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Coniugazione attiva del verbo: parlare
INFINITO  
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parlare avere parlato
PARTICIPIO  
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parlante parlato
GERUNDIO  
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parlando avendo parlato
Vocabulary and phrases
abbordare
= verbo trans . avvicinarsi con una nave al bordo di un'altra , con intento aggressivo venire a collisione con un'altra nave , anche involontariamente avvicinare , accostare qualcuno per parlargli o proporgli qualcosa affrontare con risolutezza
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abborrare
= verbo trans . riempire di borra
= verbo intr . essere confuso nel parlare o nello scrivere
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afasia
= perdita della capacità di parlare o di comprendere le parole per gli scettici greci , l'astensione dal giudizio , il non pronunciarsi sulla natura delle cose .
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affettazione
= ostentazione artificiosa nel parlare e nel comportamento
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atticizzare
= verbo intr . scrivere , parlare in stile attico parlare , scrivere con sobria eleganza .
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avvolpacchiarsi
= verbo rifl . imbrogliarsi nel parlare
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barbugliar verbo trans. articolare, pronunciare confusamente
= verbo intr. parlare in modo confuso, balbettante borbottare, gorgogliare .
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birignao
= il parlare strascicato e nasale degli attori che esagerano le intonazioni o deformano la dizione.
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bradifasia
= lentezza nel parlare.
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breviloquent conciso nel parlare o nello scrivere.
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bue lett. o region. bove ,
= il maschio adulto castrato dei bovini domestici bue muschiato, grosso mammifero ruminante delle regioni artiche, con corna larghe, pelo lungo e scuro, folta criniera bue grugnente, yak lavorare, faticare come un bue, molto, senza tregua, duramente chiudere la stalla quando sono fuggiti i buoi, provvedere tardivamente mettere il carro davanti ai buoi, parlare o agire in modo prematuro, dando per scontato un risultato ancora non conseguito uomo ottuso, ignorante, grossolano
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burla
= scherzo fatto per ridere alle spalle altrui, ma senza malanimo mettere, volgere in burla qualcosa, non darle peso, scherzarci sopra parlare per burla, in tono scherzoso, prendendosi gioco dei presenti fuor di burla, lasciando da parte gli scherzi. dim. burletta inezia, bazzecola
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cantilenare
= verbo trans. e intr. cantare, parlare o recitare con voce strascicata, monotona.
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cenno
= segno fatto con un gesto della mano, col capo o con gli occhi per indicare qualcosa a qualcuno senza parlare
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chiacchierare
= verbo intr. discorrere, parlare
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ciampanelle voce usata solo nella loc. dare o andare in ciampanelle, uscire di senno, parlare o comportarsi in modo stravagante.
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ciangottare o cingottare,
= verbo intr. parlare storpiando le parole
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ciarlare
= verbo intr. parlare a lungo e senza alcun costrutto
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cicalare
= verbo intr. parlare a lungo e noiosamente di cose futili
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concionare
= verbo intr. tenere concione, parlare solennemente davanti a un pubblico
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confabulare
= verbo intr. parlare con qualcuno sottovoce o con segretezza.
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confusionismo
= tendenza a parlare o agire in modo confuso, disordinato.
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conversare
= verbo intr. parlare con una o più persone in modo piacevole e in tono cordiale
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corrivo
= che è portato ad agire, a parlare, a giudicare senza riflettere, con troppa faciloneriaeccessivamente condiscendente, tollerante che corre o scorre
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cruscheggiare
= verbo intr. seguire nel parlare o nello scrivere le prescrizioni dell'accademia della crusca, badando a una rigorosa purezza linguistica.
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cuscita
= membro di una delle antiche popolazioni che parlavano una lingua camito-semitica e occupavano l'ampio territorio dall'egitto all'etiopia.
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dire
= il parlare - l'esprimersi - il dichiarare e sim.
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egolalia
= il parlare continuamente di sé .
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enfasi
= solennità - passionalità - calore eccessivi nel parlare - nello scrivere o nel gestire
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facondo
= che ha facondia , eleganza nel parlare
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favella =la facoltà di parlare
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fiatare
= verbo intr .
= emettere il fiato , respirare - essere in vita aprir bocca per parlare
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fiorentineggiare
= verbo intr . ostentare il modo di parlare dei fiorentini .
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fiorentineria
= affettazione di modi fiorentini , soprattutto nel parlare e nello scrivere .
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fiorentinismo =espressione , forma idiomatica propria del parlare fiorentino
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forchetta =posata formata da un manico e da due o più denti , che serve per infilzare i cibi solidi e portarli alla bocca - una buona forchetta , un buon mangiatore - parlare in punta di forchetta , con affettazione , con ricercatezza . forchettina accr . forchettona , forchettone nelle navi a vela , asta di legno o metallo , dotata di collare , che serve a tener fermo il boma quando la randa è serrata= 3 osso del petto dei polli e degli uccelli
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franchezza =l'essere franco nel parlare e nell'agire
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impaperarsi
= verbo rifl. imbrogliarsi nel parlare , prendere delle papere
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loquela
= facoltà , capacità di parlare
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maligno
= che ha la tendenza a pensare e a parlare male del prossimo o a vedere il male dove non c'è
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mutismo
= incapacità di parlare, di articolare distintamente i suoni, il linguaggio
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muto
= colui che non può parlare perché affetto da mutismo o da sordomutismo
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neologista
= chi usa spesso neologismi nel parlare o nello scrivere
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parlabile
= che si può parlare , che si riesce a parlare
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parlante
= participio presente di parlare
= che parla
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parlare
= verbo intr . pronunciare parole
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parlato
= participio passato di parlare
= nei sign . del verbo
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parlottare
= verbo intr . parlare una lingua alla meglio , in modo approssimativo
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prolazione
= il parlare , il modo di parlare
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prosopopea
= figura retorica per cui si introducono a parlare persone assenti o morte , o si personificano cose inanimate o astratte .
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psittacismo
= tendenza a parlare a sproposito , ripetendo le parole altrui come un pappagallo .
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retorica antiq. rettorica
= l'arte del parlare e dello scrivere in modo da persuadere un uditorio
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ribobolista
= chi fa uso di riboboli, nel parlare o nello scrivere.
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retorica antiq. rettorica
= l'arte del parlare e dello scrivere in modo da persuadere un uditorio
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ribobolista
= chi fa uso di riboboli, nel parlare o nello scrivere.
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riparlare
= verbo intr. parlare di nuovo
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rispondere
= verbo intr. parlare o scrivere a chi si è rivolto a noi in modo diretto o indiretto, parlando o scrivendo
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sberciare
= verbo intransitivo fare atti , versi di scherno , parlare a voce alta , sguaiatamente ,
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scalmanarsi
= verbo riflessivo affaticarsi molto nel fare qualcosa , correndo e sudando - darsi un gran da fare per raggiungere un fine , scomporsi , agitarsi nel parlare .
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scatologia
= lo scrivere o il parlare scherzosamente degli escrementi o delle funzioni fisiologiche , lo scritto o il discorso stessi che trattano di questi argomenti .
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sdottoreggiare
= verbo intransitivo parlare con tono dottorale , ostentando le proprie cognizioni , il proprio sapere .
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slatinare
= verbo intransitivo fare uso abbondante , nel parlare o nello scrivere , di parole e locuzioni latine .
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soliloquio
= il parlare da solo , tra sé e sé , a voce più o meno alta ,
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spagnoleggiare
= verbo intransitivo tenere un atteggiamento altezzoso e borioso dandosi arie da gran signore , secondo il costume che si considerava tipico degli spagnoli - usare modi spagnoli , spec . nel parlare o nello scrivere .
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sparlare
= verbo intransitivo parlare male , malignamente ,
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spoliticare
= verbo intransitivo parlare di politica in maniera superficiale , usando luoghi comuni , frasi fatte .
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spolmonarsi
= verbo riflessivo parlare o gridare tanto da affaticare i polmoni ,
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sputacchiare
= verbo intransitivo sputare in continuazione qua e là emettere schizzi di saliva nel parlare -
= verbo transitivo coprire di sputi ,
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strafalcione
= errore madornale , soprattutto nel parlare o nello scrivere ,
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straparlare
= verbo intransitivo parlare troppo o a sproposito ,
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strillare
= verbo intransitivo urlare con voce alta e acuta - parlare a voce molto ,
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ventriloquo
= aggettivo e
= persona che sa parlare a labbra semichiuse e ferme, senza alterare i muscoli lisci facciali, così che la sua voce non sembra provenire dagli organi vocali.
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verboso
= aggettivo che si dilunga inutilmente nello scrivere o nel parlare
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viva-voce loc.
= aggettivo apparecchio telefonico munito di un dispositivo in grado di amplificare il segnale in entrata e in uscita, che consente di parlare senza tenere in mano il microtelefono.
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vociare
= verbo intransitivo parlare a voce alta facendo gran confusione
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vociare
= il rumore prodotto dal parlare a voce alta
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La questione della quale ti parlai è ormai risolta
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Oh povero me ! vedete se quelle due figuracce dovevan proprio piantarsi sulla mia strada , e prenderla con me ! Che c'entro io ? Son io che voglio maritarmi ? Perché non son andati piuttosto a parlare . . .Oh vedete un poco: gran destino è il mio , che le cose a proposito mi vengan sempre in mente un momento dopo l'occasione .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Di che giorno volete parlare ? - Come , di che giorno ? non si ricorda che s'è fissato per oggi ? - Oggi ? - replicò don Abbondio , come se ne sentisse parlare per la prima volta .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Posso parlar meglio ? via , per una settimana .(Manzoni-I Promessi sposi)
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L'accoglienza fredda e impicciata di don Abbondio , quel suo parlare stentato insieme e impaziente , que' due occhi grigi che , mentre parlava , eran sempre andati scappando qua e là , come se avesser avuto paura d'incontrarsi con le parole che gli uscivan di bocca , quel farsi quasi nuovo del matrimonio così espressamente concertato , e sopra tutto quell'accennar sempre qualche gran cosa , non dicendo mai nulla di chiaro ; tutte queste circostanze messe insieme facevan pensare a Renzo che ci fosse sotto un mistero diverso da quello che don Abbondio aveva voluto far credere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Stette il giovine in forse un momento di tornare indietro , per metterlo alle strette , e farlo parlar più chiaro ; ma , alzando gli occhi , vide Perpetua che camminava dinanzi a lui , ed entrava in un orticello pochi passi distante dalla casa .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Quando vi dico che non so niente . . .In difesa del mio padrone , posso parlare ; perché mi fa male sentire che gli si dia carico di voler far dispiacere a qualcheduno .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ah ! voi vorreste farmi parlare ; e io non posso parlare , perché . . .non so niente: quando non so niente , è come se avessi giurato di tacere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ma se parlo , son morto .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Mi promettete , mi giurate , - disse - di non parlarne con nessuno , di non dir mai . . . ? - Le prometto che fo uno sproposito , se lei non mi dice subito subito il nome di colui .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Vien qua ; va' su da Lucia , tirala in disparte , e dille all'orecchio . . .ma che nessun senta , né sospetti di nulla , ve' . . .dille che ho da parlarle , che l'aspetto nella stanza terrena , e che venga subito - .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Pur troppo ! - rispose Lucia ; - ma a questo segno ! - Che cosa sapevate ? - Non mi fate ora parlare , non mi fate piangere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Agnese , benché ansiosa di sentir parlare la figlia , non poté tenersi di non farle un rimprovero .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- E a voi , - disse poi , rivolgendosi a Renzo , con quella voce che vuol far riconoscere a un amico che ha avuto torto: - e a voi doveva io parlar di questo ? Pur troppo lo sapete ora ! - E che t'ha detto il padre ? - domandò Agnese .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Renzo , - disse Lucia , con un'aria di speranza e di risoluzione più tranquilla: - voi avete un mestiere , e io so lavorare: andiamo tanto lontano , che colui non senta più parlar di noi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Entrato in cucina , domandò alla serva se si poteva parlare al signor dottore .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Lei m'ha da scusare: noi altri poveri non sappiamo parlar bene .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Io vi parlo da amico: le scappate bisogna pagarle: se volete passarvela liscia , danari e sincerità , fidarvi di chi vi vuol bene , ubbidire , far tutto quello che vi sarà suggerito .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ecco che il signor curato comincia a cavar fuori certe scuse . . .basta , per non tediarla , io l'ho fatto parlar chiaro , com'era giusto ; e lui m'ha confessato che gli era stato proibito , pena la vita , di far questo matrimonio .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Imparate a parlare: non si viene a sorprender così un galantuomo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma Lucia , richiamatolo , disse: - vorrei un servizio da voi ; vorrei che diceste al padre Cristoforo , che ho gran premura di parlargli , e che mi faccia la carità di venir da noi poverette , subito subito ; perché non possiamo andar noi alla chiesa .(Manzoni-I Promessi sposi)
