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Coniugazione attiva del verbo: parlare
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parlare avere parlato
PARTICIPIO  
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parlante parlato
GERUNDIO  
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parlando avendo parlato
Vocabulary and phrases
abbordare
= verbo trans . avvicinarsi con una nave al bordo di un'altra , con intento aggressivo venire a collisione con un'altra nave , anche involontariamente avvicinare , accostare qualcuno per parlargli o proporgli qualcosa affrontare con risolutezza
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abborrare
= verbo trans . riempire di borra
= verbo intr . essere confuso nel parlare o nello scrivere
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afasia
= perdita della capacità di parlare o di comprendere le parole per gli scettici greci , l'astensione dal giudizio , il non pronunciarsi sulla natura delle cose .
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affettazione
= ostentazione artificiosa nel parlare e nel comportamento
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aleggiare
= verbo intr . alemanno , dialetto tedesco parlato in alcune regioni della germania meridionale e della svizzera .
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americanismo
= parola o espressione propria dell'inglese parlato negli stati uniti d'america o delle lingue iberiche dell'america centromeridionale parola o espressione originaria delle lingue indiane d'america entrata in un'altra lingua consuetudine o costume tipico degli abitanti degli stati uniti
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atticizzare
= verbo intr . scrivere , parlare in stile attico parlare , scrivere con sobria eleganza .
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avvolpacchiarsi
= verbo rifl . imbrogliarsi nel parlare
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barbugliar verbo trans. articolare, pronunciare confusamente
= verbo intr. parlare in modo confuso, balbettante borbottare, gorgogliare .
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benparlante o ben parlante, non com. bemparlante,
= che, colui che parla correttamente e con una certa eleganza
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birignao
= il parlare strascicato e nasale degli attori che esagerano le intonazioni o deformano la dizione.
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bradifasia
= lentezza nel parlare.
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breviloquent conciso nel parlare o nello scrivere.
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brianzolo
= della brianza, riferito ai suoi abitanti
= nativo, abitante della brianzadialetto lombardo parlato in brianza.
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bru bru loc. sost. m. persona mediocre, ma intraprendente e dotata di buona parlantina.
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bue lett. o region. bove ,
= il maschio adulto castrato dei bovini domestici bue muschiato, grosso mammifero ruminante delle regioni artiche, con corna larghe, pelo lungo e scuro, folta criniera bue grugnente, yak lavorare, faticare come un bue, molto, senza tregua, duramente chiudere la stalla quando sono fuggiti i buoi, provvedere tardivamente mettere il carro davanti ai buoi, parlare o agire in modo prematuro, dando per scontato un risultato ancora non conseguito uomo ottuso, ignorante, grossolano
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burla
= scherzo fatto per ridere alle spalle altrui, ma senza malanimo mettere, volgere in burla qualcosa, non darle peso, scherzarci sopra parlare per burla, in tono scherzoso, prendendosi gioco dei presenti fuor di burla, lasciando da parte gli scherzi. dim. burletta inezia, bazzecola
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cantilenare
= verbo trans. e intr. cantare, parlare o recitare con voce strascicata, monotona.
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cenno
= segno fatto con un gesto della mano, col capo o con gli occhi per indicare qualcosa a qualcuno senza parlare
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chiacchierare
= verbo intr. discorrere, parlare
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chironomia o cheironomia,
= arte del muovere appropriatamente le mani recitando o parlando in pubblico arte di dirigere, soprattutto un coro, con segni convenzionali della mano.
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ciampanelle voce usata solo nella loc. dare o andare in ciampanelle, uscire di senno, parlare o comportarsi in modo stravagante.
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ciangottare o cingottare,
= verbo intr. parlare storpiando le parole
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ciarlare
= verbo intr. parlare a lungo e senza alcun costrutto
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ciarlatano
= chi, nelle piazze dei paesi, valendosi della sua parlantina, decantava e spacciava medicamenti portentosi, estraeva denti e vendeva cose da nulla, attirando compratori e pazienti con lunghi discorsi campati in aria colui che smercia oggetti scadenti
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cicalare
= verbo intr. parlare a lungo e noiosamente di cose futili
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concionare
= verbo intr. tenere concione, parlare solennemente davanti a un pubblico
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confabulare
= verbo intr. parlare con qualcuno sottovoce o con segretezza.
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confusionismo
= tendenza a parlare o agire in modo confuso, disordinato.
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conversare
= verbo intr. parlare con una o più persone in modo piacevole e in tono cordiale
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corrivo
= che è portato ad agire, a parlare, a giudicare senza riflettere, con troppa faciloneriaeccessivamente condiscendente, tollerante che corre o scorre
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cruscheggiare
= verbo intr. seguire nel parlare o nello scrivere le prescrizioni dell'accademia della crusca, badando a una rigorosa purezza linguistica.
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dire
= il parlare - l'esprimersi - il dichiarare e sim.
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doppiaggio
= registrazione del parlato che - nell'approntamento della colonna sonora - viene effettuata in un tempo successivo alla ripresa - allo scopo di riprodurre il parlato in un'altra lingua o di migliorarlo nella lingua originale.
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egolalia
= il parlare continuamente di sé .
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enfasi
= solennità - passionalità - calore eccessivi nel parlare - nello scrivere o nel gestire
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estraneo estranio - estrano
= che non ha rapporto con le cose o con le persone di cui si sta parlando
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facondo
= che ha facondia , eleganza nel parlare
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favella =la facoltà di parlare
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favellare
= verbo intr .
= parlatore .
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fiaba =racconto fantastico , per lo più di origine popolare , in cui agiscono esseri umani e creature provviste di poteri magici , animali e cose parlanti
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fiatare
= verbo intr .
= emettere il fiato , respirare - essere in vita aprir bocca per parlare
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fiorentineggiare
= verbo intr . ostentare il modo di parlare dei fiorentini .
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fiorentineria
= affettazione di modi fiorentini , soprattutto nel parlare e nello scrivere .
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fiorentinismo =espressione , forma idiomatica propria del parlare fiorentino
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forchetta =posata formata da un manico e da due o più denti , che serve per infilzare i cibi solidi e portarli alla bocca - una buona forchetta , un buon mangiatore - parlare in punta di forchetta , con affettazione , con ricercatezza . forchettina accr . forchettona , forchettone nelle navi a vela , asta di legno o metallo , dotata di collare , che serve a tener fermo il boma quando la randa è serrata= 3 osso del petto dei polli e degli uccelli
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franchezza =l'essere franco nel parlare e nell'agire
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franconormanno o franco-normanno , e si dice del dialetto di origine francese parlato nelle isole normanne .
