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sinonimi di
ween
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Vocabulary and phrases
ween
= credere , pensare , supporre ,
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Vocabulary and phrases
credere
= verbo trans. ritenere vero o veritiero
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* All'udir parole d'un tanto signore , così gagliarde e sicure , e accompagnate da tali ordini , viene una gran voglia di credere che , al solo rimbombo di esse , tutti i bravi siano scomparsi per sempre .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Ma la testimonianza d'un signore non meno autorevole , né meno dotato di nomi , ci obbliga a credere tutto il contrario .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Convien credere però che non ci si mettesse con tutta quella buona voglia che sapeva impiegare nell'ordir cabale , e nel suscitar nemici al suo gran nemico Enrico IV ; giacché , per questa parte , la storia attesta come riuscisse ad armare contro quel re il duca di Savoia , a cui fece perder più d'una città ; come riuscisse a far congiurare il duca di Biron , a cui fece perder la testa ; ma , per ciò che riguarda quel seme tanto pernizioso de' bravi , certo è che esso continuava a germogliare , il 22 settembre dell'anno 1612 .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* L'accoglienza fredda e impicciata di don Abbondio , quel suo parlare stentato insieme e impaziente , que' due occhi grigi che , mentre parlava , eran sempre andati scappando qua e là , come se avesser avuto paura d'incontrarsi con le parole che gli uscivan di bocca , quel farsi quasi nuovo del matrimonio così espressamente concertato , e sopra tutto quell'accennar sempre qualche gran cosa , non dicendo mai nulla di chiaro ; tutte queste circostanze messe insieme facevan pensare a Renzo che ci fosse sotto un mistero diverso da quello che don Abbondio aveva voluto far credere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* I parenti del morto potevan poi anche , se loro piacesse , credere e vantarsi che s'era fatto frate per disperazione , e per terrore del loro sdegno .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Regnava quivi un gran silenzio ; e un passeggiero avrebbe potuto credere che fosse una casa abbandonata , se quattro creature , due vive e due morte , collocate in simmetria , di fuori , non avesser dato un indizio d'abitanti .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* - Non son lontano dal credere , - disse il conte Attilio , - che le cose si possano accomodare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* - E , e , e ; sa lei , signor mio , come la pensi l'imperatore , in questo momento ? Crede lei che non ci sia altro che Mantova a questo mondo ? le cose a cui si deve pensare son molte , signor mio .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Vuol dunque far credere ch'ella tenga dai navarrini ?
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* Questa parola fece venir le fiamme sul viso del frate: il quale però , col sembiante di chi inghiottisce una medicina molto amara , riprese: - lei non crede che un tal titolo mi si convenga .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* - Ebbene , - disse don Rodrigo , - giacché lei crede ch'io possa far molto per questa persona ; giacché questa persona le sta tanto a cuore . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Ma credi pure che , in cuor suo , sarà contento anche lui .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Nondimeno , confidenza in Dio ! Voi , poverette , non vi perdete d'animo ; e tu , Renzo . . .oh ! credi pure , ch'io so mettermi ne' tuoi panni , ch'io sento quello che passa nel tuo cuore .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Ma , pazienza ! È una magra parola , una parola amara , per chi non crede ; ma tu . . . ! non vorrai tu concedere a Dio un giorno , due giorni , il tempo che vorrà prendere , per far trionfare la giustizia ? Il tempo è suo ; e ce n'ha promesso tanto ! Lascia fare a Lui , Renzo ; e sappi . . .sappiate tutti ch'io ho già in mano un filo , per aiutarvi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Che razza d'uomini fossero , non si sarebbe potuto dir facilmente ; ma non si poteva creder neppure che fossero quegli onesti viandanti che volevan parere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* A questo punto , Agnese si staccò dai promessi , e , detto sottovoce a Lucia: - coraggio ; è un momento ; è come farsi cavar un dente , - si riunì ai due fratelli , davanti all'uscio ; e si mise a ciarlare con Tonio , in maniera che Perpetua , venendo ad aprire , dovesse credere che si fosse abbattuta lì a caso , e che Tonio l'avesse trattenuta un momento .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Quello su cui meditava in quel momento don Abbondio , convalescente della febbre dello spavento , anzi più guarito (quanto alla febbre) che non volesse lasciar credere , era un panegirico in onore di san Carlo , detto con molta enfasi , e udito con molta ammirazione nel duomo di Milano , due anni prima .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Basta . . .ma non potete credere quanto mi sia dispiaciuto di non saper bene tutta la storia , per confonder colei .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Lascia due altre sentinelle a terreno , si fa venir dietro il Grignapoco , ch'era un bravo del contado di Bergamo , il quale solo doveva minacciare , acchetare , comandare , essere in somma il dicitore , affinché il suo linguaggio potesse far credere ad Agnese che la spedizione veniva da quella parte .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Nel vasto tesoro dell'induzioni erudite , ce ne potrà ben essere delle più fine , ma delle più sicure , non crederei .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* E qui , voltandosi a Gertrude , in atto di chi annunzia una grazia singolare , continuò: - ognuna delle dame che si son trovate questa sera alla conversazione , ha quel che si richiede per esser madrina d'una figlia della nostra casa ; non ce n'è nessuna , crederei , che non sia per tenersi onorata della preferenza: scegliete voi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Dopo tutte le dimostrazioni pubbliche che si son fatte , ogni più piccola esitazione che si vedesse in voi , metterebbe a repentaglio il mio onore , potrebbe far credere ch'io avessi presa una vostra leggerezza per una ferma risoluzione , che avessi precipitato la cosa , che avessi . . .che so io ? In questo caso , mi troverei nella necessità di scegliere tra due partiti dolorosi: o lasciar che il mondo formi un tristo concetto della mia condotta: partito che non può stare assolutamente con ciò che devo a me stesso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* È vero che il buon prete , il quale sapeva che la diffidenza era una delle virtù più necessarie nel suo ufizio , aveva per massima d'andar adagio nel credere a simili proteste , e di stare in guardia contro le preoccupazioni ; ma ben di rado avviene che le parole affermative e sicure d'una persona autorevole , in qualsivoglia genere , non tingano del loro colore la mente di chi le ascolta .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* L'esaminatore fu prima stanco d'interrogare , che la sventurata di mentire: e , sentendo quelle risposte sempre conformi , e non avendo alcun motivo di dubitare della loro schiettezza , mutò finalmente linguaggio ; si rallegrò con lei , le chiese , in certo modo , scusa d'aver tardato tanto a far questo suo dovere ; aggiunse ciò che credeva più atto a confermarla nel buon proposito ; e si licenziò .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Non già che mostrasse di non credere , o combattesse l'opinion comune , con sue ragioni particolari: se ne aveva , certo , ragioni non furono mai così ben dissimulate ; né c'era cosa da cui s'astenesse più volentieri che da rimestar quella storia , cosa di cui si curasse meno che di toccare il fondo di quel mistero .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Sapete , cugino , - disse guardandolo , maravigliato , il conte Attilio , - sapete , che comincio a credere che abbiate un po' di paura ? Mi prendete sul serio anche il podestà . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Ma Renzo non ardiva creder così presto a' suoi occhi ; perché , diamine ! non era luogo da pani quello .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Tra tanti appassionati , c'eran pure alcuni più di sangue freddo , i quali stavano osservando con molto piacere , che l'acqua s'andava intorbidando ; e s'ingegnavano d'intorbidarla di più , con que' ragionamenti , e con quelle storie che i furbi sanno comporre , e che gli animi alterati sanno credere ; e si proponevano di non lasciarla posare , quell'acqua , senza farci un po' di pesca .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Chi forma poi la massa , e quasi il materiale del tumulto , è un miscuglio accidentale d'uomini , che , più o meno , per gradazioni indefinite , tengono dell'uno e dell'altro estremo: un po' riscaldati , un po' furbi , un po' inclinati a una certa giustizia , come l'intendon loro , un po' vogliosi di vederne qualcheduna grossa , pronti alla ferocia e alla misericordia , a detestare e ad adorare , secondo che si presenti l'occasione di provar con pienezza l'uno o l'altro sentimento ; avidi ogni momento di sapere , di credere qualche cosa grossa , bisognosi di gridare , d'applaudire a qualcheduno , o d'urlargli dietro .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Però , di tante belle parole Renzo , non ne credette una: né che il notaio volesse più bene a lui che a' birri , né che prendesse tanto a cuore la sua riputazione , né che avesse intenzion d'aiutarlo: capì benissimo che il galantuomo , temendo che si presentasse per la strada qualche buona occasione di scappargli dalle mani , metteva innanzi que' bei motivi , per istornar lui dallo starci attento e da approfittarne .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Il poverino si smarriva in quella ricerca: era come un uomo che ha sottoscritti molti fogli bianchi , e gli ha affidati a uno che credeva il fior de' galantuomini ; e scoprendolo poi un imbroglione , vorrebbe conoscere lo stato de' suoi affari: che conoscere ? è un caos .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* - Sei miglia ! non credevo tanto , - disse Renzo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* - La bocca l'abbiamo anche noi , sia per mangiare , sia per dir la nostra ragione , - disse un altro , con voce tanto più modesta , quanto più la proposizione era avanzata: - e quando la cosa sia incamminata . . .- Ma credette meglio di non finir la frase .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Perché , se a sostenere in quel giorno que' poverini che mancavano sulla strada , la Provvidenza aveva tenuti in serbo proprio gli ultimi quattrini d'un estraneo , fuggitivo , incerto anche lui del come vivrebbe ; chi poteva credere che volesse poi lasciare in secco colui del quale s'era servita a ciò , e a cui aveva dato un sentimento così vivo di sé stessa , così efficace , così risoluto ? Questo era , a un di presso , il pensiero del giovine ; però men chiaro ancora di quello ch'io l'abbia saputo esprimere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* - Signore zio , che Rodrigo possa aver fatto qualche scherzo a quella creatura , incontrandola per la strada , non sarei lontano dal crederlo: è giovine , e finalmente non è cappuccino ; ma queste son bazzecole da non trattenerne il signore zio ; il serio è che il frate s'è messo a parlar di Rodrigo come si farebbe d'un mascalzone , cerca d'aizzargli contro tutto il paese . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Il signore zio ha cento mezzi ch'io non conosco: so che il padre provinciale ha , com'è giusto , una gran deferenza per lui ; e se il signore zio crede che in questo caso il miglior ripiego sia di far cambiar aria al frate , lui con due parole . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* - Vorrei crederlo: lo dico di cuore: vorrei crederlo ; ma alle volte , come dice il proverbio . . .l'abito non fa il monaco .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Uno sproposito . . .mio nipote non crederei . . .ci son io , per questo . . .Ma , al punto a cui la cosa è arrivata , se non la tronchiamo noi , senza perder tempo , con un colpo netto , non è possibile che si fermi , che resti segreta . . .e allora non è più solamente mio nipote . . .Si stuzzica un vespaio , padre molto reverendo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Don Rodrigo , resogli con molto garbo il saluto , domandò se il signore si trovasse al castello ; e rispostogli da quel caporalaccio , che credeva di sì , smontò da cavallo , e buttò la briglia al Tiradritto , uno del suo seguito .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Lucia fu atterrita d'una tale richiesta ; e con quella sua suggezione , ma senza nascondere una gran maraviglia , addusse subito , per disimpegnarsene , le ragioni che la signora doveva intendere , che avrebbe dovute prevedere: senza la madre , senza nessuno , per una strada solitaria , in un paese sconosciuto . . .Ma Gertrude , ammaestrata a una scola infernale , mostrò tanta maraviglia anche lei , e tanto dispiacere di trovare una tal ritrosia nella persona di cui credeva poter far più conto , figurò di trovar così vane quelle scuse ! di giorno chiaro , quattro passi , una strada che Lucia aveva fatta pochi giorni prima , e che , quand'anche non l'avesse mai veduta , a insegnargliela , non la poteva sbagliare ! . . .Tanto disse , che la poverina , commossa e punta a un tempo , si lasciò sfuggir di bocca: - e bene ; cosa devo fare ?
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* Ne credette mai di doverlo mutare , per quanto alcuni congiunti gridassero e si lamentassero che avvilisse così la dignità della casa .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Di facile abbordo con tutti , credeva di dovere specialmente a quelli che si chiamano di bassa condizione , un viso gioviale , una cortesia affettuosa ; tanto più , quanto ne trovan meno nel mondo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Poi fa cenno al lettighiero , che apra ; poi s'avvicina a don Abbondio , e , con un sembiante così sereno come questo non gliel aveva ancor visto , né credeva che lo potesse avere , con dipintavi la gioia dell'opera buona che finalmente stava per compire , gli dice , ancora sotto voce: - signor curato , non le chiedo scusa dell'incomodo che ha per cagion mia: lei lo fa per Uno che paga bene , e per questa sua poverina - .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Le accadeva quindi , o di proporsi per bene ciò che non lo fosse , o di prender per mezzi , cose che potessero piuttosto far riuscire dalla parte opposta , o di crederne leciti di quelli che non lo fossero punto , per una certa supposizione in confuso , che chi fa più del suo dovere possa far più di quel che avrebbe diritto ; le accadeva di non vedere nel fatto ciò che c'era di reale , o di vederci ciò che non c'era ; e molte altre cose simili , che possono accadere , e che accadono a tutti , senza eccettuarne i migliori ; ma a donna Prassede , troppo spesso e , non di rado , tutte in una volta .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* " Anche questa gli hanno rapportata le chiacchierone " , pensava don Abbondio ; ma non dava segno d'aver nulla da dire ; onde il cardinale riprese: - se è vero , che abbiate detto a que' poverini ciò che non era , per tenerli nell'ignoranza , nell'oscurità , in cui l'iniquità li voleva . . .Dunque lo devo credere ; dunque non mi resta che d'arrossirne con voi , e di sperare che voi ne piangerete con me .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ebbene , cosa credi ? - rispose Agnese: - glieli manderò davvero .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Don Gonzalo , ch'era della casa del gran capitano , e ne portava il nome , e che aveva già fatto la guerra in Fiandra , voglioso oltremodo di condurne una in Italia , era forse quello che faceva più fuoco , perché questa si dichiarasse ; e intanto , interpretando l'intenzioni e precorrendo gli ordini della corte suddetta , aveva concluso col duca di Savoia un trattato d'invasione e di divisione del Monferrato ; e n'aveva poi ottenuta facilmente la ratificazione dal conte duca , facendogli creder molto agevole l'acquisto di Casale , ch'era il punto più difeso della parte pattuita al re di Spagna .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Del rimanente , quantunque , nel giudizio de' dotti , don Ferrante passasse per un peripatetico consumato , non ostante a lui non pareva di saperne abbastanza ; e più d'una volta disse , con gran modestia , che l'essenza , gli universali , l'anima del mondo , e la natura delle cose non eran cose tanto chiare , quanto si potrebbe credere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Se , in mancanza di notizie positive , è lecito propor congetture , noi incliniamo a credere che sia stata abolita poco prima o poco dopo il 24 di dicembre , che fu il giorno di quell'esecuzione .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Per riparar dunque alla meglio , i due medici della Sanità (il Tadino suddetto e Senatore Settala , figlio del celebre Lodovico) proposero in quel tribunale che si proibisse sotto severissime pene di comprar roba di nessuna sorte da' soldati ch'eran per passare ; ma non fu possibile far intendere la necessità d'un tal ordine al presidente , " uomo " , dice il Tadino , " di molta bontà , che non poteva credere dovesse succedere incontri di morte di tante migliaia di persone , per il comercio , di questa gente , et loro robbe " .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Crede lei che anche gli altri non abbiano una pelle da salvare ? Che vengono per far la guerra a lei i soldati ? Potrebbe anche dare una mano , in questi momenti , in vece di venir tra' piedi a piangere e a impicciare - .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* - Oh che storia ! - borbottava alle donne , in un momento che non c'era nessuno d'intorno: - oh che storia ! Non capite , che radunarsi tanta gente in un luogo è lo stesso che volerci tirare i soldati per forza ? Tutti nascondono , tutti portan via ; nelle case non resta nulla ; crederanno che lassù ci siano tesori .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* - Oh ! per questo , ci avevo già pensato: che crede che non le sappia un pochino le creanze ?
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* All'arrivo di quelle nuove de' paesi che n'erano così malamente imbrattati , di paesi che formano intorno alla città quasi un semicircolo , in alcuni punti distante da essa non più di diciotto o venti miglia ; chi non crederebbe che vi si suscitasse un movimento generale , un desiderio di precauzioni bene o male intese , almeno una sterile inquietudine ? Eppure , se in qualche cosa le memorie di quel tempo vanno d'accordo , è nell'attestare che non ne fu nulla .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* I medici opposti alla opinion del contagio , non volendo ora confessare ciò che avevan deriso , e dovendo pur dare un nome generico alla nuova malattia , divenuta troppo comune e troppo palese per andarne senza , trovarono quello di febbri maligne , di febbri pestilenti: miserabile transazione , anzi trufferia di parole , e che pur faceva gran danno ; perché , figurando di riconoscere la verità , riusciva ancora a non lasciar credere ciò che più importava di credere , di vedere , che il male s'attaccava per mezzo del contatto .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Si disse e si credette generalmente che fossero state unte in duomo tutte le panche , le pareti , e fin le corde delle campane .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Coloro che credevano esser quella un'unzione velenosa , chi voleva che la fosse una vendetta di don Gonzalo Fernandez de Cordova , per gl'insulti ricevuti nella sua partenza , chi un ritrovato del cardinal di Richelieu , per spopolar Milano , e impadronirsene senza fatica ; altri , e non si sa per quali ragioni , ne volevano autore il conte di Collalto , Wallenstein , questo , quell'altro gentiluomo milanese .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Più innanzi , e nel colmo , arrivò , secondo il calcolo più comune , a mille dugento , mille cinquecento ; e a più di tremila cinquecento , se vogliam credere al Tadino .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Né sarebbe infatti assurdo il crederlo una troncatura del vocabolo monathlich (mensuale) ; giacché , nell'incertezza di quanto potesse durare il bisogno , è probabile che gli accordi non fossero che di mese in mese .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Si disse (e tra la leggerezza degli uni e la malvagità degli altri , è ugualmente malsicuro il credere e il non credere) , si disse , e l'afferma anche il Tadino (Pag .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Da principio , si credeva soltanto che quei supposti untori fosser mossi dall'ambizione e dalla cupidigia ; andando avanti , si sognò , si credette che ci fosse una non so quale voluttà diabolica in quell'ungere , un'attrattiva che dominasse le volontà .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* In Germania se ne fece una stampa: l'elettore arcivescovo di Magonza scrisse al cardinal Federigo , per domandargli cosa si dovesse credere de' fatti maravigliosi che si raccontavan di Milano ; e n'ebbe in risposta ch'eran sogni .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Credi pure che non è mestiere per te .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Ahi ! e forse la madre , che credevano d'aver lasciata addormentata sul suo letto , ci s'era buttata , sorpresa tutt'a un tratto dalla peste ; e stava lì senza sentimento , per esser portata sur un carro al lazzeretto , o alla fossa , se il carro veniva più tardi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Ogni tanto , tra mezzo al ronzìo continuo di quella confusa moltitudine , si sentiva un borbottar di tuoni , profondo , come tronco , irresoluto ; né , tendendo l'orecchio , avreste saputo distinguere da che parte venisse ; o avreste potuto crederlo un correr lontano di carri , che si fermassero improvvisamente .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* - Te lo credo , e lo credevo anche prima .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Dio non l'ha lasciata in terra per te ; e tu , certo , non hai l'ardire di crederti degno che Dio pensi a consolarti .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* - Zitto ! - interruppe il frate: - credi tu che , se ci fosse una buona ragione , io non l'avrei trovata in trent'anni ? Ah ! s'io potessi ora metterti in cuore il sentimento che dopo ho avuto sempre , e che ho ancora , per l'uomo ch'io odiavo ! S'io potessi ! io ? ma Dio lo può: Egli lo faccia ! . . .Senti , Renzo: Egli ti vuol più bene di quel che te ne vuoi tu: tu hai potuto macchinar la vendetta ; ma Egli ha abbastanza forza e abbastanza misericordia per impedirtela ; ti fa una grazia di cui qualchedun altro era troppo indegno .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* E perché sei povero , perché sei offeso , credi tu ch'Egli non possa difendere contro di te un uomo che ha creato a sua immagine ? Credi tu ch'Egli ti lascerebbe fare tutto quello che vuoi ? No ! ma sai tu cosa puoi fare ? Puoi odiare , e perderti ; puoi , con un tuo sentimento , allontanar da te ogni benedizione .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Si volta essa al rumore ; guarda , crede di travedere , di sognare ; guarda più attenta , e grida: - oh Signor benedetto !
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- Sì , Lucia ; fate bene d'invocar la Madonna ; ma perché volete credere che Lei che è tanto buona , la madre delle misericordie , possa aver piacere di farci patire . . .me almeno . . .per una parola scappata in un momento che non sapevate quello che vi dicevate ? Volete credere che v'abbia aiutata allora , per lasciarci imbrogliati dopo ? . . .Se poi questa fosse una scusa ; se è ch'io vi sia venuto in odio . . .ditemelo . . .parlate chiaro .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Come la facesse quando trovava due strade ; se quella poca pratica , con quel poco barlume , fossero quelli che l'aiutassero a trovar sempre la buona , o se l'indovinasse sempre alla ventura , non ve lo saprei dire ; ché lui medesimo , il quale soleva raccontar la sua storia molto per minuto , lunghettamente anzi che no (e tutto conduce a credere che il nostro anonimo l'avesse sentita da lui più d'una volta) , lui medesimo , a questo punto , diceva che , di quella notte , non se ne rammentava che come se l'avesse passata in letto a sognare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Chi m'avesse detto , quando io m'arrapinavo tanto a allestir quell'altro: tu credi di lavorar per Lucia: eh povera donna ! lavori per chi non sai: sa il cielo , questa tela , questi panni , a che sorte di creature anderanno indosso: quelli per Lucia , il corredo davvero che ha da servire per lei , ci penserà un'anima buona , la quale tu non sai né anche che la sia in questo mondo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Al sagrestano gli crede ?