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La gioia , per quel giorno , se n'andò ; e l'imprudente o , per parlar con più giustizia , lo sfortunato , non ricevette più invito .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Oltre la guerra esterna , era poi tribolato continuamente da contrasti interni ; perché , a spuntarla in un impegno (senza parlare di quelli in cui restava al di sotto) , doveva anche lui adoperar raggiri e violenze , che la sua coscienza non poteva poi approvare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Tutti gli occhi erano immobili sul novizio , e sul personaggio a cui egli parlava ; tutti gli orecchi eran tesi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Sentite , figliuoli , - riprese fra Cristoforo: - io anderò oggi a parlare a quell'uomo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Bramerei di parlarle da solo a solo , con suo comodo , per un affare d'importanza , - soggiunse poi , con voce più sommessa , all'orecchio di don Rodrigo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Parlo sopra tutto del diritto delle genti .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Le dico che a me accade ogni giorno di parlare in Milano con ben altri personaggi ; e so di buon luogo che il papa , interessatissimo , com'è , per la pace , ha fatto proposizioni . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Io posso parlare con qualche cognizion di causa ; perché quel brav'uomo del signor castellano si degna di trattenersi meco , con qualche confidenza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ben detto ! ben definito ! - gridarono , a una voce , i commensali: ma quella parola , carestia , che il dottore aveva buttata fuori a caso , rivolse in un punto tutte le menti a quel tristo soggetto ; e tutti parlarono della carestia .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Parlavan tutti insieme .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Mi corregga pure , mi riprenda , se non so parlare come si conviene ; ma si degni ascoltarmi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Parlo come si parla a chi è abbandonato da Dio , e non può più far paura .(Manzoni-I Promessi sposi)
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La vostra protezione ! Sapevo bene che quella innocente è sotto la protezione di Dio ; ma voi , voi me lo fate sentire ora , con tanta certezza , che non ho più bisogno di riguardi a parlarvene .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma ringrazia il saio che ti copre codeste spalle di mascalzone , e ti salva dalle carezze che si fanno a' tuoi pari , per insegnar loro a parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quando furon lì , gli disse sotto voce: - padre , ho sentito tutto , e ho bisogno di parlarle .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Parlo così , perché la cosa mi par troppo bella .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ma perché dunque , mamma , - disse Lucia , con quel suo contegno sommesso , - perché questa cosa non è venuta in mente al padre Cristoforo ? - In mente ? - rispose Agnese: - pensa se non gli sarà venuta in mente ! Ma non ne avrà voluto parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Non bisogna parlarne al padre Cristoforo , prima di far la cosa , - proseguì Agnese: - ma , fatta che sia , e ben riuscita , che pensi tu che ti dirà il padre ? " Ah figliuola ! è una scappata grossa ; me l'avete fatta " .(Manzoni-I Promessi sposi)
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I religiosi devon parlar così .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Se ti parlo del debito , - disse Renzo , - è perché , se tu vuoi , io intendo di darti il mezzo di pagarlo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Avrebbe dovuto parlar più chiaro , o chiamar me da una parte , e dirmi cosa sia questo . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Sì , la farò io , la giustizia: lo libererò io , il paese: quanta gente mi benedirà . . . ! e poi in tre salti . . . ! L'orrore che Lucia sentì di queste più chiare parole , le sospese il pianto , e le diede forza di parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Anderete voi giù al convento , per parlare al padre Cristoforo , come v'ha detto ier sera ? - domandò Agnese a Renzo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Si parlava sottovoce , per causa loro ; ed eran parole tronche e svogliate .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma i due , quando s'accorsero d'essere osservati , si fermarono anch'essi , si parlaron sottovoce , e tornarono indietro .(Manzoni-I Promessi sposi)
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È forse accaduta qualche disgrazia ? - Son io , - rispose Tonio , - con mio fratello , che abbiam bisogno di parlare al signor curato .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Perché , - rispose Agnese , - una donna di quelle che non sanno le cose , e voglion parlare . . .credereste ? s'ostinava a dire che voi non vi siete maritata con Beppe Suolavecchia , né con Anselmo Lunghigna , perché non v'hanno voluta .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Agnese vi s'avviò , come se volesse tirarsi alquanto in disparte , per parlar più liberamente ; e Perpetua dietro .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Illustrissima signora , - disse , - io posso far testimonianza che questa mia figlia aveva in odio quel cavaliere , come il diavolo l'acqua santa: voglio dire , il diavolo era lui ; ma mi perdonerà se parlo male , perché noi siam gente alla buona .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il fatto sta che questa povera ragazza era promessa a un giovine nostro pari , timorato di Dio , e ben avviato ; e se il signor curato fosse stato un po' più un uomo di quelli che m'intendo io . . .so che parlo d'un religioso , ma il padre Cristoforo , amico qui del padre guardiano , è religioso al par di lui , e quello è un uomo pieno di carità , e , se fosse qui , potrebbe attestare . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Siete ben pronta a parlare senz'essere interrogata , - interruppe la signora , con un atto altero e iracondo , che la fece quasi parer brutta .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Mi scusi se parlo da sfacciata , ma è per non lasciar pensar male di mia madre .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Gertrudina , nudrita nelle idee della sua superiorità , parlava magnificamente de' suoi destini futuri di badessa , di principessa del monastero , voleva a ogni conto esser per le altre un soggetto d'invidia ; e vedeva con maraviglia e con dispetto , che alcune di quelle non ne sentivano punto .(Manzoni-I Promessi sposi)
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S'era fatto , nella parte più riposta della mente , come uno splendido ritiro: ivi si rifugiava dagli oggetti presenti , ivi accoglieva certi personaggi stranamente composti di confuse memorie della puerizia , di quel poco che poteva vedere del mondo esteriore , di ciò che aveva imparato dai discorsi delle compagne ; si tratteneva con essi , parlava loro , e si rispondeva in loro nome ; ivi dava ordini , e riceveva omaggi d'ogni genere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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La clausura era stretta e intera , come nel monastero ; d'andare a spasso non si parlava neppure ; e un coretto che , dalla casa , guardava in una chiesa contigua , toglieva anche l'unica necessità che ci sarebbe stata d'uscire .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il principe (non ci regge il cuore di dargli in questo momento il titolo di padre) non rispose direttamente , ma cominciò a parlare a lungo del fallo di Gertrude: e quelle parole frizzavano sull'animo della poveretta , come lo scorrere d'una mano ruvida sur una ferita .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Gli zii parlarono anche a Gertrude , come portava la convenienza in quel giorno: e uno di loro , il qual pareva che , più dell'altro , conoscesse ogni persona , ogni carrozza , ogni livrea , e aveva ogni momento qualcosa da dire del signor tale e della signora tal altra , si voltò a lei tutt'a un tratto , e le disse: - ah furbetta ! voi date un calcio a tutte queste corbellerie ; siete una dirittona voi ; piantate negl'impicci noi poveri mondani , vi ritirate a fare una vita beata , e andate in paradiso in carrozza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ognuno la voleva per sé: chi si faceva prometter dolci , chi prometteva visite , chi parlava della madre tale sua parente , chi della madre tal altra sua conoscente , chi lodava il cielo di Monza , chi discorreva , con gran sapore , della gran figura ch'essa avrebbe fatta là .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Era essa contenta della decisione fatta in quel giorno , come d'una sua propria fortuna ; e Gertrude , per ultimo divertimento , dovette succiarsi le congratulazioni , le lodi , i consigli della vecchia , e sentir parlare di certe sue zie e prozie , le quali s'eran trovate ben contente d'esser monache , perché , essendo di quella casa , avevan sempre goduto i primi onori , avevan sempre saputo tenere uno zampino di fuori , e , dal loro parlatorio , avevano ottenuto cose che le più gran dame , nelle loro sale , non c'eran potute arrivare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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La vecchia aveva parlato mentre spogliava Gertrude , quando Gertrude era a letto ; parlava ancora , che Gertrude dormiva .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Dite quelle poche parole , con un fare sciolto: che non s'avesse a dire che v'hanno imboccata , e che non sapete parlare da voi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il nostro manoscritto lo nomina Egidio , senza parlar del casato .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma quanto meno ne parlava , tanto più ci pensava .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il conte Attilio ne parlava con disinvoltura ; e , sebbene ci prendesse quella parte che richiedeva la sua amicizia per il cugino , e l'onore del nome comune , secondo le idee che aveva d'amicizia e d'onore , pure ogni tanto non poteva tenersi di non rider sotto i baffi , di quella bella riuscita .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ah ! sarà contento dell'onore ? E son uomo da lasciarlo parlare per mezz'ora del conte duca , e del nostro signor castellano spagnolo , e da dargli ragione in tutto , anche quando ne dirà di quelle così massicce .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Si parlava molto de' due bravacci ch'erano stati veduti nella strada , sul far della sera , e dell'altro che stava sull'uscio dell'osteria ; ma che lume si poteva ricavare da questo fatto così asciutto ? Si domandava bene all'oste chi era stato da lui la sera avanti ; ma l'oste , a dargli retta , non sl rammentava neppure se avesse veduto gente quella sera ; e badava a dire che l'osteria è un porto di mare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Renzo , salito per un di que' valichi sul terreno più elevato , vide quella gran macchina del duomo sola sul piano , come se , non di mezzo a una città , ma sorgesse in un deserto ; e si fermò su due piedi , dimenticando tutti i suoi guai , a contemplare anche da lontano quell'ottava maraviglia , di cui aveva tanto sentito parlare fin da bambino .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Si diceva di sicuro dov'erano i magazzini , i granai , colmi , traboccanti , appuntellati ; s'indicava il numero de' sacchi , spropositato ; si parlava con certezza dell'immensa quantità di granaglie che veniva spedita segretamente in altri paesi ; ne' quali probabilmente si gridava , con altrettanta sicurezza e con fremito uguale , che le granaglie di là venivano a Milano .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Però , senza essere un gran metafisico , un uomo ci arriva talvolta alla prima , finch'è nuovo nella questione ; e solo a forza di parlarne , e di sentirne parlare , diventerà inabile anche a intenderle .(Manzoni-I Promessi sposi)
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In prigione il vicario ! Viva Ferrer ! Largo a Ferrer ! - E crescendo sempre più quelli che parlavan così , s'andava a proporzione abbassando la baldanza della parte contraria ; di maniera che i primi dal predicare vennero anche a dar sulle mani a quelli che diroccavano ancora , a cacciarli indietro , a levar loro dall'unghie gli ordigni .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Parlava anche ; ma il chiasso e il ronzlo di tante voci , gli evviva stessi che si facevano a lui , lasciavano ben poco e a ben pochi sentir le sue parole .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Eh ! caro il mio galantuomo ! ho dovuto parlare con un po' di politica , per non dire in pubblico i fatti miei ; ma . . .basta , qualche giorno si saprà ; e allora . . .Ma qui vedo un'insegna d'osteria ; e , in fede mia , non ho voglia d'andar più lontano .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Si vedevano anche correre berlinghe , reali e parpagliole , che , se avessero potuto parlare , avrebbero detto probabilmente: " noi eravamo stamattina nella ciotola d'un fornaio , o nelle tasche di qualche spettatore del tumulto , che tutt'intento a vedere come andassero gli affari pubblici , si dimenticava di vigilar le sue faccendole private " .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Si sentiva una gran voglia di parlare: ascoltatori , o almeno uomini presenti che potesse prender per tali , non ne mancava ; e , per qualche tempo , anche le parole eran venute via senza farsi pregare , e s'eran lasciate collocare in un certo qual ordine .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Che soddisfazione , che sugo , che gusto . . .di mettere in carta un povero figliuolo ? Parlo bene , signori ? Gli osti dovrebbero tenere dalla parte de' buoni figliuoli . . .Senti , senti , oste ; ti voglio fare un paragone . . .per la ragione . . .Ridono eh ? Ho un po' di brio , sì . . .ma le ragioni le dico giuste .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Renzo , ora dava segno d'averselo per male , ora prendeva la cosa in ischerzo , ora , senza badare a tutte quelle voci , parlava di tutt'altro , ora rispondeva , ora interrogava ; sempre a salti , e fuor di proposito .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E pretendi girare il mondo , e parlare ; e non sai che , a voler fare a modo suo , e impiparsi delle gride , la prima cosa è di parlarne con gran riguardo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Perché , a parlar come in punto di morte , posso dire di non avergli visto che un pane solo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Mentre parlava , i due a cui toccava a fare , diedero una girata a' legnetti .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma quando Renzo , badando attentamente a tre che venivano con visi accesi , sentì che parlavan d'un forno , di farina nascosta , di giustizia , cominciò anche a far loro de' cenni col viso , e a tossire in quel modo che indica tutt'altro che un raffreddore .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Tant'è vero che all'uomo impicciato , quasi ogni cosa è un nuovo impiccio ! Visto finalmente uno che veniva in fretta , pensò che questo , avendo probabilmente qualche affare pressante , gli risponderebbe subito , senz'altre chiacchiere ; e sentendolo parlar da sé , giudicò che dovesse essere un uomo sincero .(Manzoni-I Promessi sposi)