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frasaiolo
= colui che , parlando o scrivendo , si compiace di frasi vuote .
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friulano region . furlano , del friuli
= abitante , nativo del friuli dialetto ladino parlato nel friuli .
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gergante
= parlante abituale di un gergo.
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idioletto
= l'insieme degli usi linguistici propri del singolo parlante .
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impaperarsi
= verbo rifl. imbrogliarsi nel parlare , prendere delle papere
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informante
= il parlante che fornisce risposte alle domande dei questionari sulla sua madre lingua .
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intrattenere
= verbo trans . far passare il tempo piacevolmente a qualcuno , per lo più parlando di cose interessanti
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loquela
= facoltà , capacità di parlare
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lupus in fabula inter . espressione proverbiale che si usa quando si tronca il discorso al sopraggiungere della persona di cui si stava parlando
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maligno
= che ha la tendenza a pensare e a parlare male del prossimo o a vedere il male dove non c'è
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malparlante o mal parlante,
= e
= che o colui che parla una lingua in modo scorretto
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manzonismo
= teoria linguistica di a. manzoni che propugnava l'uso del fiorentino parlato dalle persone colte come lingua nazionale
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medesimo poet. medesmo ,
= dimostr. indica identità rispetto ad altra persona o cosa di cui si sta parlando
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mutismo
= incapacità di parlare, di articolare distintamente i suoni, il linguaggio
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muto
= colui che non può parlare perché affetto da mutismo o da sordomutismo
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neologista
= chi usa spesso neologismi nel parlare o nello scrivere
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paperino
= diminutivo di papero - effetto paperino , disturbo della ricezione del linguaggio parlato , per cui si percepisce un'anomala accelerazione della sequenza verbale e un tono stridulo della voce
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parlabile
= che si può parlare , che si riesce a parlare
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parlando
= prescrizione usata nella musica vocale per ottenere dal cantante un effetto il più possibile vicino a quello della recitazione
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parlante
= participio presente di parlare
= che parla
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parlantina
= facilità di parola , capacità di esprimersi con rapidità e a lungo
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parlare
= verbo intr . pronunciare parole
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parlato
= participio passato di parlare
= nei sign . del verbo
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parlato
= un tipo di doppio nodo usato per legare un cavo sottile a un'asta , a un anello o a un cavo più grosso .
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parlatore
= colui che parla
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parlatorio
= nei collegi , nei conventi e sim . , locale in cui i visitatori si incontrano con gli ospiti della comunità nelle carceri , luogo in cui i visitatori si incontrano con i detenuti .
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parlottare
= verbo intr . parlare una lingua alla meglio , in modo approssimativo
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prolazione
= il parlare , il modo di parlare
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prosopopea
= figura retorica per cui si introducono a parlare persone assenti o morte , o si personificano cose inanimate o astratte .
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psittacismo
= tendenza a parlare a sproposito , ripetendo le parole altrui come un pappagallo .
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questi pron . dimostr . m . sing . questa persona , con riferimento a persona presente o della quale si sia appena parlato
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retorica antiq. rettorica
= l'arte del parlare e dello scrivere in modo da persuadere un uditorio
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ribobolista
= chi fa uso di riboboli, nel parlare o nello scrivere.
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retorica antiq. rettorica
= l'arte del parlare e dello scrivere in modo da persuadere un uditorio
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ribobolista
= chi fa uso di riboboli, nel parlare o nello scrivere.
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riparlare
= verbo intr. parlare di nuovo
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rispondere
= verbo intr. parlare o scrivere a chi si è rivolto a noi in modo diretto o indiretto, parlando o scrivendo
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samoano
= delle isole samoa , nell'oceania
= nativo , abitante delle isole samoa , dialetto polinesiano parlato nelle isole samoa .
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sassone
= relativo alla sassonia , regione storica e geografica della germania centrale , o ai suoi abitanti
= abitante della sassonia , antica e moderna , lingua degli antichi sassoni - dialetto tedesco parlato oggi in sassonia .
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sberciare
= verbo intransitivo fare atti , versi di scherno , parlare a voce alta , sguaiatamente ,
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scalmanarsi
= verbo riflessivo affaticarsi molto nel fare qualcosa , correndo e sudando - darsi un gran da fare per raggiungere un fine , scomporsi , agitarsi nel parlare .
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scatologia
= lo scrivere o il parlare scherzosamente degli escrementi o delle funzioni fisiologiche , lo scritto o il discorso stessi che trattano di questi argomenti .
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sdottoreggiare
= verbo intransitivo parlare con tono dottorale , ostentando le proprie cognizioni , il proprio sapere .
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sgolarsi
= verbo riflessivo affaticare la gola gridando , parlando a voce alta o cantando per un tempo prolungato ,
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sgrammaticato
= participio passato di sgrammaticare
= persona che fa molti errori di grammatica parlando o scrivendo , uno scritto o di un discorso che contenga molti errori ,
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slatinare
= verbo intransitivo fare uso abbondante , nel parlare o nello scrivere , di parole e locuzioni latine .
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soliloquio
= il parlare da solo , tra sé e sé , a voce più o meno alta ,
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soprarriferito o soprariferito ,
= di cui si è già riferito , parlato in precedenza ,
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spagnoleggiare
= verbo intransitivo tenere un atteggiamento altezzoso e borioso dandosi arie da gran signore , secondo il costume che si considerava tipico degli spagnoli - usare modi spagnoli , spec . nel parlare o nello scrivere .
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sparlare
= verbo intransitivo parlare male , malignamente ,
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spoliticare
= verbo intransitivo parlare di politica in maniera superficiale , usando luoghi comuni , frasi fatte .
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spolmonarsi
= verbo riflessivo parlare o gridare tanto da affaticare i polmoni ,
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sputacchiare
= verbo intransitivo sputare in continuazione qua e là emettere schizzi di saliva nel parlare -
= verbo transitivo coprire di sputi ,
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strafalcione
= errore madornale , soprattutto nel parlare o nello scrivere ,
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straparlare
= verbo intransitivo parlare troppo o a sproposito ,
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strillare
= verbo intransitivo urlare con voce alta e acuta - parlare a voce molto ,
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svociato
= che non ha più voce per aver gridato o parlato troppo ,
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tacere v. intr. non parlare
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toscanismo - toscanesimo
= vocabolo, locuzione, costrutto propri del parlare toscano
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ventriloquo
= aggettivo e
= persona che sa parlare a labbra semichiuse e ferme, senza alterare i muscoli lisci facciali, così che la sua voce non sembra provenire dagli organi vocali.