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- No , no ; non crederei .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Quando comparve questa Lucia , molti i quali credevan forse che dovesse avere i capelli proprio d'oro , e le gote proprio di rosa , e due occhi l'uno più bello dell'altro , e che so io ? cominciarono a alzar le spalle , ad arricciar il naso , e a dire: - eh ! l'è questa ? Dopo tanto tempo , dopo tanti discorsi , s'aspettava qualcosa di meglio .(Manzoni-I Promessi sposi)
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* Prima che finisse l'anno del matrimonio , venne alla luce una bella creatura ; e , come se fosse fatto apposta per dar subito opportunità a Renzo d'adempire quella sua magnanima promessa , fu una bambina ; e potete credere che le fu messo nome Maria .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Senza guardarlo, ella si pose un dito su la bocca, poi indicò la porta: - Se lo sapesse! Non dirgli nulla, per pietà! Fammi prima morire; dammi, dammi qualche cosa: la prenderò come una medicina; crederò che sia una medicina, che mi dai tu; purché sia subito! Ah, non ho coraggio, non ho coraggio! Da due mesi, vedi, mi dibatto in quest'agonia, senza trovar la forza, il modo di farla finita.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Se tu credi che io abbia fatto qualche cosa per voi, per te, ajutami ora, salvami! Debbo finir cosí, dopo aver fatto tanto, dopo aver tanto sofferto? cosí, in questa ignominia, all'età mia? Ah, che miseria! che orrore! - Ma come, Eleonora? Lei! Com'è stato? Chi è stato? - fece il D'Andrea, non trovando, di fronte alla tremenda ambascia di lei, che questa domanda per la sua curiosità sbigottita.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Carlo D'Andrea, con gli occhi fissi dietro le grosse lenti da miope, attese un pezzo, senza trovar parole, non sapendo ancor credere a quella rivelazione, né riuscendo a immaginare come mai quella donna, finora esempio, specchio di virtú, d'abnegazione, fosse potuta cadere nella colpa.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Quantunque d'idee larghe, il vecchio, dapprima, parve cascasse dalle nuvole: non voleva creder possibile una cosa simile.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Che stava piú a farci, lí? perché ancora quella condanna per gli occhi di veder quei visi attorno e quelle cose, da cui già si sentiva tanto, tanto lontana? Perché quel ravvicinamento con le apparenze opprimenti e nauseanti della vita passata, ravvicinamento che talvolta le pareva diventasse piú brusco, come se qualcuno la spingesse di dietro, per costringerla a vedere, a sentir la presenza, la realtà viva e spirante della vita odiosa, che piú non le apparteneva? Credeva fermamente che non si sarebbe rialzata mai piú da quel seggiolone; credeva che da un momento all'altro sarebbe morta di crepacuore.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Era avvocato, ma una volta sola in vita sua, poco dopo ottenuta la laurea, s'era provato a esercitar la professione: s'era impappinato nel bel meglio della sua prima arringa; smarrito; con le lagrime in pelle, come un bambino, lí, davanti ai giurati e alla Corte aveva levato le braccia, a pugni chiusi, contro la Giustizia raffigurata nella volta con tanto di bilancia in mano, gemendo, esasperato: - "Eh che! Santo Dio!" - perché, povero giovine, aveva sudato una camicia a cacciarsi l'arringa a memoria e credeva di poterla recitare proprio bene, tutta filata, senza impuntature.(Pirandello - Novelle per un anno)
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III Tutti, a sentirlo parlare, credevano che lo Scala avesse già dimenticato i dolori passati e non si curasse piú di nulla ormai, tranne di quel suo pezzetto di terra, da cui non si staccava piú da anni, nemmeno per un giorno.(Pirandello - Novelle per un anno)
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"Il castigo di Dio" pensò; e aggrottò le ciglia, comprendendo subito che, cosí ridotto, quell'uomo doveva credere d'aver già scontato il delitto e di non dovergli piú, perciò, nessuna riparazione.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma, quando già credeva d'averlo scacciato: - Fififí...(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Imbroglione! Non starci a credere! Imbroglione! Se Dio veramente gli avesse parlato in sogno, gli avrebbe suggerito piuttosto di ajutare un po' quei poveretti dei Lattuga, che non vuol riconoscere per parenti solo perché son divoti e fedeli a noi, mentre protegge i Montoro, capisci? quegli atei socialisti, a cui lascerà tutte le sue ricchezze.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma non credette, dapprima, che lo sdegno divino dovesse rovesciarsi anche su lui, che - pur di contraggenio - s'era prestato a innalzare quella fabbrica maledetta.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Lo credette quando, recatosi dai Montoro, eredi del notajo, per aver pagata l'opera sua, s'udí rispondere che nulla essi ne sapevano e che non volevano perciò riconoscere quel debito non comprovato da nessun documento.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Noi crederemmo di mancare di rispetto alla memoria di nostro zio supponendo anche per un momento ch'egli abbia potuto davvero darti un incarico cosí contrario al suo modo di pensare e di sentire.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Poteva forse perdere? Potevano forse credere sul serio i giudici che egli avesse costruito di testa sua un tabernacolo? E poi c'era il servo, per testimonio, il servo del Ciancarella appunto, ch'era venuto a chiamarlo per incarico del padrone; e don Lagàipa c'era, con cui era andato a consigliarsi quel giorno stesso; c'era la moglie poi, a cui egli l'aveva detto, e i manovali che avevano lavorato con lui, tutto quel tempo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Tuttavia, io non volli - io solo - credere a un tradimento da parte del Mèola.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Mani, ne aveva ancora due; occhi, uno solo; ma egli forse credeva sul serio di dare a intendere d'averne ancora due, riparando l'occhio di vetro con una caramella, la quale pareva stentasse terribilmente a correggergli quel piccolo difetto di vista.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Il Vannetti, ancora non ben rimesso, credette opportuno congratularsene: - Ah, benissimo! benissimo! Ma noi, scusi, veramente, non fazziamo di queste operazioni.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Allora, ignorava che Flavia Orsani, la cugina del suo amico e benefattore, fosse ricca, e che il padre di lei, morendo, avesse affidato al fratello le sostanze della figliuola: la credeva un'orfana accolta per carità in casa dello zio.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ce credi che so' digiuna da stamattina? Ne fece due pezzi: uno, piú grosso, per sé; cacciò l'altro fra gli esili ditini rosei del bimbo, che non si volevano aprire.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Proprio nessuno voleva credere che ella non sapeva piú come fare, dove andare? Stentava a crederlo lei stessa.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Perché disperi? Credi tutto finito? Hai ventisei anni...(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Ah tu credi l'uomo bipede? - scattò l'altro, a questo punto.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Lo crederesti? M'ha negato la firma! E allora tuo fratello, che alla fin fine, benché amicissimo, è un estraneo, ne ha fatto a meno, tanto se n'è indignato...(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Credi che io voglia alludere a me? Io, l'eroe? Tutt'al piú, la vittima potrei essere.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Io? - No, io, io: potei lusingarmi che la moglie di Lucio Valverde si fosse innamorata di me, fino al punto di fare un torto al marito che, in coscienza, puoi crederlo, Gigin, se lo sarebbe meritato.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Io ti credevo a Udine...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Poi domandò: - Non hai letto nei giornali? Credevo che sapessi...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Eh sfido! Ma se mi lasciavano dentro, non credere che me ne sarebbe importato! Dentro o fuori, ormai, carcere lo stesso! Cosí ho detto ai giurati: "Fate di me ciò che volete: condannatemi, assolvetemi; per me è lo stesso.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Posso crederli vivi entrambi, quando voglio, laggiú a Potenza, nella loro casa...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma sí, vi prego di credere, mia moglie mi odia.(Pirandello - Novelle per un anno)
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E che forse vi sto dicendo che è facile? La scienza astronomica, vi prego di credere, è difficilissima non solo a studiare, ma anche ad applicare ai casi della vita.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma non credere, con questo, che gli dia torto.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Il tuo errore fondamentale, sai dove consiste? Nel credere che, pur essendo un'altra per come tu credi, e tante altre per come credo io, la signorina Anita non sia anche, tuttora, quella che conoscevi tu.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ora questa ingiustizia appunto stai commettendo tu, amico mio, contro la signorina Anita, L'hai sorpresa in una realtà diversa da quella che le davi tu, e vuoi credere adesso, che la sua vera realtà non sia quella bella che tu le davi prima, ma questa brutta in cui l'hai sorpresa insieme col commendator Ballesi di ritorno dallo scoglio con Nicolino Respi.(Pirandello - Novelle per un anno)
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O al terzo, o magari nel secondo stesso, subito dopo quel primo finto! Perché io vi prego di credere, signori miei, che sono svenuta davvero, sentendomelo venire in faccia, qua, qua, sulla guancia! E domani sera non recito, no, no, non recito, commendatore, perché né lei né altri può obbligarmi a recitare con un pipistrello che mi sbatte in faccia! - Ah no, sa! Questo si vedrà! questo si vedrà! - le rispose, crollando il capo energicamente, il capocomico.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Non diceva già che Giulietta non dovesse piangere per quella sua sorte crudele; ma credeva, come il suo intimo amico commendator Seralli, credeva che...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Gliel'hai data? E ora che vuoi da me? Inutile dire, se me lo credevo! Povero mondo e chi ci crede! S'è messa a studiar pittura, la Vita, e il suo maestro sai chi è? Costantino Pogliani.(Pirandello - Novelle per un anno)
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e lui crede che guarirà! Beniamino Lenzi, capite? Beniamino Lenzi che s'è battuto tre volte in duello, dopo aver fatto con me la campagna del '66, ragazzotto...(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Ma che, dottore! - Le assicuro che lo crederà.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Non s'era accorto peranche di parlare in tedesco: tutt'a un tratto gli era venuto di parlar cosí, né credeva che potesse parlare altrimenti.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Oh, puoi esserne piú che sicuro! - E ti saresti spassato? Dunque tu credi che con le donne ci si possa spassare? Mia moglie mi guardò nel fondo degli occhi.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Eppure dovetti fingere di credere sul serio a tutt'e tre le cose e sudare una camicia per indurla a far quello che lei, in fondo, desiderava.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Il porco crede di mangiare per sé e ingrassa per gli altri.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Si sa che tutte le sedotte e le tradite minacciano il suicidio: non bisogna darsi a credere tante cose.(Pirandello - Novelle per un anno)
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III L'avvocato Zummo credeva d'aver finito per quel giorno, e rassettava le carte su la scrivania, per andarsene, quando si vide innanzi quei tre nuovi, ignoti clienti.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Signori miei, - disse, - capirete benissimo che io non posso credere ai vostri spiriti.(Pirandello - Novelle per un anno)
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ecco, noi temiamo di indagare il nostro intimo essere, perché una tale indagine potrebbe scoprirci diversi da quelli che ci piace di crederci o di esser creduti.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Fuggendo dalla casa del Granella, essi credevano d'essersi liberati dalla tremenda persecuzione; e ora, nella nuova casa, per opera del signor avvocato, eccoli di nuovo in commercio coi demonii, in preda ai terrori di prima! Con voce piagnucolosa scongiuravano l'avvocato di non farne trapelar nulla, di quelle sedute, di non tradirli, per carità! - Ma va bene, va bene! - diceva loro Zummo, sdegnato.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Uh, quanta gente, anche gente per bene, spregiudicata, che in presenza sua aveva dichiarato piú volte di non credere a simili fandonie, ora, prendendo ardire dalla fervida affermazione di fede dell'avvocato Zummo e dall'autorità dei nomi citati e dalle prove documentate, non s'era messa di punto in bianco a riconoscere che...(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Ci credi ora, imbecille, all'anima immortale? - gli ruggí Zummo, scrollandolo per il petto.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Mesi addietro aveva finto di credere che avrebbe potuto novamente arricchire con la cultura degli uccelli.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Da questa poca stima di noi, che ci fa credere, o meglio, temere di non bastare a riempire il cuore o la mente, a soddisfare i gusti o i capricci di chi amiamo; ecco! - Oh, - fece allora lei, con un respiro di sollievo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Non posso in nessun modo crederla capace di preferirmi...(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Non ci so credere, ecco! Mi pare impossibile, mi pare assurdo che Livia...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Temeva di tradirsi, quantunque dicesse ancora a se stesso che, prima di credere, voleva vedere.(Pirandello - Novelle per un anno)
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La presenza del cagnolino, lí, in quella strada, aveva dato la prova a Lulú Sacchi che il tradimento era vero, era vero! Anche lui non aveva voluto crederci; ma con piú ragione, lui, perché veramente una tale indegnità passava la parte.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Per il ministro e il sottosegretario di Stato l'onorevole Verona lo sapeva; ma non credeva di non trovare in ufficio il capodivisione, neppure il capo-sezione...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Attutita la fiamma che fonde anime e corpi, la donna ch'egli credeva divenuta ormai tutta sua, come egli era divenuto tutto di lei, gli balzò innanzi molto diversa da quella che s'era immaginata.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Non credeva che questo compito pietoso dovesse riuscirle difficile: Ortensia, via, non doveva essere in fondo troppo afflitta di quella sciagura; buon uomo, sí, il povero Motta, ma seccantissimo e molto piú vecchio di lei.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ora poi ella aveva motivo di credere che il turbamento del giovine, per quella cosí detta franchezza della moglie, dopo il viaggio di nozze, doveva essere di molto cresciuto.(Pirandello - Novelle per un anno)
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E Bartolino Fiorenzo rimase cosí simpaticamente impressionato di quel dolore della vedova, che per la prima volta osò contraddire alla moglie che quel dolore non voleva credere.(Pirandello - Novelle per un anno)
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ma, in fine, mi son fatta una ragione, ecco! Credi pure, Bartolino; tutto quel pianto di Ortensia è troppo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Bartolino non ci volle credere; Bartolino sentí anzi piú aspra entro di sé, dopo questo discorso, la stizza, ma non tanto contro la moglie, quanto contro il defunto Taddei, perché comprendeva bene ormai che quel modo di ragionare, quel modo di sentire non eran proprii di lei, della moglie, ma frutto della scuola di quell'uomo, che doveva essere stato un gran cinico.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Veramente, certe loro amiche carissime non volevano credere a quest'ultima rassegnazione, perché pareva loro che le Margheri, da un pezzo, si fossero come impuntate: Serafina a trent'anni; Carlotta, a ventinove; Zoe a ventisette; Ida a venticinque.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Spiro Tempini, che teneva piú alla libera docenza che al posto di segretario al Ministero di Grazia e Giustizia, perché credeva di contare in fine qualche cosa fuori dell'ufficio, invitò pochi colleghi e molti professori d'Università, i quali ebbero la degnazione di parlare animatamente di studii antropologici e psicofisiologici e di sociologia e d'etnografia e di statistica.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Era tanto il dispetto, che quasi quasi credeva il suo male provenisse principalmente dal fastidio ch'esse le cagionavano con la loro vista e le loro parole.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Senz'alcun dubbio, se s'affaccia anche a lui la necessità di questo sacrifizio, sceglierà me." Carlotta poi, dal canto suo, non credeva d'esser meno indicata delle altre due.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Sorrideva, non sapendo quasi credere a se stessa, che quei bambini fossero suoi, che li avesse fatti lei, e che fossero passati tanti anni, già circa dieci, dal giorno in cui era andata sposa.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- E lei crede, avvocato, - domandò Adriana, - crede che sarà grave? Il Cimetta chiuse gli occhi, aprí le braccia.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma roba sprecata, non credere! Tutta roba sprecata, perché dentro vedrai che non ci sale mai nessuno.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Chi sa perché! Ma certo, se traffichiamo di casse anche noi, deve trattarsi di spedizione, non ti pare? "Che diavolo contiene quella cassa? Pesa oh, non credere! Fortuna, che ne trasportiamo sempre una alla volta.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma non lo poteva credere lui, naturalmente, il De Venera; e perciò aveva preteso una spiegazione.(Pirandello - Novelle per un anno)
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E tutti credettero ch'egli fino all'ultimo seguitasse a delirare.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Per te ho rubato! Ma non credere che ne sia pentito.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Per l'avemaria? Come crederlo? Gli era venuto di recitarla cosí, all'improvviso, come una feminuccia...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Una pungente vergogna di riconoscere, prima di tutto, il fatto che lui, come una feminuccia, aveva potuto recitare l'avemaria, e che poi, veramente, dopo l'avemaria il mal di denti gli era passato, lo irritava e lo sconcertava; e poi il rimorso di riconoscere anche, nello stesso tempo, che si mostrava ingrato non credendo, non potendo credere, che si fosse liberato dal male per quella preghiera, ora che aveva ottenuto la grazia; e infine un segreto timore che, per questa ingratitudine, subito il male lo potesse riassalire.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Quando Paroni fu a metà del vicolo, nella tenebra, e già cominciava a sospirare al barlume che arrivava fioco dall'altro fanaletto ancor remoto, credette di discernere laggiú in fondo, proprio innanzi alla sua casa, qualcuno appostato.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ora tu credi ch'io non ti ammazzi, perché spero gioje e compensi in un mondo di là...(Pirandello - Novelle per un anno)
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No, sai? Sarebbe per me la cosa piú atroce credere che io debba portarmi altrove il peso delle esperienze che mi è toccato fare in questi ventisei anni di vita.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Caro Decenzio! Si voltava di scatto, con gli occhi che gli schizzavano fiamme; e subito: - Ah, scusi, signor Commendatore! Credevo che fosse il cavalier Cappadona...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ah, radersi, no! Piuttosto il commendator Zegretti, non per paura, ma per non darla vinta a colui che indegnamente si credeva il ritratto di Vittorio Emanuele II, e per non far fuggire sconfitta nella sua persona la vera immagine del gran Re, s'era lasciati crescere da parecchi giorni i peli su le guance.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Quasi quasi verrebbe voglia di non crederci, in Dio, vedendo certe cose.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma Clementina ci credeva.(Pirandello - Novelle per un anno)
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E ci credeva appunto perché si vedeva cosí.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Bisognava far finta di crederci, per carità; ché altrimenti Clementina si sarebbe disperata.(Pirandello - Novelle per un anno)
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L'arcana solennità che acquistano i pensieri produce quasi sempre, specie a certuni che hanno in sé una certezza su la quale non possono riposare, la certezza di non poter nulla sapere e nulla credere non sapendo, qualche seria costipazione.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Per poter essere meno frettolosamente puntuale, credeva d'ajutarsi meditando la notte.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Per il mio bene? Ah, lei si figura di fare il mio bene, signor giudice, dicendo di non credere alla jettatura? Il D'Andrea sedette anche lui e disse: - Volete che vi dica che ci credo? E vi dirò che ci credo! Va bene cosí? - Nossignore, - negò recisamente il Chiàrchiaro, col tono di chi non ammette scherzi.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Lei deve crederci sul serio, e deve anche dimostrarlo istruendo il processo! - Questo sarà un po' difficile, - sorrise mestamente il D'Andrea.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Lei che crede di fare il mio bene.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Perché mostra di non credere alla mia potenza! Ma per fortuna ci credono gli altri, sa? Tutti, tutti ci credono! E ci son tante case da giuoco in questo paese! Basterà che io mi presenti; non ci sarà bisogno di dir nulla.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Se l'era dunque portata via lui con sé? E che ne aveva fatto? Dov'era piú in lui la vita? Gli altri avevano potuto credere che se la fosse portata via con sé; ma lui sapeva di averla lasciata lí, invece, la sua, partendo; e ora, a non ritrovarcela piú, nel sentirsi dire che non poteva piú trovarci nulla, perché s'era portato via tutto lui, aveva provato, nel vuoto, un gelo di morte.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Era una sciagura per tutti e tre; e nessuno de' due amici s'arrischiò a domandare dapprima alla donna: - Tu chi credi? - per timore che l'altro potesse sospettare ch'egli intendesse con ciò di sottrarsi alla responsabilità, rovesciandola soltanto addosso a uno; né Melina tentò minimamente d'indurre l'uno o l'altro a credere che il padre fosse lui.(Pirandello - Novelle per un anno)
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E il rimorso, a loro insaputa, si manifestava in una certa acredine di parole, di sorrisi, di modi, che essi credevano invece effetto di quella vita arida, priva di cure intime, in cui piú nessun affetto vero avrebbe potuto metter radici, che eran costretti a vivere e a cui dovevano ormai abituarsi, come tanti altri.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ciecamente, di soppiatto, la natura s'era divertita a guastar quel nido, che essi volevano credere costruito piú dalla loro saggezza, che dal loro cuore.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Si mostrò seccatissimo di Melina e veramente credeva di avercela con lei; ma appena vide Tito accordarsi con lui nel disapprovare la proposta di Melina, si accorse che aveva la stizza in corpo non per lei, ma perché prevedeva l'opposizione di Tito.(Pirandello - Novelle per un anno)
