di mezzo — di colui che non è bestia perfetta né genio supremo , che non è pianta calmamente vegetante , né anima furiosamente creante — né sordo pacco di materia , né colonna di foco innanzi ai popoli . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Mi son tanto cincischiato che la mia anima è ora divisa e spezzata , senza vita , con tutte le fibre scoperte e confuse , come in tante tavole di anatomia . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Ma insomma in tutte codeste cose c'è sempre , in fondo , l'idea che prima di tutto bisogna distrarre gli uomini e tenerli allegri , e eh' è bene raccontar loro delle storie perchè non s'addormentino , perchè respirino più presto , per arrivare più sicuramente alla loro anima e far capire sotto mano qualche grande verità . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Nessuno ha risposto in modo da spengere ogni voglia e bisogno di chiedere ancora ; niente è venuto che abbia calmato il cuore troppo impaziente e abbia saziata quest' anima mia , sitibonda come un deserto . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Ricordo ancora le notti lunghe , serene , vegHate all'aperto , coir illusione dell' infinito nell' anima , sotto quei cieli e quelle stelle che ti riempiono di santità e ti puliscono il pen — 250 — siero da' bestiali colori del giorno . . . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Tutto il dolore del mondo venga con me : a questo solo patto si vedrà s' io sono un uomo o un cencio , se mi sostiene un' anima o soltanto uno scheletro . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Non voglio morire , né tutto , né mezzo ; né come anima , né come corpo . (G .Papini - Un uomo finito)
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* C'è qualcosa di più forte in me di tutte le sconfitte ; c é uno scoglio piantato nel mezzo della mia anima che resiste a tutte le tempeste che r hanno ricoperto negli ultimi tempi . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Ma quando mi raggomitolo tutto in me , anima e corpo , cervello e cuore , e mi voglio incastrare in una razza e inserirmi in un secolo , sento d'esser proprio di qui , e soltanto di qui e di questo tempo . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Tutto mi ricompari dinanzi come per la prima volta e m' inzuppò Y anima di cose che sembravan nuove ma per le quali e' era il posto già fatto e la cornice appropriata . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Ora questo mio nòcciolo interno deve dar vita a tutto , deve animare e tramutare quel che mi circonda , deve aiutarmi a tollerarlo . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Al diavolo anche l'amore debilitante ! Chi sono , dunque ? QuaFè questo mio capitale tutto mio , da nessuno ereditato , a nessuno rubato , guadagnato soldo a soldo nelle fabbriche dell'esperienza , colle fatiche della mia anima e che ora costituisce il mio solo tesoro , tutta la mia poca potenza , — il mio vero me , insomma ? Molti hanno tentato di definirmi , di descrivermi , di limitarmi — amici e nemici . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Chi tenta di smuoverlo , di animarlo , di incendiarlo , di rinnovarlo ed accrescerlo ha diritto — non alla riconoscenza di cui mi strafotto ora e sempre , ma alla libertà di parlare e di esistere . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Tanta vivacità messa da lui in un ambito tanto ristretto , una gabbia in cui non v’era altro che una merce e due nemici (i due contraenti) ove nascevano e si scoprivano sempre delle nuove combinazioni e relazioni , animava meravigliosamente la vita .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Quando ripenso a quei giorni di passione sento un’ammirazione grande per la profetica anima mia .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Allora ero pieno di odio e quella musica , ch’io accettavo come la mia anima stessa , non seppe addolcirlo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Io chiusi per un istante gli occhi per isolarmi con la mia anima e vedere quanta pace gliene fosse derivata .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Dopo un’esitazione , ottemperai al suo desiderio , e volentieri , perché la mia anima improvvisamente si riempì di Carla .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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alma
= anima .
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animadversione
= o animavversione , riprensione
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animato
= participio passato di animare , dotato di anima , di vita
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animula
= piccola anima persona dal carattere debole e timoroso .
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avvivare
= verbo trans. dare la vita , rendere vivo dare vigore , animare , rendere più vivo
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movimentare
= verbo trans. animare, vivacizzare
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spiro
= spirito , anima ,
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tranquillare
= verbo transitivo , rendere calmo , far stare tranquillo - tranquillizzare , tranquillare gli animi agitati -
= verbo intransitivo , (aus . essere) , tranquillarsi
= verbo rifl . riposare , stare tranquillo - essere in pace , mettersi quieto , mettersi l'animo in pace .