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verboso
= aggettivo che si dilunga inutilmente nello scrivere o nel parlare
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viva-voce loc.
= aggettivo apparecchio telefonico munito di un dispositivo in grado di amplificare il segnale in entrata e in uscita, che consente di parlare senza tenere in mano il microtelefono.
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vociare
= verbo intransitivo parlare a voce alta facendo gran confusione
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vociare
= il rumore prodotto dal parlare a voce alta
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La questione della quale ti parlai è ormai risolta
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- Ma , - interruppe questa volta l'altro compagnone , che non aveva parlato fin allora , - ma il matrimonio non si farà , o . . .- e qui una buona bestemmia , - o chi lo farà non se ne pentirà , perché non ne avrà tempo , e . . .- un'altra bestemmia .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Oh povero me ! vedete se quelle due figuracce dovevan proprio piantarsi sulla mia strada , e prenderla con me ! Che c'entro io ? Son io che voglio maritarmi ? Perché non son andati piuttosto a parlare . . .Oh vedete un poco: gran destino è il mio , che le cose a proposito mi vengan sempre in mente un momento dopo l'occasione .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Di che giorno volete parlare ? - Come , di che giorno ? non si ricorda che s'è fissato per oggi ? - Oggi ? - replicò don Abbondio , come se ne sentisse parlare per la prima volta .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Posso parlar meglio ? via , per una settimana .(Manzoni-I Promessi sposi)
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L'accoglienza fredda e impicciata di don Abbondio , quel suo parlare stentato insieme e impaziente , que' due occhi grigi che , mentre parlava , eran sempre andati scappando qua e là , come se avesser avuto paura d'incontrarsi con le parole che gli uscivan di bocca , quel farsi quasi nuovo del matrimonio così espressamente concertato , e sopra tutto quell'accennar sempre qualche gran cosa , non dicendo mai nulla di chiaro ; tutte queste circostanze messe insieme facevan pensare a Renzo che ci fosse sotto un mistero diverso da quello che don Abbondio aveva voluto far credere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Stette il giovine in forse un momento di tornare indietro , per metterlo alle strette , e farlo parlar più chiaro ; ma , alzando gli occhi , vide Perpetua che camminava dinanzi a lui , ed entrava in un orticello pochi passi distante dalla casa .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Quando vi dico che non so niente . . .In difesa del mio padrone , posso parlare ; perché mi fa male sentire che gli si dia carico di voler far dispiacere a qualcheduno .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ah ! voi vorreste farmi parlare ; e io non posso parlare , perché . . .non so niente: quando non so niente , è come se avessi giurato di tacere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ah ! ah ! parlerà ora , signor curato ? Tutti sanno i fatti miei , fuori di me .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ma se parlo , son morto .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Mi promettete , mi giurate , - disse - di non parlarne con nessuno , di non dir mai . . . ? - Le prometto che fo uno sproposito , se lei non mi dice subito subito il nome di colui .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Risparmio al lettore i lamenti , le condoglianze , le accuse , le difese , i " voi sola potete aver parlato " , e i " non ho parlato " , tutti i pasticci in somma di quel colloquio .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Vien qua ; va' su da Lucia , tirala in disparte , e dille all'orecchio . . .ma che nessun senta , né sospetti di nulla , ve' . . .dille che ho da parlarle , che l'aspetto nella stanza terrena , e che venga subito - .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Pur troppo ! - rispose Lucia ; - ma a questo segno ! - Che cosa sapevate ? - Non mi fate ora parlare , non mi fate piangere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Agnese , benché ansiosa di sentir parlare la figlia , non poté tenersi di non farle un rimprovero .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- E a voi , - disse poi , rivolgendosi a Renzo , con quella voce che vuol far riconoscere a un amico che ha avuto torto: - e a voi doveva io parlar di questo ? Pur troppo lo sapete ora ! - E che t'ha detto il padre ? - domandò Agnese .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Renzo , - disse Lucia , con un'aria di speranza e di risoluzione più tranquilla: - voi avete un mestiere , e io so lavorare: andiamo tanto lontano , che colui non senta più parlar di noi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Entrato in cucina , domandò alla serva se si poteva parlare al signor dottore .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Lei m'ha da scusare: noi altri poveri non sappiamo parlar bene .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Io vi parlo da amico: le scappate bisogna pagarle: se volete passarvela liscia , danari e sincerità , fidarvi di chi vi vuol bene , ubbidire , far tutto quello che vi sarà suggerito .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ecco che il signor curato comincia a cavar fuori certe scuse . . .basta , per non tediarla , io l'ho fatto parlar chiaro , com'era giusto ; e lui m'ha confessato che gli era stato proibito , pena la vita , di far questo matrimonio .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Imparate a parlare: non si viene a sorprender così un galantuomo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quando questa ebbe ben parlato de' grandi effetti che si dovevano sperare dai consigli del dottore , Lucia disse che bisognava veder d'aiutarsi in tutte le maniere ; che il padre Cristoforo era uomo non solo da consigliare , ma da metter l'opera sua , quando si trattasse di sollevar poverelli ; e che sarebbe una gran bella cosa potergli far sapere ciò ch'era accaduto .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma Lucia , richiamatolo , disse: - vorrei un servizio da voi ; vorrei che diceste al padre Cristoforo , che ho gran premura di parlargli , e che mi faccia la carità di venir da noi poverette , subito subito ; perché non possiamo andar noi alla chiesa .(Manzoni-I Promessi sposi)