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piano piano, caro mio, aspetta: farla finita, adesso, in che modo? - Oh, - fece Tito con un sorriso stirato, guardandolo dall'alto in basso, - non ti credere che voglia venir meno a quanto debbo! Seguiterò a dare la parte mia, finché lei sarà in quello stato; poi faccia quello che vuole; se vuol tenersi il figlio, se lo tenga: se vuol buttarlo via, lo butti.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Credi che ella sarebbe piú, quale è stata finora? Se desidera tanto di tenersi il figlio! La faremmo infelice, credi, Carlino, inutilmente.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Già da un pezzo ella si era arresa a ciò che credeva la loro volontà.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Al pensiero che l'altro andava lí, con lo stesso suo diritto, a togliersi in braccio il bambino e a baciarlo, a carezzarlo per una intera giornata, e a crederlo suo, ciascuno de' due sentiva artigliarsi le dita, si dibatteva sotto la morsa d'un'indicibile tortura.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Recalcitrarono, si scrollarono furiosamente alla proposta; l'uno tornò a gridar contro l'altro le ingiurie piú crude, per la sopraffazione che intendeva usare: il figlio era suo! era suo! non poteva esser che suo! per questo segno e per quest'altro! E Carlino Sanni credeva anche d'aver maggior diritto, perché lui, lui, Tito, aveva fatto morire quella povera donna, di cui egli aveva avuto sempre pietà! Ma allo stesso modo Tito Morena credeva anche d'aver maggior diritto, perché non aveva sofferto meno, lui, della durezza che era stato costretto a usare verso Melina, per colpa di Carlino! Inutile, dunque, tentare di metterli d'accordo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma, perdio, da quel suo collo cosí lungo egli credeva di saper tuttavia cavar fuori una seducentissima voce e accompagnare le sue frasi dolci e gentili con molta grazia di sguardi, di sorrisi e di gesti, con le mani costantemente calzate da guanti di filo di Scozia, che non si levava neanche a scuola, impartendo le sue lezioni di francese ai ragazzini delle tecniche, che naturalmente ne ridevano.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Se pur s'accorgevano di quei versacci, li attribuivano alla nimicizia che, in quel momento, credevano d'avere da parte di tutti i signori, congiurati al loro danno.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Tenersi un poco discosti? Se si potesse far credere pietosamente a quel povero vecchio, che abbiamo ottenuto la concessione! Il maresciallo tardò un pezzo a rispondere.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Quelli finsero lí per lí di non volerci credere, ma per un modo di dimostrar la loro maraviglia.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Per il caso che Vossignoria non avesse voluto credere alle mie parole.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Godo fama di mal pagatore, eh? - Chi lo dice, signor Cavaliere? - Tutti lo dicono! E lo credi anche tu, va' là.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Dolcemàscolo, lí per lí, credette d'aver inteso male.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Dolcemàscolo lo guardò in faccia, perplesso, se ridere o piangere, non volendo credere che dicesse sul serio e parendogli tuttavia che non scherzasse.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ho penato e speso tanto io per apprenderle! Credi che ti faccia celia? - Ma sissignore! - confessò Dolcemàscolo con le lagrime in pelle, aprendo le braccia.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Alle beffe pensò, che avrebbe avute, che già indovinava guardando le facce allegre di quei due contadini: lui che si credeva tanto scaltro, lui che s'era impegnato di spuntarla e già aveva quasi toccato con mano la vittoria.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Rideva dei medici e degli infermieri e di tutti i suoi colleghi, che lo credevano impazzito.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Non era una buona ragione; ma, avendo sempre chiamato compare il fratello per via di quel battesimo, credeva di dover chiamare comare anche la seconda cognata.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma dunque, se questo era il mondo, se in questo mondo, di fronte all'interesse, non si capiva piú nulla, neppure il sentimento piú santo, quello dell'amor materno, che credevano tutti? che la vera "interessata" fosse lei? che volesse rimaner padrona di tutto e tener soggetto il nipote? Questo credevano? Interessata, lei! Ah, se veramente...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Voi solo non potete crederlo, sapendo perché voglio farlo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma, caro signore, caro signore, e si figura che lei, dopo i suoi eroismi sublimi e gloriosi, sarebbe cosí lindo e pinto com'è adesso? No, sa! no, sa! non stia a crederlo, caro signore! Lei sarebbe come me, tale e quale.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Quelle ormai non si vedranno piú! Gliele aveva guardate e le aveva salutate con ambo le mani; poi, sospirando, aveva soggiunto: - Rorò! Ricordi Rorò Campi, la tua amichetta? Ricordi che salutai le gambe anche a lei, l'ultima volta che portò le vesti corte? Credevo di non dovergliele piú rivedere.(Pirandello - Novelle per un anno)
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E tanto piú mi dolgo della mia crudeltà, in quanto quel poverino dovette credere senza dubbio ch'io avessi voluto prendermi il gusto di smascherarlo di fronte al paese con quella burla; mentre ero piú che sicuro della sua buona fede, piú che sicuro ormai d'essere stato uno sciocco a maravigliarmi tanto, poiché io stesso avevo già sperimentato, tutto quel giorno, che non hanno alcun fondamento di realtà quelli che noi chiamiamo i nostri ricordi.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Quel povero dottor Palumba credeva di ricordare...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ecco qua: la Tani, per esempio, a un certo punto, se credeva che quell'albero là fosse stato colpito dal fulmine.(Pirandello - Novelle per un anno)
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La gente però non sapeva ancor bene, se crederlo matto o imbroglione.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Anche tu dunque, povero verme, come tutta questa mandra di bestie, mi credi un demonio? Rispondi! Don Nuccio s'era addossato al muro presso la porta: non si reggeva piú in piedi, e a ogni parola di don Bartolo pareva diventasse piú piccolo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Ma come non è stata vostra? Il giovane avvocato, incaricato d'ufficio, credette a questo punto suo dovere ribellarsi contro il tono aggressivo assunto dal presidente verso il giudicabile.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Sposava, sposava anche lei, e pareva non ci sapesse credere lei stessa.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Uno solo, che tutti gli altri finora avevano potuto credere come loro, resta spoglio.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ora, io non nego che possa esser vera la notizia del signor Postella; ma perché ha voluto darmela? Ha forse avuto il sospetto ch'io non volessi credere? Dunque, può non esser vero? Oh Dio, come sono spesso imbecilli le persone scaltre.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Morrà certo ostinandosi a credere che essi sono ben capaci di springare anche sul liquido, ma che intanto qualcosina attaccata alle estremità gl'impicci nel salto; difatti, riuscendo vano ogni sforzo, coi piè davanti, nettandoli vivacemente, cerca distrigarsene.(Pirandello - Novelle per un anno)
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O che forse pretenderebbero gli uomini che, al loro cospetto, il coniglio si rizzasse su due piedi e movesse loro incontro per farsi prendere e uccidere? Meno male che il coniglio non ci sente! meno male che non ha testa da ragionare a modo nostro; altrimenti avrebbe fondamento di credere che spesso tra gli uomini non debba correre molta differenza tra eroismo e imbecillità.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Non credere che t'abbia un solo istante dimenticato.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ebbene, Momo, credi ch'io me ne sia scappato in Isvizzera per indignazione? No, Momo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Rappresentava un pover'uomo, un certo dottor Fileno, che credeva d'aver trovato il piú efficace rimedio a ogni sorta di mali, una ricetta infallibile per consolar se stesso e tutti gli uomini d'ogni pubblica o privata calamità.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Se Ella crede sul serio, come me, alla virtú della sua filosofia, perché non la applica un po' al suo caso? Ella va cercando, oggi, tra noi, uno scrittore che la consacri all'immortalità? Ma guardi a ciò che dicono di noi poveri scrittorelli contemporanei tutti i critici piú ragguardevoli.(Pirandello - Novelle per un anno)
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(Perché il Vannícoli credeva che il professor Lamis quand'egli e il Ciotta, finita la lezione, lo accompagnavano per un lungo tratto di via verso casa, si rivolgesse unicamente a lui, solo capace d'intenderlo.) E difatti il Vannícoli sapeva che da circa sei mesi era uscita in Germania (Halle a.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Nessuno può far miracoli, e tanto meno, su la base d'un cosí fatto progetto, potrà farne il Municipio di Milocca! Scoppiarono frenetici applausi e il consigliere Ansatti si precipitò dal suo banco ad abbracciare e baciare il Maganza; poi, rivolto al pubblico e ritornando man mano al suo posto, prese a gridare tutto infocato, con violenti gesti: - Si osa proporre, o signori, oggi, oggi, come se noi ci trovassimo dieci o venti anni addietro, al tempo di Galileo Ferraris, si osa proporre un impianto idro-termo-elettrico a Milocca! Ah come mi metterei a ridere, se potesse parermi uno scherzo! Ma coi denari dei contribuenti, o signori della Giunta, non è lecito scherzare, ed io non rido, io m'infiammo anzi di sdegno! Un impianto idrotermo- elettrico a Milocca, quando già spunta su l'orizzonte scientifico la gloria consacrata di Pictet? Non vi farò il torto di credere, o signori, che voi ignoriate chi sia l'illustre professor Pictet, colui che con un processo di produzione economica dell'ossigeno industriale prepara una memoranda rivoluzione nel mondo della scienza, della tecnica e dell'industria, una rivoluzione che sconvolgerà tutto il macchinismo della vita moderna, sostituendo questo nuovo elemento di luce e di calore a tutti quelli, di potenza molto minore, che finora sono in uso! E con questo tono e con crescente fuoco, il consigliere Ansatti spiegò al pubblico attonito e affascinato la scoperta del Pictet, e come col sistema da lui inventato le fiamme delle reticelle Auer sarebbero arrivate alle altissime temperature di tre mila gradi, aumentando di ben venti volte la loro luminosità; e come la luce cosí ottenuta sarebbe stata, a differenza di tutte le altre, molto simile a quella solare; e che se poi, al posto del gas, si fosse messa un'altra miscela derivante da un trattamento del carbon fossile col vapore acqueo e l'ossigeno industriale, il potere calorifico sarebbe aumentato di altre sei volte! Mentr'egli spiegava questi prodigi, il consigliere Zagardi, suo rivale, quello che mi aveva compianto per la scala, sogghignava sotto sotto.(Pirandello - Novelle per un anno)
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La gente però credeva che di tutte le pene che gli toccava patire si rifacesse poi nelle grandi giornate del calendario patriottico, nelle ricorrenze delle feste nazionali, allorché con la camicia rossa scolorita, il fazzoletto al collo, il cappello a cono sprofondato fin su la nuca, recava in trionfo le sue medaglie garibaldine del Sessanta.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ora Sciaramè, quel giorno, doveva dire appunto alla figliastra di non scendere piú in quella stanza, sede della Società, e di rimanersene invece a lavorare sú, nella sua cameretta, perché Amilcare Bellone, presidente dei Reduci, s'era lamentato con lui, non propriamente di quest'abitudine di Rorò, ch'era infine la padrona di casa, ma perché, con la scusa di venire a leggere i giornali, vi entrava quasi ogni mattina un giovinastro, un tal Rosolino La Rosa, il quale, per essere andato in Grecia insieme con tre altri giovanotti del paese, il Betti, il Gàsperi e il Marcolini, a combattere nientemeno contro la Turchia, si credeva garibaldino anche lui.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma i socii, tranne Sciaramè, gli s'erano stretti attorno per vedere quella carta, come se non volessero crederci e lo affollavano di domande, segnatamente il grasso e sdentato romagnolo, Navetta, ch'era un po' sordo e aveva una gamba di legno, una specie di stanga, su cui il calzone sventolava e che, andando, dava certi cupi tonfi che incutevano ribrezzo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ebbene, si crederebbe? Vi s'allogò dentro, non ostante la custodia di quell'immagine e per piú d'un mese, ai vespri, mentre il padre beneficiale Fioríca faceva alla buona un sermoncino ai divoti prima della benedizione, di là dentro la tabacchiera si mise a tentarlo: - Sú, un pizzichetto, sú! Facciamola vedere la bella tabacchiera...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Il padre beneficiale Fioríca aveva in cuore da anni la spina di questa famiglia che si teneva lontana dalla santa chiesa, non già perché fosse veramente nemica della fede, ma perché lei, la chiesa, a giudizio del signor Greli (ch'era stato garibaldino, carabiniere genovese nella campagna del e ferito a un braccio nella battaglia di Milazzo) lei, la chiesa, s'ostinava a rimanere nemica della patria; ragion per cui un patriota come il signor Greli credeva di non potervi metter piede.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Non ci credetti mai, - seguitò la donna.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ne era tempo, perché donna Rosolina non voleva piú saperne di far la guardia alla nipote: protestava d'esser nubile anche lei e che non le pareva ben fatto che due donne stessero a tener compagnia a quell'uomo ch'ella credeva veramente turco, e perciò fuori della grazia di Dio.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Non comprendeva, o meglio non sapeva credere che...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Che bello sposo! Ci crede che non ho il coraggio di guardarlo? - E me? - domandò don Paranza.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Si voltò a guardarlo, lo vide con gli occhi chiusi: credette che dormisse.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Casa sua? Questa, in quel borgo di Sicilia? No, no! Il cuore gli volava ancora lontano, lassú, al paese natale, alla casa antica, ove sua madre era morta, ove abitava la sorella, che forse in quel punto pensava a lui e forse lo credeva felice.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Ma non ci credere, sai: somiglia a me, invece.(Pirandello - Novelle per un anno)
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La vecchia tornò a guardarlo, quasi atterrita, e ripeté: - Ma come! Che dice? E allora che voto è? Se non do quello che ho promesso, che vale? Ma scusi, a chi parlo? Non parlo forse a un sacerdote? E perché allora mi tratta cosí? O che forse crede che non do a San Calògero miracoloso con tutto il cuore quello che gli ho promesso? Oh Dio! oh Dio! Forse perché le ho parlato di quanto ho penato per raccoglierlo? E cosí dicendo, si mise a piangere perdutamente, con quegli orribili occhi insanguati.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Al solo pensiero che quel Silvestro Crispo potesse vederlo, invecchiato e cosí dietro a quei tre ragazzi mal vestiti, e con quella moglie grassa e ridicola che strillava di là, si sentiva vaneggiare in un avvilimento di vergogna, acre e insopportabile, al quale reagiva seguitando a sorridere a quel modo, mentre avvertiva con una lucidità che gl'incuteva quasi ribrezzo, che non soltanto lui qual era adesso, ma lui anche qual era stato tant'anni addietro, sedici anni addietro, viveva tuttora e sentiva e ragionava con quegli stessi pensieri, con quegli stessi sentimenti, che già da tanto tempo credeva spenti o cancellati in sé; ma cosí vivo, cosí "presentemente" vivo che, quasi non parendogli piú vero in quel momento tutto ciò che lo circondava, e pur non potendo negarne a se stesso la realtà, non potendo negare per esempio che quei tre ragazzi là fossero suoi; ecco qua, sorrideva, proprio come se non fossero; proprio come se lui non fosse questo Faustino d'adesso, ma quello: diviso in due vite distanti e contemporanee; vere tutt'e due, e vane tutte e due nello stesso tempo; e di là quella biondona pallida, di cui gli arrivava la voce sgraziata: "Faustino! Faustino!" - e qua, fuggente e ammiccante tra il rimescolío dei passeggeri sopra coperta, Lillí, Lillí di ventidue anni, bella come quando di nascosto, da lontano, per tentarlo, tenendo socchiuso l'uscio della sua cameretta si scopriva il seno tra il candor delle trine e con la mano faceva appena appena l'atto d'offrirglielo e subito con la stessa mano se lo nascondeva.(Pirandello - Novelle per un anno)
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dico, o che era meglio allora, che lo lasciavamo morire qua, aspettando il medico? Il dottor Mangoni crede che si rivolga a lui e gli risponde: - Eccomi qua, sono io.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Non dica poi, se me lo credevo! Io la ho avvertita! Bell'avvertimento! Ma se vivere, per lui, voleva dir leggere! Non dovendo piú leggere, tanto valeva che morisse.(Pirandello - Novelle per un anno)
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La sua voce, signorina, mi guasta tutto! - Ma io la prego di credere, professore, che la mia voce è bellissima! - protestò, sulle furie, la signorina.(Pirandello - Novelle per un anno)
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E credi pure che non c'è niente di meglio, bellina mia.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Se il signor giudice istruttore crede che Petix sia da punire con tutti i rigori della legge, perché per lui non è uno scemo feroce da paragonare a una bestia, né un pazzo furioso che per nulla abbia ucciso una donna a poche settimane del parto; la ragione del delitto, di quest'assassinio premeditato, quale può essere stata? Una passione segreta per quella donna, no.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Forse credevano che di quella passeggiata non si potesse assolutamente fare a meno, ora che la gravidanza era agli ultimi giorni.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Ma no! Lasci l'isola d'Elba, caro Brei! Crede che un lezione di storia si possa improvvisare? E dunque segga! Cesarino Brei, pallido, timido, sedette; e il professore seguitò a guardarlo per un pezzo, contrariato, se non proprio stizzito.(Pirandello - Novelle per un anno)
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E questo, non soltanto dacché era entrato in collegio, come i professori credevano, ma da qualche tempo prima.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Brutta zoticona, venuta sú dalla campagna che pareva un tronco d'albero, e che ora credeva di farsi bella, pettinandosi coi capelli alti e infronzolandosi.(Pirandello - Novelle per un anno)
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La balia gli voleva far credere che somigliasse a lui, invece.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Perché la mamma è santa, signor dottore! Che ho fatto io a questa madre? Perché deve svergognarmi cosí davanti a tutto il paese e lasciar credere di me chi sa che cosa? Io sono cresciuto, signor dottore, coi parenti di mio padre, è vero, fin da bambino; non dovrei rispettarla come madre, perché essa è sempre stata dura con me; eppure l'ho rispettata e le ho voluto bene.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Mi fa una stizza, che lei non può credere.(Pirandello - Novelle per un anno)
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ma no, che dico l'assurdità! La macabra ferocia di questa pretesa, le domando se crede possibile che le case d'Avezzano, le case di Messina, sapendo del terremoto che di lí a poco le avrebbe sconquassate, avrebbero potuto starsene lí tranquille, sotto la luna, ordinate in fila lungo le strade e le piazze, obbedienti al piano regolatore della commissione edilizia municipale? Case, perdio, di pietra e travi, se ne sarebbero scappate! Immagini i cittadini d'Avezzano, i cittadini di Messina, spogliarsi tranquilli per mettersi a letto, ripiegare gli abiti, metter le scarpe fuori dell'uscio, e cacciandosi sotto le coperte godere del candor fresco delle lenzuola di bucato, con la coscienza che fra poche ore sarebbero morti...(Pirandello - Novelle per un anno)
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E Satanina - sissignore - gli risponde di sí, senz'arrossire, e che anzi, se egli vi fosse disposto, ella gliene serberebbe eterna gratitudine Cosmo Antonio Corvara Amidei si mette allora a piangere come un bambino, facendole con la mano cenno di tacere, per carità! Grata, lei? Ma che dice? E allora lui? Una tal gioja, dunque, gli serbava la sorte? Come crederci? Per piú giorni il professor Corvara Amidei non può articolar parola.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Il professor Corvara Amidei si scuote, la guarda un po': - A lei? Il ritratto a lei? E quando? - Credevo che lo sapesse.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma ci voleva tanto i pensare ch'egli doveva - prima di tutto - gratitudine eterna al vecchio avvocato don Francesco Laleva, padre del candidato d'oggi, l'unico tra tutti gli avvocati del foro che lo avesse ajutato e difeso nell'occasione delle liti per la zolfara? Queste liti, è vero, le aveva perdute; l'ajuto, perciò, se vogliamo, era stato vano; ma che per questo? L'obbligo della gratitudine non restava forse per lui stesso, sacrosanto? E poi - a parte la gratitudine - ci voleva tanto forse a crederlo capace di un sentimento, che doveva in quell'ora esser comune a tutti i galantuomini, disgraziati e non disgraziati? Perdio, il sentimento della dignità del proprio paese! Era, sí o no, un cittadino anche lui? Le disgrazie, va bene; ma, come cittadino, non poteva essere forse indignato anche lui delle spudorate vergogne che il vecchio deputato uscente commetteva da venti anni impunemente? Non parlava; non aveva mai parlato, perché - le parole - vento! Ma ora ch'era venuto il tempo d'agire, sissignori; eccolo qua; si presentava da sé, non invitato, per mettersi a disposizione del figlio del suo antico e unico benefattore.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Che importava a lui, infatti, ora che con gli occhi di quell'ometto si vedeva rientrare in sé medesimo con tutte le sue sciagure e la sua miseria, che importava piú a lui della vittoria del Laleva? Delle vergogne del deputato sconfitto? Tutti i convitati, nel vederlo cosí d'un subito appassire, credettero in prima che fosse effetto di momentanea stanchezza, e cercarono di ravvivarlo con incitamenti e congratulazioni; ma si sentirono rispondere e agghiacciare con certi scemi e strascicati: "Già...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Aveva di questi lampi il signor Manfroni, nei quali egli per primo s'abbagliava e a cui doveva - a suo credere - la sua ingente fortuna commerciale.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Credi che ci abbiano mandato soltanto tuo marito, a domicilio coatto? Ci mandano anche noi! - I signori? - domandò Annicchia, stupita e incredula.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ersilia credeva d'aver già preso l'aria della "continentale" ed ebbe perciò fastidio di quelle vive, ingenue espressioni di pudor paesano.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Non vedi? Crede già di essere a casa sua.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Diffidi ora di quella poveretta? Ma ti pare che possa sorriderle il pensiero di tornare laggiú, dove non troverà piú il figlio, dove troverà invece un bruto, che la incolpa della morte del bambino e di cui lei ha paura? Avendo perduto il proprio figliuolo, per esser venuta qua ad allattare il nostro, crede d'aver acquistato il diritto di stare in casa nostra, presso a quest'altro bambino, al quale ha sacrificato il suo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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da guerra, là! Questa qui faceva ancora l'ingenua: mostrava di credere d'aver compreso che lui la volesse soltanto per serva.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- O babbaccio, e che fai? Ma guardate un po'! Le uova cova! Servizio di tua moglie, babbaccio! Non è da credere che il corvo non gridasse le sue ragioni: le gridò, ma da corvo; e naturalmente non fu inteso.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Perché ci credeva, lui, e come! agli Spiriti.(Pirandello - Novelle per un anno)
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chi crede di ragionare e non conclude nulla...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Stordito dai gridi dei barcaioli e dei facchini del porto, tra un continuo sbaccaneggiar di liti, e i fischi delle sirene e il fumo delle macchine, credette sinceramente che la necessità d'ingannare, i cattivi pensieri venissero dal fermento stesso di quella vita esagitata, esalassero dalle bocche delle stive, dall'acqua stessa del mare sporca di zolfo e di carbone, dal muffido pacciame delle alghe secche su la spiaggia solcata, scavata dal transito incessante dei carri striduli, carichi di minerale; credette sinceramente ch'egli, senza volere, vivendo lí, respirando in quell'aria, avrebbe appreso quell'arte in poco tempo; e fu felicissimo quando poté aver la dimostrazione che già gli altri credevano che non avesse piú bisogno d'apprender altro.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Nessuno volle credere alla buona fede del Noccia.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Come mai non s'era accorto che il Grao faceva volta per volta di soppiatto il giuoco inverso? Non se n'era accorto, perché anche lui credeva a occhi chiusi che quella vasta impresa commerciale, se non proprio centuplicato, avrebbe certo accresciuto di molto le ricchezze del suo principale.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Al primo, al secondo, al terzo colpo fallito, credette sinceramente alla disperazione del Grao, e che nel nuovo giuoco proposto fosse la salvezza e il rifacimento dei danni.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Il Noccia cominciò a credere allora all'esistenza d'un certo spirito maligno nato e nutrito dall'odio, dall'invidia, dal rancore, dai cattivi pensieri e insomma da tutto il male che ci vogliono i nostri nemici; uno spirito maligno che ci sta sempre attorno agile vigile e pronto a nuocerci, approfittando dei nostri dubbi e della nostra perplessità, con spinte e suggerimenti e consigli e insinuazioni che hanno in prima tutta l'aria della piú onesta saggezza, del piú sennato consiglio, e che poi tutt'a un tratto si scoprono falsi e insidiosi, sicché tutta la nostra condotta appare all'improvviso agli occhi altrui e anche ai nostri stessi sotto una luce sinistra, dalla quale non sappiamo piú, cosí soprappresi, come sottrarci.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Se non che, anche quel portafogli, come la borsetta, siamo giusti, poteva ormai credersi rubato.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma anche generalmente si crede che neppure a un galantuomo possa passare per il capo di mettersi in tasca una borsetta che non gli appartiene, e di negarlo poi in faccia, cosí come il Noccia aveva fatto.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Considerava la propria vita intemerata, quella della sua vecchia compagna, e non sapeva farsi capace come mai un tal mostro fosse potuto nascere da loro, come mai si fosse potuto ingannare per tanti anni, fino a crederlo un santo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ora puoi credere con lui, Silvio, ch'io volessi lasciarti cieco, per farmi sposare da te.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Che se egli, domani, avesse riacquistato la vista, bello com'era, giovane, ricco, signore, perché avrebbe sposato lei? Per gratitudine? Per pietà? Ah, non per altro! E dunque, no, no! Seppure egli avesse voluto; lei, no; come avrebbe potuto accettare, lei che lo amava e non lo voleva per altro? lei, che nella sventura di lui vedeva la ragione del suo amore e quasi la scusa, di fronte alla malignità altrui? E si può dunque transigere cosí, inavvertitamente, con la propria coscienza, fino a commettere un delitto? fino a fondar la propria felicità su la sciagura di un altro? Ella, sí, veramente, non aveva allora creduto che colui, quel suo nemico, potesse fare il miracolo di ridar la vista al suo Silvio; non lo credeva neanche adesso; ma perché aveva taciuto? proprio perché non aveva creduto di prestar fiducia a quel medico; o non piuttosto perché il dubbio che il medico aveva espresso e che sarebbe stato per Silvio come una luce di speranza, sarebbe stato invece per lei la morte, la morte del suo amore, se poi si fosse affermato? Per ora ella poteva credere che il suo amore sarebbe bastato a compensar quel cieco della vista perduta; credere che, se pure egli, per un miracolo, avesse ora riacquistato la vista, né questo bene sommo, né tutti i piaceri che avrebbe potuto pagarsi con la sua ricchezza, né l'amore d'alcun'altra donna, avrebbero potuto compensarlo della perdita dell'amore di lei.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Se ne compiace, perché anche lei vuol crederlo, sicura di non aver mai dato campo a desiderii, di cui, appena balenati, non abbia respinto tante volte l'immagine.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma forse dubita anche lei stessa, dentro di sé, d'esser qualche volta cattiva, perché resta in forse lei stessa della sua sincerità, per via di quei lampi pazzeschi che nella sua bambinaggine la fanno intravedere diversa da quella che lei si crede e che tutti la credono.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Perché poi non ci crede.) Non ci crede neanche lui, o, piuttosto, non vorrebbe crederci, perché non gli pare possibile che la morte si presenti cosí, in forma di quell'ovolino sul labbro, che non prude né fa male, come se non ci fosse.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Non ci vuol credere anche, perché sarebbe una fortuna troppo grande.(Pirandello - Novelle per un anno)