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In quella perplessità , pensò che il ciarlone doveva poi finire di parlar di lui ; e concluse tra sé , di moversi , appena sentisse attaccare qualche altro discorso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E imparate a parlare un'altra volta ; principalmente quando si tratta del prossimo " .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Senza parlare de' guai che Renzo portava con sé , il suo occhio veniva ogni momento rattristato da oggetti dolorosi , da' quali dovette accorgersi che troverebbe nel paese in cui s'inoltrava , la penuria che aveva lasciata nel suo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Cosa vuol dire avere un uomo che sappia parlare ! Subito un ordine che si lasci passare il grano ; e i rettori , non solo lasciarlo passare , ma bisogna che lo facciano scortare ; ed è in viaggio .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Per quanto però si sentisse portata a contraccambiare la confidenza che Gertrude le dimostrava , non le passò neppur per la testa di parlarle delle sue nuove inquietudini , della sua nuova disgrazia , di dirle chi fosse quel filatore scappato ; per non rischiare di spargere una voce così piena di dolore e di scandolo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Un parlare ambiguo , un tacere significativo , un restare a mezzo , uno stringer d'occhi che esprimeva: non posso parlare ; un lusingare senza promettere , un minacciare in cerimonia ; tutto era diretto a quel fine ; e tutto , o più o meno , tornava in pro .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Signore zio , che Rodrigo possa aver fatto qualche scherzo a quella creatura , incontrandola per la strada , non sarei lontano dal crederlo: è giovine , e finalmente non è cappuccino ; ma queste son bazzecole da non trattenerne il signore zio ; il serio è che il frate s'è messo a parlar di Rodrigo come si farebbe d'un mascalzone , cerca d'aizzargli contro tutto il paese . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Avresti fatto meglio a parlare un poco prima .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Son io l'uomo da dar pareri al signore zio ! Ma è la passione che ho della riputazione del casato che mi fa parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il conte zio dovette anche lui lasciar parlare un poco , e stare a sentire , e ricordarsi che finalmente , in questo mondo , non c'era soltanto i personaggi che facevan per lui .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Questo padre Cristoforo , sappiamo che proteggeva un uomo di quelle parti , un uomo . . .vostra paternità n'avrà sentito parlare ; quello che , con tanto scandolo , scappò dalle mani della giustizia , dopo aver fatto , in quella terribile giornata di san Martino , cose . . .cose . . .Lorenzo Tramaglino ! " Ahi ! " pensò il provinciale ; e disse: - questa circostanza mi riesce nuova ; ma vostra magnificenza sa bene che una parte del nostro ufizio è appunto d'andare in cerca de' traviati , per ridurli . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Come ho già detto a vostra magnificenza , e parlo con un signore che non ha meno giustizia che pratica di mondo , tutti siamo di carne , soggetti a sbagliare . . .tanto da una parte , quanto dall'altra: e se il padre Cristoforo avrà mancato . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma per lasciarlo parlar lui , - tocca a noi , - continuò , - a aver giudizio per i giovani , e a rassettar le loro malefatte .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Devo essere avvezzo a non parlare - .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Francesco Rivola , nella vita del cardinal Federigo Borromeo , dovendo parlar di quell'uomo , lo chiama " un signore altrettanto potente per ricchezze , quanto nobile per nascita " , e fermi lì .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Don Rodrigo , sapendo con chi parlava , si mise poi a esagerare le difficoltà dell'impresa ; la distanza del luogo , un monastero , la signora ! . . .A questo , l'innominato , come se un demonio nascosto nel suo cuore gliel avesse comandato , interruppe subitamente , dicendo che prendeva l'impresa sopra di sé .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quel Dio di cui aveva sentito parlare , ma che , da gran tempo , non si curava di negare né di riconoscere , occupato soltanto a vivere come se non ci fosse , ora , in certi momenti d'abbattimento senza motivo , di terrore senza pericolo , gli pareva sentirlo gridar dentro di sé: Io sono però .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Per un affare di grand'importanza , che vi dirò poi , ho bisogno di parlar subito subito con quel padre guardiano de' cappuccini che v'ha condotta qui da me , la mia povera Lucia ; ma è anche necessario che nessuno sappia che l'ho mandato a chiamare io .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E zitti: lasciate parlare a me .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ma che ? - Ma . . .dico il vero , che avrei avuto più piacere che l'ordine fosse stato di darle una schioppettata nella schiena , senza sentirla parlare , senza vederla in viso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quell'animale di don Rodrigo non mi venga a romper la testa con ringraziamenti ; che . . .non voglio più sentir parlar di costei .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Oh se sapeste quanta gente sarebbe contenta di sentirlo parlare come ha parlato a voi ! State allegra , che or ora verrà da mangiare ; e io che capisco . . .nella maniera che v'ha parlato , ci sarà della roba buona .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ebbene , qualche segno nell'aria , qualche parola . . .Oh se le avesse per me le parole che possono consolare ! se . . . ! Perché non vado anch'io ? Perché no ? . . .Anderò , anderò ; e gli voglio parlare: a quattr'occhi gli voglio parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Lui , voltatosi a uno di quelli , gli domandò dove fosse il cardinale ; e che voleva parlargli .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- E non è una fortuna per un vescovo , che a un tal uomo sia nata la volontà di venirlo a trovare ? - Ma . . .- insistette il cappellano: - noi non possiamo mai parlare di certe cose , perché monsignore dice che le son ciance: però quando viene il caso , mi pare che sia un dovere . . .Lo zelo fa de' nemici , monsignore ; e noi sappiamo positivamente che più d'un ribaldo ha osato vantarsi che , un giorno o l'altro . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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I due rimasti stettero alquanto senza parlare , e diversamente sospesi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Volendo quindi dissipare affatto quell'ombre codarde , e non piacendogli di tirare in disparte il curato e di bisbigliar con lui in segreto , mentre il suo nuovo amico era lì in terzo , pensò che il mezzo più opportuno era di far ciò che avrebbe fatto anche senza questo motivo , parlare all'innominato medesimo ; e dalle sue risposte don Abbondio intenderebbe finalmente che quello non era più uomo da averne paura .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ho bisogno di parlarvi ! ho bisogno di sentirvi , di vedervi ! ho bisogno di voi ! Federigo gli prese la mano , gliela strinse , e disse: - favorirete dunque di restare a desinare con noi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il cardinale gli disse che , appena arrivato questo , lo facesse parlar subito con don Abbondio: e tutto poi fosse agli ordini di questo e dell'innominato ; al quale strinse di nuovo la mano , in atto di commiato , dicendo: - v'aspetto - .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Dovette dunque parlar con se stesso ; ed ecco una parte di ciò che il pover'uomo si disse in quel tragitto: ché , a scriver tutto , ci sarebbe da farne un libro .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Allora , quello di cui si parlava , spinse l'uscio , e si fece vedere ; Lucia , che poco prima lo desiderava , anzi , non avendo speranza in altra cosa del mondo , non desiderava che lui , ora , dopo aver veduti visi , e sentite voci amiche , non poté reprimere un subitaneo ribrezzo ; si riscosse , ritenne il respiro , si strinse alla buona donna , e le nascose il viso in seno .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- M'ha mandata il nostro curato , - disse la buona donna: - perché questo signore , Dio gli ha toccato il cuore (sia benedetto !) , ed è venuto al nostro paese , per parlare al signor cardinale arcivescovo (che l'abbiamo là in visita , quel sant'uomo) , e s'è pentito de' suoi peccatacci , e vuol mutar vita ; e ha detto al cardinale che aveva fatta rubare una povera innocente , che siete voi , d'intesa con un altro senza timor di Dio , che il curato non m'ha detto chi possa essere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Descriveva le cerimonie solenni , poi saltava a parlare della conversione miracolosa .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E senza mai nominare quel signore , come si capiva che voleva parlar di lui ! E poi , per capire , sarebbe bastato osservare quando aveva le lacrime agli occhi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Agnese infatti , quando si parlava di lei , era già poco lontana .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Dopo , don Abbondio era voluto entrare in un altro discorso , e darle una lunga istruzione sulla maniera di regolarsi con l'arcivescovo , se questo , com'era probabile , avesse desiderato di parlar con lei e con la figliuola ; e soprattutto che non conveniva far parola del matrimonio . . .Ma Agnese , accorgendosi che il brav'uomo non parlava che per il suo proprio interesse , l'aveva piantato , senza promettergli , anzi senza risolver nulla ; ché aveva tutt'altro da pensare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il cardinale , salutatili cortesemente , continuò a parlar con le donne , mescolando ai conforti qualche domanda , per veder se nelle risposte potesse trovar qualche congiuntura di far del bene a chi aveva tanto patito .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ho sentito parlare di questo giovine , - disse il cardinale: - ma come mai uno che si trovò involto in affari di quella sorte , poteva essere in trattato di matrimonio con una ragazza così ? - Era un giovine dabbene , - disse Lucia , facendo il viso rosso , ma con voce sicura .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E chi sa se , nella valle stessa , chi avesse voglia di cercarla , e l'abilità di trovarla , sarà rimasta qualche stracca e confusa tradizione del fatto ? Son nate tante cose da quel tempo in poi ! CAPITOLO XXV Il giorno seguente , nel paesetto di Lucia e in tutto il territorio di Lecco , non si parlava che di lei , dell'innominato , dell'arcivescovo e d'un altro tale , che , quantunque gli piacesse molto d'andar per le bocche degli uomini , n'avrebbe , in quella congiuntura , fatto volentieri di meno: vogliam dire il signor don Rodrigo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E non sapeva , il pover'uomo , che Federigo non era entrato in quell'argomento , appunto perché intendeva di parlargliene a lungo , in tempo più libero ; e , prima di dargli ciò che gli era dovuto , voleva sentire anche le sue ragioni .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Agnese tanto ci andava facendo dentro le sue congetture allegre: che Renzo finalmente , se non gli era accaduto nulla di sinistro , dovrebbe presto dar le sue nuove ; e se aveva trovato da lavorare e da stabilirsi , se (e come dubitarne ?) stava fermo nelle sue promesse , perché non si potrebbe andare a star con lui ? E di tali speranze , ne parlava e ne riparlava alla figlia , per la quale non saprei dire se fosse maggior dolore il sentire , o pena il rispondere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Perché , fin da quando aveva sentito la prima volta parlar di Lucia , s'era subito persuasa che una giovine la quale aveva potuto promettersi a un poco di buono , a un sedizioso , a uno scampaforca in somma , qualche magagna , qualche pecca nascosta la doveva avere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Andò subito dal grand'ospite , il quale , lasciatolo venir vicino , - signor curato , - cominciò ; e quelle parole furon dette in maniera , da dover capire , ch'erano il principio d'un discorso lungo e serio: - signor curato ; perché non avete voi unita in matrimonio quella povera Lucia col suo promesso sposo ? " Hanno votato il sacco stamattina coloro " , pensò don Abbondio ; e rispose borbottando: - monsignore illustrissimo avrà ben sentito parlare degli scompigli che son nati in quell'affare: è stata una confusione tale , da non poter , neppure al giorno d'oggi , vederci chiaro: come anche vossignoria illustrissima può argomentare da questo , che la giovine è qui , dopo tanti accidenti , come per miracolo ; e il giovine , dopo altri accidenti , non si sa dove sia .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Veramente . . .se vossignoria illustrissima sapesse . . .che intimazioni . . .che comandi terribili ho avuti di non parlare . . .- E restò lì senza concludere , in un cert'atto , da far rispettosamente intendere che sarebbe indiscrezione il voler saperne di più .(Manzoni-I Promessi sposi)
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L'avete ubbidita puntualmente: s'era fatta vedere a voi , per intimarvi il suo desiderio ; ma voleva rimanere occulta a chi avrebbe potuto ripararsi da essa , e mettersi in guardia ; non voleva che si facesse rumore , voleva il segreto , per maturare a suo bell'agio i suoi disegni d'insidie o di forza ; vi comandò la trasgressione e il silenzio: voi avete trasgredito , e non parlavate .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il cardinale era anche lui sulle mosse per continuar la sua visita , quando arrivò , e chiese di parlargli il curato della parrocchia , in cui era il castello dell'innominato .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Questa , dal canto suo , quantunque non le fosse diminuita quella gran ripugnanza a parlar del voto , pure era risoluta di farsi forza , e d'aprirsene con la madre in quell'abboccamento , che per lungo tempo doveva chiamarsi l'ultimo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quel giorno . . .in quella carrozza . . .ah Vergine santissima ! . . .quegli uomini ! . . .chi m'avrebbe detto che mi menavano da colui che mi doveva menare a trovarmi con voi , il giorno dopo ? - Ma non parlarne subito a tua madre ! - disse Agnese con una certa stizzetta temperata d'amorevolezza e di pietà .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Nella lettera , il segretario d'Agnese , dopo qualche lamento sulla poca chiarezza della proposta , passava a descrivere , con chiarezza a un di presso uguale , la tremenda storia di quella persona (così diceva) ; e qui rendeva ragione de' cinquanta scudi ; poi veniva a parlar del voto , ma per via di perifrasi , aggiungendo , con parole più dirette e aperte , il consiglio di mettere il cuore in pace , e di non pensarci più .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma c'era donna Prassede , la quale , tutta impegnata dal canto suo a levarle dall'animo colui , non aveva trovato miglior espediente che di parlargliene spesso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Donna Prassede non s'appagava d'una risposta simile ; replicava che ci volevan fatti e non parole ; si diffondeva a parlare sul costume delle giovani , le quali , diceva , - quando hanno nel cuore uno scapestrato (ed è lì che inclinano sempre) , non se lo staccan più .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Lucia , con la voce tremante di vergogna , di dolore , e di quello sdegno che poteva aver luogo nel suo animo dolce e nella sua umile fortuna , assicurava e attestava , che , al suo paese , quel poveretto non aveva mai fatto parlar di sé , altro che in bene ; avrebbe voluto , diceva , che fosse presente qualcheduno di là , per fargli far testimonianza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Non parlo de' contrasti , delle difficoltà che incontrava nel maneggio d'altri affari anche più estranei: si sa che agli uomini il bene bisogna , le più volte , farlo per forza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Nell'astrologia , era tenuto , e con ragione , per più che un dilettante ; perché non ne possedeva soltanto quelle nozioni generiche , e quel vocabolario comune , d'influssi , d'aspetti , di congiunzioni ; ma sapeva parlare a proposito , e come dalla cattedra , delle dodici case del cielo , de' circoli massimi , de' gradi lucidi e tenebrosi , d'esaltazione e di deiezione , di transiti e di rivoluzioni , de' princìpi in somma più certi e più reconditi della scienza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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L'autore però degli autori , nel suo concetto , era il nostro celebre Francesco Birago , con cui si trovò anche , più d'una volta , a dar giudizio sopra casi d'onore ; e il quale , dal canto suo , parlava di don Ferrante in termini di stima particolare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quando la prima squadra arrivava al paese della fermata , si spandeva subito per quello e per i circonvicini , e li metteva a sacco addirittura: ciò che c'era da godere o da portar via , spariva ; il rimanente , lo distruggevano o lo rovinavano ; i mobili diventavan legna , le case , stalle: senza parlar delle busse , delle ferite , degli stupri .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Agnese interrompeva questi contrasti , entrando anche lei a parlare de' suoi guai: e non si rammaricava tanto dell'incomodo e del danno , quanto di vedere svanita la speranza di riabbracciar presto la sua Lucia ; ché , se vi rammentate , era appunto quell'autunno sul quale avevan fatto assegnamento: né era da supporre che donna Prassede volesse venire a villeggiare da quelle parti , in tali circostanze: piuttosto ne sarebbe partita , se ci si fosse trovata , come facevan tutti gli altri villeggianti .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Dirò , signor curato: propriamente in ospitazione , come lei sa che si dice , a parlar bene , qui non dovrebbero venire coloro: siam troppo fuori della loro strada , grazie al cielo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il sarto si mise a parlare alla distesa della santa vita dell'innominato , e come , dall'essere il flagello de' contorni , n'era divenuto l'esempio e il benefattore .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Entrò poi a parlar con Agnese della visita del cardinale .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quanto sarei contento di potergli parlare un'altra volta , un po' più con comodo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Chi aveva danari e discrezione , andava a desinare giù nella valle , dove in quella circostanza , s'eran rizzate in fretta osterie: in alcune , i bocconi erano alternati co' sospiri , e non era lecito parlar d'altro che di sciagure: in altre , non si rammentavan le sciagure , se non per dire che non bisognava pensarci .(Manzoni-I Promessi sposi)