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La gioia , per quel giorno , se n'andò ; e l'imprudente o , per parlar con più giustizia , lo sfortunato , non ricevette più invito .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Oltre la guerra esterna , era poi tribolato continuamente da contrasti interni ; perché , a spuntarla in un impegno (senza parlare di quelli in cui restava al di sotto) , doveva anche lui adoperar raggiri e violenze , che la sua coscienza non poteva poi approvare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Vide Lodovico spuntar da lontano un signor tale , arrogante e soverchiatore di professione , col quale non aveva mai parlato in vita sua , ma che gli era cordiale nemico , e al quale rendeva , pur di cuore , il contraccambio: giacché è uno de' vantaggi di questo mondo , quello di poter odiare ed esser odiati , senza conoscersi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Sentite , figliuoli , - riprese fra Cristoforo: - io anderò oggi a parlare a quell'uomo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Bramerei di parlarle da solo a solo , con suo comodo , per un affare d'importanza , - soggiunse poi , con voce più sommessa , all'orecchio di don Rodrigo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Bene , bene , parleremo ; - rispose questo: - ma intanto si porti da bere al padre .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Chi le ha parlato delle spalle , signor conte mio ? Lei mi fa dire spropositi che non mi son mai passati per la mente .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ho parlato del carattere , e non di spalle , io .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Parlo sopra tutto del diritto delle genti .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Le dico che a me accade ogni giorno di parlare in Milano con ben altri personaggi ; e so di buon luogo che il papa , interessatissimo , com'è , per la pace , ha fatto proposizioni . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il conte duca , signori miei , - proseguiva il podestà , sempre col vento in poppa , e un po' maravigliato anche lui di non incontrar mai uno scoglio: - il conte duca è una volpe vecchia , parlando col dovuto rispetto , che farebbe perder la traccia a chi si sia: e , quando accenna a destra , si può esser sicuri che batterà a sinistra: ond'è che nessuno può mai vantarsi di conoscere i suoi disegni ; e quegli stessi che devon metterli in esecuzione , quegli stessi che scrivono i dispacci , non ne capiscon niente .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Io posso parlare con qualche cognizion di causa ; perché quel brav'uomo del signor castellano si degna di trattenersi meco , con qualche confidenza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ben detto ! ben definito ! - gridarono , a una voce , i commensali: ma quella parola , carestia , che il dottore aveva buttata fuori a caso , rivolse in un punto tutte le menti a quel tristo soggetto ; e tutti parlarono della carestia .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Lei mi parlerà della mia coscienza , quando verrò a confessarmi da lei .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Mi corregga pure , mi riprenda , se non so parlare come si conviene ; ma si degni ascoltarmi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- La vostra protezione ! - esclamò , dando indietro due passi , postandosi fieramente sul piede destro , mettendo la destra sull'anca , alzando la sinistra con l'indice teso verso don Rodrigo , e piantandogli in faccia due occhi infiammati: - la vostra protezione ! È meglio che abbiate parlato così , che abbiate fatta a me una tale proposta .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Parlo come si parla a chi è abbandonato da Dio , e non può più far paura .(Manzoni-I Promessi sposi)
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La vostra protezione ! Sapevo bene che quella innocente è sotto la protezione di Dio ; ma voi , voi me lo fate sentire ora , con tanta certezza , che non ho più bisogno di riguardi a parlarvene .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma ringrazia il saio che ti copre codeste spalle di mascalzone , e ti salva dalle carezze che si fanno a' tuoi pari , per insegnar loro a parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quando furon lì , gli disse sotto voce: - padre , ho sentito tutto , e ho bisogno di parlarle .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Parlo così , perché la cosa mi par troppo bella .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ma perché dunque , mamma , - disse Lucia , con quel suo contegno sommesso , - perché questa cosa non è venuta in mente al padre Cristoforo ? - In mente ? - rispose Agnese: - pensa se non gli sarà venuta in mente ! Ma non ne avrà voluto parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Non bisogna parlarne al padre Cristoforo , prima di far la cosa , - proseguì Agnese: - ma , fatta che sia , e ben riuscita , che pensi tu che ti dirà il padre ? " Ah figliuola ! è una scappata grossa ; me l'avete fatta " .(Manzoni-I Promessi sposi)
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I religiosi devon parlar così .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Vi ringrazio , - rispose Renzo: - venivo solamente per dire una parolina a Tonio ; e , se vuoi , Tonio , per non disturbar le tue donne , possiamo andar a desinare all'osteria , e lì parleremo - .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Se ti parlo del debito , - disse Renzo , - è perché , se tu vuoi , io intendo di darti il mezzo di pagarlo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Avrebbe dovuto parlar più chiaro , o chiamar me da una parte , e dirmi cosa sia questo . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Sì , la farò io , la giustizia: lo libererò io , il paese: quanta gente mi benedirà . . . ! e poi in tre salti . . . ! L'orrore che Lucia sentì di queste più chiare parole , le sospese il pianto , e le diede forza di parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Anderete voi giù al convento , per parlare al padre Cristoforo , come v'ha detto ier sera ? - domandò Agnese a Renzo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Siate certo che vi porterà per esempio ; e , quando anderà a far qualche missione un po' lontano , parlerà de' fatti vostri .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E qui , parlando col naso , accompagnando le parole con gesti caricati , continuò , in tono di predica: - in una parte di questo mondo , che , per degni rispetti , non nomino , viveva , uditori carissimi , e vive tuttavia , un cavaliere scapestrato , più amico delle femmine , che degli uomini dabbene , il quale , avvezzo a far d'ogni erba un fascio , aveva messo gli occhi . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma i due , quando s'accorsero d'essere osservati , si fermarono anch'essi , si parlaron sottovoce , e tornarono indietro .(Manzoni-I Promessi sposi)
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È forse accaduta qualche disgrazia ? - Son io , - rispose Tonio , - con mio fratello , che abbiam bisogno di parlare al signor curato .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Perché , - rispose Agnese , - una donna di quelle che non sanno le cose , e voglion parlare . . .credereste ? s'ostinava a dire che voi non vi siete maritata con Beppe Suolavecchia , né con Anselmo Lunghigna , perché non v'hanno voluta .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Agnese vi s'avviò , come se volesse tirarsi alquanto in disparte , per parlar più liberamente ; e Perpetua dietro .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Entrarono in una stanza terrena , dalla quale si passava nel parlatorio: prima di mettervi il piede , il guardiano , accennando l'uscio , disse sottovoce alle donne: - è qui , - come per rammentar loro tutti quegli avvertimenti .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Lucia , che non aveva mai visto un monastero , quando fu nel parlatorio , guardò in giro dove fosse la signora a cui fare il suo inchino , e , non iscorgendo persona , stava come incantata ; quando , visto il padre e Agnese andar verso un angolo , guardò da quella parte , e vide una finestra d'una forma singolare , con due grosse e fitte grate di ferro , distanti l'una dall'altra un palmo ; e dietro quelle una monaca ritta .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Illustrissima signora , - disse , - io posso far testimonianza che questa mia figlia aveva in odio quel cavaliere , come il diavolo l'acqua santa: voglio dire , il diavolo era lui ; ma mi perdonerà se parlo male , perché noi siam gente alla buona .