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E che stizza dentro di sé, intanto, per quelle sue mani che potevano dargli a vedere e a credere ch'ella non si sentisse al tutto calma e sicura! Infine, adagiata sul letto con tutte le precauzioni la bambina, e usciti tutti e due in punta di piedi dalla camera, era venuto il momento piú pericoloso: quello di vedersi loro due soli, di nuovo insieme, per un momento, prima di recarsi a dormire, nel silenzio e nell'intimità della casa.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma lascia dire, la signora Lèuca, e lascia pur credere che sia mancato per lei.(Pirandello - Novelle per un anno)
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E di qua e di là, passeri, cince e beccafichi, quasi n'avessero avuto il segnale dagli alberetti in vedetta, accompagnavano con un coro di sfrenata ilarità quell'aspra rissa sottovoce, a petto a petto, ferma ancora su quelle due parole, che invece di levarsi sú, acute, si stiracchiavano pigiate sempre piú dallo sprezzo: - Spiiia! - Laaadro! - Spiiiia! - Laaaadro! E alla fine, quando entrambi sentirono di essersi raschiata la gola e credettero d'aver ciascuno impresso su la grinta dell'altro, indelebilmente, il marchio d'infamia contenuto in quella parola tante volte e con tanta veemenza ripetuta, si voltarono le spalle, e Meo Zezza prese di qua e don Filiberto Fiorinnanzi di là, frementi, ansimanti, schizzando faville dagli occhi, stirandosi il collo in sú, il panciotto in giú, e ripetendo, fra il tremolío delle labbra aride, quello: - Spia...(Pirandello - Novelle per un anno)
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Da molti anni, dopo molte e intricatissime meditazioni, credeva d'essere riuscito a darsi una spiegazione sufficiente di tutte le cose; a sistemarsi insomma il mondo per suo conto; e pian piano s'era messo a camminarci dentro, non molto sicuro, no, anzi con l'animo sempre un po' sospeso e pericolante, nell'aspettativa d'una qualche improvvisa violenza, che glielo buttasse all'aria tutt'a un tratto, sgarbatamente.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Quell'occhio diffidava; quell'occhio non credeva al disinteresse; quell'occhio severissimamente lo ammoniva a non dir cosa che non avesse prova e fondamento nei fatti, e con inflessibile acume scrutava attraverso ogni parola che gli usciva con tremore dalle labbra.(Pirandello - Novelle per un anno)
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C'è una stellina piccola piccola lassú, a cui tengo fissi gli occhi e a cui dico spesso, sospirando: - Aspettami, verrò! E ad Eufemia, che è figlia d'un libero pensatore e ostenta di non credere in Dio, ripeto spesso: - Sciocca, credici: Dio esiste.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Eufemia mi guarda, come se le paresse strano che io, Luca Lèuci, possa dirle cosí, io che - secondo lei - non avrei davvero alcun obbligo di crederci, poiché Dio mi tratta male, facendomi morire cosí presto.(Pirandello - Novelle per un anno)
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La maestrina Boccarmè, vedendosi guardata con considerazione dalle signore del paese per l'intimità che le dimostrava quella bella signora forestiera, voleva quasi quasi dare a credere a se stessa che realmente quell'intimità tra lei e la Valpieri ci fosse, pur ricordando bene che, nel collegio, non c'era mai stata, e che anzi lei, di umili natali ed entrata in quel collegio gratuitamente, piú che per la freddezza sdegnosa delle compagne ricche aveva crudelmente sofferto per gli astii biliosi di questa Valpieri, la quale, appartenendo a una nobile famiglia decaduta, non aveva saputo tollerare in cuor suo di vedersi da quelle trattata male e messa a pari con lei.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- Tu? da chi? - Ma da vojaltri! Non è tuo parente? Ti prego di credere che non si è affatto rovinato per me, come vanno dicendo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma perché mai può esser fatta la scienza medica? Per essere applicata, crede ingenuamente il dottor Calajò.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Anche il figlio? Questi credette che il padre lo guardasse cosí per fargli intendere che s'era avuto a male della disubbidienza della nipotina, e s'affrettò a dirgli: - Quel diavoletto, è vero? t'ha disturbato.(Pirandello - Novelle per un anno)
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La moglie, afflittissima, gemeva: - Ma se te l'ho scritto e riscritto, Poldo mio, tante volte! Quasi in ogni lettera te l'ho scritto! Glielo aveva scritto e riscritto, difatti, sí; ma come avrebbe potuto Poldo Carega creder tanto? Da lontano, quella crescenza prodigiosa della figliuola gli era sembrata una delle solite esagerazioni della moglie.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Questo concetto dipendeva, a suo credere, dalla disgrazia comune a tutta la famiglia, la soverchia altezza.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Cosí lunga, gracile e languida, soffriva, soffriva tanto; ma nessuno voleva credere ai suoi languori, alle sue sofferenze; e tutti, sorridendo, le rispondevano: - Via via, signora Rossana, esagerazioni! - Ebbene, eccotela qua; guardala, ora, la mia esagerazione! E la signora Rossana, indignata, indicava al marito la figliuola, ch'era un'esagerazione per davvero.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma che! Allegrona la ritrovai, e quasi non sapevo credere ai miei occhi, allegrona, come non l'avevo mai veduta! Piú grassa di prima, e allegrona! Non tardai però a scoprire la ragione di tanta allegria.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma grazie tante! E poi? No no: ingegno, garbo, giovialità (doti tutte, che non aveva nessunissima difficoltà a riconoscersi) non sarebbero bastate (come tante gentili amiche gli volevano far credere) a compensare quei tre palmi di statura che gli mancavano.(Pirandello - Novelle per un anno)
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E non potendo in Dio, non poteva per conseguenza neanche piú credere, come gli sarebbe piaciuto, in qualche diavolaccio buffone che gli si fosse appiattato in corpo e si divertisse a ridere ogni notte, per far nascere i piú tristi sospetti nell'animo della moglie gelosa.(Pirandello - Novelle per un anno)
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- La prego di credere, Eccellenza! E nel dire Eccellenza stringe gli occhi Quaquèo, come se assaporasse un liquore prelibato.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Se crede che la sua disgrazia coniugale sia inerente alla pubblica funzione di lampionajo, ebbene, rinunzii a questa pubblica funzione; o, se non vuole rinunziare, si stia quieto, e lasci dire la gente.(Pirandello - Novelle per un anno)
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E diceva cosí perché, a suo credere, la vecchia Tresa Tumminía non avrebbe mai permesso che il marito, data via la roba assegnata in dote a Narda, si fosse messo a campare sul suo.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Alle vicine, che venivano a raccontarle tutte le amorevolezze che la zâ Tresa faceva a Narda, cose che non si sarebbero fatte nemmeno a una vera figliuola: orecchini d'oro, anelli d'oro, collane di corallo, fazzoletti di seta, da capo e da collo, "guardaspalle" di seta con quattro dita di frangia, scarpe di vitello col tacco alto e la mascheretta di coppale; cose, insomma, cose da non credersi; rispondeva, verde dalla bile: - Ah! baggiane! E non capite che lo fa per adescarla? Se la vuole ingrassare e tenere in casa come la troja! Restò, quando quelle vennero a dirle che la sorella sposava.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Quella somara poi era viziosa davvero: cosí viziosa che, a prestarla, don Marchino credeva in coscienza di non potersi arrischiare a cuor leggero.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Sbalordito e indignato, domandai: - Ma come? E la madre ci crede davvero? Quelle brave comari erano ancora cosí tutte accorate e atterrite, che del mio sbalordimento e della mia indignazione s'offesero.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Chi di noi tre, in tali condizioni, poteva aver animo da contraddire Stefano Traína e da difendere gli storni ch'egli ci dipingeva come una vera calamità per le campagne, peggio assai delle cavallette, vero flagello di Dio? Ma Stefano Traína era fatto cosí: parlando aveva bisogno di credere che qualcuno lo contraddicesse; e accalorandosi sempre piú, volle far sapere a noi tre poveri innocenti, che gli storni vanno a nugoli cosí fitti che, se passano davanti al sole, l'oscurano; se calano su un bosco d'olivi, in un batter d'occhio lo stèrminano.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Miracolo? Perché miracolo? Ammettiamo tutto: ammettiamo che la poveretta non sia morta veramente di paura, e che quella non sia stata un'allucinazione spiegabilissima in una che credeva di parlare ogni notte con le anime del Purgatorio e con quest'Angelo Centuno; ammettiamo che l'angelo le sia apparso per davvero e le abbia parlato.(Pirandello - Novelle per un anno)
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A mano a mano, crescendo, Bebè somigliò sempre piú alla mamma: ne ripeté tutte le grazie infantili, le mosse, i sorrisi, i primi giuochi, tra lo stupore accorato de' due vecchi che credevano d'assistere a una prodigiosa resurrezione.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Oppresso di stupore, ansimante, Marco Perla credette di scorgere negli occhi del Tranzi l'animo con cui questi gli si rifaceva incontro.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Ma non credevo...(Pirandello - Novelle per un anno)
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non credevo...(Pirandello - Novelle per un anno)
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E prese a parlargli di quel suo amore ingenuo, quando si credeva libera di disporre di sé, del suo cuore: delle lettere sottratte dalla nonna e scoperte per caso alla vigilia della partenza per Roma.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Doveva leggere a distanza, a braccio teso, perché - prèsbite - s'ostinava a credere di non aver punto bisogno degli occhiali.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Egli doveva vincere il proprio cuore, dirgli che aveva un bel sentirsi giovane, quando tutti lo credevano vecchio.(Pirandello - Novelle per un anno)
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Efix sentiva il rumore che le panas (donne morte di parto) facevano nel lavar i loro panni giú al fiume , battendoli con uno stinco di morto e credeva di intraveder l'ammattadore , folletto con sette berretti entro i quali conserva un tesoro , balzar di qua e di là sotto il bosco di mandorli , inseguito dai vampiri con la coda di acciaio .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Egli forse crede di venir qui a fare il signore .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Ritorna ? — Lasciate queste storie ! — disse Efix deponendo il cestino ai piedi della fanciulla , ma ella ascoltava come incantata le parole della nonna , e anche lui discendendo la strada credeva di rivedere il passato in ogni angolo di muro .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Vado e frugo , in casa vostra , eppoi scappo nelle grandi città !” — Tu credi che nelle grandi città si stia bene ? — domandò donna Ruth con voce grave , e donna Ester che aveva vuotato il vaso del latte e lo restituiva a Natòlia con dentro mezza pezza di mancia , si fece il segno della croce: — Libera nos Domine .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— È costume del tuo paese ? Donna Ester , donna Ruth , ci ha scambiato con loro ! Ci crede tutte sue zie ! Efix intanto , tirati giú i guanciali , li portò dentro la capanna vuota passando di traverso per la stretta porticina .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Sí , la zia Noemi è rimasta , vedendomi: non mi aspettava certo , e forse credeva che avessi sbagliato porta ! Ogni sua parola e il suo accento straniero colpivano Grixenda al cuore .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Giacinto mangiava , seduto sul sedile in muratura che serviva a piú usi , da tavola e da letto: e credeva anche lui di sognare .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Sí , fratelli cari , io ci andai con la bisaccia a metà piena e credevo di riportarla colma ; la riportai vuota ! Un Baroniese smilzo alto e nero come un arabo , invitò Efix a bere e gli raccontò episodi della guerra , di cui era reduce .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Non la credevo cosí collerica .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Eppoi dicono di credere in Dio , loro ! Perché non mi lasciano sposare la donna che amo ? — Taci , Giacinto ! Non parlare cosí di loro ! Esse vogliono il tuo bene .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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L'amico credeva di sognare ancora ; ma l'altro gli disse: sa , è da un pezzetto che la cerco .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— E tu lo credi ? Non dice una verità neanche se gli dai una fucilata .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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E zia Ruth la credeva morta , e gridò .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Noi credevamo che tu lo sapessi , Efix ! Prende i denari da Kallina , a usura , e Predu gli ha firmato qualche cambiale perché spera di toglierci il poderetto .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— E loro credevano ch'io sapessi ? E come ? . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Noi credevamo che tu lo sapessi , non solo , ma che gli facessi garanzia presso la tua amica Kallina . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Ah , dunque non lo sapevi ? Io credevo che parte del denaro l'avessero tenuto loro , le dame , per pagarti .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Eran le lucciole: ma anche lei credeva alle cose fantastiche , alla vita soprannaturale degli esseri notturni e ricordava che da ragazzetta , quando era povera e andava a chieder l'elemosina ed a raccogliere sterpi sotto le rovine del castello , e la fame e la febbre di malaria la perseguitavano come cani arrabbiati , una volta mentre scendeva fra i ciottoli , acuti come coltelli , in faccia al sole cremis fermo sopra i monti violetti di Dorgali , un signore l'aveva raggiunta , silenzioso , toccandola per la spalla .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Voi fingete di non crederci perché io tenga il segreto .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Piano piano , a misura che leggeva e che capiva , Noemi credeva di sognare .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Sulle prime anche Noemi credette come Efix a un atto inconsulto di Ester .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Donna Noemi , mi perdoni ! Io credevo di far del bene . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Giacinto credette che morisse .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Io credevo lo facesse apposta . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Avevo paura . . . Giacinto ascoltava alto , nero sul cielo rosso: la sua spalla tremava ed Efix , dal basso , credeva di veder tremolare tutto l'orizzonte .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Sa fare i suoi affari , quella dannata: finge di credere che Ester ha veramente firmata la cambiale di Giacinto e solo dice che vuole il fatto suo .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ho pensato bene prima di decidermi: lo faccio , credi pure , piú per dovere che per capriccio .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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È cosí , non posso , credi .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Che posso fare , che posso io ? Tu credi che siamo noi a fare la sorte ? Ricordati quello che dicevamo laggiú al poderetto: te lo ricordi ? E tu , sei stato tu , a fare la sorte ? Ed anche Efix si curvò ; e stettero cosí , vicini , tanto che l'uno sentiva il caldo del fianco dell'altro ; stettero quasi tempia contro tempia , come ascoltando una voce di sotterra .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Eppoi , tu credi ch'ella sarebbe felice , sposando zio Pietro ? Non basta il pane per renderci felici ; adesso me ne accorgo anch'io . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Ricordi le cose che dicevamo al poderetto ? Io le ricordo sempre , e dico appunto a me stesso: Efix ed io siamo due disgraziati , ma siamo veramente uomini tutti e due , piú dello zio Pietro , piú del Milese , certo ! Zio Pietro ? Cos'è zio Pietro ? Ha lasciato le zie soffrire sole per tanti anni , esposte a tutte le miserie e alle beffe di tutto il paese: e adesso anche lui crede di far bene perché vuole sposare Noemi ! Lo fa perché la donna gli piace come donna , come a me piace Grixenda , null'altro .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Anche questi giorni scorsi è stato male: ma nessuno ci credeva .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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La gente non crede mai . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Cosa credi , fratello mio ? Io son nato ricco , mio padre era come Giacobbe , ma senza tanti figli , e diceva: non importa che mio figlio sia cieco , i suoi occhi son d'oro (alludeva alle sue ricchezze) e ci vedrà lo stesso .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ed ecco Efix , vinto dal sonno , crede di non poter piú sollevare le palpebre e di sognare: vede il vecchio cieco mettersi a sedere , protendersi in ascolto ,appoggiare la mano al tronco della quercia , alzarsi e dopo un momento di esitazione accostarsi a lui e con la mano adunca tirar su la bisaccia come pescandola nell'ombra .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ma se tu credi di poterti trovare un altro compagno fa pure .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Tu credi d'essere tornato e di riposarti .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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«Non crederanno sia il vento della buona fortuna che mi riporta ?» E d'improvviso , per un attimo , gli dispiacque che Noemi avesse acconsentito prima ch'egli tornasse .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ah , com'era peccatore ancora ! — Tu credi che don Predu sia là ? — domandò volgendosi prima di uscire .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Tu allora credi che sia stato Predu a dirglielo ? — Io credo cosí , donna Noemi mia .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Senti , tu credi Giacinto sposi davvero Grixenda ? — Sí , è una cosa certa .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Nella malinconia " ansiosa " o " agitata ", idee ipocondriache di negazione , di piccolezza , d'autorimprovero ; l'ammalato crede di essere perseguitato , rovinato nei propri interessi , tradito negli affetti , odia senza ragione i propri simili . (Gozzano)
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Mentre il governo può credermi complice , i cittadini possono malignarmi come rivelatore del segreto . (Foscolo)
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Ma quel suo non credere mi seccava dentro: e pur qualcosa perdevo della fede mia; la freschezza, la sicurtà, la gioia e la forza che vengono dal professarla liberamente. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Quando penso a tre o quattro azionacce della mia gioventù, n’ho paurosa vergogna: e conforto unico mi è il credere che l’anima umana, or in male or in bene, s’immuti di pianta. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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I miei che le sapean grado del contegno suo meco, credettero poterla tenere in casa, e nasconderla a me giovanetto. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Che italiana fosse, non sognav’egli; e avendo in Quimper veduti pallori di donne belli e sereni, e severi come d’imagini, credeva lei del paese: se non che nella modestia gli pareva intravedere non so che più sentito, e più sobbollente.. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Cadde il discorso del cristianesimo: l’uomo, com’è da credere, disse il cristianesimo cosa ita. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Da quel giorno accettò più sovente i desinari della signora dotta, sebbene ci patisse, e vedesse come costei si credeva di fargli regalo grande: li accettò quando sperava trovarvi Maria. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Osò pregarla di lavorare per lui; e a tal fine, si restringeva nelle altre spese pur per avere come vederla; ella sospettava di questo; ma lo credeva men povero, e poi non avrebbe saputo negare a sé l’occasione di parlargli: e tirava in lungo il lavoro acciò che queste congiunture durassero senza grave danno di lui. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Credigli, non gli credere: fa quel che Dio t’ispira: io non vo’ rimorsi né rimbrotti; e non intendo né anco portare il candelliere. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Matilde scriveva a Maria, consigliandola con ischiettezza d’amica e come di spassionata, a credere alla bontà di Giovanni e diffidar della propria. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Maria intravedeva il vero: ma temerità le pareva il crederlo, e tormento inutile ormai. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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L’altera anima di Maria vide in quella lettera come una disfida fatta alla sua generosità; egli nella risposta non vide l’amore offeso, ma la voglia di finirla; non badò all’accorato affetto dell’ultime parole, e non le credette del cuore. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Voi pia, pensate che vita avreste accanto ad un uomo che non crede le cose a voi care tanto. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Non raccapezzava più nulla, se crederlo l’uomo di prima o un indegno che si facesse gioco del suo dolore.. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Crede lei che quella povera donna sia un ciocco, da non capire, e da non sentir dispiacere di questa doppiezza? Sì signore, doppiezza." "Ma per carità, vedete in che stato sono; non mi tormentate: lasciatemi dire." "Che vuol ella dire? Meglio che la stia zitto. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Solevano (tale fin dal primo era il patto) dormire divisi: che da questo reciproco rispetto, conducevole insieme a virtù e a libertà, a sanità e a pulizia, credevano giovarsi l’amore. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Quante memorie vietate, fin ne’ concessi abbracciamenti! Perdono, o terribile Iddio dell’amore severo! Non mi punite: non togliete a me questa ch’è omai conglutinata con l’anima mia!" Era a Nantes un medico italiano, affettuoso più che medico non soglia, e schietto, e non ancora credente ma desideroso di credere, e innamorato. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Credett’egli tempo di cominciare, e le disse: per un caso sopraggiunto debbo scrivere a lungo e senz’indugio. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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— Errava egli nel credere lecito il sacrifizio di sé, e il consentire a questo omicidio con la speranza di risparmiarne altri assai? Maria tornò: non trovandolo, pensò foss’ito al duello senza dirle addio; e la forza di che s’era armata nella battaglievole preghiera, le cadde a un tratto. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Il Francese scelse l’avvocato che aveva, presente Giovanni, offeso l’Italia, e poi chiestogli scusa; e un medico ateo, che dalla bontà dell’animo molta veniva a poco a poco condotto a credere le verità già negate con ira. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Giunti al luogo, il Francese, secondo il patto (e lo credeva bizzarria o ubbia o pretesto; però l’accettò), tira primo. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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La credeva le celassero il vero, e ch’egli soffrisse più, ma tacesse per non l’affliggere: e co’ falsi timori aggravava il male di lui daddovero.. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Un giorno ch’ella credeva d’aver offesa Matilde, chiamò lui; e con le lagrime agli occhi disse che la non voleva più essere di peso a lui povero, e a lei sì buona; la mettessero all’ospedale.. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Credi tu ch’i’ non lo intenda il tuo cuore? Ma taccio per non t’amareggiare di più. (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Son pur gentili le creature dell’uomo che crede in Dio!". (Tommaseo - Fede e bellezza)