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A tavola poi , dove stava poco e parlava pochissimo , sentiva le nuove del terribile passaggio , le quali arrivavano ogni giorno , o di paese in paese e di bocca in bocca , o portate lassù da qualcheduno , che da principio aveva voluto restarsene a casa , e scappava in ultimo , senza aver potuto salvar nulla , e a un bisogno anche malconcio: e ogni giorno c'era qualche nuova storia di sciagura .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Le persone ricoverate in quel luogo , durante i sette mesi che il padre Felice n'ebbe il governo , furono circa cinquantamila , secondo il Ripamonti ; il quale dice con ragione , che d'un uomo tale avrebbe dovuto ugualmente parlare , se in vece di descriver le miserie d'una città , avesse dovuto raccontar le cose che posson farle onore .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Per levare ogni dubbio , trovò il tribunale della sanità un espediente proporzionato al bisogno , un modo di parlare agli occhi , quale i tempi potevano richiederlo o suggerirlo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Si potrebbe però , tanto nelle cose piccole , come nelle grandi , evitare , in gran parte , quel corso così lungo e così storto , prendendo il metodo proposto da tanto tempo , d'osservare , ascoltare , paragonare , pensare , prima di parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma parlare , questa cosa così sola , è talmente più facile di tutte quell'altre insieme , che anche noi , dico noi uomini in generale , siamo un po' da compatire .(Manzoni-I Promessi sposi)
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La quale , sia detto qui incidentemente , dopo aver portato via , senza parlar de' soldati , un milion di persone , a dir poco , per mezzo del contagio , tra la Lombardia , il Veneziano , il Piemonte , la Toscana , e una parte della Romagna ; dopo aver desolati , come s'è visto di sopra , i luoghi per cui passò , e figuratevi quelli dove fu fatta ; dopo la presa e il sacco atroce di Mantova ; finì con riconoscerne tutti il nuovo duca , per escludere il quale la guerra era stata intrapresa .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Senza parlare degli ecclesiastici , coi quali era sempre per lodare e regolare il loro zelo , per eccitare chiunque di loro andasse freddo nel lavoro , per mandarli ai posti dove altri eran morti , volle che fosse aperto l'adito a chiunque avesse bisogno di lui .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Entravano da padroni , da nemici nelle case , e , senza parlar de' rubamenti , e come trattavano gl'infelici ridotti dalla peste a passar per tali mani , le mettevano , quelle mani infette e scellerate , sui sani , figliuoli , parenti , mogli , mariti , minacciando di strascinarli al lazzeretto , se non si riscattavano , o non venivano riscattati con danari .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Se fosse stato uno solo che connettesse così , si dovrebbe dire che aveva una testa curiosa ; o piuttosto non ci sarebbe ragion di parlarne ; ma siccome eran molti , anzi quasi tutti , così è storia dello spirito umano , e dà occasion d'osservare quanto una serie ordinata e ragionevole d'idee possa essere scompigliata da un'altra serie d'idee , che ci si getti a traverso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Oh giusto ! non se n'è più sentito parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Seppe anche (e non era per Renzo cognizione di poca importanza) come fosse proprio il casato di don Ferrante: ché Agnese gliel aveva bensì fatto scrivere dal suo segretario ; ma sa il cielo com'era stato scritto ; e l'interprete bergamasco , nel leggergli la lettera , n'aveva fatta una parola tale , che , se Renzo fosse andato con essa a cercar ricapito di quella casa in Milano , probabilmente non avrebbe trovato persona che indovinasse di chi voleva parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Son cose brutte , - disse l'amico , accompagnando Renzo in una camera che il contagio aveva resa disabitata ; - cose che non si sarebbe mai creduto di vedere ; cose da levarvi l'allegria per tutta la vita ; ma però , a parlarne tra amici , è un sollievo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Però , se incontro qualche uomo un po' domestico e umano , da potergli parlare , lo dirò a lui .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Renzo , quando gli fu vicino , si levò il cappello , e gli accennò che desiderava parlargli , fermandosi nello stesso tempo , in maniera da fargli intendere che non si sarebbe accostato di più .(Manzoni-I Promessi sposi)
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In così dire , s'alzò , e nel medesimo tempo anche Renzo ; il quale , non lasciando di dar retta alle sue parole , s'era intanto consigliato tra sé di non parlare , come s'era proposto prima , di quella tal promessa di Lucia .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Né l'uno fece domande , né l'altro proteste: i loro visi parlavano .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma la gente che s'era veduti d'intorno que' cappuccini non occupati d'altro che di servirla , e tanti n'aveva veduti morire , e quello che parlava per tutti , sempre il primo alla fatica , come nell'autorità , se non quando s'era trovato anche lui in fin di morte ; pensate con che singhiozzi , con che lacrime rispose a tali parole .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Oh Signore ! Cosa dite ? Dove siete stato in questo tempo ? Con chi avete trattato ? Come parlate ? - Parlo da buon cristiano ; e della Madonna penso meglio io che voi ; perché credo che non vuol promesse in danno del prossimo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ma non capite che , quando è un santo che parla , è il Signore che lo fa parlare ? e che non avrebbe parlato così , se non dovesse esser proprio così ? . . .E l'anima di quel poverino ? Io ho bensì pregato , e pregherò per lui: di cuore ho pregato , proprio come se fosse stato per un mio fratello .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Sia ringraziato il Signore ! - Ma . . .- disse Renzo , quando gli fu vicino da poter parlar sottovoce: - c'è un altro imbroglio .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E lo benedico che m'abbia dato , indegno come sono , il potere di parlare in suo nome , e di rendervi la vostra parola .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E qui levò dalla sporta una scatola d'un legno ordinario , ma tornita e lustrata con una certa finitezza cappuccinesca ; e proseguì: - qui dentro c'è il resto di quel pane . . .il primo che ho chiesto per carità ; quel pane , di cui avete sentito parlare ! Lo lascio a voi altri: serbatelo ; fatelo vedere ai vostri figliuoli .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Andava dunque il nostro viaggiatore allegramente , senza aver disegnato né dove , né come , né quando , né se avesse da fermarsi la notte , premuroso soltanto di portarsi avanti , d'arrivar presto al suo paese , di trovar con chi parlare , a chi raccontare , soprattutto di poter presto rimettersi in cammino per Pasturo , in cerca d'Agnese .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Andiamo in qualche luogo all'aperto , dove si possa parlar con comodo , senza pericolo ; e sentirete .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Si parlava già di ravviare i lavori: i padroni pensavano già a cercare e a caparrare operai , e in quell'arti principalmente dove il numero n'era stato scarso anche prima del contagio , com'era quella della seta .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Chi volesse anche sapere come Renzo se la passasse con don Abbondio , in quel tempo d'aspetto , dirò che stavano alla larga l'uno dall'altro: don Abbondio , per timore di sentire intonar qualcosa di matrimonio: e , al solo pensarci , si vedeva davanti agli occhi don Rodrigo da una parte , co' suoi bravi , il cardinale dall'altra , co' suoi argomenti: Renzo , perché aveva fissato di non parlargliene che al momento di concludere , non volendo risicare di farlo inalberar prima del tempo , di suscitar , chi sa mai ? qualche difficoltà , e d'imbrogliar le cose con chiacchiere inutili .(Manzoni-I Promessi sposi)
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La prima , che , quando Lucia tornò a parlare alla vedova delle sue avventure , più in particolare , e più ordinatamente di quel che avesse potuto in quell'agitazione della prima confidenza , e fece menzione più espressa della signora che l'aveva ricoverata nel monastero di Monza , venne a sapere di costei cose che , dandole la chiave di molti misteri , le riempiron l'animo d'una dolorosa e paurosa maraviglia .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Dice adunque che , al primo parlar che si fece di peste , don Ferrante fu uno de' più risoluti a negarla , e che sostenne costantemente fino all'ultimo , quell'opinione ; non già con ischiamazzi , come il popolo ; ma con ragionamenti , ai quali nessuno potrà dire almeno che mancasse la concatenazione .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Che il contagio sia sostanza spirituale , è uno sproposito che nessuno vorrebbe sostenere ; sicché è inutile parlarne .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Posti questi princìpi , cosa serve venirci tanto a parlare di vibici , d'esantemi , d'antraci . . . ? - Tutte corbellerie , - scappò fuori una volta un tale .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Questo non ci ha che fare , - disse don Abbondio: - v'ho forse detto di no ? Io non dico di no ; parlo . . .parlo per delle buone ragioni .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ora , signore sposo , menateci un po' a spasso noi altre due , intanto che Agnese è in faccende: ché a Lucia farò io da mamma: e ho proprio voglia di vedere un po' meglio queste montagne , questo lago , di cui ho sentito tanto parlare ; e il poco che n'ho già visto , mi pare una gran bella cosa .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Le fece mettere a sedere , e poi entrò subito a parlar della peste: volle sentir da Lucia come l'aveva passata in que' guai: il lazzeretto diede opportunità di far parlare anche quella che l'era stata compagna ; poi , com'era giusto , don Abbondio parlò anche della sua burrasca ; poi de' gran mirallegri anche a Agnese , che l'aveva passata liscia .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Oh ! in quanto a questo mi scusi , - replicò Agnese: - ché , sebbene io sia una povera ignorante , le posso accertare che non gli si dice così ; perché , quando siamo state la seconda volta per parlargli , come parlo a lei , uno di que' signori preti mi tirò da parte , e m'insegnò come si doveva trattare con quel signore , e che gli si doveva dire vossignoria illustrissima , e monsignore .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma ! fortunati voi altri , che , non succedendo disgrazie , avete ancora un pezzo da parlare de' guai passati: io in vece , sono alle ventitre e tre quarti , e . . .i birboni posson morire ; della peste si può guarire ; ma agli anni non c'è rimedio: e , come dice , senectus ipsa est morbus .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Parlo di quel latino birbone , fuor di chiesa , che viene addosso a tradimento , nel buono d'un discorso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quella notizia gli aveva dato una disinvoltura , una parlantina , insolita da gran tempo ; e saremmo ancor ben lontani dalla fine , se volessimo riferir tutto il rimanente di que' discorsi , che lui tirò in lungo , ritenendo più d'una volta la compagnia che voleva andarsene , e fermandola poi ancora un pochino sull'uscio di strada , sempre a parlar di bubbole .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Don Abbondio , pregato da lui di fissare il prezzo , si fece avanti ; e , dopo un po' di cerimonie e di scuse , e che non era sua farina , e che non potrebbe altro che andare a tastoni , e che parlava per ubbidienza , e che si rimetteva , proferì , a parer suo , uno sproposito .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Non parlo del lavoro della mente , che non era piccolo , a pensare alla miglior maniera di farli fruttare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il parlare che , in quel paese , s'era fatto di Lucia , molto tempo prima che la ci arrivasse ; il saper che Renzo aveva avuto a patir tanto per lei , e sempre fermo , sempre fedele ; forse qualche parola di qualche amico parziale per lui e per tutte le cose sue , avevan fatto nascere una certa curiosità di veder la giovine , e una certa aspettativa della sua bellezza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Cominciò a ruminarci sopra , a farne di gran lamenti , e con chi gliene parlava , e più a lungo tra sé .(Manzoni-I Promessi sposi)
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" E cosa v'importa a voi altri ? E chi v'ha detto d'aspettare ? Son mai venuto io a parlarvene ? a dirvi che la fosse bella ? E quando me lo dicevate voi altri , v'ho mai risposto altro , se non che era una buona giovine ? È una contadina ! V'ho detto mai che v'avrei menato qui una principessa ? Non vi piace ? Non la guardate .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Chiamato per un lieve disturbo del bimbo e saputo che il Boggiolo era marito della celebre scrittrice Silvia Roncella e per tanti anni era stato in mezzo alla letteratura, lo aveva assediato di domande e invitato al suo villino, ove la sua signora avrebbe avuto certamente tanto piacere di sentirlo parlare, amante appassionata com'era anch'ella de le belle lettere e insaziabile divoratrice di libri. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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E tutti e due, egli che pareva un inglese, ella che pareva una spagnuola (era venezianina), tutta fiocchi e nastri, tutta cascante di vezzi, bruna, con due occhietti vivaci neri neri e due labbra carnute rosse rosse, il nasino ritto fiero e impertinente, avevano fatto parlar Giustino per una intera serata, ammirati da un canto, dall'altro irritati da certe notizie, da certi giudizii contrarii alle loro sviscerate simpatie di dilettanti ammiratori di provincia. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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perdio, applauditissimo a Como, quattr'anni fa! Il signor Martino e don Buti stavano a sentire e a guardare con occhi spalancati, a bocca aperta, e la signora Velia mirava costernata il suo Giustino che, pur senza volerlo, tirato da quei due, ecco ricascava a parlar di quelle cose e si riscaldava, si riscaldava... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Divorato dalla brama di saper l'esito di quel nuovo dramma a Roma e forse in altre città, fors'anche a Torino, se c'era la Compagnia Carmi-Revelli; e di parlarne o con la signora Laura o col Grimi, con qualcuno insomma; non sapeva come dire alla madre che la mattina appresso desiderava di scendere a Torino. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Non se ne parlava. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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La brama di saper notizie del dramma, di parlar di lei, di sentirne parlare, lo spingeva; lo tratteneva il pensiero d'affrontar la vista, le domande di tutti quegli attori. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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- Mi lasci sfogare, per carità! Non parlo e non piango da nove mesi! Mi hanno distrutto, signora mia! Io non sono più niente, ora! Mi ero messo tutto in quell'opera che potevo fare io solo, io solo, lo dico con orgoglio, signora mia, io solo perché non badavo a tutte le sciocchezze, a tutte le fisime, a tutti i grilli che saltano in mente a questi letterati; non mi scaldavo mai la testa, io, e li lasciavo ridere, se volevano ridere; ha riso anche Lei di me, è vero? tutti hanno riso di me; ma che me n'importava? io dovevo edificare! E c'ero riuscito! E ora... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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e ora, capisce? Mentre il Boggiolo qua, nel bujo del palchetto, parlava e piangeva così, strozzato dall'angoscia, seguitava di là, sul palcoscenico, la prova. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Per grazia di Dio, la gente viene a teatro per me, a sentir me, qualunque cosa io faccia: non ho bisogno di lei! Ne parlo soltanto perché l'ingratitudine, si sa, fa sdegno a tutti, e voi potete comprendermi. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ah che avrebbe pagato per riudire il suono della voce di lei! Credeva di non ricordarselo più! Come parlava ella adesso? come vestiva? che diceva? Sobbalzò a uno squillo prolungato d'un campanello, che rispondeva al chiasso cresciuto nel loggione. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Entrava Ersilia, spegneva il lume, svegliava il padre e gli annunziava che il marito non era rincasato; alle domande aspre e recise di quello, come martellate su la roccia, si rompeva la durezza di Ersilia, e la sua passione chiusa cominciava a fluire; ella parlava con languida calma accorata e difendeva il marito, il quale, posto tra lei e la figlia, se n'era andato da questa: «Dove sono i figli è la casa!». ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Intanto il Lais le parlava della malattia improvvisa, di quanto aveva fatto per salvarlo, e le raccontava che anche per il padre quella sciagura era stata uno schianto inatteso, perché la sera avanti egli era a teatro ad assistere al dramma di lei, senza sapere che il bambino fosse così gravemente malato. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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È la stanchezza, sa? che mi fa parlare così... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Anche la bocca di Rirì non parlava più... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Mia madre, inetta al governo dell’eredità, dovette affidarlo a uno che, per aver ricevuto tanti beneficii da mio padre fino a cangiar di stato, stimo dovesse sentir l’obbligo di almeno un po’ di gratitudine, la quale, oltre lo zelo e l’onestà, non gli sarebbe costata sacrifizii d’alcuna sorta, poiché era lautamente remunerato, Santa donna, mia madre! D’indole schiva e placidissima, aveva così scarsa esperienza della vita e degli uomini! A sentirla parlare, pareva una bambina. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Parlava con accento nasale e rideva anche col naso, giacché ogni volta, come si vergognasse di ridere, stringeva le labbra. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Non parlava, forse perché non stimava dover suo parlare, o perché – com’io ritengo più probabile – ne godeva in segreto, velenosamente. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ne era capace; tanto più che la ragazza non pareva restìa; ma egli non aveva avuto modo finora neppur di parlarle. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Gli parlai di Romilda con tal calore d’ammirazione, ch’egli subito se ne accese, felicissimo che anche a me fosse tanto piaciuta e d’aver la mia approvazione. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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E, per concludere: – Tu ora, – gli dissi, – devi trovare il modo e la maniera di farti notare da lei e di parlarle o di scriverle. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Parlavo e parlavo, e tutte le difficoltà sparivano. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Che colpa ho io se Pomino eseguì con troppa timidezza le mie prescrizioni? che colpa ho io se Romilda, invece d’innamorarsi di Pomino, s’innamorò di me, che pur le parlavo sempre di lui? che colpa, infine, se la perfidia di Marianna Dondi, vedova Pescatore, giunse fino a farmi credere ch’io con la mia arte, in poco tempo, fossi riuscito a vincere la diffidenza di lei e a fare anche un miracolo: quello di farla ridere più d’una volta, con le mie uscite balzane? Le vidi a poco a poco ceder le armi; mi vidi accolto bene; pensai che, con un giovanotto lì per casa, ricco (io mi credevo ancora ricco) e che dava non dubbii segni di essere innamorato della figlia, ella avesse finalmente smesso la sua iniqua idea, se pure le fosse mai passata per il capo. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Mi ero poi innamorato anch’io di Romilda, pur seguitando sempre a parlarle dell’amore di Pomino; innamorato come un matto di quegli occhi belli, di quel nasino, di quella bocca, di tutto, finanche d’un piccolo porro ch’ella aveva sulla nuca, ma finanche d’una cicatrice quasi invisibile in una mano, che le baciavo e le baciavo e le baciavo... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Le facevano crescere questa gelosia anche le notizie che qualche buona donna, fingendo di non saper nulla, veniva a recarle della zia Malagna, ch’era così contenta, così felice della grazia che Dio finalmente aveva voluto concederle: ah, si era fatta un fiore; non era stata mai così bella e prosperosa! E lei, intanto, ecco: buttata lì su una poltrona, rivoltata da continue nausee; pallida, disfatta, imbruttita, senza più un momento di bene, senza più voglia neanche di parlare o d’aprir gli occhi. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Parlava a scatti. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Pomino mi consigliò di farne parlare a suo padre da zia Scolastica. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Il giorno appresso, io mi recai a visitar la mamma e ne parlai a lei, poiché zia Scolastica, da me, non volle farsi vedere. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Era innamorato del numero 12, quell’omone lì, e non sapeva più parlare d’altro. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Nel mio povero e timidissimo francese, volli fargli notare che aveva sbagliato – oh, certo involontariamente! Era un tedesco, e parlava il francese peggio di me, ma con un coraggio da leone: mi si scagliò addosso, sostenendo che lo sbaglio invece era mio, e che il denaro era suo. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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A una certa mossa d’entrambi, m’accorsi che parlavano di me; e mi misi in guardia. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Concitatissimo, con gli occhi che gli schizzavano fiamme, quello spagnoletto barbuto e atticciato voleva a ogni costo trattenermi – Ecco: erano le undici e un quarto; i croupiers invitavano ai tre ultimi colpi: avremmo fatto saltare la banca! Mi parlava in un italiano bastardo, comicissimo; poiché io, che non connettevo già più, mi ostinavo a rispondergli nella mia lingua: – No, no, basta! non ne posso più. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– No digo altro! Battei forte una mano su la tavola e, con voce alterata, incalzai: – Nient’affatto! Bisogna invece che dica, spieghi che cosa ha inteso di significare con le sue parole e col suo riso imbecille! Io non comprendo! Lo vidi, man mano che parlavo, impallidire e quasi rimpiccolirsi; evidentemente stava per chiedermi scusa. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Era calata la notte, lugubre; una lucerna rossa era stata deposta lì per terra, presso al cadavere vigilato da due Reali Carabinieri e il vecchio Filippo Brina (lo segnaliamo all’ammirazione dei buoni) parlava e lagrimava con noi. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Parlava con un vocione cavernoso, che contrastava stranamente con la sua aria da ispirato. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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A un certo punto vennero a parlare della Veronica e di due statue della città di Paneade, credute immagini di Cristo e della emorroissa. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Oh, di quanti nonnini veri, di quanti vecchietti inseguiti e studiati un po’ a Torino, un po’ a Milano, un po’ a Venezia, un po’ a Firenze, si compose quel nonnino mio! Toglievo a uno qua la tabacchiera d’osso e il pezzolone a dadi rossi e neri, a un altro là il bastoncino, a un terzo gli occhiali e la barba a collana, a un quarto il modo di camminare e di soffiarsi il naso, a un quinto il modo di parlare e di ridere; e ne venne fuori un vecchietto fino un po’ bizzoso, amante delle arti, un nonnino spregiudicato, che non mi volle far seguire un corso regolare di studii, preferendo d’istruirmi lui, con la viva conversazione e conducendomi con sé, di città in città, per musei e gallerie. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Del resto, anche gli altri mostravan poca voglia di parlare con me: forse a causa del mio aspetto, mi prendevano per uno straniero. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Sentendola parlare piano, con tanta serietà, vestita a quel modo, sorrisi e dissi: – Ah sì? Se ne offese. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Per farle piacere, allora, le parlai anch’io con gravità: – E scusi, signorina: non ci sono bambini, è vero, in casa? Scosse il capo senza aprir bocca. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Non sapeva più parlar d’altro, questo benedett’uomo! Ne parlava però con tanto fervore e gli scappavan fuori di tratto in tratto, nella foga del discorso, certe immagini e certe espressioni così singolari, che, ascoltandolo, mi passava subito la voglia di cavarmelo d’attorno e d’andarmene ad abitare altrove. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Del resto, la dottrina e la fede del signor Paleari, tuttoché mi sembrassero talvolta puerili, erano in fondo confortanti; e, poiché purtroppo mi s’era affacciata l’idea che, un giorno o l’altro, io dovevo pur morire sul serio, non mi dispiaceva di sentirne parlare a quel modo. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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«Ed ecco che bel guadagno ho fatto io,» pensavo, «a non esser morto davvero!» Tentavo qualche volta di trarlo a parlar d’altro; ma pareva che il signor Paleari non avesse occhi per lo spettacolo della vita intorno; camminava quasi sempre col cappello in mano; a un certo punto, lo alzava come per salutar qualche ombra ed esclamava: – Sciocchezze! Una sola volta mi rivolse, all’improvviso, una domanda particolare: – Perché sta a Roma lei, signor Meis? Mi strinsi ne le spalle e gli risposi: – Perché mi piace di starci... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Possibile, che lei non debba parlar mai? – Ecco, – dissi io, – pensavo alla conseguenza che lei ha tratto dal mio vezzo di stropicciarmi il dito. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Subito la Caporale cercò di confortarla, dicendole: – Ma no, via! che c’entra! che c’è di male? Adriana la respinse con un gomito: – C’è di male che tu hai mentito, e mi fai rabbia! Parlavamo degli attori di teatro che sono tutti... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– Beato lei, – esclamò la Caporale, sospirando, – che ha potuto viaggiare tutta la vita! Ci parli almeno de’ suoi viaggi, via, se non vuol parlarci d’altro. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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E ora io, dopo un anno e più di forzato silenzio, provavo un gran piacere a parlare, a parlare, ogni sera, lì nel terrazzino, di quel che avevo veduto, delle osservazioni fatte, degli incidenti che mi erano occorsi qua e là. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Evidentemente però quest’altra aveva anche sentito ch’io parlavo per lei sola, giacché subito tra noi si stabilì come una tacita intesa di pigliarci a godere insieme il comico e impreveduto effetto de’ miei discorsi sulle sensibilissime corde sentimentali della quarantenne maestra di pianoforte. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Mi parve, a un certo punto, di sentir parlare nel terrazzino: tesi l’orecchio per accertarmi se vi fosse Adriana. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Due vi parlavan basso, concitatamente: sentivo una voce maschile, che non era quella del Paleari. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ma chi era quell’uomo con cui essa parlava? Che fosse arrivato da Napoli, improvvisamente, Terenzio Papiano? Da una parola proferita un po’ più forte dalla Caporale compresi che parlavano di me. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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E come mai, allora, in tutti quei giorni, s’era ella dimostrata così condiscendente con me? La mia curiosità diventò più che mai viva; ma, quasi a farmelo apposta, quei due si misero a parlare pianissimo. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Subito però mi sovvenne la scusa che io ero pure in ballo lì: parlavano di me, quei due, e quell’uomo voleva ancora parlarne con Adriana: dovevo sapere, conoscere i sentimenti di colui a mio riguardo. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– Mi lasci parlare con mia cognata. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– Ma io ho da parlarti! – inveì il cognato, con fosca maniera, sforzandosi di parlar basso. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Di che temeva? Rimase lì, assorta, mentre l’altro, col cappello ancora in mano, mi parlava di Napoli, dove aveva dovuto trattenersi più tempo che non avesse preveduto, per copiare un gran numero di documenti dell’archivio privato dell’eccellentissima duchessa donna Teresa Ravaschieri Fieschi: Mamma Duchessa, come tutti la chiamavano, Mamma Carità, com’egli avrebbe voluto chiamarla: documenti di straordinario valore, che avrebbero recato nuova luce su la fine del regno delle due Sicilie e segnatamente su la figura di Gaetano Filangieri, principe di Satriano, che il marchese Giglio, don Ignazio Giglio d’Auletta, di cui egli, Papiano, era segretario, intendeva illustrare in una biografia minuta e sincera. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ma perché vedeva così di malocchio ch’io alloggiassi in quella casa? perché non ero io per lui un inquilino come un altro? Che gli aveva detto di me la Caporale? poteva egli sul serio esser geloso di costei? o era geloso di un’altra? Quel suo fare arrogante e sospettoso; l’aver cacciato via la Caporale per restar solo con Adriana, alla quale aveva preso a parlare con tanta violenza; la ribellione di Adriana; il non aver ella permesso ch’egli chiudesse le imposte; il turbamento ond’era presa ogni qualvolta s’accennava al cognato assente, tutto, tutto ribadiva in me il sospetto odioso ch’egli avesse qualche mira su lei. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Mentre, per esempio, stava a parlar con me, s’accorgeva – non so come – che Adriana, dietro a lui, stentava a pulire e a rimettere a posto qualche oggetto nella camera, e subito, assaettandosi: – Pardon! Correva a lei, le toglieva l’oggetto dalle mani: – No, figliuola mia, guarda: si fa così! E lo ripuliva lui, lo rimetteva a posto lui, e tornava a me. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Cominciò un assedio fitto fitto di cerimonie, ch’eran tutte uncini per tirarmi a parlare. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Una sera (c’era la luna piena, e pareva giorno), dalla mia finestra la vidi, sola e triste, là, nel terrazzino, dove ora ci riunivamo raramente, e non più col piacere di prima, poiché v’interveniva anche Papiano che parlava per tutti. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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tutto, capirà! non per la mia professione soltanto: io parlavo col mio pianoforte! Da ragazza, all’Accademia, componevo; ho composto anche dopo, diplomata; poi ho lasciato andare. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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E mentre egli parlava, io non potevo fare a meno di ammirare il privilegiato congegno della sua coscienza che, pur potendo indignarsi così, realmente, delle altrui nequizie, gli permetteva poi di farne delle simili o quasi, tranquillissimamente, a danno di quel buon uomo del Paleari, suo suocero. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Papiano, in fondo, faceva tutto per spingermi ad andar via da quella casa; e di questo, se la voce della ragione avesse potuto parlare in me, in quei giorni, io avrei dovuto ringraziarlo con tutto il cuore. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ma come potevo ascoltarla, questa benedetta voce della ragione, se essa mi parlava appunto per la bocca di lui, di Papiano, il quale per me aveva torto, torto evidente, torto sfacciato? Non voleva egli mandarmi via, infatti, per frodare il Paleari e rovinare Adriana? Questo soltanto io potevo allora comprendere da tutti que’ suoi discorsi. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Di che mi parlava? Di Pepita Pantogada, sera per sera. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Preparando, non smise – s’intende! – un solo istante di parlare. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Si chiamava Manuel Bernaldez e parlava correttamente l’italiano; non ci fu verso però di fargli pronunciare l’esse del mio cognome: pareva che ogni volta, nell’atto di proferirla, avesse paura che la lingua gliene restasse ferita. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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A un tratto, questa si mise a parlare, come in un leggero dormiveglia. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Non permetterò che Adriana sia tormentata.» Intanto il signor Anselmo s’era messo a parlare con Max, proprio come si parla a qualcuno vero e reale, lì presente. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– Che bisogna parlare, – spiegò Papiano, tranquillamente. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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E che dire? Io già parlavo da un pezzo con la mano d’Adriana, e non pensavo, ahimè, non pensavo più a nulla! Tenevo a quella manina un lungo discorso intenso, stringente, e pur carezzevole, che essa ascoltava tremante e abbandonata; già! l’avevo costretta a cedermi le dita, a intrecciarle con le mie. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Chi poté più badare alle prodezze di Max nel buio? Il tavolino scricchiolava, si moveva, parlava con picchi sodi o lievi; altri picchi s’udivano su le cartelle delle nostre seggiole e, or qua or là, su i mobili della camera, e raspamenti, strascichii e altri rumori; strane luci fosforiche, come fuochi fatui, si accendevano nell’aria per un tratto, vagolando, e anche il lenzuolo si rischiarava e si gonfiava come una vela; e un tavolinetto porta–sigari si fece parecchie passeggiatine per la camera e una volta finanche balzò sul tavolino intorno al quale sedevamo in catena; e la chitarra come se avesse messo le ali, volò dal cassettone su cui era posata e venne a strimpellar su noi... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Troppe cose, senza parlare, le avevo detto, stringendole la mano, inducendola a intrecciar con le mie le sue dita; e un bacio, un bacio infine aveva suggellato il nostro amore. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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di casa mia? Le risposi col gesto: «Qui, qui» per togliermi la tentazione che di punto in punto mi vinceva, di parlare, di aprirmi con lei. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Dodici mila lire? Ma poche! poche! Possono rubarmi tutto, levarmi fin la camicia di dosso; e io, zitto! Che diritto ho io di parlare? La prima cosa che mi domanderebbero, sarebbe questa: «E voi chi siete? Donde vi era venuto quel denaro?». ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Sorpreso, perplesso, quegli stette un po’ a squadrarmi, poi si voltò verso i compagni, chiamò: – Grigliotti! Questi, ch’era un tenente anziano, con un pajo di baffoni all’insù, la caramella incastrata per forza in un occhio, lisciato, impomatato, si levò, seguitando a parlare coi compagni (pronunziava l’erre alla francese) e ci s’avvicinò, facendomi un lieve, compassato inchino. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– Perché voglio parlarle! – gli risposi ruvidamente. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Non potresti parlare con me? – No! – gli gridai. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– Con lei devo parlare. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Invano, per commuovermi, per tirarmi a parlare mi portò una copia del suo giornale di due anni avanti, con la mia necrologia. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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E lo zoologo sì, può parlare dell’uomo e dire, per esempio, che non è un quadrupede ma un bipede, e che non ha la coda, vuoi come la scimmia, vuoi come l’asino, vuoi come il pavone. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ma volendo parlare così astrattamente come codesti critici fanno, non è forse vero che mai l’uomo tanto appassionatamente ragiona (o sragiona, che è lo stesso), come quando soffre, perché appunto delle sue sofferenze vuol veder la radice, e chi gliele ha date, e se e quanto sia stato giusto il dargliele; mentre, quando gode, si piglia il godimento e non ragiona, come se il godere fosse suo diritto? Dovere delle bestie è il soffrire senza ragionare. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Oh quanto mi detter da fare tutti quei fiumiciattoli germanici che cominciavano per Aa — e quanti mai titoli di libri dovetti registrare per render conto di una dinastia di dotti olandesi , dei von der Aa — e come fu lunga e tediosa la lista delle abbreviazioni latine che comincian con A ! In quei giorni fui preso da tenerezza per la città di Abila , lontana città sul mare ; e vidi per la prima volta opere di legge per parlare con aria d'intenditore dell'abigeato . (G .Papini - Un uomo finito)