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il fatto sta che questa povera ragazza era promessa a un giovine nostro pari , timorato di Dio , e ben avviato ; e se il signor curato fosse stato un po' più un uomo di quelli che m'intendo io . . .so che parlo d'un religioso , ma il padre Cristoforo , amico qui del padre guardiano , è religioso al par di lui , e quello è un uomo pieno di carità , e , se fosse qui , potrebbe attestare . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Siete ben pronta a parlare senz'essere interrogata , - interruppe la signora , con un atto altero e iracondo , che la fece quasi parer brutta .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Mi scusi se parlo da sfacciata , ma è per non lasciar pensar male di mia madre .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Veramente . . .- e qui accennò al guardiano che s'avvicinasse alla grata , e continuò sottovoce: - veramente , attesa la scarsezza dell'annate , non si pensava di sostituir nessuno a quella giovine ; ma parlerò io alla madre badessa , e una mia parola . . .e per una premura del padre guardiano . . .In somma do la cosa per fatta .(Manzoni-I Promessi sposi)
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I giorni passavano , senza che il padre né altri le parlasse della supplica , né della ritrattazione , senza che le venisse fatta proposta nessuna , né con carezze , né con minacce .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il principe (non ci regge il cuore di dargli in questo momento il titolo di padre) non rispose direttamente , ma cominciò a parlare a lungo del fallo di Gertrude: e quelle parole frizzavano sull'animo della poveretta , come lo scorrere d'una mano ruvida sur una ferita .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Gli zii parlarono anche a Gertrude , come portava la convenienza in quel giorno: e uno di loro , il qual pareva che , più dell'altro , conoscesse ogni persona , ogni carrozza , ogni livrea , e aveva ogni momento qualcosa da dire del signor tale e della signora tal altra , si voltò a lei tutt'a un tratto , e le disse: - ah furbetta ! voi date un calcio a tutte queste corbellerie ; siete una dirittona voi ; piantate negl'impicci noi poveri mondani , vi ritirate a fare una vita beata , e andate in paradiso in carrozza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Era essa contenta della decisione fatta in quel giorno , come d'una sua propria fortuna ; e Gertrude , per ultimo divertimento , dovette succiarsi le congratulazioni , le lodi , i consigli della vecchia , e sentir parlare di certe sue zie e prozie , le quali s'eran trovate ben contente d'esser monache , perché , essendo di quella casa , avevan sempre goduto i primi onori , avevan sempre saputo tenere uno zampino di fuori , e , dal loro parlatorio , avevano ottenuto cose che le più gran dame , nelle loro sale , non c'eran potute arrivare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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La vecchia aveva parlato mentre spogliava Gertrude , quando Gertrude era a letto ; parlava ancora , che Gertrude dormiva .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Dite quelle poche parole , con un fare sciolto: che non s'avesse a dire che v'hanno imboccata , e che non sapete parlare da voi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Mentre alcune monache facevano a rubarsela , e altre complimentavan la madre , altre il principino , la badessa fece pregare il principe che volesse venire alla grata del parlatorio , dove l'attendeva .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Lodo la sua esattezza: è troppo giusto . . .Ma lei non può dubitare . . .- Oh ! pensi , signor principe , . . .ho parlato per obbligo preciso , . . .del resto . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il nostro manoscritto lo nomina Egidio , senza parlar del casato .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Per qualche tempo , non parve che nessuna pensasse più in là ; ma un giorno che la signora , venuta a parole con una conversa , per non so che pettegolezzo , si lasciò andare a maltrattarla fuor di modo , e non la finiva più , la conversa , dopo aver sofferto , ed essersi morse le labbra un pezzo , scappatale finalmente la pazienza , buttò là una parola , che lei sapeva qualche cosa , e , che , a tempo e luogo , avrebbe parlato .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ah ! sarà contento dell'onore ? E son uomo da lasciarlo parlare per mezz'ora del conte duca , e del nostro signor castellano spagnolo , e da dargli ragione in tutto , anche quando ne dirà di quelle così massicce .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ora , gli amici non sono a due a due , come gli sposi ; ognuno , generalmente parlando , ne ha più d'uno: il che forma una catena , di cui nessuno potrebbe trovar la fine .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Così , d'amico fidato in amico fidato , il segreto gira e gira per quell'immensa catena , tanto che arriva all'orecchio di colui o di coloro a cui il primo che ha parlato intendeva appunto di non lasciarlo arrivar mai .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Che ? non ho io parlato chiaro ? - Se potesse mandar qualchedun altro . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Dunque ! - Dunque , - ripigliò francamente il Griso , messo così al punto , - dunque vossignoria faccia conto ch'io non abbia parlato: cuor di leone , gamba di lepre , e son pronto a partire .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Renzo , salito per un di que' valichi sul terreno più elevato , vide quella gran macchina del duomo sola sul piano , come se , non di mezzo a una città , ma sorgesse in un deserto ; e si fermò su due piedi , dimenticando tutti i suoi guai , a contemplare anche da lontano quell'ottava maraviglia , di cui aveva tanto sentito parlare fin da bambino .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Però , senza essere un gran metafisico , un uomo ci arriva talvolta alla prima , finch'è nuovo nella questione ; e solo a forza di parlarne , e di sentirne parlare , diventerà inabile anche a intenderle .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Dico bene , signori miei ? Renzo aveva parlato tanto di cuore , che , fin dall'esordio , una gran parte de' radunati , sospeso ogni altro discorso , s'eran rivoltati a lui ; e , a un certo punto , tutti erano divenuti suoi uditori .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Eh ! caro il mio galantuomo ! ho dovuto parlare con un po' di politica , per non dire in pubblico i fatti miei ; ma . . .basta , qualche giorno si saprà ; e allora . . .Ma qui vedo un'insegna d'osteria ; e , in fede mia , non ho voglia d'andar più lontano .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Si vedevano anche correre berlinghe , reali e parpagliole , che , se avessero potuto parlare , avrebbero detto probabilmente: " noi eravamo stamattina nella ciotola d'un fornaio , o nelle tasche di qualche spettatore del tumulto , che tutt'intento a vedere come andassero gli affari pubblici , si dimenticava di vigilar le sue faccendole private " .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Si sentiva una gran voglia di parlare: ascoltatori , o almeno uomini presenti che potesse prender per tali , non ne mancava ; e , per qualche tempo , anche le parole eran venute via senza farsi pregare , e s'eran lasciate collocare in un certo qual ordine .