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Quando rivedo nella memoria qualche casupola nera che ora specchia nel lago le sue gale di zotica arricchita, qualche gaia palazzina elegante che ora decade in un silenzioso disordine; il vecchio gelso di Oria, il vecchio faggio della Madonnina, caduti con le generazioni che li veneravano; tante figure umane piene di rancori che si credevano eterni, di arguzie che parevano inesauribili, fedeli ad abitudini di cui si sarebbe detto che solo un cataclisma universale potesse interromperle, figure non meno familiari di quegli alberi alle generazioni passate, e scomparse con essi, quel tempo mi pare lontano da noi molto più del vero, come al barcaiuolo Pin, se si voltava a guardar il ponente, parevano lontani più del vero, dietro la pioggia, il San Salvatore e i monti di Carona. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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La signora non credette di consentire e il giovine se ne disperò, le fece intendere che considerava Luisa come sua fidanzata davanti a Dio e che sarebbe morto prima di abbandonarla. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Scarso di esperienza perché non aveva viaggiato, pronto a pigliar fuoco nella fantasia, costretto ad accordar i desideri molti con i quattrini pochi, credeva facilmente le asserite fortune di altri cercatori tapini, n'era spesso infocato, accecato e precipitato su certi cenci sporchi, che, se costavano poco, valevano meno. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Non aveva dubitato un istante della sua religione, ne eseguiva scrupolosamente le pratiche senza domandarsi mai se fosse ragionevole di credere e di operare così. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Spero e credo bene che un certo caso non succederà mai, ma, se succedesse, non state a credere che alla mia morte ci sarà qualche cosa per voi, perché io ho già pensato in modo che non ci sarà niente.» «Figùrati!», fece il giovine, indifferente. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Ella credeva di trovar il curato in salotto, ma il curato se l'era svignata per la cucina. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Ella credette di rispondere: «Oh Carlin! Bene e voi?», ma in fatto non aperse bocca. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Nel sottoportico che da Casarico mette alla stradicciuola di Castello, Pasotti si sentì venir dietro a precipizio qualcuno che gli passò accanto nel buio, e credette di conoscere un tale detto «légora fügada (lepre cacciata) » per la sua andatura sempre furiosa. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Come stava quella povera donna? Male! Proprio tanto male? Ma da quando? E c'era stata qualche cagione? Qualche commozione? Qualche dispiacere? Gli antichi si conoscevano, ma ce n'erano stati dei nuovi? Forse per la Luisina? Per quel matrimonio? E don Franco non veniva mai a Castello? Di giorno, no, va bene;ma… ? (Fogazzaro - Piccolo mondo antico) Come quando il chirurgo va interrogando e tastando un paziente in cerca dell'occulto posto doloroso, che il paziente risponde tanto più breve e trepido quanto più la mano indagatrice si appressa al punto e, appena essa vi arriva, trasalendo si sottrae; così la signora Cecca andò rispondendo al Pasotti sempre più breve e cauta, e a quel ma, posto delicatamente dove le doleva, scattò: «On poo de torta ancamò! Scior Controlòr! L'è roba d'i tosann!» (Fogazzaro - Piccolo mondo antico) Pasotti sacramentò in cuor suo contro i «tosann» e la loro torta di miele, creta e olio di mandorle, ma credette utile d'ingoiarne un altro boccone e tornò poi a toccare, anzi a premere, il tasto di prima. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Cossa mai! Cossa mai!», fece il povero signor Giacomo diventando di tutti i colori; e la Pasotti che per un miracolo aveva udito, aperse una bocca smisurata, non sapeva se dovesse credere o no. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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E gli suggeriva delle idee senza averne l'aria, facendogli credere che venivan da lui, perché alla paternità delle idee Franco ci teneva molto e Luisa era invece del tutto indifferente a questa maternità. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Poi vi sono anime che mostrano di credere nella vita futura e vivono del tutto per la presente. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Non crede nella vita futura?», mormorò il professore. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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È una cosa sublime!» «Lei è certo, però, che quest'anima è in errore?» «Oh sì sì!» «Ma Lei, a quale delle Sue categorie appartiene?» Il professore si credeva dei pochissimi che si regolano interamente secondo un'aspirazione alla vita futura; benché forse sarebbe stato imbarazzato a dimostrare che i suoi profondi studi su Raspail, il suo zelo nel preparare acqua sedativa e sigarette di canfora, il suo orrore dell'umidità e delle correnti d'aria significassero poca tenerezza per la vita presente. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Però non volle rispondere, disse che non appartenendo a nessuna 90 Chiesa, credeva tuttavia fermamente in Dio e nella vita futura e che non poteva giudicare il proprio modo di vivere. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Però, professore», disse Luisa uscendo con la parola viva da un corso occulto d'idee, «si può, non è vero, credere in Dio e dubitare della nostra vita futura?» Ell'aveva posato, così dicendo, l'aggrovigliata matassa della pesca e guardava il Gilardoni in viso con un interesse vivo, con un desiderio manifesto che rispondesse di sì; e, perché il Gilardoni taceva, soggiunse: «Mi pare che qualcuno potrebbe dire: che obbligo ha Iddio di regalarci l'immortalità? L'immortalità dell'anima è una invenzione dell'egoismo umano che in fin dei conti vuol far servire Iddio al comodo proprio. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Voeui morì lì», protestò il povero prete, «se ho detto una parola sola! Niente! Tücc ball!» Luisa non voleva creder colpevole la povera Barborin, e don Giuseppe le dichiarò che sapeva la cosa dallo stesso signor Controllore. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Perché in quel momento gli pareva di posseder tutta intera l'anima della donna sua mentre tante volte, pure sapendosi amato, credeva sentire in lei, al di sopra dell'amore, una ragione altera, pacata e fredda, dove i suoi slanci non arrivassero. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Non credeva fargli torto, non provava rimorso, ma s'inteneriva, quando ci pensava, di amorosa pietà. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Franco credeva fervidamente nella vita futura ma in fatto si attaccava con passione a tutto che la vita terrena ha di bello, di buono e di onestamente piacevole, compreso il tarocco, la primiera e i buoni pranzetti. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Vuole che Cavour mandi il duca di Genova e quindici o ventimila uomini a battersi per i turchi se non ha in pugno la guerra all'Austria? La signora crede che non passerà un anno.» Franco scosse i pugni in aria con un fremito di tutta la persona. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Egli e Franco credevano utile qualunque movimento insurrezionale che valesse a distrarre anche una menoma parte delle forze austriache. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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La povera sorda cadde dalle nuvole, non sapeva né di discorsi né di matrimoni, protestò ch'era una calunnia, scongiurò suo marito di non crederci, si disperò, quasi, perché il Controllore mostrava conservar un sospetto. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Se colui avesse avuto una faccia più italiana, gli avrebbe creduto; con quella faccia calmucca non gli credette e lasciò cader il discorso. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Uditala, ci credette nel suo cuore ma protestò a parole, cercò difender la nonna da un'accusa troppo poco fondata e troppo mostruosa. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Il Ricevitore lo credette disposto a scendere e siccome il corridoio era quasi buio e la scala non si vedeva, s'incamminò egli, come più pratico, a destra, verso la scala, dicendo: «Di qua». (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Lo credette spavento e non gli pareva possibile. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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La povera donna credette che un esercito avesse spazzato via i suoi amici e si mise a sbuffare «oh! oh!» come una locomotiva. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Ma la fronte sua n'era adombrata e a un certo punto gli sfuggì di dire: «Quante disgrazie, quante amarezze ha sopportato tua madre, con che rassegnazione, con che forza, con che pace! Credi tu che una pura bontà naturale le avrebbe potute sopportare così?». (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Sua moglie credette che sognasse e, posatogli il capo sopra una spalla, si riaddormentò. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Così ciascuno dei critici saliti nella navicella d'un grande poeta si crede fare una via differente. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Dirò che vado a Milano, crederà chi vorrà; invece sarò in Piemonte.» 1 Gilardoni giunse le mani silenziosamente, sbalordito. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Mi credi curiosa?», sussurrò ella fra le sue braccia. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Non credere ch'io pensi ai denari. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Del resto Ella non deve credere che l'I. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Ho fatto male, signora Luisina?» «Altro che male! Malissimo! Mi scusi, sa, Lei ha avuto l'aria di andare a proporre una transazione, un mercato! E la marchesa crederà che siamo d'accordo! Ah!» Ella strinse e scosse le mani congiunte come se avesse voluto rimaneggiarvi, rimpastarvi dentro una testa professorale più quadra. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Ma egli fraintese, credette che volesse domandar perdono e la respinse. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«No», supplicò straziata, «dimmi che mi credi, dimmelo subito subito perché altrimenti tu non sai, tu non sai!» «Cosa, non so?» «Tu non sai come sono io che ti amerò ancora ma non vorrò più essere moglie per te, che potrò soffrir tanto ma non cambiare, mai più! Capisci cosa vuol dire mai più?» Egli la trasse a sé, la sottile persona ansante, le strinse le mani da rompergliele e disse con voce soffocata: «Ti crederò, sì, ti crederò». (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Ti crederò», disse, «ti crederò?» «Ti credo, ti credo.» Lo credeva davvero ma dov'è ira è sempre anche orgoglio. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Perché non raccontarmi tutto subito?» «Perché quando rimproverai Gilardoni egli mi supplicò di tacere ed io credetti, com'era anche vero, che fosse inutile, a cosa fatta, darti un dispiacere così grande. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Per l'ideale superiore ti bastava di credere e di pregare. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Il concetto religioso che mi si veniva formando sempre più chiaro nella mente era questo, in breve: Dio esiste, è anche potente, è anche sapiente, tutto come credi tu; ma che noi lo adoriamo e gli parliamo non gliene importa nulla. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Ecco», soggiunse, «se si trattasse solamente di questo dispiacere circa la nonna, non credi che avrei sacrificato mille volte l'opinione mia piuttosto che affliggerti? Bisognava bene che ci fosse sotto qualche altra cosa. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Franco credette indovinar in lei una supposizione, un timore, e se ne offese. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Tu mi credi orgogliosa e io stessa mi credevo molto suscettibile: adesso sento che le tue parole umilianti non potrebbero trattenermi dal venirti a cercare. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Soggiunse che della vita passata 1 aveva domandato perdono a Dio e che credeva doverlo domandare anche a lei. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Credeva poi che corrispondendo con Torino io avessi il piano di Cavour 1 in una tasca e quello di Napoleone nell'altra. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Egli crede che torneremo un paese di cani e gatti. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Posso io dirti quello che sento per Maria? Chi potrebbe dire questa commozione, questa tenerezza immensa, questo desiderio che mi strugge di tenermela almeno un momento, un solo momento, sul cuore? Credi tu che io possa attendere fino a novembre? No no no, scriverò appendici, copierò, monterò qualche guardia per altri ma verrò a Lugano prima! Coprila di baci per me, intanto, dille che Papà ha sempre nel cuore la sua Ombretta e che la benedice, domandale cosa le farebbe piacere ch'io le portassi e poi scrivimelo senza pensar poi troppo alla mia povertà. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Ti supplico di credere che non sono orgogliosa; non posso neanche comprendere un'accusa simile! Mi par di capire dalla tua lettera che tu mi supponga ritornata alla fede in Dio. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Ma t'ho io mai detto di non credere in Dio? Non posso averti detto questo perché la storia de' pensieri miei mi è tutta scritta nella mente, e lo spavento, l'angoscioso pensiero di non poter forse più credere in Dio mi son venuti dopo la tua partenza; ne so il giorno e l'ora. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Vorrei dire che se tante nere nuvole mi nascondono l'esistenza di una Giustizia Superiore, me ne trapela però un raggio in Maria; e questo raggio mi fa credere e mi fa sperare nell'Astro. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Se Maria mi fa credere in Dio non vuol dire che possa farmi credere anche nella Chiesa. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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E tu credi sopra tutto nella Chiesa, tu! Cerca di persuadermi dunque e io pure ti ascolterò palpitando; e se non prego, almeno spero, perché adesso più che mai desidero pienamente unirmi a te. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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La Pasotti fraintese l'espressione dei suoi occhi, credette leggervi un rimprovero e si mise a piangere con le mani sul viso, a dirsi nelle mani, scotendo quei due poveri riccioloni neri, che ci aveva una rabbia, una rabbia! Avrebbe vissuto un anno a pane ed acqua piuttosto che invitar a pranzo la marchesa! Questa del pranzo era certo una gran croce per lei, in causa di tanti pensieri, della fatica di preparar tante cose e delle tremende strapazzate di Pasotti; ma la croce suprema era di far dispiacere a Luisa! Almeno fosse una croce buona da offrire al Signore! Ma no, ci aveva troppa rabbia. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Ella non credeva incontrarmi, signor Pasotti», disse a voce alta. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Che la guarda», soggiunse, «che La guarda, sciora Lüisa, se La voeur propi minga donàghela al Signor, che ghe La dona a la Soa nonna Teresa, a la Soa mammin de Lee, che ghe l'avarà inscì cara, sü in Paradis!» Luisa fu intenerita, non dalle parole, ma dal pianto e rispose con dolcezza: «L'à capii che ghe credi minga, mi, al So Paradis! El me Paradis l'è chi!». (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Dina credeva ch'egli avesse intenzione di offrirgli un impiego al Ministero degli Esteri. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Tu potevi credere che Maria fosse in camera o con la Veronica, tu potevi rimanere in sala con gli sposi e la disgrazia sarebbe successa ugualmente. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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E il funerale, a che ora si farebbe? La Leu credeva che si farebbe alle otto. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Il buon Paolon, che taceva sempre e non sapeva giuocare a tarocchi, credette aver finalmente trovato una parola ossequiosa e savia da metter fuori. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Fino a questo punto la marchesa aveva sentito, sognando, di sognare; qui credette svegliarsi, vide con orrore che qualcuno era entrato infatti. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Ella ci domanda perdono, ha paura di morire, mi supplica di andar da lei, di portarle una parola di pace anche per te.» Neppure Franco credeva all'Apparizione, scettico profondamente com'era per tutto il soprannaturale non religioso, ma credeva che Maria, nella sua esistenza superiore, avesse già potuto operare un miracolo, toccar il cuore della nonna e ciò gli recava una commozione indicibile. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Franco andò alla finestra, vide un uomo solo che veniva correndo, credette a un falso allarme; ma l'uomo, quel tale che portava il nomignolo di «légora fügada», che vedeva e sapeva tutto, gli gittò, passando sotto la finestra, due parole: «La forza!». (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Egli credeva di obbedire alla voce di Maria, a un dovere di coscienza. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Oh Dio, oh Dio! povareto mi, La me perdoni per carità, credeva che fosse la servente! Avvocato distintissimo, in nome de Dio, cossa xe nato?» «Gnente gnente, sior Zacomo», fece l'avvocato contraffacendolo molto lombardamente col suo imperturbabile umorismo. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Egli credeva esser venuto a portarlo il perdono, e non a riceverlo. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Farò testamento», diss'ella, «e desidero che tu sappia che tutta la roba Maironi sarà per te.» Ah marchesa, marchesa! Misera, gelida creatura! Credeva ella di aver comperato la pace con questo? Qui veramente aveva sbagliato anche il prefetto perché il consiglio di far questa dichiarazione al nipote gliel'aveva dato egli, buon galantuomo ma privo di tatto, incapace di comprendere l'alto animo di Franco. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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A Franco l'idea che si potesse credere esser egli venuto per interesse, riuscì intollerabile. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«No, cara», egli pensa, «no, amore, no, vita, tu non sei là dentro e sia benedetto il Signore, che mi dice di non credere questa cosa orribile!» Poche remate ancora ed ecco la casetta del tempo felice, delle ore amare, della sventura; la finestra della stanza dove Luisa si perde in un dolore tenebroso, la loggia dove passerà quind'innanzi solo le sue giornate il vecchio zio Piero, l'uomo giusto che discende silenziosamente, tribolato e stanco, verso la tomba. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Prima credevo che ci fosse un Dio cattivo, adesso non credo più che esista; ma se vi fosse il Dio buono nel quale credi tu, non potrebbe condannare una madre che ha perduto la sua unica figliuola e cerca persuadersi che una parte di lei vive ancora!» Ester non rispose. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Ester non credeva in fatto di soprannaturale che alla dottrina cristiana. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Poiché, indirettamente, aveva capito che Luisa credeva di comunicare con lo spirito della bambina. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Gliela vide spaventosa in faccia, intese ch'ella lo credeva risoluto di troncare mentre ne aveva solamente avuta la tentazione e le prese, commosso, le mani, le disse che Ester era tanto buona, che l'amava tanto, che né lui né lei avrebbero mai voluto recarle volontariamente un'afflizione. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Adesso non si discorre più né di tavolini né di spiriti, non si discorre che di diplomazie e di guerra; ma gli anni scorsi se ne parlò moltissimo e parecchie persone che io stimo e onoro ci credevano. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Ma io voglio credere che nel tuo caso non v'inganni l'immaginazione, che il vostro tavolino si muova e si esprima davvero come dici. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Luisa credette veder l'acqua salire un palmo. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Questi non capi affatto, credette a un senso d'imbarazzo e si addormentò nel suo angolo. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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«Parlar così, tu che dicevi sempre di prender la vita come una guerra? E il tuo modo di combattere sarebbe questo? Io credevo una volta che la più forte fossi tu. (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Vi è ancora per te un avvenire di vita intensa; il dramma, che tu credevi finito al secondo atto, continua e dev'essere straordinario se Io te lo annuncio». (Fogazzaro - Piccolo mondo antico)
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Vantava Federico Berecche, fino a pochi giorni fa, la sua origine tedesca, chiaramente dimostrata, oltre che dalla quadrata corporatura, dal pelame rossiccia e dagli occhi ceruli, anche dal cognome Berecche, corrotta pronunzia, a suo credere, d’un nome prettamente tedesco.(Pirandello - Berecche e la guerra)
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– Finora credevamo alla grandezza d’una Lucrezia, d’un Muzio Scevola; perché annientare con piccoli ragionamenti la grandezza di simili figure? Se i Romani furono
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così grandi da credersi capaci di tali cose, non dovremmo noi essere almeno così grandi da prestar loro fede? –
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Lume maledetto della ragione! Ragione maledetta, che non sa accecarsi nella fede! Lui Berecche vede, o crede di vedere con questo lume tante cose che gl’impediscono ora di pregare con la sua piccola figliuola Margherita, cieca nella cieca
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Il guajo, il vero guajo, è stato per il fratello, che il signor Truppel credeva ancora dentro la bottega, e invece no, non c’era piú.(Pirandello - Berecche e la guerra)
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Medico in ritiro, forse pensa, entro di sé, che nessun segno piú manifesto di pazzia che il ragionare, o il credere di ragionare, in certi momenti.(Pirandello - Berecche e la guerra)
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— Non temo. Ella guardava la morte e non credeva alla morte. Vide l'ombra d'un pioppo su la via splendida; distinse sul ciglio erboso il fiore intatto del vento, il labile globo di piuma sul gambo sottile; si contrasse, divenuta un solo istinto vitale dalla nuca al tallone, imitando il guizzo delle rondini vive che sfioravano il cofano pieno di fremito.(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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I salci spogli, con una lieve ghirlanda di frondi in sommo, miravano negli stagni riflesso un aspetto tanto socievole che pareva si fosser già tenuti per mano e allora allor disgiunti dopo una danza serena. E tanto eran fresche le ninfee nei canali che la donna credeva sentirne l'umidità intorno ai suoi propri occhi arsi. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Credeva di udire il preludio indistinto d'una musica che tra breve fosse per irrompere con la veemenza del torrente. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Un gran sobbalzo la distaccò dall'amante. E le sue pàlpebre gravi battevano per respingere la nube addensata, per riacquistare il lume, per distinguere il fantasma dalla presenza certa. Era ancóra l'imagine nello specchio? Era ancóra lo sguardo della follia negli occhi suoi divenuti estranei? Era il pallore stesso della sua perdizione quello? Ah, non credeva di poter essere tanto livida!(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Credevamo che tu fossi lì lì per raggiungerci — rispose Isabella, domato il turbamento. — C'era parso di udire la tua cornetta, Aldo. E abbiamo pur lasciato il custode giù. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Ella cercava il fazzoletto; e si traeva indietro con moti quasi coperti, chinando sotto le ali ferrugigne il viso ch'ella credeva di fiamma.(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Le giunture gli si scioglievano come nel pànico. Si chinò su la ringhiera, e credette che il battito del suo polso risonasse sul ferro come il martello su l'incudine. Lo stormo frenetico delle rondini s'era allontanato perdendosi ai confini della palude, ed egli l'udì tornare verso la loggia come una forza ruinosa e strepitosa che fosse per trascinarlo seco (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Si guardarono negli occhi leali sorridendo, emuli e fratelli. La loro fraternità vigeva già dalla prima giovinezza, nata sul ponte d'una nave da guerra, nei primi anni del servizio, quando a ogni primavera credevano essi venuto alfine il tempo di puntare i cannoni delle torri corazzate contro un bersaglio che non fosse quello delle gare di tiro nella rada di Gaeta.(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Crede questo?