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S'andava via soli , dopo mangiato , senza parlare . (G .Papini - Un uomo finito)
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Sentivo d'aver qualcosa da dire e volevo parlare , sfogarmi . (G .Papini - Un uomo finito)
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Spiavo nei volti e nei cuori e non trovavo il più delle volte che compatimento o disprezzo — oppure , peggio ! — quell'odiosa e troppo facile camerateria dei giovinetti maFavvezzi che ti piglian sotto braccio per parlarti di casini e biciclette . (G .Papini - Un uomo finito)
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Rividi spesso i miei due censori e ci parlai ancora ma della trinità non si parlò più , né allora né mai . (G .Papini - Un uomo finito)
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Ci si ritrovava tutte le feste in casa del maggiore fra noi : si pigHava il caffè ; si fumava (le prime sigarétte !) ; si parlava con enfatica sincerità di un libro nuovo , di uno scrittore scoperto allora , di un articolo , di un'opera ; si discuteva , si leticava , s'urlava . (G .Papini - Un uomo finito)
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Possiamo parlare di quei tempi pacatamente , serenamente , come se non si trattasse proprio di noialtri che abbiamo ancora gli stessi nomi e cognomi e tante memorie in comune . (G .Papini - Un uomo finito)
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Io son rimasto un po' sempre il giramondo estroso e senza timone di quei tempi là: — non ho arte né parte ; non ho la pietra di una certezza su cui posare il capo ; non ho un pezzo di mondo eh' io possa cinger di muro e dire : è mio ! Ma son mutato anch' io — e come ! -é4 Possiamo dunque parlar di quegli anni con tutta la verosimiglianza della calma , come se fosse storia e storia d' altri . (G .Papini - Un uomo finito)
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Ma non posso fare a meno di parlarne ; la nostra amicizia non fu come tutte le altre : frivola , passeggera , sentimentale . (G .Papini - Un uomo finito)
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Il parlare animoso , la facilità d' improvvisazione , la pratica della scherma dialettica , l'esperienza delle diverse filosofie , la sfacciataggine della mia erudizione bibliografica mi davano il più delle volte il sopravvento . (G .Papini - Un uomo finito)
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Era tanto che se ne parlava ! Nel primo cenacolo s'eran passate mattine intere a immaginare uno di questi giornali veementi e incandescenti . (G .Papini - Un uomo finito)
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Quando i nostri spiriti di libertà a tutti i costi si fecero più bollenti si cominciò a parlare di un altro giornale che sarebbe stato specialmente d'attacco e di spietata offensiva contro miti , teorie , fedi e uomini : U Iconoclasta . (G .Papini - Un uomo finito)
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S'era cominciato a parlare di questo giornale in tre o quattro ma dopo qualche giorno altri amici s' erano aggiunti ai primi . (G .Papini - Un uomo finito)
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Bisognava parlare ad uno ad uno , quasi in segreto , coi nuovi venuti ; tastarli , saggiarli , riconoscerli ; poi veniva V affiatamento con questo e con quello ; e la camerateria generale del tu faceva dell'ignoto di ieri il compagno prescelto dell'oggi . (G .Papini - Un uomo finito)
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Usciva ogni dieci giorni e parlava di tutto (anche di politica) ma più d'arte che di filosofia e la filosofia aveva un'andatura cosi lirica , fantasiosa e bizzarra che non pareva più lei . (G .Papini - Un uomo finito)
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Siamo stati i primi , in Italia , a parlare di molti uomini nostri e stranieri , dimenticati od ultimi , che ora tutti citano e allora nessuno conosceva neppur di nome , e ne abbiamo parlato con riverenza , con amore , con entusiasmo . (G .Papini - Un uomo finito)
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Per poter esprimere più passionatamele ed efficacemente certi miei pensieri presi a far uso smoderato di immagini ; ten — 119 — tai la forma del mito ; dal mito trassi leggende ; cominciai a inventare colloqui e visioni e a poco a poco ci tirai dentro come interlocutori tipi creati dalla poesia e dalla tradizione i quali cominciarono presto a viver per conto loro , a parlar con altro linguaggio , a mescolarsi in altre avventure . (G .Papini - Un uomo finito)
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E alcune volte m'è sembrato di averli presso di me , nella mia stanza , o d' incontrarli per le strade più care , lungo i fiumi scroscianti o i muri scortecciati e ho tentato di parlare e dir loro tutta la mia passione di solitario innamorato . (G .Papini - Un uomo finito)
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E posso dir quel che debbo a Shakespeare , quel che debbo a Goethe ? Furon soltanto poeti , autori di drammi , di tragedie , di misteri ? Non m' introdussero forse in universi inediti , su scene più sconfinate , tra idee fatte carne , colloqui d'eroi , meraviglie d' isole felici , e non imparai da loro che la vita è sogno e che il sogno è la realtà e che i pensieri più gravi , più paurosi , più illuminatori non si trovano ne' libri dei filosofi ? Non parlai più d'una volta col pallido Amleto e non cercai la vera vita col dottor Faust ? Non furono , l'uno e l'altro , parti vive e familiari della mia persona ? V'incontrarono forse Don Chisciotte e l'Idiota e qualche volta Julien Sorel e Peer Gynt e spesso il dottor Teufelsdroeck in compagnia di Didimo Chierico e di Filippo — 127 — Ottonieri . (G .Papini - Un uomo finito)
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Se discussione non e' era la facevo nascere apposta per improvvisar dilemmi e dar giù botte senza risparmio ; se la disputa era già avviata la storcevo e deviavo in modo da rimaner io — 131 — solo a rotear sillogismi e improperi contro tutti gli altri ; se un timido soprav\^eniva lo forzavo a parlare per coglierlo in fallo e metterlo in ridicolo ; se m' incontravo con un chiacchieratore ardito provavo un gusto indescrivibile a rintuzzare la sua tracotanza e a ridurlo al silenzio . (G .Papini - Un uomo finito)
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S' io non voglio parlar d'amore non è eh' io non l'abbia provato in tutti i gradi e gli stili . (G .Papini - Un uomo finito)
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Ma allora ho tutto il diritto di non parlarne qui , scrivendo soltanto dell'anima di un uomo e non già di tutto un uomo . (G .Papini - Un uomo finito)
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Eran voci che mi parlavan dentro: eran voci sotterranee che parevano salire da un altro emisfero , da un'altra terra . (G .Papini - Un uomo finito)
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Ma .come ? Ma non c'è proprio nessuno tra voialtri che abbia il cuore di venir qua in casa mia , in faccia a me , e di parlarmi chiaramente e di scoprirmi senza compassione e senza inzuccherature cosa son io ? Non c'è nessuno che mi voglia dire spietatamente , da vero amico , quel che ho fatto di male , quel che non ho fatto e avrei dovuto fare , i miei difetti , i miei vizi , i miei delitti ? Siete tutti ipocriti e vigliacchi come le signore perbene di cinquant'anni ? Avete paura che non dica sul serio ? Temete eh' io m' abbia a male di quel che mi direte , e che invece di abbracciarvi e di baciarvi vi romperò la testa o vi butterò fuori dell' uscio ? Ma venite innanzi , perdio ! Non avete mai visto la faccia d'un uomo franco che dice la verità ? Io vi chiamo e invoco con tutta l'anima , con tutta la disgraziata anima mia ! Ho bisogno di sapere cosa ho commesso di brutto per pentirmene e per scontarlo — ho bisogno in tutte le maniere di conoscere i miei difetti per sbarbarli , abbru - IS8 ciarli , disfarmene una volta per sempre . (G .Papini - Un uomo finito)
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Io vi parlo chiaro : per me Y ingegno non è altro che il grado sublime della mediocrità . (G .Papini - Un uomo finito)
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Cesare può parlare con Alessandro ; Dante abbraccia Virgilio ; Carlo V interroga Salomone . (G .Papini - Un uomo finito)
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Con alcuni di loro parlai a lungo ; lessi i loro libri preferiti (le fonti torbide della loro sapienza raccogliticcia) ; frequentai alcune riunioni di odor diabolico ; m' iniziai , alla lontana , alla teosofia ; provai 1' esperienze respiratorie delle varie Yoghe indoyankee ; chiesi insistentemente i segreti ; mi offrii come discepolo . (G .Papini - Un uomo finito)
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Mi s'annebbian gli occhi ; serro i denti ; e il cuore par che voglia fermarsi ma dopo ribatte e ripalpita più forte , quasi voglia coprire il parlare interno dei rimorsi . . . . (G .Papini - Un uomo finito)
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Cosa volete da me ? Eppure tutti mi cercano , tutti mi voglion parlare , tutti chiedon di me a me e agli altri . (G .Papini - Un uomo finito)
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Bella cosa , perdio , la vostra gloria ! Come ! Dopo che ho dato la parte migliore di me , un pezzo vivo della mia carne , il fiore del mio sangue , il segreto più geloso della mia vita non trovate altri mezzi che questi ? Non sapete far altro che parlar — 217 — di me sui giornali senza capirmi ; seccarmi colle visite e colle lettere ; segnarmi a dito se esco fuori a respirare o se mi seggo in un caffè o in un teatro ; forzarmi a scrivere ancora , anche quando non ho voglia , anche quando non so far altro che ripetermi ; chiedermi lettere , giudizi , autografi e articoli da tutte le parti ; spiare e raccontare dove vo , con chi sto , cosa faccio ; ficcare il mio brutto viso dappertutto , in libri e in giornali , sulle cantonate e sulle cartoline : e finalmente , dopo morto , andare a frugar fra i miei fogU , mettere in piazza i misteri della mia vita , tirar fuori gli ultimi stracci e avanzaticci della mia vita e finalmente rizzare una brutta copia del mio corpo , di marmo o di bronzo , nel mezzo di qualche mercato ? La vanità è forte anche ne' grandi — lo so . (G .Papini - Un uomo finito)
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Tutto volli provare : entrai nelle case dei poveri per raccogUere i loro atti di accusa ; mi soffermai accanto all'uomo che zappava , piallava o batteva per entrar nello spirito del suo lavoro , per indovinare la sua idea della felicità ; seguii gli sconosciuti attraverso le strade affollate per spiare la loro vita ; volli avvicinarmi ai signori eleganti — 233 — e cortesi e tremai di freddo e di rabbia ne' loro salotti riscaldati ; m' intrattenni col cameriere e col facchino ; feci parlare i bambini e le loro mamme ; frequentai le chiese e mi sedetti accanto alle beghine vestite di nero che mormoravano alla Madonna le loro raccomandazioni puerili ; fui coi preti nelle canoniche e coi frati nei conventi ; bazzicai le scuole dei grandi scolari e gli studi dei pittori sconosciuti ; mi chinai sul mastro degli uomini di affari e mi affiatai cogli impiegati ; mi feci raccontare dalle puttane la loro vita ; e respirai l'aria grassa e puzzosa delle trattorie economiche e dei caffè di second'ordine per sentire i discorsi ed osservar le faccie di quelli che volevo redimere . (G .Papini - Un uomo finito)
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Ma Dio non vuol parlare colla mia bocca : non scriverò un libro santo . (G .Papini - Un uomo finito)
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Non so , quando parlo , se le parole vengono proprio tutte da me o se qualche maligno suggeritore non sia nascosto dietro le mie spalle . (G .Papini - Un uomo finito)
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E sentivo d'esser della stessa casa , d'esser uscito dalla stessa famiglia , di parlare la loro lingua o di poter capire coi miei ricordi anche quel che può sembrare più strano e volgare agli occhi dei forestieri . (G .Papini - Un uomo finito)
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In questo mondo mi muovo in perfetta libertà ; dò alle mie creature il viso che voglio , le fo parlare a modo mio , le faccio vivere per scopi che nessuno si propone , le faccio morire ad un tratto di morte volontaria per cause che sembrerebbero ridicole agli uomini di carne ed ossa . (G .Papini - Un uomo finito)
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Chi tenta di smuoverlo , di animarlo , di incendiarlo , di rinnovarlo ed accrescerlo ha diritto — non alla riconoscenza di cui mi strafotto ora e sempre , ma alla libertà di parlare e di esistere . (G .Papini - Un uomo finito)
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Possiamo stare insieme , lavorare accanto , parlarci e sorriderci ma non ci s' intende . (G .Papini - Un uomo finito)
