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LA FILOSOFIA DELL'ARTE”: Attualità dell'arte


di Giovanni Gentile

Indice

 

PREFAZIONE DEL 1930

 

Questo saggio nasce da un corso di lezioni tenute all'università di Roma nell'anno 1927-28; ma trova origine in un ventennio di studi antecedenti, iniziati con la pubblicazione di “Forme assolute dello spirito” (1909), e poi espressi nella memoria sul “Sentimento” e nell'articolo “Arte” dell'Enciclopedia italiana.

Il problema estetico è, infatti, sempre stato fondamentale per le riflessioni estetiche di Gentile. Non che egli abbia appoggiato da sempre le stesse argomentazioni, ma nel senso che riproponendosi questo problema egli torna ammettere in discussioni molti aspetti della propria filosofia.

PREFAZIONE DEL 1943

 
 

Qui Gentile riconosce la larga diffusione della pubblicazione precedente (del 1931) e mette in evidenza l'accurata revisione che egli ha operato per questa nuova edizione, sebbene siano stati pochi i punti da modificare.

INTRODUZIONE:

IL PROBLEMA FILOSOFICO.

 

Infinità dello spirito

 
 

Solo chi si eleva al piano dell'autocoscienza può giungere ai concetti di libertà e infinità propri dello spirito.

Empiricamente si osserva che lo spirito si attua e vive la sua vita soddisfacendo i propri bisogni, risolvendo i suoi problemi, lottando con la natura e con gli altri uomini che tenderebbero ad imporle dei limiti, per liberarsene e affermare illimitatamente la propria potenza. L'uomo, dunque, ha coscienza del difetto del proprio essere, così grazie alla sua intelligenza, per l'attività pensante che egli è, si sforzerà di colmarlo; fermandosi solo nel momento in cui il suo persistere lo annienterebbe.

Pertanto lo spirito non è, ma deve essere infinito; non è immediatamente infinito, ma diventa tale.

Attraverso il pensiero, lo spirito attraversa il mondo materiale per farlo suo, per spiritualizzarlo. Pensare è la fatica che l'uomo sostiene per tutta la vita al fine di procurarsi ciò che gli è necessario per vivere. Il pensiero realizza la sua libertà o infinità realizzando se stesso, pensando. Ma, affinché esso realmente sia, deve assumere una forma nella parola.

La filosofia è la vita dello spirito che realizza (sia teoricamente che praticamente) la propria infinità pensando; poiché ogni volta si voglia vedere cosa c'è al principio di ogni principio si trova appunto il pensiero, e che il pensiero è filosofia.

Lo spirito, dunque, si realizza attraverso la negazione (il riconoscimento e il superamento dei propri limiti); e, tanto più si realizza, tanto più si “infinitizza”.

L'infinito processo dell'infinità dello spirito

 
 

Come si è visto finora, pensare è risolvere il problema, vincere il limite, infinitizzarsi.

Ora, se c'è un limite -è chiaro- questo non potrà che venire dall'interno del pensiero stesso; il quale non solo si pone un limite, ma non può fare a meno di superarlo.

Nel pensiero sono da distinguere 3 momenti progressivi (anche se non successivi):

  1. coscienza di sé (soggetto)

  2. coscienza di qualche cosa (oggetto)

  3. coscienza di sé che è coscienza di qualche cosa (unità di soggetto e oggetto).

Infatti, il soggetto si costituisce come tale in quanto ha coscienza di sé, e distingue così in sé un sé che è il soggetto e un sé che è l'oggetto della coscienza. Li distingue e, pertanto, li contrappone. Il soggetto non riconosce sé come tale, e l'oggetto diventa il suo limite. Perciò, attraverso la coscienza dell'oggetto, il soggetto attua la coscienza di sé. L'ultimo passo della risoluzione del problema è rintracciare l'unità stessa di soggetto e oggetto nel pensiero.

Uno spirito che non risolve il problema è uno spirito che vien meno: la morte.

PARTE PRIMA:

ATTUALITA' DELL'ARTE

 
  1. L'ESISTENZA DELL'ARTE.

L'esistenza e il pensiero

 
 

Il punto d'appoggio del pensiero, di ogni ricerca o risoluzione di problemi, è l'esistente. Infatti si potrebbe pure supporre di indagare l'ignoto, ma è da considerare che la prima categoria con la quale lo si confronterebbe sarebbe proprio l'esistenza.

Sulla base di quanto detto finora, è chiaro che la ragione di questo rapporto immediato tra pensiero ed esistenza sta proprio nel fatto che il pensiero non ha per oggetto che se medesimo. E il pensiero lo abbiamo visto non è che autocoscienza; pertanto non solo è esistente, ma ha in sé la ragione di esistere.

L'arte come esistente

 
 

Il problema che ora andiamo a prendere in considerazione è quello dell'arte. E, poiché punto di appoggio del pensiero, di ogni ricerca o risoluzione di problemi, è l'esistente, è chiaro che andremo a prendere in considerazione l'arte nella sua esistenza.

Ora, documento diretto dell'esistenza dell'arte sono le opere poetiche, e non le singole personalità che si celano dietro di esse (le quali, sebbene siano fondamentali per la produzione di queste, non devono essere assunte come oggetto della nostra ricerca, che è appunto ricerca sull'arte).

