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MODELLI DI METODO PER UNA STORIOGRAFIA ESTETICA.

 

Per una storiografia delle idee estetiche, e difficoltà

 
 

In luogo di una ricerca per una storiografia estetica è necessario sottolineare il peso di alcune difficoltà incontro alle quali potremmo imbatterci.

Innanzitutto la storiografia tende, come sua interna idea-limite, a identificarsi con la storia; pertanto ci sono 2 valutazioni di segno opposto: una positiva, che coincide con la celebrazione della storia come unica realtà incontro in cui l'uomo si riconosce razionalmente nel suo fare e nel suo tendere verso la libertà, una negativa, che coincide con la svalutazione della storia come luogo dell'errore (storicismo assoluto, antistoricismo francofortese).

Nonostante tutto, bisogna tentare un'analisi della storiografia che non sia pregiudicata da difficoltà di questo tipo, che tendono ad universalizzarsi escludendosi a vicenda. In questo luogo non è più possibile pensare ad alcun tipo di affermazione dogmatica.

Premesse e metodo

 

 
 

 

Per sopperire alle difficoltà incontro alle quali va incontro questa analisi di una storiografia estetica, appare necessaria, come momento inevitabile del metodo, una sospensione del giudizio. Questa operazione consiste nel dichiarare parziali tutte quelle affermazioni che hanno pretesa di universaliltà e assolutezza. Ma è necessario sottolineare che essa agisce solo sulle interpretazioni, e non sul mondo; pertanto non annulla il mondo, ma ce lo restituisce in tutte le sue relazioni, problemi e significati.

Come passo successivo non bisogna perdere d'occhio la nozione di esperienza; ovviamente tenuta lontana da quelle accezioni che la conducono dialetticamente alla dichiarazione di una sua insignificanza o che implicano una sorta di rigidità del dato. Si tratta di una nozione di esperienza come mobile e aperta interazione tra ciò che diciamo io e ciò che diciamo mondo, che si basa sull'ipotesi come risultato più sicuro e fondato.

L'estetica dell'empirismo inglese e la storiografia

 
 

Nell'ambito di una ricerca sulla storiografia delle idee estetiche, la domanda non dovrà essere sul cosa è la storiografia, ma piuttosto sul come operi la storiografia nella molteplicità delle prospettive interpretative con le quali si costituisce.

A tal riguardo, il punto di partenza sarà l'analisi dell'operazione storiografica che riguarda l'estetica dell'empirismo inglese.

Incontro con il tema, alcuni procedimenti e accorgimenti

 
 

L'incontro di Anceschi con questo tema risale a quando Banfi gli chiese di recensire l'antologia di M. Rossi, “L'estetica dell'empirismo inglese”, per la rivista “Studi filosofici”.

Ma, il fatto che il Rossi nella sua antologia arrivasse a sostenere che in realtà un'estetica dell'empirismo inglese non fosse mai esistita, portò Anceschi a ritenere necessario un approfondimento del tema attraverso il sostegno di un metodo aperto alle molte relazioni e ai vari piani di riflessione su cui tale argomento si articola

Aspetti della ricerca, e ipotesi

 
 

Anceschi sottolinea 3 fondamentali aspetti di questa ricerca sull'estetica dell'empirismo inglese:

A) rapporti tra Barocco ed Empirismo inglese (i quali risultarono molto intrecciati);

B) B1- coerenza degli sviluppi interni;

B2- incidenze con le istituzioni;

C) apporti dei singoli autori (da Bacone in poi) nello sviluppo di un'interpretazione secolare

Un'osservazione di Cartesio sul metodo

 
 

Anceschi assume come esempio il metodo di Cartesio, pur tenendo presente che sarebbe necessario rinnovarlo in alcuni suoi tratti. Manifesta la sua stima nei confronti di questo poiché osserva che in alcuni punti si avvicina molto alla sua idea di metodo: formula solo ipotesi senza lasciarsi andare a Risultati Assoluti, ha la consapevolezza della inesauribilità del campo della sua indagine e della sua capacità di rivelare aspetti diversi a sollecitazioni diverse, è un metodo che ammette l'esistenza di metodi diversi.

E' solo entro questi termini che si può continuare il discorso sulla storiografia e sui diversi modelli.

La storiografia e i suoi modelli

 
 

Nonostante alcuni avvisi di morte della storiografia e di cancellazione della dimensione storica, Anceschi ritiene che il processo di conoscenza del campo sia ancora ricco, articolato, sorprendente. Pertanto si rende ancora necessaria un'attenta analisi di nozioni quali tempo, movimento, continuità, discontinuità e di categorie più propriamente storiografiche (Barocco, Illuminismo...); è necessario però assumerle nella loro plurivocità di significati, fuggendo dalla umiliante uniformità dei processi dogmatici.

Lineamenti e progetto di una fenomenologia

 
 

Anceschi si lascia sollecitare enormemente da quanto sostenuto da Montaigne: non vi è nessuna esistenza costante nel nostro essere né in quello degli oggetti, pertanto colui che giudica e colui che viene giudicato si trovano entrambi in perenne movimento e mutamento.