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IL FUMO Il dottore al quale ne parlai mi disse d’iniziare il mio lavoro con un’analisi storica della mia propensione al fumo: – Scriva! Scriva! Vedrà come arriverà a vedersi intero .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Giunsi a parlare con lui come s’egli avesse potuto intendere la psico–analisi ch’io , timidamente , precorsi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlava molto meglio di quanto scrivesse e perciò il mondo non potè sapere quale buon letterato egli fosse .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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M’interruppe con disgusto un giorno che gli parlai degli antipodi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Tutto era sgradevole e fosco , compresi i Greci e gli Ebrei di cui il mio amico parlava , ma pure m’adattai a quella sofferenza per ben due ore .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Da mio padre è certo che nell’ultimo istante lucido della sua vita , il suo sentimento d’intelligenza fu originato da una sua improvvisa ispirazione religiosa , tant’è vero che s’indusse a parlarmene perché io gli avevo raccontato di essermi occupato delle origini del Cristianesimo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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E quando arrivai a parlare di quella che a me era apparsa quale una «respirazione cerebrale» egli si mise gli occhiali per dirmi: «Adagio con le definizioni .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Mi scusai raccontandogli dell’avversione di mio padre per medici e medicine; parlavo piangendo e il dottore , con bontà generosa , cercò di quietarmi dicendomi che se anche fossimo ricorsi a lui prima , la sua scienza avrebbe potuto tutt’al più ritardare la catastrofe cui assistevamo ora , ma non impedirla .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Quell’alzata di spalle significava proprio un disdegno per l’opera propria e m’incoraggiò a parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ora anche quel rimorso è morto insieme a tutti i miei altri sentimenti di cui parlo qui con la freddezza con cui racconterei di avvenimenti toccati ad un estraneo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Potevo anche essere stato vittima di un atto provocato da un tentativo di facilitarsi la respirazione! Ma col dottor Coprosich non parlai .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Chissà come mi sarei conosciuto meglio se egli avesse continuato a starmi accanto! Presto m’accorsi che al tavolo del Tergesteo , dove si divertiva a rivelarsi quale era e anche un poco peggiore , Giovanni s’imponeva una riserva: non parlava mai di casa sua o soltanto quando vi era costretto , compostamente e con voce un poco più dolce del solito .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ecco! Anch’io provo un certo ritegno a parlarne con troppa libertà! Da molti anni io le voglio bene perché è mia madre , ma sto raccontando una vecchia storia nella quale essa non figurò quale mia amica e intendo di non rivolgerle neppure in questo fascicolo , ch’essa mai vedrà , delle parole meno che rispettose .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ada veniva spinta a parlare dalle sorelle che volevano riudire quelle cose che apparivano meravigliose a fanciulle della nostra città in quell’epoca .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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E , per compiacerle , Ada raccontò di quelle donne presidentesse , giornaliste , segretarie e propagandiste politiche che salivano il pulpito per parlare a centinaia di persone senz’arrossire e senza confondersi quando venivano interrotte o vedevano confutati i loro argomenti .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Io amavo la sua parola semplice , io , che come aprivo la bocca svisavo cose o persone perché altrimenti mi sarebbe sembrato inutile di parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Si continuò a parlare della morte di mio padre e a me parve che rivelando il grande dolore che tuttavia mi pesava , la seria Ada avrebbe potuto sentirlo con me .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Che schifo! Come spiegare poi la mia lunga esitazione di parlare chiaro e dire alla fanciulla: Risolviti! Mi vuoi o non mi vuoi? Io andavo a quella casa arrivandovi dai miei sogni; contavo gli scalini che mi conducevano a quel primo piano dicendomi che se erano dispari ciò avrebbe provato ch’essa m’amava ed erano sempre dispari essendovene quarantatre .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Arrivavo a lei accompagnato da tanta sicurezza e finivo col parlare di tutt’altra cosa .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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E parlai sempre di questo passato alle tre fanciulle , incoraggiato dall’attenzione intensa di Augusta e di Alberta che , forse , copriva la disattenzione di Ada di cui non sono sicuro .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Il mio totale insuccesso con Ada si manifestò proprio nel momento in cui giudicavo di dover finalmente parlar chiaro .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Se , quando parlavo con gli altri , il mio occhio s’incontrava nel suo , subito dovevo trovare il modo di guardare altrove ed era difficile di farlo con naturalezza .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Dubitavo che non fossi stato io ad informarla che Alberta – quando Augusta aveva rifiutato di parlare – aveva addotta a sua scusa quella visita alla zia .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ecco la nuova ragione per cui dovevo parlare con Ada , anzi con la sola Ada .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Invece dovetti accorgermi d’esser arrivato a quella specie d’esame dimenticando di rivedere proprio quelle pagine di testo di cui mi sarebbe stato imposto di parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Dovevo parlare chiaramente con la signora e dirle delle mie mire su Ada? Ma poco prima io avevo risolto di parlare con la sola Ada e d’indagarne l’animo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Non volevo mi si interdicesse l’accesso a quella casa , perché prima di abbandonarla volevo parlare con Ada .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Un’immagine gradevolissima! Poi rimasi ancora , sempre aspettando che qualche altra ispirazione venisse a dirigermi ulteriormente , mentre la signora parlava dei prezzi dei commestibili nell’ultimo tempo divenuti onerosissimi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Era nubile e viveva con un’unica serva di cui parlava sempre come della sua più grande nemica .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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– Ingrassata! Mai più! Io volevo parlare solo della cera migliore della signora .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Bisognava tentare di ottenerla e non occorreva più parlare con lei se Giovanni poteva disporne .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Mi preoccupava tuttavia la quistione se in un’occasione simile avrei dovuto parlare in lingua o in dialetto .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Più lentamente perché sapevo che alla Borsa dovevo attendere più tempo per potergli parlare da solo a solo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Non avevo più bisogno di parlare con Giovanni perché sapevo ormai chiaramente come condurmi; con un’evidenza tanto disperante che forse finalmente m’avrebbe data la pace staccandomi dal tempo troppo lento .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Era anche pericoloso parlarne con quel maleducato di Giovanni .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlai con tale esagerazione dei miei mali (così li registrai e sono sicuro ch’erano lievi) che finii con l’avere le lagrime agli occhi , mentre Tullio andava sentendosi sempre meglio credendomi più malato di lui .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Tullio s’era rimesso a parlare della sua malattia ch’era anche la sua principale distrazione .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ma nella mia mente ci fu un po’ di confusione perché prima c’erano stati altri proponimenti tra cui uno che ricordavo secondo il quale avrei dovuto parlarle chiaro e apprendere dalla sua bocca il mio destino .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ma dunque avrei dovuto parlarle? Ella aggiunse che andava direttamente a casa sua , perciò compresi che non avevo a disposizione che cinque minuti per parlare ed anche di quel tempo ne perdetti una parte a calcolare se sarebbe bastato per le cose importanti che dovevo dirle .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Egli parlava il toscano con grande naturalezza mentre io e Ada eravamo condannati al nostro dialettaccio .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlavano di spiritismo e appresi subito che Guido aveva introdotto in casa Malfenti il tavolo parlante .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ardevo dal desiderio di assicurarmi che il dolce sorriso che vagava sulle labbra di Ada fosse mio e saltai nell’argomento di cui parlavano , improvvisando una storia di spiriti .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Le domandai di Giovanni col quale avevo da parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ma anche Giovanni m’impedì di parlare , manifestando una grande fretta di ritornare al suo lavoro .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Quale stranezza! Non avevo da parlarle e da non perdonarle? Invece non vidi che le sue spalle e i riccioli sdegnosi alla sua nuca .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Essa parlava ancora del tavolino .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Abbastanza grassa , stava immobile sulla sua sedia e mi parlava senza guardarmi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ma era Guido che parlava! Ed io cercavo di sottrarmi alla musica dicendomi: «Per saper fare ciò , basta disporre di un organismo ritmico , una mano sicura e una capacità d’imitazione; tutte cose che io non ho , ciò che non è un’inferiorità , ma una sventura» .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Poi , purtroppo , sentii io il bisogno di parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Eppure parlai ancora lottando contro quell’ostilità .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Sedette col suo violino e a me parve che con quest’atto essa m’avesse invitato di parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Perché non mi permettereste di parlarne a vostro padre? Ella mi guardò stupita e spaventata .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Incominciò a parlare e disse qualcosa che doveva essere come un esordio .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Io non posso parlare per conto suo , ma credo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Non era questo un invito a parlare ancora più chiaro? Forse era perduta per me , o almeno non avrebbe accettato subito di sposarmi , ma intanto bisognava evitare che si compromettesse di più con Guido sul conto del quale dovevo aprirle gli occhi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ricordo solo che cominciò col domandarmi ad alta voce come avevo potuto parlare così di lui e di lei! Io feci gli occhi grandi dalla sorpresa perché mi pareva di non aver parlato che di lui solo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ma parlai troppo e se Guido fosse stato più attento si sarebbe accorto che io non ero tanto innamorato di Augusta .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlai della cosa più interessante nel corpo di Augusta , cioè quell’occhio sbilenco che a torto faceva credere che anche il resto non fosse al suo vero posto .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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M’aveva trascinato al caffè per farmi quella confessione oppure s’era seccato di aver dovuto starmi a sentire per tanto tempo a parlare di me e si procurava la rivincita? Io sono quasi sicuro d’esser riuscito a dimostrare la massima sorpresa e la massima compiacenza .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Io , poco prima , avevo parlato del lusso delle signorine Malfenti , ed egli ricominciò a parlare di quello per finire col dire di tutte le altre cattive qualità delle donne .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Era dunque proprio di lei ch’egli parlava? Ebbi allora un’idea spaventosa! Perché non avrei fatto fare a Guido quel salto di dieci metri? Non sarebbe stato giusto di sopprimere costui che mi portava via Ada senz’amarla? In quel momento mi pareva che quando l’avessi ucciso , avrei potuto correre da Ada per averne subito il premio .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Così io ebbi presto un dolore al collo che torcevo per parlare con loro .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Persino Ada stava ora a sentirmi attentamente quando parlavo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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M’aveva amato dacché aveva sentito il mio nome , presentato da suo padre in questa forma: Zeno Cosini , un ingenuo , che faceva tanto d’occhi quando sentiva parlare di qualunque accorgimento commerciale e s’affrettava a prenderne nota in un libro di comandamenti , che però smarriva .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ne parlai con tutta mitezza all’Olivi , naturalmente senza accennare della mia ispirazione .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Non so perché il povero malato avesse la mania di parlare di donne e , quando non c’era mia moglie , non si parlava d’altro .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Che il possesso di Augusta fosse stato sufficiente a calmare il mio desiderio per tutta la famiglia Malfenti? Ciò sarebbe stato davvero molto morale! Forse non parlai della mia virtù perché nel pensiero io tradivo sempre Augusta , e anche ora , parlando col Copler , con un fremito di desiderio , pensai a tutte le donne che per lei trascuravo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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La sua voce aveva qualche cosa di musicale quando parlava e , con un’affettazione oramai divenuta natura , essa si compiaceva di stendere le sillabe come se avesse voluto carezzare il suono che le riusciva di metterci .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ma però ne parlai troppo volentieri .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ci pensavo tanto poco che non risposi neppure alle sue parole che mi parevano compromettenti e mi rimisi a parlare del Garcia e della necessità di quel libro per lei .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ne parlai con una furia che mi portò a qualche parola meno considerata .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Era un grande sollievo quello di poter parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlai abbondantemente , sempre lieto e buono .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Poi trovai ancora di meglio: parlai della piccola lavanderia ch’essa tanto desiderava e che io fino ad allora le avevo rifiutata , e le diedi subito il permesso di costruirla .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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I due vecchi parlavano di affari , e Giovanni ascoltava attentamente perché quegli affari erano molto importanti per il destino di Ada .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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A me parve che ambedue a un dato punto cessassero di parlare , guardandomi come se avessero aspettato da me un consiglio ed io , per essere gentile , osservai: – Non dev’essere piccolo quel podere se le basta per viverci! Giovanni urlò subito: – Ma che cosa vai dicendo? – Lo scoppio di voce ricordava i suoi migliori tempi , ma è certo che se egli non avesse urlato tanto , il signor Francesco non avrebbe rilevata la mia osservazione .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Poi egli parlava di farla apparire su un teatro di lì a pochi mesi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Le dissi: – Quel suo fidanzato l’avrà baciata molto? Come faccio io? Essa rise perché le impedivo di parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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La pregai di spegnere la lampada , di sedere accanto a me e di non parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Non so in quale connessione con la malattia immaginaria , parlai anche del nostro sangue che girava , girava , ci teneva eretti , capaci al pensiero e all’azione e perciò alla colpa e al rimorso .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Subito dopo io avrei voluto cominciare a parlarle dei miei rapporti con Augusta avendo tralasciato di farlo prima .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Dunque l’importanza delle mie sconsiderate parole non era stata esagerata da me? Era proprio la mia menzogna che aveva indotta Carla di divenire mia? Ecco che se ora avessi pensato di parlare del mio amore per Augusta , Carla avrebbe avuto il diritto di rimproverarmi nientemeno che di un tranello! Rettifiche e spiegazioni non erano più possibili per il momento .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Trovai subito anch’io un atteggiamento che mi stava bene , quello del pedagogo , perché mi dava anche la possibilità di sfogare quel rancore che c’era in fondo all’anima mia per la donna che non mi permetteva di parlare come avrei voluto di mia moglie .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Essa si vergognò del suo sospetto ed io parlai molto di quella mia innocenza .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Il vecchio parlava a bassa voce , sempre ansando , come se avesse temuto di turbare la quiete del moribondo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Poi seppi che Carla era tutt’altro che dolce con la madre che perciò aveva una paura folle di parlare troppo dei fatti della figlia coi suoi protettori .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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La mia fortuna fu che allora , per associazione , nel mio ricordo fece capolino quel cadavere su cui invano avevo tentato di piangere , e il pensiero alle due donne sparve; altrimenti avrei finito col parlare di Carla .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Non avevo sempre il desiderio di confessarmi anche quando non ero reso più magnanimo dall’azione del vino? Finii col parlare del Copler .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ed è così che nel brindisi parlai solo di me e di Augusta .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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L’avevo falsificata per Carla tacendo del mio innamoramento per mia moglie; qui la falsificai altrimenti perché non parlai delle due persone tanto importanti nella storia del mio matrimonio , cioè Ada e Alberta .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Mi tenevo eretto e parlavo poco .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Volli iniziare un discorso io stesso e dissi a mio suocero: – Hai sentito che l’Extérieur è caduto di due punti? Avevo detto una cosa che non mi concerneva affatto e che avevo sentita dire in Borsa; volevo solo parlare di affari , roba seria di cui un ubbriaco di solito non si ricorda .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Perciò era bello parlarne .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Intanto avrei continuato a parlarle di mia moglie .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Avevo cominciato a parlarle di mia moglie , e le lodi tributate ad Augusta erano risonate all’orecchio di Carla come tanti rimproveri rivolti a lei .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Intanto lo stesso desiderio d’intensificare la mia vita , che m’aveva tratto da Carla , m’avrebbe riportato subito da Augusta , ch’era la sola con cui avrei potuto parlare del mio amore per lei .