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Conjugacíon: 1 - alentar
auxiliar: haber - intransitivo/transitivo/pronominale
INDICATIVO activo
Presente
yo aliento
alientas
él/ella alienta
nosotros alentamos
vosotros alentáis
ellos/ellas alientan
Imperfecto
yo alentaba
alentabas
él/ella alentaba
nosotros alentabamos
vosotros alentabais
ellos/ellas alentaban
Pretérito indefinito
yo alenté
alentaste
él/ella alentó
nosotros alentamos
vosotros alentasteis
ellos/ellas alentaron
Preterito perfecto
yo he alentado
has alentado
él/ella ha alentado
nosotros hemos alentado
vosotros habéis alentado
ellos/ellas han alentado
Preterito pluscuamperfecto
yo había alentado
habías alentado
él/ella había alentado
nosotros habíamos alentado
vosotros habíais alentado
ellos/ellas habían alentado
Preterito anterior
yo hube alentado
hubiste alentado
él/ella hubo alentado
nosotros hubimos alentado
vosotros hubisteis alentado
ellos/ellas hubieron alentado
Futuro
yo alentaré
alentaras
él/ella alentará
nosotros alentaremos
vosotros alentareis
ellos/ellas alentarán
Futuro perfecto
yo habré alentado
habrás alentado
él/ella habrá alentado
nosotros habremos alentado
vosotros habréis alentado
ellos/ellas habrán alentado
CONJUNTIVO - activo
Presente
yo aliente
alientes
él/ella aliente
nosotros alentemos
nosotros alentéis
ellos/ellas alienten
Pretérito perfecto
yo haya alentado
hayas alentado
él/ella haya alentado
nosotros hayamos alentado
nosotros hayáis alentado
ellos/ellas hayan alentado
Pretérito imperfetto I
yo alentara
alentaras
él/ella alentara
nosotros alentáramos
nosotros alentarais
ellos/ellas alentaran
Pretérito pluscuamperfecto I
yo hubiera alentado
hubieras alentado
él/ella hubiera alentado
nosotros hubiéramos alentado
nosotros hubierais alentado
ellos/ellas hubieran alentado
Pretérito pluscuamperfecto II
yo hubiese alentado
hubieses alentado
él/ella hubiese alentado
nosotros hubiésemos alentado
nosotros hubieseis alentado
ellos/ellas hubiesen alentado
Pretérito imperfetto II
yo alentase
alentases
él/ella alentase
nosotros alentásemos
nosotros alentaseis
ellos/ellas alentasen
Futuro
yo alentare
alentares
él/ella alentare
nosotros alentáremos
nosotros alentareis
ellos/ellas alentaren
Futuro perfecto
yo hubiere alentado
hubieres alentado
él/ella hubiere alentado
nosotros hubiéremos alentado
nosotros hubiereis alentado
ellos/ellas hubieren alentado
POTENCIAL - activo
Presente
yo alentaría
alentarías
él/ella alentaría
nosotros alentaríamos
vosotros alentaríais
ellos/ellas alentarían
Perfecto
yo habría alentado
habrías alentado
él/ella habría alentado
nosotros habríamos alentado
vosotros habríais alentado
ellos/ellas habrían alentado
IMPERATIVO - activo
Positivo
-
alienta
aliente
alentemos
alentad
alienten
INFINITO activo
Presente
Compuesto
haber alentado
PARTICIPIO - activo
Presente
que alienta
Compuesto
alentado
GERUNDIO activo
Presente
alentando
Compuesto
habiendo alentado
Coniugazione:1 - animare
Ausiliare:avere transitivo
INDICATIVO - attivo
Presente
io animo
tu animi
egli anima
noi animiamo
voi animate
essi animano
Imperfetto
io animavo
tu animavi
egli animava
noi animavamo
voi animavate
essi animavano
Passato remoto
io animai
tu animasti
egli animò
noi animammo
voi animaste
essi animarono
Passato prossimo
io ho animato
tu hai animato
egli ha animato
noi abbiamo animato
voi avete animato
essi hanno animato
Trapassato prossimo
io avevo animato
tu avevi animato
egli aveva animato
noi avevamo animato
voi avevate animato
essi avevano animato
Trapassato remoto
io ebbi animato
tu avesti animato
egli ebbe animato
noi avemmo animato
voi eveste animato
essi ebbero animato
Futuro semplice
io animerò
tu animerai
egli animerà
noi animeremo
voi animerete
essi animeranno
Futuro anteriore
io avrò animato
tu avrai animato