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ah oste , oste ! - ricominciò , accompagnandolo con l'occhio intorno alla tavola , o sotto la cappa del cammino ; talvolta fissandolo dove non era , e parlando sempre in mezzo al chiasso della brigata: - oste che tu sei ! Non posso mandarla giù . . .quel tiro del nome , cognome e negozio .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Che soddisfazione , che sugo , che gusto . . .di mettere in carta un povero figliuolo ? Parlo bene , signori ? Gli osti dovrebbero tenere dalla parte de' buoni figliuoli . . .Senti , senti , oste ; ti voglio fare un paragone . . .per la ragione . . .Ridono eh ? Ho un po' di brio , sì . . .ma le ragioni le dico giuste .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ah ! - gridò Renzo: - ora è il poeta che ha parlato .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E pretendi girare il mondo , e parlare ; e non sai che , a voler fare a modo suo , e impiparsi delle gride , la prima cosa è di parlarne con gran riguardo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Perché , a parlar come in punto di morte , posso dire di non avergli visto che un pane solo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Mi faccia grazia , vossignoria: come può mai essere mio avventore , se lo vedo per la prima volta ? È il diavolo , con rispetto parlando , che l'ha mandato a casa mia: e se lo conoscessi , vossignoria vede bene che non avrei avuto bisogno di domandargli il suo nome .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Di qui a un'ora voi siete in libertà: c'è tanto da fare , che avranno fretta anche loro di sbrigarvi: e poi parlerò io . . .Ve n'andate per i fatti vostri ; e nessuno saprà che siete stato nelle mani della giustizia .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Tant'è vero che all'uomo impicciato , quasi ogni cosa è un nuovo impiccio ! Visto finalmente uno che veniva in fretta , pensò che questo , avendo probabilmente qualche affare pressante , gli risponderebbe subito , senz'altre chiacchiere ; e sentendolo parlar da sé , giudicò che dovesse essere un uomo sincero .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Non ostante , si mise a mangiare con grand'appetito , stando , nello stesso tempo , in orecchi , senza che paresse suo fatto , per veder di scoprir paese , di rilevare come si pensasse colà sul grand'avvenimento nel quale egli aveva avuta non piccola parte , e d'osservare specialmente se , tra que' parlatori , ci fosse qualche galantuomo , a cui un povero figliuolo potesse fidarsi di domandar la strada , senza timore d'esser messo alle strette , e forzato a ciarlare de' fatti suoi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Sapete che è come quando si spazza , con riverenza parlando , la casa ; il mucchio del sudiciume ingrossa quanto più va avanti .(Manzoni-I Promessi sposi)
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In quella perplessità , pensò che il ciarlone doveva poi finire di parlar di lui ; e concluse tra sé , di moversi , appena sentisse attaccare qualche altro discorso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E imparate a parlare un'altra volta ; principalmente quando si tratta del prossimo " .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Senza parlare de' guai che Renzo portava con sé , il suo occhio veniva ogni momento rattristato da oggetti dolorosi , da' quali dovette accorgersi che troverebbe nel paese in cui s'inoltrava , la penuria che aveva lasciata nel suo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Cosa vuol dire avere un uomo che sappia parlare ! Subito un ordine che si lasci passare il grano ; e i rettori , non solo lasciarlo passare , ma bisogna che lo facciano scortare ; ed è in viaggio .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ora ti condurrò dal mio padrone: gli ho parlato di te tante volte , e ti farà buona accoglienza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Gertrude la faceva venire spesso in un suo parlatorio privato , e la tratteneva talvolta lungamente , compiacendosi dell'ingenuità e della dolcezza della poverina , e nel sentirsi ringraziare e benedire ogni momento .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Per quanto però si sentisse portata a contraccambiare la confidenza che Gertrude le dimostrava , non le passò neppur per la testa di parlarle delle sue nuove inquietudini , della sua nuova disgrazia , di dirle chi fosse quel filatore scappato ; per non rischiare di spargere una voce così piena di dolore e di scandolo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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In queste c'era tirannia , insidie , patimenti ; cose brutte e dolorose , ma che pur si potevan nominare: nella sua c'era mescolato per tutto un sentimento , una parola , che non le pareva possibile di proferire , parlando di sé ; e alla quale non avrebbe mai trovato da sostituire una perifrasi che non le paresse sfacciata: l'amore ! Qualche volta , Gertrude quasi s'indispettiva di quello star così sulle difese ; ma vi traspariva tanta amorevolezza , tanto rispetto , tanta riconoscenza , e anche tanta fiducia ! Qualche volta forse , quel pudore così delicato , così ombroso , le dispiaceva ancor più per un altro verso ; ma tutto si perdeva nella soavità d'un pensiero che le tornava ogni momento , guardando Lucia: " a questa fo del bene " .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Un altro ne trovava nel lavorar di continuo ; e pregava sempre che le dessero qualcosa da fare: anche nel parlatorio , portava sempre qualche lavoro da tener le mani in esercizio: ma , come i pensieri dolorosi si caccian per tutto ! cucendo , cucendo , ch'era un mestiere quasi nuovo per lei , le veniva ogni poco in mente il suo aspo ; e dietro all'aspo , quante cose ! Il secondo giovedì , tornò quel pesciaiolo o un altro messo , co' saluti del padre Cristoforo , e con la conferma della fuga felice di Renzo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Un parlare ambiguo , un tacere significativo , un restare a mezzo , uno stringer d'occhi che esprimeva: non posso parlare ; un lusingare senza promettere , un minacciare in cerimonia ; tutto era diretto a quel fine ; e tutto , o più o meno , tornava in pro .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Signore zio , che Rodrigo possa aver fatto qualche scherzo a quella creatura , incontrandola per la strada , non sarei lontano dal crederlo: è giovine , e finalmente non è cappuccino ; ma queste son bazzecole da non trattenerne il signore zio ; il serio è che il frate s'è messo a parlar di Rodrigo come si farebbe d'un mascalzone , cerca d'aizzargli contro tutto il paese . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Avresti fatto meglio a parlare un poco prima .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Son io l'uomo da dar pareri al signore zio ! Ma è la passione che ho della riputazione del casato che mi fa parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Oualche parente de' più titolati , di quelli il cui solo casato era un gran titolo ; e che , col solo contegno , con una certa sicurezza nativa , con una sprezzatura signorile , parlando di cose grandi con termini famigliari , riuscivano , anche senza farlo apposta , a imprimere e rinfrescare , ogni momento , l'idea della superiorità e della potenza ; e alcuni clienti legati alla casa per una dipendenza ereditaria , e al personaggio per una servitù di tutta la vita ; i quali , cominciando dalla minestra a dir di sì , con la bocca , con gli occhi , con gli orecchi , con tutta la testa , con tutto il corpo , con tutta l'anima , alle frutte v'avevan ridotto un uomo a non ricordarsi più come si facesse a dir di no .