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlai di una chiave che avevo dimenticato di consegnare a mia moglie per cui essa , se le fosse occorso , non avrebbe potuto entrare in casa .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Per non compromettermi , fu Carla stessa che andò a parlare con lui .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Può tuttavia essere che fossero buone ad onta che io poi non ne abbia più sentito parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Solo mi mandano per dirvi di tornare domani presto in paese , che hannobisogno di parlarvi .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— E lasciatemi parlare ! E perché è fuggita donna Lia , la vostra padrona piccola ? La mia nonna dice che voi lo sapete: che l'avete aiutata a fuggire , donna Lia: l'avete accompagnata fino al ponte , dove si è nascosta finché è passato un carro sul quale ella è andata fino al mare .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Anche lui parlava cosí .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ma ella disse subito con fierezza: — E non siamo d'accordo ? Ci hai forse sentito a questionare ? Non vai a messa , Efix ? Egli capí che lo congedava e uscí nel cortile , ma guardò se si poteva parlare anche con donna Noemi .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Era la vecchia Pottoi che veniva per domandarle se occorrevano i suoi servizi ; benché Noemi non la invitasse a restare sedette per terra , con le spalle al muro , sciogliendosi il fazzoletto sul collo ingemmato , e cominciò a parlare con nostalgia della festa .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ma egli ricominciò a parlare del viaggio , della strada solitaria , e domandò quanto s'impiegava per arrivare a Nuoro .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Allora fra lei , le dame , la ragazza e le donne dentro cominciò la solita conversazione: come al paese durante tutto l'anno parlavano della festa , ora alla festa parlavano del paese .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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E provava già un senso di gelosia perché Natòlia , la serva del prete , s'era cacciata dentro la capanna delle dame e parlava con lui .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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E parlava loro come lo intendessero , raccomandando loro di non stroncarsi , di non seccarsi , di crescere bene e dar molto frutto come era loro dovere ; ma un rumore nella strada richiamò la sua attenzione .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Fuori Giacinto s'era messo a sedere a gambe aperte , e vi dondolava in mezzo le mani , ascoltando Kallina che lo invitava a mangiare con lei le fave cotte col latte: parlavano piano , come di cosa grave , ma donna Ruth si affacciò alla porticina con in mano una coscia d'agnello bianca di grasso col rognone violetto coperto dal velo , e interruppe il colloquio .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— A chi ? Al Barone morto che vive ancora nel castello ? Ma donna Ruth si mise l'unghia dell'indice sulla bocca: non bisognava parlar di morti , alla festa .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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All'ombra della chiesa Efix invece sentiva altri gruppi di paesani parlare dell'America e degli emigranti .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Sedute nella loro capanna mangiavano con Efix l'arrosto di agnello e parlavano di Noemi lontana e di Giacinto , del prete e del Milese , sorridendo senza malizia .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— I primi giorni , — disse donna Ruth , tagliando una piccola torta in tre porzioni eguali , — Giacinto parlava sempre d'andarsene a Nuoro , ove diceva d'aver un posto nel molino .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Efix , sei un uomo di Dio e puoi parlarmi con la coscienza in mano .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Che dirgli , per confortarlo ? «Perché non sei rimasto là ?» Efix sentiva troppa pietà di tanta miseria prostrata davanti a lui , per parlare cosí .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Eppoi dicono di credere in Dio , loro ! Perché non mi lasciano sposare la donna che amo ? — Taci , Giacinto ! Non parlare cosí di loro ! Esse vogliono il tuo bene .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Tacquero , poi Giacinto riprese a parlare con una voce tenue , dolce , che vibrava nel silenzio lunare come una voce infantile .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Non era in casa , ma la cameriera , una ragazza pallida che parlava sottovoce , mi fece aspettare in anticamera .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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La cameriera mi portava una tazza di brodo su un vassoio d'argento e mi parlava con grande rispetto .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Stavo lí , istupidito , seduto immobile ad ascoltare la signora che parlava parlava parlava , o in compagnia della serva che taceva: sedevo a tavola con loro , li sentivo scherzare , far progetti per me , come fossi un loro figliuolo , e tutto mi dava pena , mi umiliava , eppure non potevo andarmene .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ma Giacinto non parlava piú .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Eppoi quando si è orfani ! Su , alzati ; vuoi mangiare ? Entrò nella capanna e tornò sbucciando una cipolla: Giacinto stava immobile , abbattuto , forse pentito della sua confessione , ed egli non osò piú parlare .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Perché parlare di queste cose ? Ma tu , anima mia , tu . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Efix cercò di passare oltre , ma la vecchia cominciò a parlar alto ed egli dovette fermarsi per ascoltarla .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Partito ? Don Predu ? Dove ? — Chi parla di Predu ? Io parlavo di quel disgraziato .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Ti ha pagato , per parlare cosí ? Allora egli ebbe il coraggio di guardarla negli occhi , e una risposta sola: «io non sono avvezzo a esser pagato» gli riempí la bocca di saliva amara ; ma ringhiottí parole e saliva perché vedeva donna Ester tirar la giacca di Noemi , e donna Ruth pallida guardarlo supplichevole , e capiva ch'esse tutte indovinavano la sua risposta , e sapevano che non era un servo da esser pagato lui ; o meglio , sí , un servo , ma un servo che nessun compenso al mondo poteva retribuire .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Come fare ? Ma Efix gli parlava sottovoce , curvo su lui delirante: — Va , figlio di Dio , va ! Io avrei voluto che tu non andassi , ma se io stesso ti dico d'andartene è perché nonc'è altra salvezza .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Che cosa volete ? — Voglio parlare con la vossignoria , ma con calma , come da cristiano a cristiano , — disse la vecchia , che s'accomodava i coralli sul collo bruciato e tremava , scarna e triste come uno scheletro .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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E vossignoria mia , sí , farà questa carità di parlargli .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Sollevò il cappello duro verdognolo sul cranio calvo , guardò Noemi esitando a parlare .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Che è successo ? Noemi non rispose: non poteva parlare .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— ella disse infine , e le sembrava di parlare contro la sua volontà .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Arrivato sotto il finestrino il servo guardò in su senza parlare ; non poteva quasi aprir bocca , ma scosse la testa verso la strada , accennando a Giacinto di seguirlo , e Giacinto lo seguí .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Giacinto ! Ti parlo come fossi un moribondo .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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E se Ester apre la bocca per parlare , ella la fissa cosí terribile che le toglie la parola di bocca .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— E a me sí , forse ? Ho tentato , di parlarne , ma come col muro .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Allora le due serve cominciarono a parlar male delle cugine del padrone .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Chi aveva interesse a far questo ? Non si sapeva: queste cose non si sanno mai chiare e precise , e se si sapessero non sarebbero piú grandi e misteriose: il fatto era che don Predu dimagriva , non parlava piú tanto insolentemente del prossimo e infine commetteva la sciocchezza di comperare un podere senza valore , e col podere il servo e a questo lasciava tutta la sua libertà .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ma fra loro due , in confidenza , poiché don Predu continuava a mandare regali e regali alle dame Pintor , ammettevano che egli , sí , sembrava stregato , e parlavano di Efix sottovoce: tutto è possibile nel mondo , ed Efix amava le sue padrone fino al punto di rendersi capace di far per loro qualche sortilegio .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Durante l'inverno le dame Pintor stettero sempre in casa e non parlarono mai di andare alla Festa del Rimedio , ma a misura che le giornate si allungavano e l'erba cresceva nell'antico cimitero , anche donna Ester pareva presa da un senso di stanchezza , da una malattia di languore come quella che tutti gli anni a primavera rendeva pallida Noemi: non andava quasi piú in chiesa , si trascinava qua e là per la casa , si sedeva ogni tanto , con le mani abbandonate sulle cosce , dicendo che le facevano male i piedi .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Credendola addormentata Natòlia le sfiorò la mano che scottava ; ma la vecchia l'attirò a sé dicendole sottovoce: — Senti , Natòlia , mi farai un piacere: va da Efix Maronzu e digli che devo parlargli: ma che non lo sappia Grixenda: va' , piccola tortora , va ! — E dove lo trovo io , Efix ? Sarà in paese ? — Egli vien su dal poderetto: lo vedo venir su , — disse la vecchia , mettendosi un dito sulle labbra , perché Grixenda entrava col caffè .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Devo parlar io , con donna Noemi ? Don Predu gli batté una mano sulle ginocchia .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Non si offenda se gliene parlo io per il primo , donna Noemi ! Sono un povero servo , sí , ma sono chiuso come una lettera .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Non parlarmene piú .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Allora , piano piano , cominciò a parlare , afferrando il lembo della gonna di Noemi , e non capiva bene ciò che diceva , ma doveva essere un discorso poco convincente perché la donna continuava a cucire e non rispondeva , di nuovo calma con un sorriso ambiguo alle labbra .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Vi ho chiamato tre volte: andiamo , c'è nonna che sta male e vuol parlarvi: perché non venite ? Non vi si prende il pane dalla bisaccia .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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La vecchia non aveva riaperto i suoi: con le mani rigide , le dita dure aperte , muoveva ancora le labbra violette orlate di nero , ma non parlava piú .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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E riprese la bisaccia , senza piú parlare , e se ne andò .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Efix si mise a parlare con loro , fermo stanco con la bisaccia che gli scivolava dalle spalle .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Devo parlarti , — disse Efix .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Sedettero nella cucina , ma il borghese preparava la cena ed Efix non voleva parlare in sua presenza: da parte sua Giacinto scherzava e rideva e non sollecitava il colloquio .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Efix si sentiva dolere il cuore ma non poteva parlare .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ebbene , posso parlare davanti a quest'uomo , che sa tutto di me , come lo sai tu , e mi compatisce .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Ha ereditato tanto ? — disse allora Giacinto ridendo ; ma Efix lo guardava serio , e ripeté due volte: — Sono venuto per parlarti di questo .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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L'ometto lo guardava con rimprovero , ma non parlava , almeno in presenza di Efix .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Anche la donna dei confetti chiuse le sue cassette ancora piene e si mise a parlare sdegnosa coi mendicanti .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Era malato ? Non rispondi ? L'uomo tentò di parlare , ma solo un mugolío tremulo gli uscí di bocca: poi scoppiò a piangere .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Tu parli come parlava mia madre , — disse il cieco , e si addormentò sotto la pioggia .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ma poi guardava lontano: al di là della nebbia gli sembrava cominciasse un altro mondo , e si aprisse la porta di cui parlava il cieco ; la grande porta dell'eternità .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Eppure litigavano fra loro , urlavano parole oscene , parlavano male di Dio , si invidiavano: avevano tutte le passioni degli uomini fortunati .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Non parlavano e il loro silenzio rendeva la scena piú tragica: dopo un momento però un grappolo di gente fu sopra di loro e gli strilli delle donne s'unirono alle risate degli uomini .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Perché egli parlava cosí , con un accento cadenzato da mendicante ? Si burlava di lei , o aveva la febbre ? — Efix , anima mia , il girare il mondo ti ha consumato le scarpe e il cervello ! Tuttavia gli prestò i denari .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Si guardarono: ed egli comprese che avevano da parlarsi , loro due , da riallacciare un discorso interrotto .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Io parlavo sardo , coi miei compagni . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— E poi io volevo parlarti da solo , Efix .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Donna Ester s'appoggiò alla sedia di Noemi e guardò il cugino senza parlare , aspettando .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Don Predu rimase tutto il giorno lí , invitato a pranzo dalle cugine: parlava , rideva , si beffava nuovamente del prossimo ; ogni tanto però taceva , anche perché Noemi pareva curarsi poco di lui .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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E gli parlavano , e una gli pungeva l'orecchio perché sentisse meglio: era un mormorio misterioso che ripeteva il sussurro dei fantasmi della valle , la voce del fiume , il salmodiare dei pellegrini , il palpito del Molino , il gemito della fisarmonica di Zuannantoni .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Efix le riconosceva tutte , queste figure , le sentiva parlare , capiva che erano vive e reali ; eppure aveva l'impressione di sognare: erano figure del sogno della vita .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Coniugazione del verbo: parlare
coniugazione:1
ausiliare: avere
forma: attiva intransitivo/transitivo
ausiliare: avere


INDICATIVO NS
PresenteAudio con chrome
ImperfettoAudio con chrome
io parlo
tu parli
egli parla
noi parliamo
voi parlate
essi parlano
parlavo
parlavi
parlava
parlavamo
parlavate
parlavano
Passato remotoAudio con chrome Futuro sempliceAudio con chrome
parlai
parlasti
parlò
parlammo
parlaste
parlarono
parlerò
parlerai
parlerà
parleremo
parlerete
parleranno
Passato prossimoAudio con chrome Trapassato prossimoAudio con chrome
io ho parlato
tu hai parlato
egli ha parlato
noi abbiamo parlato
voi avete parlato
essi hanno parlato
avevo parlato
avevi parlato
aveva parlato
avevamo parlato
avevate parlato
avevano parlato
Trapassato remotoAudio con chrome Futuro anterioreAudio con chrome
ebbi parlato
avesti parlato
ebbe parlato
avemmo parlato
eveste parlato
ebbero parlato
avrò parlato
avrai parlato
avrà parlato
avremo parlato
avrete parlato
avranno parlato
CONGIUNTIVO  
PresenteAudio con chrome ImperfettoAudio con chrome
che Io parli
che Tu parli
che Egli parli
che Noi parliamo
che Voi parliate
che Essi parlino
parlassi
parlassi
parlasse
parlassimo
parlaste
parlassero
PassatoAudio con chrome TrapassatoAudio con chrome
abbia parlato
abbia parlato
abbia parlato
abbiamo parlato
abbiate parlato
abbiano parlato
avessi parlato
avessi parlato
avesse parlato
avessimo parlato
aveste parlato
avessero parlato
CONDIZIONALE
PresenteAudio con chrome Passato Audio con chrome
io parlerei
tu parleresti
egli parlerebbe
noi parleremmo
voi parlereste
essi parlerebbero
avrei parlato
avresti parlato
avrebbe parlato
avremmo parlato
avreste parlato
avrebbero parlato
IMPERATIVO
PresenteAudio con chrome
-
parla
parli
parliamo
parlate
parlino
INFINITO  
Presente Audio con chrome Passato Audio con chrome
parlare avere parlato
PARTICIPIO  
PresenteAudio con chrome Passato Audio con chrome
parlante parlato
GERUNDIO  
PresenteAudio con chrome Passato Audio con chrome
parlando avendo parlato



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