egli avrà animato
noi avremo animato
voi avrete animato
essi avranno animato
CONGIUNTIVO - attivo
Presente
che io animi
che tu animi
che egli animi
che noi animiamo
che voi animiate
che essi animino
Passato
che io abbia animato
che tu abbia animato
che egli abbia animato
che noi abbiamo animato
che voi abbiate animato
che essi abbiano animato
Imperfetto
che io animassi
che tu animassi
che egli animasse
che noi animassimo
che voi animaste
che essi animassero
Trapassato
che io avessi animato
che tu avessi animato
che egli avesse animato
che noi avessimo animato
che voi aveste animato
che essi avessero animato
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
CONDIZIONALE - attivo
Presente
io animerei
tu animeresti
egli animerebbe
noi animeremmo
voi animereste
essi animerebbero
Passato
io avrei animato
tu avresti animato
egli avrebbe animato
noi avremmo animato
voi avreste animato
essi avrebbero animato
IMPERATIVO - attivo
Presente
-
anima
animi
animiamo
animate
animino
Futuro
-
animerai
animerà
animeremo
animerete
animeranno
INFINITO - attivo
Presente
animar
Passato
essersi animato
PARTICIPIO - attivo
Presente
animante
Passato
animato
 
 
GERUNDIO - attivo
Presente
animando
Passato
avendo animato
INDICATIVO - passivo
Presente
io sono animato
tu sei animato
egli é animato
noi siamo animati
voi siete animati
essi sono animati
Imperfetto
io ero animato
tu eri animato
egli era animato
noi eravamo animati
voi eravate animati
essi erano animati
Passato remoto
io fui animato
tu fosti animato
egli fu animato
noi fummo animati
voi foste animati
essi furono animati
Passato prossimo
io sono stato animato
tu sei stato animato
egli é stato animato
noi siamo stati animati
voi siete stati animati
essi sono stati animati
Trapassato prossimo
io ero stato animato
tu eri stato animato
egli era stato animato
noi eravamo stati animati
voi eravate stati animati
essi erano statianimati
Trapassato remoto
io fui stato animato
tu fosti stato animato
egli fu stato animato
noi fummo stati animati
voi foste stati animati
essi furono stati animati
Futuro semplice
io sarò animato
tu sarai animato
egli sarà animato
noi saremo animati
voi sarete animati
essi saranno animati
Futuro anteriore
io sarò stato animato
tu sarai stato animato
egli sarà stato animato
noi saremo stati animati
voi sarete stati animati
essi saranno stati animati
CONGIUNTIVO - passivo
Presente
che io sia animato
che tu sia animato
che egli sia animato
che noi siamo animati
che voi siate animati
che essi siano animati
Passato
che io sia stato animato
che tu sia stato animato
che egli sia stato animato
che noi siamo stati animati
che voi siate stati animati
che essi siano stati animati
Imperfetto
che io fossi animato
che tu fossi animato
che egli fosse animato
che noi fossimo animati
che voi foste animati
che essi fossero animati
Trapassato
che io fossi stato animato
che tu fossi stato animato
che egli fosse stato animato
che noi fossimo stati animati
che voi foste stati animati
che essi fossero stati animati
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
CONDIZIONALE - passivo
Presente
io sarei animato
tu saresti animato
egli sarebbe animato
noi saremmo animati
voi sareste animati
essi sarebbero animati
Passato
io sarei stato animato
tu saresti stato animato
egli sarebbe stato animato
noi saremmo stati animati
voi sareste stati animati
essi sarebbero stati animati
IMPERATIVO - passivo
Presente
-
sii animato
sia animato
siamo animati
siate animati
siano animati
Futuro
-
sarai animato
sarà animato
saremo animati
sarete animati
saranno animati
INFINITO - passivo
Presente
essere animato
Passato
essere stato animato
PARTICIPIO - passivo
Presente
-
Passato
animato
 
 
GERUNDIO - passivo
Presente
essendo animato
Passato
essendo stato animato