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Crede al presagio?
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— Una rosa perduta, una rosa ritrovata! Chi La manda a me? Veramente viene di Madura? Ha fatto tanto cammino? È la prima volta che porto un fiore nel cielo. Crede che sia leggero? Forse pesa quanto un doppio destino. Lo porterò in alto, in alto. Le prometto che lo porterò oggi a un'altezza non raggiunta mai da me né da altri, sopra le nubi. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Giulio Cambiaso non aveva mai sentita così piena la concordanza fra la sua macchina e il suo scheletro, fra la sua volontà addestrata e quella forza congegnata, tra il suo moto istintivo e quel moto meccanico. Dalla pala dell'elica al taglio del governale, tutta la membratura volante gli era come un prolungamento e un ampliamento della sua stessa vita. Quando si curvava su la leva a manovrare contro un colpo un salto un buffo, quando inchinava il corpo verso l'interno del circolo nel veleggio roteante per muovere con la pressione dell'anca il congegno inteso a inflettere la velatura estrema, quando nell'andare all'orza manteneva l'equilibrio con un bilanciamento infallibile intorno al centro di stabilità e trovava a volta a volta il modo di trasporre l'asse del volo, egli credeva esser congiunto ai suoi due bianchi trapezii con nessi vivi come i muscoli pettorali degli avvoltoi che avea veduto piombarsi dalle rocce del Mokattam o aggirarsi su l'acquitrino di Sakha. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Ella prese fra i denti il suo velo; e prese la sua ragione e la tenne ferma, come si prende fra le mani il capo che duole e vacilla. Ma le sfuggiva, pareva disgregarsi, decomporsi in imagini rilevate come le cose reali e brutali. Ora rivedeva i denti di Giulio Cambiaso, i denti minuti e candidi, il sorriso smarrito dell'uomo che non era più, il movimento delle labbra nel proferire le parole del sogno: «Una rosa le cadde giù pel suo panno azzurro, su le lastre che riflettevano i suoi piedi nudi». Anche negli occhi che li aveva guardati c'era un poco di morte; anche quello sguardo, che s'era piaciuto di quel sorriso, era morto; quel freddo, ch'ella ora pativa, le veniva da quel cadavere, «È la prima volta che porto un fiore nel cielo. Crede che sia leggero? Forse pesa quanto un doppio destino. Lo porterò in alto, in alto....» Non era egli stato ucciso da quella rosa? dalla rosa di Madura?
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Credi che questo lo consolerebbe?
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— Sei pazza — rispose Aldo con una pronta asprezza. — Credi ch'egli abbia bisogno di te?
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— Uno strillone brutale, sotto la sua finestra, all'alba, nel dormiveglia. Prima frantenderà il nome; poi l'anima sola, più desta della povera carne, ascolterà. Non crederà di avere inteso; ascolterà ancóra quella voce più lontana, che sarà rauca d'acquavite. Nell'intervallo udrà cantare la rondine sotto la gronda, come negli altri mattini. Senza sangue, senza respiro, vuota di tutto, nel buio della stanza, con gli occhi sbarrati, vedrà lo spavento del giorno entrare per le fessure.... (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Ella s'agitò infastidita; si rivoltò; riaffondò il viso nel guanciale, fiottando. Chiara obbedì. Poco dopo, si fece un gran silenzio. Un'ora dalla mezza notte era già passata. Bisognava osare senza indugio: bisognava escire dalla stanza, scendere a svegliar Filippo il meccanico, dare l'ordine in modo da ottenere l'obbedienza, partire con la vettura non dalla porta dell'albergo ma dalla rimessa. La più piccola contrarietà della sorte poteva compromettere l'esito. «Isabella dorme? Aldo è forse andato fuori. Non è rientrato ancora? Se l'incontrassi per le scale! Mi crederebbe impazzita?» Il rischio eccitava la sua audacia febrile. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Paolo sentì una vena di gelo salire nel suo gelo. Credette che quella fosse la voce della follìa; e lo sgomento e la pietà lo strinsero. Egli si chinò a guardare più da presso il povero viso insensato. Tutta la notte gli parve piena di sciagura. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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— Ed egli l'ha presa e m'ha detto: «Veramente viene di Madura? Ha fatto tanto cammino? È la prima volta che porto un fiore nel cielo. Crede che sia leggero? Forse pesa quanto un doppio destino. Lo porterò in alto in alto». (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Credi ch'io non sappia che quella notte andasti su la brughiera, sola?
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— Vana, credi tu che Ulisse sia legato all'albero? Ha le mani dietro il dosso, come tu suoli quando canti; ma un eroe non può essere legato come uno schiavo. Se in tutta la sua vita travagliosa egli ha inseguito quelle tentatrici per tutti i mari, come può temere di ascoltarle? Non ha vincoli: le mani incallite nelle opere e nelle lotte egli le cela per inutili, poiché vive d'una vita in cui l'azione non ha significato alcuno. Ora comprendo. Un istinto misterioso, quando tu canti, quando tu sali alla tua vita vera, ti compone nella medesima attitudine. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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— Uno lo tentò prima di me: quel Volterrano che di notte spinse il suo cavallo sopra le Balze, alla Guerruccia; e il cavallo sul ciglione s'arrestò netto, rinculò, fece il voltafaccia; né gli speroni valsero a ricacciarlo innanzi, verso il baratro. Credi che Caracalla si rifiuterebbe?
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— La credevi tu tanto feroce? Il giardino del Museo era dinanzi a loro, coi suoi cippi in forma di pigne, con le sue urne di tufo senza coperchio divenute nerastre come il basalte, coi suoi avanzi di calidario dai doccioni di terra cotta inverditi, con la sua pergola di pampini al sole trasparenti, con i rari suoi rosai che somigliavano i rosai del giardino mantovano, coi suoi gelsomini di Spagna che rendevano un odore folto come l'odore vaporato dei turìboli. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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E tanto era certa di far soffrire che credette sentir su le sue ginocchia il peso del selvaggio dolore. E preparava profondamente la sua carne all'irruzione preveduta del desiderio micidiale. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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E un cinguettare improvviso la sorprese. Si avvicinò alla finestra. E il cinguettìo era così vivo che pareva fosse dentro la stanza, di qua dal davanzale. Ancor più s'avvicinò, guardinga, con l'occhio teso, cercando d'indovinare l'origine del suono. Egli ora le vedeva il collo nudo, i capelli partiti su la nuca in due trecce attorte e fermate dalle forcine per modo che aderivano alla forma del piccolo capo. E uno straordinario turbamento lo vinceva allo spettacolo nuovo di quella vita che viveva dinanzi a lui testimone occulto. Desiderava ch'ella si volgesse; perché credeva che, sapendosi non guardata e sola, ella dovesse avere il suo volto di riposo con tutte le linee ricomposte e tranquille o il suo volto di Medusa pietrificante. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Credi che volerà?
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— Non credi che potrei darle l'ospitalità per questa notte?
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E il mondo era pieno d'un'altra gloria, e d'ogni parte salivano gli inni, e le nazioni già credevano aboliti i confini, e santificate erano le ali dell'Icaro vittorioso! Che faceva egli su quel tappeto d'aremme ove la voluttà pareva regolata dal flauto di Amar? Che era divenuto egli ondeggiando fra il terrore dell'annientamento e il desiderio sempre più arido? Bene gli s'addiceva l'atto puerile dell'amante che gli aveva porto la mammella perchè, come il languido sonatore algerino dalle palpebre dipinte, imparasse a poppare le leonesse. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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— Mi fa orrore — rispose l'adolescente. — Quando penso alle Balze, mi sembra che non vi sia in terra solitudine più sola. Quando le guardo e le ascolto, sento che qualcuno le abita, non so quale vita avviluppata e aspettante. Se io cadessi, credi tu che il mio corpo sarebbe ricevuto dalla creta e dal sabbione? Chi ha mai guardato veramente sino al fondo? La pupilla non resiste. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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E ripeteva a sé stessa: «Io sono la fidanzata secreta d'un'Ombra». Rivedeva il sorriso vivente di Giulio Cambiaso, i denti minuti e puri come quelli d'un bimbo; credeva che nessuna creatura umana fosse stata per lei tanto dolce e nessuna le fosse ora tanto vicina. Gli diceva: «Fra poco, fra poco verrò». Lo riamava d'un amore sublime, come quando era coricata sul letto nella notte di Brescia aspettando l'ora di sciogliere il vóto. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Anch'ella, Vana, ora credeva di sorridere così; credeva di sentirsi suggellare nei muscoli della faccia quella medesima contrattura infinita. Due o tre volte fece con la mano su la bocca il gesto di chi scaccia, di chi cancella. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Egli le vedeva straordinariamente rilucere nell'ombra il bianco degli occhi; e tra quel bianco e il sorriso esiguo credeva scoprire un'astuzia lugubre. La voragine era là, a due passi: con un guizzo rapido ella poteva lanciarsi nel vuoto. Egli era nella tenaglia dell'angoscia mortale, ma non osava levare la mano per tema di provocare il salto. Il cuore gli si fermò, quando ella alzò le braccia per togliersi gli spilli che configgevano la paglia. Egli si sentiva come col capo sul ceppo, sotto la scure sospesa d'un carnefice lento. Ella si tolse la ghirlanda di rose, appese il cappello tessalico a una sporgenza del masso. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Credi che sia tanto pesante!(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Credi che possa morire!(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Come la corrente del riscontro agitò la leggera tenda indiana su la porta, ella si volse con uno strano sussulto. L'imagine della sorella era così viva in lei ch'ella credeva fosse per apparirle un'altra volta all'improvviso come nella camera di Vincenzo Gonzaga. Abbassò ancor più la voce, le diede una torbida intimità, la fece calda ascosa e acre come l'ascella. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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— Dove ti attiro? dove porto il mio amore? Non alla felicità, non alla felicità; ma a qualche cosa di più terribile. Lo so. E perché faccio questo? Una demenza è in me, più antica di me, che non mi dà requie. La sento, la soffro, e non la conosco. Credi che io potrei diventar folle? M'è parso di leggere questo timore ne' tuoi occhi, qualche volta. Rispondimi!(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Ella la prese fra le sue braccia, la strinse contro il suo petto lacerato. La gravità di quella voce infantile, che senza pianto proferiva quella parola di donna, le diede un rimorso intollerabile. Ora ella credeva d'esser pronta a ogni sacrificio, purché la sorellina sorridesse. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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— Ti cuoce, quel che ti dico? Ti meravigli di ritrovarmi in questo aspetto? Ma non sono io l'opera tua? non sono la tua alunna? non m'hai fatta così tu stessa, alla tua scuola, per anni? Senz'accorgertene, senza badarci, m'hai riempita di scienza. Ma non credevi che questa scienza potesse un giorno diventare tanto amara e potesse ritorcersi contro te. L'ho tenuta nascosta, l'ho coperta di malinconia per non lasciarla trasparire, l'ho sopita col mio canto. Ora, a un tratto, lo vedi, mi diventa un veleno, mi diventa un'arme. Tu m'incalzi, mi serri, non mi dai quartiere, mi sei sopra come una nemica che non si contenta di vincere ma vuol martoriare, vuol profanare il corpo e l'anima con una tortura che sembra una libidine.... (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Credi che tu l'ami di più?
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— Confessa che già cominciavi a sentirti esausta, perduta; perché credevi di accrescere ogni giorno il tuo potere e lo consumavi ogni giorno, e rimanevi serrata nel cerchio medesimo del tuo maleficio, ed eravate soffocati entrambi dall'angustia, costretti a ripetere sempre gli stessi gesti come nelle manìe. Ma io quassù ero sola, ero intatta, ero nuova, ero bella come chi sta tra la vita e la morte. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Lunella non rispondeva; non credeva ai segni di tenerezza che le due inginocchiate si scambiavano dinanzi a lei cingendosi col braccio e accostando le gote. Le sentiva nemiche. E, invece di lasciar cadere nel grembo dell'una e dell'altra l'imagine compiuta, con due o tre colpi rapidi delle stesse forbici le distrusse. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Credi agli spettri?
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Ella ascoltava, con gli occhi verso le selci aguzze, verso la carreggiata tortuosa, verso i cumuli di creta ove le rosure dell'acqua si disponevano come le nervature nelle foglie macere o come le rughe e le grinze nelle zampe enormi dei pachidermi schiaccianti. In tutte le cose s'addensava una tristezza tetra, una pesantezza brutale, una inimicizia inerte. «È la prima volta che porto un fiore nel cielo. Crede che sia leggero? Forse pesa quanto un doppio destino.» Ah, certo, ella non sapeva che tanto potesse pesare una rosa! E, sapendo che la crudeltà può rendere felice, non sapeva che la dolcezza potesse di tanto accrescere un male già insostenibile. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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La portarono a traverso la nebbia, di proda in proda, di bulicame in bulicame, giù per la lorda pozza. Una pioggia fredda e greve si riversò sul bollore che parve fumigar più forte. Essi credettero andare verso nuovi tormenti e nuovi tormentati, come in un sogno d'oltremondo. Più forte rimbombava il fragore dietro i loro passi incerti. Tutte le genti fangose doloravano. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Le fanciulle palpitavano, a quell'apparizione ferina dell'amore implacabile, come un roseto all'annunzio dell'uragano, inconsapevoli del loro mistero che portava in sé tutte le sorti. Ciascuna credeva sentire su la sua morbidezza una mano cruda, ciascuna era una preda e una vittima. E palpitavano, offerte alla passione che doveva devastarle. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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perché c'è un male in me, che non mi perdona, e non so quel che io farò ma so che non potrò fare se non qualcosa di male. Non mi lasciate al mio demonio! Perché, perché m'avete raccontata la vendetta del pastore? Come l'invidio! Non soffre più. Non ha lasciato nulla del suo amore e del suo furore in terra, null'altro che un po' di cenere. Non soffre più. È in pace. Vedete come sono! E forse io canto come lui per l'ultima volta, intorno a un fuoco spaventoso. Ah, non mi lasciate uscire di qui, non mi lasciate tornare in quella casa, dove tutto brucia, tutto avvelena, tutto macchia. Tenetemi con voi, tra queste cose bianche. Credevo che non ce ne fossero più, nel mondo. Circondatemi come dianzi, serratemi in mezzo a voi, rifatemi quale ero, fate che io non sappia quello che so, toglietemi dall'orrore! Se mi lasciate andare, non mi vedrete più. Se me ne vado, qualcosa di male accadrà. Debbo dirvi addio? Vi do questo canto come il commiato? Ah, e sono come voi tanto giovine, e nessuno m'ha toccata ancóra, e avrei potuto essere tanto dolce, tanto fedele;(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Egli la guardò, la considerò, con quel modo ch'egli aveva di prendere la materia umana e di porla davanti a sé e di dominarla. La parola poteva essere una rivelazione e poteva essere un trascorso, poteva valere e poteva non valere; ma egli riconobbe nell'aspetto di lei quel che era la volontà prima, quel che era la cagione della visita segreta, del colloquio richiesto. Tenne afferrata la realtà per non più lasciarla: la sorella era venuta per accusare la sorella. Ma egli stesso fu afferrato da una tanaglia che non più lo lentò. Tutto il resto vanì, fu abolito. Il martirio confessato di quella creatura non valse più del tizzo semispento su gli alari. L'istinto ferino del maschio s'impadronì di quell'uomo attossicato. Vana credette che le pupille chiare di una fiera nascosta la spiassero di sotto a quelle palpebre umane. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Camminò diritta lungo il muro; rasentò ancóra i cancelli carichi di roselline. «Sono gialle» notò. Senza soffermarsi ne colse una che pendeva all'altezza della sua mano: era sfiorita; si sfogliò subito. Le pareva di sorridere, ma veramente non sorrideva. «Viviano, Viviano,» pensò «credevo che t'avrei riveduto, credevo che l'ultimo saluto sarebbe stato per te, buon compagno». (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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La forza misteriosa del sangue si rimescolò, a quell'accento. Era come un'eco ritornante, come una ripercussione recata da un'aura dei luoghi profondi. Vana credette riudire sé medesima in quelle due sillabe esclamate, sé medesima nella remotissima ora. Quell'accento era sorto all'improvviso dal penetrale della stirpe, ove le geniture segnarono i più lievi segni del riconoscimento, lievi e pure più certi d'ogni altra affinità carnale, palesati a quando a quando con un'aria, con un tono, con un gesto, con uno sguardo. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Un'amarezza così atroce le torse lo stomaco, che la donna credette avesse riso. Era veramente più atroce che il vomito funebre dell'avvoltoio. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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— Che pazzia t'ha preso, così, a un tratto? di che t'hanno abbeverato per farti così bruto? Mi ingiurii, mi scacci; e credi che non sia necessario dire una qualunque ragione! Sei un insensato. Ho pietà di te. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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— Il dubbio tu stessa ti sei piaciuta di suscitarlo, di eccitarlo, per la frenesia malvagia delle torture, quante volte, con quanti modi ambigui! Tu lo sai. Io me ne ricordo. Porto le bruciature. Ma pensavo che tu ti eccitassi col fantasma della colpa, per una delle tue tante perversioni crudeli. Non credevo possibile la duplicità in una creatura che ogni giorno si torce urla agonizza nelle mie braccia e ogni giorno mi chiede di più e si dona con più furore.... (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Egli l'accarezzava perdutamente. Ella si persuase, si lasciò trarre nella stanza attigua. E per qualche istante l'illusione li avvolse. Credettero di essere in una delle loro sere di festa segreta, quando le stanze erano piene di fiori, quando pranzavano a una piccola tavola coperta di delicatezze, quando ella si svestiva per rimaner nuda sotto una di quelle lunghissime sciarpe di garza colorate ora da uno Gnomo ora da un Silfo. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Sentendosi scuotere, la misera si svegliò con un sobbalzo; e urlò di nuovo terrore perché credette di vedere al suo capezzale la femmina dai capelli rossicci e lisci, dal viso sparso di lentiggini, dagli occhi albini, la femmina che portava l'odore sinistro nel grembiule rigato, la cucitrice del lenzuolo ov'ella aveva trovato quel sonno. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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E in un'ora più nera di qualunque altra, Paolo Tarsis credette ricevere il messaggio del compagno fedele oltre la morte. Da una lontananza infinita gli tornavano nel cuore antiche parole ben note: «Ma più da presso mi vieni, ché un poco, abbracciandoci insieme l'uno con l'altro, possiamo godere del pianto di morte!» Non egli le rivolgeva al compagno; ma il compagno a lui le rivolgeva. Il vóto della triste fidanzata divenne anche il suo vóto: «Verrò, fra poco verrò.»
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se ne sentiva occupato come se fino a quel punto lo avesse tenuto nascosto e lo avesse nutrito delle sue vene e lasciato respirare pe' suoi polmoni, soffrire e gioire coi suoi precordii, sognare con la sua tristezza, attendere con la sua pazienza, sperare con la sua fede. «Compagno, compagno, ti ritrovo. Credevi tu che ci saremmo ricongiunti dopo tanta mia perdizione?(D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Si credette salvo. Riconobbe la macchina di Maffeo della Genga, carica di donne velate e incappucciate. Era un'allegra compagnia. Com'egli domandò soccorso, da prima gli fu dato il meccanico perché col suo facesse un ultimo tentativo. Poi, come cadeva la sera, gli fu offerto d'incastrarsi fra i posti occupati. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Egli rifaceva il cammino. — La vettura publica giunse con le tre persone. Uno dei due uomini, un giovine magro con un abito grigio a righe, dopo aver sonato e picchiato alla porta di giù, salì e cominciò a strepitare dinanzi alla porta di Mrs. Culmer. Dal suo contegno appariva ch'egli avesse sorpresa nella piazza quella sconosciuta e l'avesse creduta un'adescatrice di passanti! Chiestole l'indirizzo, egli l'aveva ricondotta là credendo che quella casa fosse una specie di ritrovo galante. S'adirava e strepitava perché credeva che «la padrona» si rifiutasse di aprire per evitar perquisizioni pericolose. Per ciò gridava: «Questa donna non appartiene a questa casa? Chiamate la padrona. Fateci parlare con la padrona.» Tutte maniere significative. E la donna dava un indizio ancor più grave. La guardia si rivolgeva alla sconosciuta e le domandava: «Ma che facevate voi, nel tal luogo, che facevate?» La testimone però non si ricordava del luogo nominato; ma anch'ella credeva fosse quella piazza. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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— Forse Ella può illuminarmi. L'inferma, a intervalli, crede di sentire qualcuno che cammina sotto il suo cranio, un passo concitato che suona dietro l'osso della sua fronte; e il suo terrore di quel supplizio e dell'eternità di quel supplizio è tale che non si può assistere all'accesso senza profondo strazio. Né gli intervalli le danno riposo, perché è di continuo nello sgomento e nell'attesa di riudire il passo. Se parla, si arresta per ascoltare. Quando l'ode avvicinarsi, si curva tutta sopra sé stessa, e rompe in supplicazioni confuse che non son riuscito a intendere, così forte il terrore le fa tremare le mascelle. Ma una volta ha detto, sotto voce, con un accento infantile: «Bisogna andare andare, mettersi in cammino e andare, coi nostri piedi, chi sa dove....» E mi sembra che in questo delirio entri per qualche parte la sorellina; perché a un certo punto è balzata in piedi, con una eccitazione spaventosa, gridando: «Ah no, questo no! Mi porta via Lunella, mi si prende Lunella! Ah, questo no! Non me la togliere! Dove la porti? dove la trascini? non vedi? è piccola, non può seguirti.... Lasciala! Perché mi fai questo? Non vedi come sono? Non posso farti più male. Tu mi cammini sopra, tu mi passi sopra. Sono diventata la tua via....» (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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— Che cosa posso io fare per salvarla? — dimandò egli. — Crede che le gioverebbe rivedermi?