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il conte zio dovette anche lui lasciar parlare un poco , e stare a sentire , e ricordarsi che finalmente , in questo mondo , non c'era soltanto i personaggi che facevan per lui .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Questo padre Cristoforo , sappiamo che proteggeva un uomo di quelle parti , un uomo . . .vostra paternità n'avrà sentito parlare ; quello che , con tanto scandolo , scappò dalle mani della giustizia , dopo aver fatto , in quella terribile giornata di san Martino , cose . . .cose . . .Lorenzo Tramaglino ! " Ahi ! " pensò il provinciale ; e disse: - questa circostanza mi riesce nuova ; ma vostra magnificenza sa bene che una parte del nostro ufizio è appunto d'andare in cerca de' traviati , per ridurli . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Come ho già detto a vostra magnificenza , e parlo con un signore che non ha meno giustizia che pratica di mondo , tutti siamo di carne , soggetti a sbagliare . . .tanto da una parte , quanto dall'altra: e se il padre Cristoforo avrà mancato . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma per lasciarlo parlar lui , - tocca a noi , - continuò , - a aver giudizio per i giovani , e a rassettar le loro malefatte .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Devo essere avvezzo a non parlare - .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Francesco Rivola , nella vita del cardinal Federigo Borromeo , dovendo parlar di quell'uomo , lo chiama " un signore altrettanto potente per ricchezze , quanto nobile per nascita " , e fermi lì .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quel Dio di cui aveva sentito parlare , ma che , da gran tempo , non si curava di negare né di riconoscere , occupato soltanto a vivere come se non ci fosse , ora , in certi momenti d'abbattimento senza motivo , di terrore senza pericolo , gli pareva sentirlo gridar dentro di sé: Io sono però .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Era il giorno stabilito ; l'ora convenuta s'avvicinava ; Gertrude , ritirata con Lucia nel suo parlatorio privato , le faceva più carezze dell'ordinario , e Lucia le riceveva e le contraccambiava con tenerezza crescente: come la pecora , tremolando senza timore sotto la mano del pastore che la palpa e la strascina mollemente , si volta a leccar quella mano ; e non sa che , fuori della stalla , l'aspetta il macellaio , a cui il pastore l'ha venduta un momento prima .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Per un affare di grand'importanza , che vi dirò poi , ho bisogno di parlar subito subito con quel padre guardiano de' cappuccini che v'ha condotta qui da me , la mia povera Lucia ; ma è anche necessario che nessuno sappia che l'ho mandato a chiamare io .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E zitti: lasciate parlare a me .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ma che ? - Ma . . .dico il vero , che avrei avuto più piacere che l'ordine fosse stato di darle una schioppettata nella schiena , senza sentirla parlare , senza vederla in viso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quell'animale di don Rodrigo non mi venga a romper la testa con ringraziamenti ; che . . .non voglio più sentir parlar di costei .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Dio , Dio , - interruppe l'innominato: - sempre Dio: coloro che non possono difendersi da sé , che non hanno la forza , sempre han questo Dio da mettere in campo , come se gli avessero parlato .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Oh povera me ! - esclamò di nuovo singhiozzando: - chi pregherò ora ? Dove sono ? Ditemi voi , ditemi per carità , chi è quel signore . . .quello che m'ha parlato ? - Chi è , eh ? chi è ? Volete ch'io ve lo dica .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Oh se sapeste quanta gente sarebbe contenta di sentirlo parlare come ha parlato a voi ! State allegra , che or ora verrà da mangiare ; e io che capisco . . .nella maniera che v'ha parlato , ci sarà della roba buona .(Manzoni-I Promessi sposi)
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" Se quell'altra vita di cui m'hanno parlato quand'ero ragazzo , di cui parlano sempre , come se fosse cosa sicura ; se quella vita non c'è , se è un'invenzione de' preti ; che fo io ? perché morire ? cos'importa quello che ho fatto ? cos'importa ? è una pazzia la mia . . .E se c'è quest'altra vita . . . ! " A un tal dubbio , a un tal rischio , gli venne addosso una disperazione più nera , più grave , dalla quale non si poteva fuggire , neppur con la morte .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ebbene , qualche segno nell'aria , qualche parola . . .Oh se le avesse per me le parole che possono consolare ! se . . . ! Perché non vado anch'io ? Perché no ? . . .Anderò , anderò ; e gli voglio parlare: a quattr'occhi gli voglio parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Lui , voltatosi a uno di quelli , gli domandò dove fosse il cardinale ; e che voleva parlargli .(Manzoni-I Promessi sposi)
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La sua vita fu un continuo profondere ai poveri ; e a proposito di questa stessa carestia di cui ha già parlato la nostra storia , avremo tra poco occasione di riferire alcuni tratti , dai quali si vedrà che sapienza e che gentilezza abbia saputo mettere anche in questa liberalità .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- E non è una fortuna per un vescovo , che a un tal uomo sia nata la volontà di venirlo a trovare ? - Ma . . .- insistette il cappellano: - noi non possiamo mai parlare di certe cose , perché monsignore dice che le son ciance: però quando viene il caso , mi pare che sia un dovere . . .Lo zelo fa de' nemici , monsignore ; e noi sappiamo positivamente che più d'un ribaldo ha osato vantarsi che , un giorno o l'altro . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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I due rimasti stettero alquanto senza parlare , e diversamente sospesi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Volendo quindi dissipare affatto quell'ombre codarde , e non piacendogli di tirare in disparte il curato e di bisbigliar con lui in segreto , mentre il suo nuovo amico era lì in terzo , pensò che il mezzo più opportuno era di far ciò che avrebbe fatto anche senza questo motivo , parlare all'innominato medesimo ; e dalle sue risposte don Abbondio intenderebbe finalmente che quello non era più uomo da averne paura .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ho bisogno di parlarvi ! ho bisogno di sentirvi , di vedervi ! ho bisogno di voi ! Federigo gli prese la mano , gliela strinse , e disse: - favorirete dunque di restare a desinare con noi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il cardinale gli disse che , appena arrivato questo , lo facesse parlar subito con don Abbondio: e tutto poi fosse agli ordini di questo e dell'innominato ; al quale strinse di nuovo la mano , in atto di commiato , dicendo: - v'aspetto - .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Dovette dunque parlar con se stesso ; ed ecco una parte di ciò che il pover'uomo si disse in quel tragitto: ché , a scriver tutto , ci sarebbe da farne un libro .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- M'ha mandata il nostro curato , - disse la buona donna: - perché questo signore , Dio gli ha toccato il cuore (sia benedetto !) , ed è venuto al nostro paese , per parlare al signor cardinale arcivescovo (che l'abbiamo là in visita , quel sant'uomo) , e s'è pentito de' suoi peccatacci , e vuol mutar vita ; e ha detto al cardinale che aveva fatta rubare una povera innocente , che siete voi , d'intesa con un altro senza timor di Dio , che il curato non m'ha detto chi possa essere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Descriveva le cerimonie solenni , poi saltava a parlare della conversione miracolosa .