E' su questa base che la fenomenologia critica pone a fondamento del proprio discorso le oscillazioni infinite tra l'io e il mondo, nei loro rapporti e nella loro azione reciproca. Si rende perciò necessario interpretare come una realtà positiva la molteplicità dei sistemi, e unirli senza costringerli in una sistematica dei sistemi.

La storiografia delle idee estetiche avrà, dunque, a che fare con le estetiche dell'arte (piano teoretico speculativo della riflessione sull'arte), con le poetiche (piano operativo della riflessione dell'arte), con il piano dei principi e dei criteri della critica letteraria e artistica (i vari sistemi della critica...), il piano della singole discipline dei rapporti interdisciplinari (linguistica, psicologia, sociologia, tecnologia, programmazione, urbanistica...).

C) PER UNA FENOMENOLOGIA DELLE DEFINIZIONI

(DELL'ARTE E DELLA POESIA)

 

Il senso e il limite della ricerca

 
 

Qui la ricerca si dirige all'estetica nel suo aspetto di riflessione sull'arte e sulla poesia.

Tutti coloro che si sono dedicati a questa ricerca non sono mai riusciti ad elaborare una definizione capace di comprendere cosa sia l'arte e cosa la poesia. Giacché, infatti, tutto ciò che ne è conseguito è stato solo un gran numero di sistemi che si condannano reciprocamente.

Definizioni della poesia

 
 

E' lecito sospettare che non tutte le definizioni siano dello stesso tipo, che esercitino la stessa funzione o nascano dallo stesso bisogno. E, dal fatto che nessuna delle definizioni proposte finora sia giudicata abbastanza soddisfacente, possiamo spingerci a supporre che una fenomenologia delle definizioni (dell'arte e della poesia) sia la soluzione per riportare ogni definizione entro un orizzonte di sistematicità, per cui acquista un valore maggiore proprio per il suo riconoscersi come una prospettiva tra le molte.

Situazione e metodo

 
 

Tuttavia, stabilire in maniera definitiva le modalità con cui la nuova fenomenologia critica si approccia alla ricerca circa l'estetica appare, oltre che riduttivo, anche contraddittorio; perché, in questo modo, anche la nuova fenomenologia critica non si distinguerebbe da qualsiasi altra filosofia tradizionale. Per cui, ecco emergere le prime difficoltà!

In altri tempi, nello stesso territorio italiano è sembrato che l'estetica avesse ritrovato la propria dimensione: la teoria filosofica della poesia trova una sua autonomia, entro un processo di identificazione logica e categoriale, come “forma” o “momento” della vita dello Spirito. Ciononostante, il sistema non ha retto alle sue stesse pressioni interne, né tanto meno a quelle provenienti dai campi confinanti (linguistica, sociologia, psicologia, critica politico-economica della società).

In questo modo l'estetica si è ritrovata a dubitare dei propri confini e persino della propria legittimità.

Metodo e analisi

 
 

La ricerca è resa più complicata da alcuni pregiudizi, nuovi o persistenti che essi siano, come: i tentativi di restaurazione metafisico-categoriale, l'uso assolutizzante di metafore speculative (“morte della filosofia”, “morte dell'arte”) oltre ogni loro legittimo significato, la pronuncia di certi astratti divieti logici. Ma tutto ciò non fa che sollecitare la riflessione verso nuove possibilità.

Il problema peraltro si presenta, in termini generalissimi, come quello di una ragione che ha perduto se stessa e vuol ritrovarsi.

Oltre il punto nero

 
 

La considerazione della irriducibile molteplicità di definizioni ci porta ad un punto nero immerso nella negatività. Ci troviamo a fare i conti con una realtà confusa e oscura, il caos, che non riesce a significarsi; pertanto ci si mette alla ricerca di un metodo, che non si presenti più come un valore preliminare.

Metodo, ancora

 
 

Ecco alcuni avvertimenti che accompagnano la determinazione del metodologia:

  • assumere un atteggiamento di “ritorno alle cose”, pertanto ogni riferimento al mito, per quanto critico possa essere, rischia di distorcere le cose;

  • non lasciare che i rilievi delle condizioni storiche e sociali compromettano l'attività artistica e la riflessione su di essa, in vista di una prospettiva assoluta della realtà, che tralasci il senso della processualità della realtà; giacché da questo dipende pure quella prospettiva che vede il coincidere il campo dell'arte con quello dell'estetica;

  • leggere anche le negazioni radicali dell'arte (“morte dell'arte”) come processi interni allo sviluppo dell'estetica.

Considerazioni finali

 
 

Qui Anceschi tira le somme del discorso riguardo alla fenomenologia dell'estetica per l'area dell'arte e della poesia (con riferimento all'ambito delle definizioni).

Innanzitutto, egli sostiene la necessità di prendere in considerazione un tema (estetica dell'arte e della poesia) e cominciare a scandagliarlo da un angolo (autonomia dell'arte, delle poetiche, delle istituzioni, delle categorie storico-critiche, delle forme di critica), per rintracciarne e analizzarne la mobilità (incontrando poi il problema delle definizioni). A questo punto la pluralità delle definizioni deve essere inserita in un discorso di sistematicità, per cui esse non si escludono a vicenda, ma trovano il loro significato nel loro rapportarsi le une alle altre.

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