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— E Isabella non ha mai chiesto di lui? — domandò Paolo, con una voce ch'egli credeva aver chiarito prima di emetterla e che usciva colorata del suo cupo sangue come quel rigagnolo fumido dei bulicami volterrani arrossato dalla rubrica dopo la pioggia dirotta. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Albeggiava su i Monti Albani, quando si levò. I suoi meccanici credettero che Giulio Cambiaso fosse ritornato, tanto fu insolitamente allegra la voce dei comandi. Sùbito la tettoia fu piena di rombo. Le tavole tremarono, la polvere si sparse, l'airone si sbatté. Egli prestava l'orecchio acutissimo alla settupla consonanza. I sette cilindri non erano più disposti a ventaglio ma a raggiera, irti d'alette intagliate nella massa stessa dell'acciaio. La nuova elica tirava a meraviglia, astro d'aria nell'aria. I meccanici ancóra una volta ne provarono la forza, avendo legato la fusoliera con un canapo a un misuratore metallico e questo a un palo; e il canapo si tendeva allo sforzo come se la grande Àrdea prigioniera fosse impaziente d'involarsi; e un uomo inginocchiato osservava la freccia dell'indice. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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Ma il triste prigioniero pareva non credere alla libertà che gli era offerta. (D'Annunzio - Forse che sì forse che no)
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* Tanto che il Prever, subito, lo aveva esonerato, non ostante che don Buti, il curato, sostenesse che bisognava persistere, anche lasciandogli credere che gli si facesse quel carico per obbligo e con crudeltà. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Ora egli era più che mai convinto che tra Silvia e il Gueli non fosse avvenuto nulla di male; e credeva d'averne la prova nel fatto che il Gueli, quasi miracolosamente guarito dalle due ferite, sebbene col braccio destro amputato, era ritornato a vivere con la Frezzi, liberata come incosciente dopo circa cinque mesi di carcere preventivo, appunto per le aderenze e le brighe del Gueli stesso. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Ah, se egli allora, nel primo momento, non si fosse lasciato sopraffare dallo scandalo e fosse corso a Ostia a rilevar la moglie ancora senz'altra colpa che quella d'aver voluto fuggire da lui! No, no, no: egli non doveva credere, non ostante quell'inganno della gita a Orvieto, non doveva credere che ella si fosse potuta mettere col Gueli. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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- Ma credi davvero, - gli disse, - che la tua vita sia finita, figliuolo mio?... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* - Chi la portò al trionfo? Ditelo voi, Boggiolo! Non credetti io sola, io sola, mentre tutti ridevano o dubitavano, nella potenza del suo ingegno e del suo lavoro? Ebbene, ecco qua: ha pensato a tutte le altre, tranne che a me, per il nuovo dramma! Badate, questo lo dico a voi, perché so ciò che anche voi ne avete ricevuto. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Ah che avrebbe pagato per riudire il suono della voce di lei! Credeva di non ricordarselo più! Come parlava ella adesso? come vestiva? che diceva?
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* eh no, no, neppur questo: neanche de la folla egli poteva più far parte: egli non doveva esserci, ecco; e non c'era, difatti: chiuso, nascosto lì in un palchetto che tutti dovevano creder vuoto, l'unico vuoto, perché c'era uno che non doveva esserci... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Qualche vecchio del paese si compiace ancora di dare a credere che la ricchezza di mio padre (la quale pure non gli dovrebbe più dar ombra, passata com’è da un pezzo in altre mani) avesse origini – diciamo così – misteriose. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Ma non credeva forse neppure, poverina, che zia Scolastica dicesse sul serio; e rideva in quel suo modo particolare alle sfuriate della cognata, alle esclamazioni del povero signor Pomino, che si trovava lì presente a quelle discussioni, e al quale la zitellona scaraventava le lodi più sperticate. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Mia madre era convinta che al bisogno nostro potesse bastare ciò che Pinzone c’insegnava; e credeva fors’anche, nel sentirci recitare gli enimmi del Croce o dello Stigliani, che ne avessimo già di avanzo. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Avevo allora, o credevo d’avere (ch’è lo stesso) tante cose per il capo. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Che colpa ho io se Pomino eseguì con troppa timidezza le mie prescrizioni? che colpa ho io se Romilda, invece d’innamorarsi di Pomino, s’innamorò di me, che pur le parlavo sempre di lui? che colpa, infine, se la perfidia di Marianna Dondi, vedova Pescatore, giunse fino a farmi credere ch’io con la mia arte, in poco tempo, fossi riuscito a vincere la diffidenza di lei e a fare anche un miracolo: quello di farla ridere più d’una volta, con le mie uscite balzane? Le vidi a poco a poco ceder le armi; mi vidi accolto bene; pensai che, con un giovanotto lì per casa, ricco (io mi credevo ancora ricco) e che dava non dubbii segni di essere innamorato della figlia, ella avesse finalmente smesso la sua iniqua idea, se pure le fosse mai passata per il capo. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* – Vorresti mostrargliela? Ma in tutta codesta lettera non c’è una parola per cui tuo marito potrebbe non credere più a ciò che egli invece è felicissimo di credere. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* La santa vecchietta mia, non più ignara, ma agli occhi miei irresponsabile de’ suoi torti, dipesi dal non aver saputo credere fino a tanto alla nequizia degli uomini, se ne stava tutta ristretta in sé, con le mani in grembo, gli occhi bassi, seduta in un cantuccio, ma come se non fosse ben sicura di poterci stare, lì a quel posto; come se fosse sempre in attesa di partire, di partire tra poco – se Dio voleva! E non dava fastidio neanche all’aria. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Oh, ingratitudine umana! Me ne voleva, per giunta, me ne voleva, Pomino, del tradimento che, a suo credere, gli avevo fatto. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* O credeva forse che un bibliotecario, essendo la biblioteca fatta per leggervi, fosse obbligato a legger lui, posto che non aveva veduto mai apparirvi anima viva; e aveva preso quel libro, come avrebbe potuto prenderne un altro? Era tanto imbecillito, che anche questa supposizione è possibile, e anzi molto più probabile della prima. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* – Può ella sul serio ostinarsi a credere che per quel giuoco là ci possano esser regole o si possa aver qualche segreto? Ci vuol fortuna! ne ho avuta oggi; potrò non averne domani, o potrò anche averla di nuovo; spero di sì!
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* Guardi! Se lei mi crede davvero così fortunato, – sarò tale al giuoco; in tutto il resto, no di certo – facciamo così: senza patti fra noi e senza alcuna responsabilità da parte mia, che non voglio averne, lei punti il suo molto dov’io il mio poco, come ha fatto oggi; e, se andrà bene... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Ella crederà che tu l’abbia rubato e acquisterà subito per te una grandissima stima. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Crederà piuttosto che sia per questa sua "campagna".»
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* Ma poi pensai che quel pover’uomo era morto non certo per causa mia, e che io, facendomi vivo non avrei potuto far rivivere anche lui; pensai che approfittandomi della sua morte, io non solo non frodavo affatto i suoi parenti, ma anzi venivo a render loro un bene: per essi, infatti, il morto ero io non lui, ed essi potevano crederlo scomparso e sperare ancora, sperare di vederlo un giorno o l’altro ricomparire. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Dovevo proprio credere alla loro pena per la mia morte, a tutta quella «inenarrabile angoscia», a quel «cordoglio straziante» del funebre pezzo forte di Lodoletta? Bastava, perbacco, aprir pian piano un occhio a quel povero morto, per accorgersi che non ero io; e anche ammesso che gli occhi fossero rimasti in fondo alla gora, via! una moglie, che veramente non voglia, non può scambiare così facilmente un altro uomo per il proprio marito. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Favorito così eccezionalmente dal caso, io non potevo più fidarmi di esso; tutto ormai dovevo creder possibile, finanche questo: che un anellino buttato nell’aperta campagna, trovato per combinazione da un contadino, passando di mano in mano, con quei due nomi incisi internamente e la data, facesse scoprir la verità, che l’annegato della Stìa cioè non era il bibliotecario Mattia Pascal. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Se non che, questo mio caro ometto non volle perseverare negli arguti e concettosi discorsi, di cui ho voluto dare un saggio; cominciò a entrare in confidenza; e allora io, che già credevo facile e bene avviata la nostra amicizia, provai subito un certo impaccio, sentii dentro me quasi una forza che mi obbligava a scostarmi, a ritrarmi. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Infatti, se il caro ometto imbizzarriva così a farmi credere a quelle sue avventure, la ragione era appunto nel non aver egli alcun bisogno di mentire; mentre io... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Dovevo ora star con me, così mascherato? E se tutto ciò che avevo finto e immaginato di Adriano Meis non doveva servire per gli altri, per chi doveva servire? per me? Ma io, se mai, potevo crederci solo a patto che ci credessero gli altri. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* «Oh perché gli uomini,» domandavo a me stesso, smaniosamente, «si affannano così a rendere man mano più complicato il congegno della loro vita? Perché tutto questo stordimento di macchine? E che farà l’uomo quando le macchine faranno tutto? Si accorgerà allora che il così detto progresso non ha nulla a che fare con la felicità? Di tutte le invenzioni, con cui la scienza crede onestamente d’arricchire l’umanità (e la impoverisce, perché costano tanto care), che gioia in fondo proviamo noi, anche ammirandole?»
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* Non potendo con gli altri e non sapendo che fare, mi mettevo a conversar con lui, col canarino: gli rifacevo il verso con le labbra, ed esso veramente credeva che qualcuno gli parlasse e ascoltava e forse coglieva in quel mio pispissìo care notizie di nidi, di foglie, di libertà... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Credevo che fosse la serva...
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* «Oh, guarda un po’,» pensavo, «ch’io quasi quasi potrei credere che mi sia davvero affogato nel molino della Stìa e che intanto mi illuda di vivere ancora.»
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* Ma sicuramente! Oh perché credi che soffra io? Io soffro appunto per questa tirannia mascherata da libertà... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* – Ma lei crede d’esser giusto, dicendo così? È ingiustissimo, invece, verso noi donne. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Volli credere che questo mutamento dipendesse ancora perché Mattia Pascal era finito lì, nel molino della Stìa, e perché io, Adriano Meis, dopo avere errato un pezzo sperduto in quella nuova libertà illimitata, avevo finalmente acquistato l’equilibrio, raggiunto l’ideale che m’ero prefisso, di far di me un altr’uomo, per vivere un’altra vita, che ora, ecco, sentivo, sentivo piena in me. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Quante volte non ne feci l’esperienza con Adriana! Ma l’impaccio ch’ella provava era allora per me effetto del natural ritegno e della timidezza della sua indole, e il mio credevo derivasse dal rimorso che la finzione mi cagionava, la finzione del mio essere, continua, a cui ero obbligato, di fronte al candore e alla ingenuità di quella dolce e mite creatura. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Dovevo crederci? Volli accertarmene. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Certo, s’io non avessi avuto da temere, questo caso non mi sarebbe parso tanto strano: quante volte infatti non ci avviene d’imbatterci inaspettatamente in qualcuno che abbiamo conosciuto altrove per combinazione? Del resto, egli aveva o credeva d’avere le sue buone ragioni per venire a Roma e in casa di Papiano. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* E questo sentimento della vita per il signor Anselmo era appunto come un lanternino che ciascuno di noi porta in sé acceso; un lanternino che ci fa vedere sperduti su la terra, e ci fa vedere il male e il bene; un lanternino che proietta tutt’intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l’ombra nera, l’ombra paurosa che non esisterebbe, se il lanternino non fosse acceso in noi, ma che noi dobbiamo pur troppo creder vera, fintanto ch’esso si mantiene vivo in noi. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Sono stupide pretensioni di certi scienziati di cuor meschino e di più meschino intelletto, i quali vogliono credere per loro comodità che con questi esperimenti si faccia oltraggio alla scienza o alla natura. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* non posso crederci, e... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Per curiosità, – volli domandargli, prima che andasse via, – lei ci crede? ci crede proprio?
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– C’inganniamo così facilmente! Massime quando ci piaccia di credere in qualche cosa... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Piuttosto non sapeva spiegarsi come mai Scipione si trovasse là, in camera mia, mentr’egli lo credeva a letto. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Papiano voleva togliermi Adriana; la signorina Caporale me l’aveva data, me l’aveva fatta sedere accanto, e s’era buscato un pugno sulla bocca, poverina; io soffrivo, e – naturalmente – per quelle sofferenze credevo com’ogni altro sciagurato (leggi uomo) d’aver diritto a un compenso, e – poiché l’avevo allato – me l’ero preso; lì si facevano gli esperimenti della morte, e Adriana, accanto a me, era la vita, la vita che aspetta un bacio per schiudersi alla gioia; ora Manuel Bernaldez aveva baciato al buio la sua Pepita, e allora anch’io... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* sì, lo stipetto era aperto, ma io non posso, non voglio credere ancora a un furto così ingente... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* E per indurmi a quella ricerca che m’appariva a mano a mano sempre più sciocca e vana, mi sforzavo di credere inverosimile l’audacia del ladro. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* ma non volli credere ch’egli potesse arrivare fino a tanto... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* E se ora fosse venuta a domandarmi una spiegazione? Certo non poteva credere neanche lei, ch’io avessi davvero ritrovato il denaro. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* E dunque, doveva ella credere che fosse generosità da parte mia, sacrifizio per amor di lei? Ecco a quale altra menzogna mi costringeva la mia condizione: stomachevole menzogna, che mi faceva bello di una squisita, delicatissima prova d’amore, attribuendomi una generosità tanto più grande, quanto meno da lei richiesta e desiderata. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* e che son rena? crede ella che sarei così tranquillo, se davvero me le avessero rubate?
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* Ma dissi pure alla signorina Adriana che non credevo possibile il furto... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* – Forse Adriana crede che lei possa avere qualche ragione per... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Sì, sì, e avrei stordito così anche il mio ladro, sì, fino a far credere a tutti ch’io fossi pazzo... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Oh che forse quei denari non erano miei? dovevo forse restituirli a qualcuno? m’ero indebitamente appropriato d’una parte di essi e avevo tentato di farmi credere vittima d’un furto, poi m’ero pentito, e, in fine, ucciso? Chi sa! Certo ero stato un uomo misteriosissimo: non un amico, non una lettera, mai, da nessuna parte... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Quel ch’io provassi nel rivedere la mia bella riviera, in cui credevo di non dover più metter piede, sarà facile intendere. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Per lo meno quel servo dovette credermi balbuziente. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* qua! Ma sai che non ci so credere ancora? Lasciati guardare... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Ma ne ho avuti, sai? quattrini, e ne ho ancora: non credere dunque ch’io ritorni ora a Miragno perché ne sia a corto!
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* Guarda, venendo, supponevo (scusami, sai, Romilda), supponevo, caro Mino, che t’avrei fatto un gran piacere, a liberartene, e ti confesso che questo pensiero m’affliggeva moltissimo, perché volevo vendicarmi, e vorrei ancora, non credere, togliendoti adesso Romilda, adesso che vedo che le vuoi bene e che lei... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Ma, via, credi davvero – soggiunsi, – che vorrò darti fastidio, se Romilda non vuole? deve dirlo lei... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* – Ma vattene, almeno! Vattene via, poiché ti piacque di farti creder morto! Vattene subito, lontano, senza farti vedere da nessuno. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Perché la vita, per tutte le sfacciate assurdità, piccole e grandi, di cui beatamente è piena, ha l’inestimabile privilegio di poter fare a meno di quella stupidissima verosimiglianza, a cui l’arte crede suo dovere obbedire. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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* Manca invece , — cioè : credevo che mancasse — un commentario della Bibbia fatto da un razionalista , da un uomo positivo , da un miscredente disinteressato , da uno spirito libero che segua versetto per versetto tutti i libri del Testamento vecchio e nuovo e metta sotto gli occhi di tutti , senza eufemismi , gli errori , le contraddizioni , le bugie , le ridicolaggini , le prove -di ferocia , di furfanteria e di balordaggine di cui son piene quelle pagine che dicono ispirate da Dio . (G .Papini - Un uomo finito)
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* NeJ testo c'è Dio o Dei ? creò o formò ? Cioè : i primi giudei eran monoteisti o politeisti ? credevano alla creazione dal nulla o s' immaginavano Iddio come un demiurgo scultore che desse forma a una materia increata e indipendente da lui ? Problemi infiniti come si vede : storici , e linguistici e filosofici insieme . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Inclinavo dunque a credere che si dovesse tradurre « gli Dei formarono » ma il difficile stava nel farne persuasi gli altri e nel farli persuasi in modo tale che nessuno potesse rivoltarsi o dubitar del contrario . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Chiamavo a gran voce la filosofia a esprimere e giustificare un mio sentimento : alleata , ausiliaria e serva che lodavo finché mi dava ragione e mi prestava la sua immagine — venerabile , credevo allora — per non presentare ai nemici la lirica nudità delle mie fanciullesche e immaginarie ambascie . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Credevo — credevo — in una sostanza unica che componeva tutte le esistenze dell' universo e , che pur essendo indefinita , rassomigliava piuttosto alla vecchia materia che a qualunque altra cosa . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Ed era per me una voluttà continua creder di sapere che tutti quegli oggetti cosi separati , cosi differenti per le cieche bestie che mi circondavano erano invece per me lo stesso oggetto , lo stesso principio , la stoffa medesima tagliata e colorata in mille modi per la comodità dei nostri sensi . (G .Papini - Un uomo finito)
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* La sua stessa follia m' infiammava la fede : Nessuno ci crede o ci può eredere ? Tanto meglio ! Ci credo io . (G .Papini - Un uomo finito)
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* E ci credetti con tutto il cervello ; e la presi seriamente , alla lettera , sgomitolandone tutte le più lontane ed assurde conseguenze . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Tanto calore , tanta voluttà , tanta meraviglia per un' illegittima deduzione da un circolo vizioso ! Dire che il mondo è rappresentazione vuol dire semplicemente che le rappresentazioni sono il mondo e che il mondo esiste — credere che gli altri esistano significa soltanto che esistono quei complessi di sensazioni diretti da una volontà simile alla nostra che si chiamano uomini e queste sono semplicemente defini:(ioni , che non cambiano nulla di nulla . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Costeggiai i mari tenebrosi della magìa ; credetti di trovare nelle superstizioni antiche e negli esoterismi rimpannucciati i primi gradini della scalata alla divinità . (G .Papini - Un uomo finito)
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* S'aspettava il paradiso e si ritrova nelle più fetenti bolgie d' inferno : credeva di trovare i fratelli colle mani protese e trova un branco di bestie bramose che ringhiano e s'avventano ; s'immaginava che la vita gli s'offrisse come pietra schietta e marmo di buona grana per scolpirci la sua immagine col duro scalpello della volontà e invece ha tra le mani una pastaccia di mota e di merda che non si fa modellare e modellata non regge . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Attraverso la « volontà di credere » tendevo alla « volontà di fare » — alla possibilità di fare . (G .Papini - Un uomo finito)
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* E li sentivo cosi vicini che li credevo tutti miei ; e tanto vivi nello spirito mio che non li pensavo morti , e se mi ricordavo che i loro corpi erano ormai cenere e polvere e che le loro voci s'eran taciute per sempre sentivo il cordoglio d'averli perduti troppo presto , di non esser nato prima , di non averli conosciuti . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Credevo sul serio d' esser V unico spirito senza pregiudizi e paraocchi ; senza falsità , sciocchezze e bestialità in testa ; il solo capace di sbandire gli inganni e di buttar giù gli usurpatori ; di spopolare Y intero walhalla dei vecchi dei e degli idoli moderni ; di spogliare ogni cosa , ogni idea , ogni persoaa dai ruffianeschi veli dell' abitudine , del comodo e della convenzione ; e di liberare l'umanità da tutte le obbrobriose servitù mentali che la stringono e l' impastoiano . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Credevo con tutta la forza dell' anima di avere una m_issione nel mondo — una missione mia , una grande missione . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Non — 152 — credevo in Dio eppur mi sentivo a momenti come un Cristo che dovesse a tutti i costi accingersi a un'altra redenzione ; non credevo alla provvidenza eppur mi vedevo nel futuro come il messia e il salvatore delle genti . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Non vi credo né vi crederò mai . (G .Papini - Un uomo finito)
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* E non mi pentirò di nulla: son sicuro che proverò taU gioie — anche se non riesco — che proverò tali gioie — i66 — nel sentirmi l'anima pulita e tesa verso qualcosa di assurdo e di maestoso , che non sentirò neppure i sassi delle strade e le risate di chi coltiva il suo orticino e lo crede un mondo . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Tutti i suoi fratelli avevan rinnegato da gran tempo la superstizione palestinese che prese il nome da Cristo ma egli solo credeva ancora . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Ma gli uomini non volevan morire ; non volevan credere alla morte , alla fine , al giudizio . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Quelli che credettero nel paradiso saranno beati e quelli che credettero soltanto alla morte torneranno cenere e polvere ! E ancora una volta gli uomini riposarono — per sempre . (G .Papini - Un uomo finito)
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* E credevo , con questo , di far bene alla filosofia dei filosofi . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Come la conoscenza scientifica creava , in certo modo , i fatti , e la volontà di credere creava la verità , così lo spirito doveva agire sul tutto , creare e trasformare a piacimento , sen:(^ci intermediari . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Imperatori di Roma , pazzi tranquilli si credettero Dei — ma credevano già di esserlo non si proponevano di giungerci . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Io non credevo a Dio . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Qualcosa di ambiguo — il bisogno di credere , di tornar fanciullo , di sentirmi in comunione colla cristianità dalla quale ero uscito — si agitava sommessamente in me , senza volersi decidere chiaramente . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Ma c'era anche un Hevito di volontà di credere , un desiderio sommesso di prender parte a — 192 — quel magnifico esperimento religioso che da Gesù in qua aveva dato al mondo tanti capolavori d'anime e d'opere . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Non già eh' io avessi piena fede in quel guazzabuglio teologico e simbolico dal quale secondo loro , doveva sprizzar la luce (la luce che — 195 — doveva portare in noi la nuova vita , una vita ricca di poteri) ma credevo che qualcosa di vero ci fosse nelle istruzioni raccomandate ai discepoli , per quel che riguardava la preparazione a un regime mentale (e fisico) diverso dal solito . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Radunai innumerevoli note ; seguii piste false ; iniziai esperienze , credetti d'aver trovato ; fallii , rinunciai , ricominciai . . . . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Tornai come torna fra i prigionieri colui che si credette , per un'ora , graziato . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Ma se invece sbagliassi , se fossi invece un di quei tanti orbi che prendono le reminiscenze per ispirazioni e i desideri per opere , e fossi , in una parola , un imbecille ? Cosa ci sarebbe di strano ? È forse la prima volta che un coglione s* immagina d'essere un eroe , che un letterato si crede un poeta e che un idiota si mette i panni del grand' uomo ? Non è possibile , mille volte possibile , ch'io non sia altro che un frigido lettore di libri , riscalducciato ogni tanto dai focolari altrui , reso spiritoso dallo spirito degli altri , e che abbia scambiato il sommesso borbottio di un'anima ambiziosa col gorgoglio di una vena pronta a scoppiare e sgorgare , ad abbeverare la terra e a rispecchiare il cielo ? Più ci penso la cosa mi sembra comune , verosimile , naturale . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Chi ha mai pensato che quelli che illuminarono la nostra fanciullezza e ci accompagnarono con tante loro creature parlanti nelle serate malinconiche e libidinose dell' adolescenza e della giovinezza fossero dei buffoni ? Anch' io , quando non son preso da questa oscura rabbia che mi fa vomitar condanne e offese , dubito delle mie parole e sto per credermi ingiusto , forsennato e cattivo . (G .Papini - Un uomo finito)
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* U uomo disperato trova nel fondo stesso della sua disperazione la nuova base per rimbalzare al disopra della buca dei piagnistei ; l' uomo ateo che in niente e in nessuno ha più fede ritrova nella tragica vacuità del suo spirito solo , senza dei di nessuna specie , la forza di credere in sé , nel momento attuale di sé stesso e del mondo eh' è suo . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Ogni uomo ha bisogno , per vivere , di non credersi totalmente inutile . (G .Papini - Un uomo finito)
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* E se dopo avermi ascoltato crederete lo stesso , a dispetto dei miei propositi , ch'io sia davvero un uomo finito dovrete almen confessare ch'io son finito perché volli incominciar troppe cose e che non sono più nulla perché volli esser tutto . (G .Papini - Un uomo finito)
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* Io credevo fosse il suo modo di gettarli via e credevo anche di sapere che la nostra vecchia fantesca , Catina , li buttasse via .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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La mamma con un gesto accompagnato da un lieve suono labbiale accennò a me , ch’essa credeva immerso nel sonno su cui invece nuotavo in piena coscienza .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Per sfuggire alla catena delle combinazioni del carbonio cui non credevo ritornai alla legge .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Adesso che son qui , ad analizzarmi , sono colto da un dubbio: che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomo ideale e forte che m’aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande di una grandezza latente .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Probabilmente lasciai quella stanza proprio perché essa era divenuta il cimitero dei miei buoni propositi e non credevo più possibile di formarne in quel luogo degli altri .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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– Già: Ella non crede né alla necessità della cura né alla serietà con cui mi vi accingo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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Poi Giovanna si fece pensierosa e mi domandò se credevo che i morti vedessero quello che facevano i vivi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Sempre a bassa voce essa ammise di crederlo anche in seguito a certe somiglianze .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Spintovi da una certa simpatia fraterna , tentai di lenire il suo dolore e le dissi ch’io credevo che i morti sapessero tutto , ma che di certe cose s’infischiassero .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Essa subito mi credette e allora le raccontai che non ero veramente io che volevo svezzarmi dal fumo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Cortesemente mi diede l’indirizzo del dottore ed io lo ripetei più volte per farle credere che volessi ricordarlo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Mia moglie cui promisi di raccontare il giorno appresso le mie avventure ch’essa credeva di conoscere , mi domandò:
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* Nessuno lo crederebbe , ma ad onta di quella forma , quell’annotazione registra l’avvenimento più importante della mia vita .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Credeva così di aver vinta la sua malattia e non ne soffriva più .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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– Tu credi che quando si è morti tutto cessi?