Difficoltà di cogliere l'arte nella sua esistenza

 
 

Le difficoltà di cogliere l'arte nella sua esistenza sono relative al peso da attribuire alla personalità dell'artista che si cela dietro l'opera, alla lingua usata (scelta delle parole), il valore di una singola opera e del quadro d'insieme della produzione di un artista (valore della parte e del tutto), il significato delle opere, ecc.

Soggettività dell'esistenza storica dell'arte

 
 

E' attraverso la lettura che l'opera poetica viene colta nella sua effettiva esistenza, eppure sottratta alla sua precisa collocazione cronologica. Avviene lo stesso per quanto riguarda le opere figurative e musicali.

In altre parole, tenendo presente che ogni creazione artistica, appena compiuta, appartiene al passato, è attraverso la lettura che essa perde il suo legame con il tempo e diventa nostra, costitutiva della nostra attuale esperienza. Si dice infatti che una poesia (o qualsiasi altro prodotto artistico) riviva in chi entra in rapporto con essa; che prima di questa seconda vita la poesia sia morta, e che possa rivivere solo in questo modo. Quell'opera che prima era temporale, ora viene spiritualizzata e lo spirito si libera nell'eterno presente. Con la lettura, il tempo che separa noi che leggiamo dal poeta che scrisse viene annullato.

Pregiudizi contro il soggettivismo storico

 
 

La tesi del soggettivismo va incontro a 2 difficoltà:

  1. che derivi dal concetto di esistenza del fatto storico che si aspira a conoscere (non limitandosi al solo fatto dell'arte, ma si estendendosi ad ogni fatto storico);

  2. che non può conoscere l'arte immediatamente esistente.

Occupiamoci ora dell'immanenza del fatto storico, tralasciando quella dell'opera d'arte.

Non potendo più distinguere ciò che storicamente accadde da ciò che noi riteniamo storicamente accaduto, l'arbitrio del soggetto si introduce nella rigida struttura dell'oggetto, risolvendola nelle sue libere creazioni.

Ciò va osservato persino nella storia della storiografia, con la quale si cerca di avvicinarsi sempre più all'accaduto; ma i fatti rimangono sempre indeterminati e indeterminabili. Persino le fonti sono soggette alla soggettività degli studiosi, alle loro interpretazioni e ricostruzioni (fonti che prima venivano considerate certamente attendibili, possono poi essere investite da tanti e tali sospetti che non possono più essere adoperate; e viceversa).

Storia, arte, sogno.

 
 

Ora vediamo che rapporto intercorre tra storia, arte e sogno.

Tra storia e arte corre una fondamentale differenza: il pensiero può attribuire ai fatti storici una certa collocazione cronologica ed altre determinazioni a seconda del genere dei fatti; mentre, per quanto riguarda l'opera d'arte, una tale possibilità viene esclusa dalla singolare forma di adesione del soggetto all'oggetto.

Molte volte, invece, l'arte è stata paragonata al sogno: perché tra l'esperienza del sogno e l'esperienza della veglia non c'è continuità, così come non ce n'è tra l'esperienza estetica e il momento in cui tale esperienza è sospesa, e si procede ad una critica (e non perché, come è stato erroneamente asserito da molti, in entrambe due lo spirito rimanga rapito nello stesso modo nella pura contemplazione, senza chiedersi se il mondo contemplato si o non sia reale). All'esperienza del sogno manca completamente la coscienza del sogno come esperienza diversa da quella della veglia (questo perché il pensiero non conosce altra forma di esperienza che quella in cui attualmente si realizza). Il contenuto della veglia viene assunto nel sogno e trasfigurato, come se non fosse mai appartenuto ad un mondo diverso da quello in cui si aggira la coscienza del sognante; ma nella veglia il pensiero giudica il sogno, mentre il contrario (che nel sogno il pensiero giudichi la veglia) non accade mai. Ecco il senso del paragone tra arte e sogno!

Critica della teoria dell'inconsapevolezza dell'arte

 
 

L'esperienza dell'arte, come momento della produzione di un'opera, rimane inconsapevole. Il momento della consapevolezza viene solo con la critica, quando si vuole esprimere un giudizio sull'opera prodotta; ma tale giudizio non è più arte (si chiamerà critica, riflessione sull'arte, filosofia, storia, ecc.).

Si può, dunque, dire che l'arte sia sogno, ma solo fino ad un certo punto. Per essere tutta sogno bisognerebbe che fosse sempre ignara di sé, abbandonata alla sua ispirazione, ma essa è pure critica, come consapevolezza discriminante e disciplinante, riflessione orientata e coordinata secondo certi concetti e leggi conosciute e riconosciute dal pensiero.

Arte e critica sono inseparabilmente congiunte, ma idealmente distinte (perché se si confondessero insieme è facile pensare che né l'arte sarebbe più quella vita dello spirito su cui cadrebbe la critica, né la critica si potrebbe più concepire come una riflessione sull'arte).


In conclusione l'arte, in quanto arte, è inconsapevole; il momento della consapevolezza sopraggiunge solo dopo con la critica, che però non è più arte.

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