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Per gentile concessione dell’autore

Napoli 1742 dal libro RUM MOLH di Pier Tulip

 

 

A corte si fa spazio una nuova personalità, il Padre Superiore dei Gesuiti Francesco Pepe diventa confessore del Re e aspira a diventare il suo deus ex machina, per influenzarne tutte le scelte in campo religioso.

I Gesuiti a Napoli sono ricchi e potenti e lo dimostrano tutte le spese che Padre Pepe sta facendo per arricchire la chiesa del Gesù Nuovo.

La chiesa dei Gesuiti fu costruita alla fine del ‘500 trasformando il palazzo Sanseverino dei Principi di Salerno. Il palazzo, sequestrato dagli spagnoli in seguito all’appoggio dato da Ferrante Sanseverino all’insurrezione del popolo contro l’introduzione a Napoli dell’Inquisizione spagnola nel 1552, fu venduto ai Gesuiti che, lasciando inalterato il bugnato esterno e il portale, ed adattandolo alla nuova destinazione, costruirono il loro nuovo tempio, sventrando completamente l’interno ed eliminando i giardini.

L’interno della chiesa a croce latina, con tre grandi cappelle a sinistra e tre a destra, in stile barocco è riccamente decorato con numerosi marmi del Fanzago. Numerosi sono gli affreschi di Belisario Corenzio, del Solimena, di Massimo Stanzione. La cupola, già caduta per il terremoto del 1688, avrà sempre gravi problemi.

 

Il bugnato del Gesù Nuovo

Il bugnato della chiesa del Gesù Nuovo ha sempre generato numerose discussioni e interpretazioni per i simboli incisi su molti dei blocchi di piperno, ma non su tutti. Si è pensato ad un messaggio alchemico o massonico o magico o, semplicemente, a un contrassegno per identificare lo scalpellino che lo aveva scolpito. I segni unici sono solo sette, ma si ripetono più volte, e saranno identificati come note musicali scritte in aramaico. Trascritte da destra a sinistra e dal basso in alto, generano infatti una, seppur discussa, composizione musicale rinascimentale con canoni gregoriani.

Il Pepe, approfittando della presenza di Domenico Antonio Vaccaro impegnato nel chiostro della vicina Santa Chiara gli commissiona una grande statua argentea dell'Immacolata, dritta su un piedistallo circondato alla base da angeli marmorei.

Di fronte, nel monastero di Santa Chiara, il Vaccaro trasforma il gotico chiostro delle clarisse in un delizioso giardino rustico barocco, rivestendo 72 pilastri ottagonali che reggono il pergolato, e i sedili posti tra essi, con maioliche disegnate da lui stesso.

La chiesa di Santa Chiara edificata nel ‘300, è stata già precedentemente modificata in forme barocche e sarà distrutta quasi interamente da un bombardamento nel 1943 e ricostruita con pietre di tufo nelle spoglie forme gotiche originali.

Il tufo, insieme alla pietra lavica, generato da eruzioni vulcaniche nel lontano passato, è stato per secoli la grande risorsa edilizia di Napoli: viene, e veniva, estratto scavando il sottosuolo generando numerose gallerie e grandi caverne.

 

In quest’anno viene terminata la reggia di Portici. La strada verso il sud del regno passa attraverso il cortile della reggia. Il parco è un giardino all’inglese dolcemente digradante verso il mare, con lunghi viali e arricchito di fontane e statue provenienti dagli scavi di Ercolano. Ma quando il Re si sposta a Portici non c’è spazio per tutta la corte, per cui la strada fra Portici e Ercolano vedrà sorgere numerose ville gentilizie formando il cosiddetto “miglio d’oro”, molte con giardini ugualmente digradanti fino al mare.

Nel parco della reggia viene creato anche uno zoo in seguito al regalo di un elefante ricevuto dal sultano ottomano Mahmud I e aggiungendo altri animali esotici. Nel 1872 nella Reggia si insedierà la Reale Scuola di Agricoltura e una parte del parco sarà trasformata in giardino botanico.

 

Reggia di Portici

 

I reperti degli scavi che sono stati finora ammassati in un riparo provvisorio, senza controllo, con pericolo di furti, vengono trasferiti alla reggia e lì arriveranno anche dopo con la continuazione degli scavi.