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* Invece debbo confessarlo con dolore e rimorso: considerai le parole di mio padre come dettate da una presunzione ch’io credevo di aver più volte constatata in lui .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Ero poi lusingato dall’affetto che mi dimostrava manifestando il desiderio di consegnarmi la scienza di cui si credeva possessore , per quanto fossi convinto di non poter apprendere niente da lui .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Si oppose alla proposta di Maria di far prendere all’ammalato un cucchiaino di brodo ch’essa credeva un buon farmaco .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Si levò dal letto e credette di essersi destato dopo una notte di sonno in un albergo di Vienna .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Non credevo all’efficacia di quelle raccomandazioni , ma tuttavia le feci mettendo nella mia voce anche un tono di minaccia .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Chi non l’ha ancora sperimentato crede il matrimonio più importante di quanto non sia .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* La compagna che si sceglie rinnoverà , peggiorando o migliorando , la propria razza nei figli , ma madre natura che questo vuole e che per via diretta non saprebbe dirigerci , perché in allora ai figli non pensiamo affatto , ci dà a credere che dalla moglie risulterà anche un rinnovamento nostro , ciò ch’è un’illusione curiosa non autorizzata da alcun testo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Mi verrebbe voglia di credere anche nel destino .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Gli raccontai che le azioni sarebbero state vendute solo la dimane e , assumendo un’aria d’importanza , volli fargli credere che io avessi avuto delle notizie che avevo dimenticato di dargli e che m’avevano indotto a non tener conto del suo consiglio .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Essa non poteva sapere che io allora ero invaso dall’idea del matrimonio e che credevo di non poter contrarlo con lei , solo perché con lei la novità non mi sarebbe sembrata abbastanza grande .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Visto che poi credetti (come credo ancora) di non essermi sbagliato e che tali qualità Ada da fanciulla avesse possedute , posso ritenermi un buon osservatore ma un buon osservatore alquanto cieco .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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– Era un caso – dicevo col sorriso di chi vuol far credere che stia dicendo una bugia .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Ada invece era stupita e credeva di avere frainteso .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Prima non avevo sbagliato mai e devo credere di essermi ingannato sul conto di Ada per avere da bel principio falsati i miei rapporti con lei .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Ad Alberta quella parte in cui non credette fu tuttavia gradevole perché vi scorse degli ottimi suggerimenti .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Non vorrei disingannare Augusta che ama crederle di mia invenzione .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Eppoi io stesso non avevo detta la parola necessaria e potevo persino figurarmi che Ada non sapesse ch’io ero là pronto per sposarla e potesse credere che io – lo studente bizzarro e poco virtuoso – volessi tutt’altra cosa .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Credevo si trovasse da tre giorni da sua zia .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Quell’indugio di ottenere le spiegazioni cui credevo di aver diritto mi fece salire veemente il sangue alla testa .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Non ricordavo bene le parole che le avevo dirette con la testa in fiamme , ma credevo di esser certo di averle riferita quella scusa .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Essa credeva di aver tanti diritti nella casa del fratello che – come appresi poi – per lungo tempo considerò la signora Malfenti quale un’intrusa .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Io sapevo , io credevo di sapere che quando Ada avesse trovato chi faceva al caso suo , avrebbe subito consentito senza attendere di innamorarsi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Se non sapessi altrimenti , crederei che quei versi provengano da una signorina dabbene che dà del tu agl’insetti di cui canta , ma visto che sono stati stesi da me , devo credere che poiché io sono passato per di là , tutti possano capitare dappertutto .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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Cortesemente egli mi disse che riconosceva che al nome tutti potevano crederlo tale .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Quando ancora non sapevo dove sarei andato a finire , esordii dichiarando che ormai credevo anch’io negli spiriti per una storia capitatami il giorno innanzi su quella stessa via .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Ma per ammettere questo , bisognerebbe anche credere ch’ella sia una persona molto distratta .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Bisogna crederci o non crederci ed in ambedue i casi le cose sono molto semplici .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Poi con voce mutata , supplice (imbecille!) parlò con lo spirito ch’egli credeva presente:
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* Egli credeva di avere degli antenati , ma non mi faceva paura .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Nel salotto , oltre alle tre fanciulle , v’erano la signora Malfenti ed un’altra signora la cui vista m’ispirò imbarazzo e malessere perché credetti fosse la zia Rosina .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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– Mi dispiace per voi che abbiate potuto credervi autorizzato ad uno scherzo simile .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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– Volevo ridere! Credevo che nessuno di noi avrebbe presa sul serio quella storia del tavolino .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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– Ma come non ve ne sareste accorta? A voi non era possibile di credere ch’io facessi la corte ad Augusta!
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* Sarebbe stato un eccesso , ed Augusta avrebbe di nuovo potuto credere che volessi dileggiarla .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Non poteva essere altrimenti: io avevo una grande fiducia nei medici che mi curarono e credetti loro sinceramente quando attribuirono quel dolore ora al ricambio ed ora alla circolazione difettosa , poi alla tubercolosi o a varie infezioni di cui qualcuna vergognosa .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Parlai della cosa più interessante nel corpo di Augusta , cioè quell’occhio sbilenco che a torto faceva credere che anche il resto non fosse al suo vero posto .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Restai a bocca aperta! Ora che lo conosco meglio , so ch’egli si lancia a un discorrere abbondante in qualsiasi direzione quando si crede sicuro di piacere al suo interlocutore .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Quella sera il cielo aveva cominciato a coprirsi di leggere nubi bianche , di quelle da cui il popolo spera la pioggia abbondante , ma una grande luna s’avanzava nel cielo intensamente azzurro dov’era ancora limpido , una di quelle lune dalle guancie gonfie che lo stesso popolo crede capaci di mangiare le nubi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Quando fummo giù , dichiarai che mi sentivo un poco meglio e che credevo che , appoggiato a lui , avrei potuto procedere più spedito .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Non ero sicuro se gl’impegni presi la sera prima avessero il valore ch’io credevo di dover conferire loro .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Augusta subiva le mie aggressioni come credeva che una sposa dovesse ed io mi comportai relativamente bene , solo perché la signora Malfenti non ci lasciò soli che per brevi istanti .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ed io , con una grande inerzia di pensiero , le dissi a bassa voce che non doveva crederlo perché Guido non amava le donne .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Mia suocera , invece , non credette nel mio amore neppure quando la stessa Augusta vi si adagiò piena di fiducia .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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Nella mia vita ci furono varii periodi in cui credetti di essere avviato alla salute e alla felicità .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Però mi sbalordiva; da ogni sua parola , da ogni suo atto risultava che in fondo essa credeva la vita eterna .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Ma perciò io sapevo il mio atroce destino quando la malattia mortale m’avesse raggiunto , mentre lei credeva che anche allora , appoggiata solidamente lassù e quaggiù , per lei vi sarebbe stata la salvezza .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Era deliziosa quell’intraprendenza così ingenua! Ingenua perché bisogna ignorare la storia del mondo per poter credere di aver fatto un buon affare col solo acquisto di un oggetto: è alla vendita che si giudica l’accortezza dell’acquisto .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* La nostra fu e rimase una relazione sorridente perché io sorrisi sempre di lei , che credevo non sapesse e lei di me , cui attribuiva molta scienza e molti errori ch’essa – così si lusingava – avrebbe corretti .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Forse m’aveva capito male e credeva io le avessi attribuita l’intenzione di uccidermi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* E se io non m’ero accorto della sua confusione al nostro primo incontro , ciò doveva far credere che fossi stato confuso anch’io .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Ma egli credeva di star meglio e s’apprestava lietamente a trasferirsi subito , durante la primavera , in qualche luogo dal clima più dolce del nostro , dove s’aspettava di essere restituito alla piena salute .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Si potrebbe forse credere che sia stato per prudenza , visto che il Copler ne sapeva e che io non mi sentivo di pregarlo di tacere .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Ma ero realmente purissimo perché passai il pomeriggio intero nel mio studio e potevo veramente credere di essere definitivamente guarito di ogni desiderio perverso .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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– Come può credere una cosa simile? Sarei qui se così fosse? Io sono stato su quel pianerottolo per lungo tempo a bearmi del suo canto , delizioso ed eccelso canto nella sua ingenuità .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Poi invece – e proprio quando m’accinsi ad andarmene – essa credette che anch’io fossi innamorato solo dell’arte e del canto e che perciò se essa non avesse cantato bene e fatti dei progressi , l’avrei abbandonata .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Io intanto credetti di poter essere indignato per altra ragione che non fosse quella di vedermi interdetto di chiarire subito l’animo mio .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Solo essa non era ancora sicura che i miei rimproveri fossero proprio quelli che il Copler le indirizzava perché – come me lo disse poi – ricordava ch’io il giorno prima l’avevo baciata e perciò credeva di essere per sempre rassicurata sulla mia ira .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Io a quel proposito tanto saggio non credetti molto perché quella stessa bocca che lo esprimeva non sapeva neppur allora sottrarsi ai miei baci .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Ricordo tutto quello ch’essa mi disse e cui credetti solo quando essa sparì dalla mia vita .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Non le credetti quand’essa m’assicurò che non domandava altro che di essere sicura della propria e della vita della madre .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Ingenuamente essa credeva che l’aiuto dovesse venire dalla provvidenza divina tant’è vero che talvolta per ore era rimasta alla finestra per guardare sulla via , donde doveva giungere .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Carla credette subito nell’esattezza di questo racconto .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Avevo tanto pianto il mio tradimento prima di commetterlo , che si sarebbe dovuto credere facile di evitarlo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Finalmente compresi: essa credeva ch’io soffrissi per l’imminenza del matrimonio di Ada .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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– Tu credi ch’io soffra per il matrimonio di Ada? Sei pazza! Dacché sono sposato , io non ho più pensato a lei: Non ricordavo neppure ch’era arrivato quest’oggi il signor Cada !
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– Ma credi tu che mia moglie a questo mondo non faccia nulla? Adesso che noi due parliamo , essa ha i polmoni inquinati dalla canfora e dalla naftalina .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Una donna crede di avere tutti i diritti verso il suo primo amante .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Guido voleva approfittare per sposarsi del miglioramento di Giovanni , ch’egli credeva non avrebbe durato .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Era una sciocchezza , forse anche sconveniente! Volevano allontanarci dalla loro intimità o credevano che i loro baci potessero dolere a qualcuno? Ciò però non guastò il mio buon umore .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Guido m’aveva detto che Ada non voleva credergli che certe vespe sapevano paralizzare con una puntura altri insetti anche più forti di loro per conservarli così paralizzati , vivi e freschi , quale nutrimento per la loro discendenza .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Io credevo di ricordare ch’esisteva qualche cosa di tanto mostruoso in natura , ma in quel momento non volli concedere una soddisfazione a Guido:
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– Mi credi una vespa che ti dirigi a me? – gli dissi ridendo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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Ritornai dal Copler perché dovevo portare ad Augusta le ultime notizie dell’ammalato per farle credere che io avessi passate con lui tutte quelle ore .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Tutti risero perché non mi credettero e allora intervenne l’ostinazione ch’è proprio il carattere più evidente del vino .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Tutti mi credettero , ma l’indignazione fu generale .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Alberta mi fraintese e credette che io volessi dire una cosa saputa da tutti , cioè che una donna di una certa età aveva tutt’altro valore che ad un’altra .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Non andai da Carla alla mattina e così corsi da lei alla sera con pieno desiderio dicendomi anche ch’era infantile di credere di tradire più gravemente Augusta perché la tradivo in un momento in cui essa per altre cause soffriva .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Ma io assolutamente non potevo sopportarla più oltre , e corsi via tenendo sempre quella chiave in mano nella cui autenticità cominciavo a credere anch’io .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Di poche parole – a quanto mi diceva Carla e devo crederle perché pochi mesi appresso con lei si fece ciarliero ed essa me lo disse subito , – e tutt’intento al compito che s’era assunto .(I.Svevo - La coscienza di zeno)*
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* Non mi credette ed io gliene fui grato .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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* Credetti di aver fatta un'importante scoperta scientifica. Mi credetti chiamato a complementare tutta la teoria dei colori fisiologici. ( Svevo)
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* Crede di essere qualcosa
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animismo
= tendenza , tipica delle religioni primitive , a credere che tutte le cose siano animate da principi vitali , benefici o malefici credenza che attribuisce a ogni essere un'anima , intesa come principio di attività .
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autoconvinzione
= persuasione raggiunta con un ragionamento del tutto soggettivo e che coincide con ciò che si ha interesse a credere .
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befana
= epifaniapersonaggio fantastico raffigurato come una vecchia brutta ma benefica che porta doni ai bambini la notte dell'epifania credere alla befana , essere ingenuo come un bimbo 3 donna brutta. accr. befanona , befanone pegg. befanaccia 4 regali , strenne dell'epifania
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betilo
= pietra sacra che , presso taluni popoli antichi , segnava il luogo ove si credeva risiedesse una divinità .
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boccalone
= persona che ha la bocca grande o che sta sempre a bocca aperta bimbo che piange facilmente persona che crede ingenuamente a qualunque cosa le si dica chiacchierone , maldicente.
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calandrino
= persona che si crede furba, ma in realtà è sciocca e credulona.
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credente
= part. pres. di credere - che, colui che ha una fede religiosa
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credenza
= il credere
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credibile
= che si può credere, a cui si può prestar fede
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credito
= il credere, l'essere creduto
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credo
= formula che comprende l'insieme delle verità rivelate che un cristiano è tenuto a credere per fede
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credulo
= che crede con eccessiva facilità , anche a cose non verosimili credente
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credulone
= - colui che crede a tutto con eccessiva facilità ingenuo, semplicione.
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discredere
= verbo trans . non credere più ciò che si credeva prima
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divedere
= verbo trans . dare a divedere - mostrare chiaramente - far capire - oppure voler far credere - dare a intendere .
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endofasia
= stato allucinatorio per il quale si crede di avvertire delle voci interne
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fatalismo
= concezione di colui che crede nella potenza del fato - atteggiamento di colui che accetta passivamente il corso degli eventi .
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fatalone
= colui che crede di avere un fascino irresistibile .
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fede
= o poet . fé ,il credere come veri determinati assunti - o concetti , basandosi sull'altrui autorità - o su una personale convinzione
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inattendibile
= a cui non si può credere
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incredibile
= non credibile , che non si può credere
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masurio
= nome attribuito a un elemento che si credette di scoprire in alcuni minerali e poi si rivelò inesistente
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miracolista
= colui che crede di ottenere risultati miracolosi, spec. in politica e in economia, applicando sistemi che non tengono conto delle difficoltà oggettive della situazione
= miracolistico.
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polidemonismo
= forma di religione che crede nell'esistenza di una molteplicità di demoni che animano e popolano l'universo .
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poliestesia
= anomalia della sensibilità tattile per la quale si crede di sentire in diversi punti un contatto che in realtà avviene in un punto solo .
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presuntuoso , o pop . presontuoso , prosontuoso , prosuntuoso ,
= che presume troppo di sé , che crede di poter fare cose superiori alle proprie capacità
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reputareriputare
= verbo trans. ritenere, credere, stimare
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ricredere
= verbo intr. credere di nuovo, tornare a credere
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scacciaguai
= ciò che si crede possa avere un valore scaramantico nel tener lontano i guai ,
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senzadio
= o senza dio , chi non crede in dio , chi non ha alcun sentimento religioso - chi non ha senso morale né rispetto per la legge .
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sibilla
= nell'antichità classica , nome di donne che si credeva fossero dotate di qualità profetiche per ispirazione degli dei ,
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soprannaturalismo
= qualsiasi dottrina che crede nell'esistenza di una realtà o di un ordine superiore alla natura .
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star del credere
= sost . m . obbligazione assunta dal commissionario di rispondere nei confronti del committente per il buon esito dell'affare o della fornitura - il compenso speciale o la maggiore provvigione a cui il commissionario ha diritto per tale obbligazione .
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superdonna
= donna che presume di avere doti eccezionali e crede perciò di essere superiore alle altre ,
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ween: Verbo non trovato.
         I motivi possono essere:

          I - Il vocabolo non e' stato ancora inserito nell'archivio.

          II - Non e' stato digitato correttamente:
                    Ricorda: Per i verbi devi cercare l'INFINITO PRESENTE o la
                    PRIMA PERSONA dell'INDICATIVO PRESENTE ( es. amare, amo.).

          III - Per un errore di programmazione.
              In tal caso ci scusiamo e ti preghiamo di comunicarcelo.