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E senza mai nominare quel signore , come si capiva che voleva parlar di lui ! E poi , per capire , sarebbe bastato osservare quando aveva le lacrime agli occhi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Dopo , don Abbondio era voluto entrare in un altro discorso , e darle una lunga istruzione sulla maniera di regolarsi con l'arcivescovo , se questo , com'era probabile , avesse desiderato di parlar con lei e con la figliuola ; e soprattutto che non conveniva far parola del matrimonio . . .Ma Agnese , accorgendosi che il brav'uomo non parlava che per il suo proprio interesse , l'aveva piantato , senza promettergli , anzi senza risolver nulla ; ché aveva tutt'altro da pensare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il cardinale , salutatili cortesemente , continuò a parlar con le donne , mescolando ai conforti qualche domanda , per veder se nelle risposte potesse trovar qualche congiuntura di far del bene a chi aveva tanto patito .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- No , signore , no , signore , - disse subito Agnese: - non ho parlato per questo: non lo gridi , perché già quel che è stato è stato ; e poi non serve a nulla: è un uomo fatto così: tornando il caso , farebbe lo stesso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ho sentito parlare di questo giovine , - disse il cardinale: - ma come mai uno che si trovò involto in affari di quella sorte , poteva essere in trattato di matrimonio con una ragazza così ? - Era un giovine dabbene , - disse Lucia , facendo il viso rosso , ma con voce sicura .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Non già che prima d'allora non si parlasse de' fatti suoi ; ma eran discorsi rotti , segreti: bisognava che due si conoscessero bene bene tra di loro , per aprirsi sur un tale argomento .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E anche , non ci mettevano tutto il sentimento di che sarebbero stati capaci: perché gli uomini , generalmente parlando , quando l'indegnazione non si possa sfogare senza grave pericolo , non solo dimostran meno , o tengono affatto in sé quella che sentono , ma ne senton meno in effetto .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Don Abbondio uscì di lì tutto contento che il cardinale gli avesse parlato de' due giovani , senza chiedergli conto del suo rifiuto di maritarli .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E non sapeva , il pover'uomo , che Federigo non era entrato in quell'argomento , appunto perché intendeva di parlargliene a lungo , in tempo più libero ; e , prima di dargli ciò che gli era dovuto , voleva sentire anche le sue ragioni .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Perché , fin da quando aveva sentito la prima volta parlar di Lucia , s'era subito persuasa che una giovine la quale aveva potuto promettersi a un poco di buono , a un sedizioso , a uno scampaforca in somma , qualche magagna , qualche pecca nascosta la doveva avere .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Andò subito dal grand'ospite , il quale , lasciatolo venir vicino , - signor curato , - cominciò ; e quelle parole furon dette in maniera , da dover capire , ch'erano il principio d'un discorso lungo e serio: - signor curato ; perché non avete voi unita in matrimonio quella povera Lucia col suo promesso sposo ? " Hanno votato il sacco stamattina coloro " , pensò don Abbondio ; e rispose borbottando: - monsignore illustrissimo avrà ben sentito parlare degli scompigli che son nati in quell'affare: è stata una confusione tale , da non poter , neppure al giorno d'oggi , vederci chiaro: come anche vossignoria illustrissima può argomentare da questo , che la giovine è qui , dopo tanti accidenti , come per miracolo ; e il giovine , dopo altri accidenti , non si sa dove sia .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Veramente . . .se vossignoria illustrissima sapesse . . .che intimazioni . . .che comandi terribili ho avuti di non parlare . . .- E restò lì senza concludere , in un cert'atto , da far rispettosamente intendere che sarebbe indiscrezione il voler saperne di più .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Tutt'e due abbiamo già vissuto molto: lo sa il cielo se m'è stato duro di dover contristar con rimproveri codesta vostra canizie , e quanto sarei stato più contento di consolarci insieme delle nostre cure comuni , de' nostri guai , parlando della beata speranza , alla quale siamo arrivati così vicino .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il cardinale era anche lui sulle mosse per continuar la sua visita , quando arrivò , e chiese di parlargli il curato della parrocchia , in cui era il castello dell'innominato .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Questa , dal canto suo , quantunque non le fosse diminuita quella gran ripugnanza a parlar del voto , pure era risoluta di farsi forza , e d'aprirsene con la madre in quell'abboccamento , che per lungo tempo doveva chiamarsi l'ultimo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Io non posso più esser moglie di quel poverino ! - Come ? come ? Lucia , col capo basso , col petto ansante , lacrimando senza piangere , come chi racconta una cosa che , quand'anche dispiacesse , non si può cambiare , rivelò il voto ; e insieme , giungendo le mani , chiese di nuovo perdono alla madre , di non aver parlato fin allora ; la pregò di non ridir la cosa ad anima vivente , e d'aiutarla ad adempire ciò che aveva promesso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quel giorno . . .in quella carrozza . . .ah Vergine santissima ! . . .quegli uomini ! . . .chi m'avrebbe detto che mi menavano da colui che mi doveva menare a trovarmi con voi , il giorno dopo ? - Ma non parlarne subito a tua madre ! - disse Agnese con una certa stizzetta temperata d'amorevolezza e di pietà .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Un buon mezzo è di fare il disgustato , di querelarsi , di reclamare: e perciò , essendo venuto il residente di Venezia a fargli un complimento , e ad esplorare insieme , nella sua faccia e nel suo contegno , come stesse dentro di sé (notate tutto ; ché questa è politica di quella vecchia fine) , don Gonzalo , dopo aver parlato del tumulto , leggermente e da uomo che ha già messo riparo a tutto ; fece quel fracasso che sapete a proposito di Renzo ; come sapete anche quel che ne venne in conseguenza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Nella lettera , il segretario d'Agnese , dopo qualche lamento sulla poca chiarezza della proposta , passava a descrivere , con chiarezza a un di presso uguale , la tremenda storia di quella persona (così diceva) ; e qui rendeva ragione de' cinquanta scudi ; poi veniva a parlar del voto , ma per via di perifrasi , aggiungendo , con parole più dirette e aperte , il consiglio di mettere il cuore in pace , e di non pensarci più .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma c'era donna Prassede , la quale , tutta impegnata dal canto suo a levarle dall'animo colui , non aveva trovato miglior espediente che di parlargliene spesso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Donna Prassede non s'appagava d'una risposta simile ; replicava che ci volevan fatti e non parole ; si diffondeva a parlare sul costume delle giovani , le quali , diceva , - quando hanno nel cuore uno scapestrato (ed è lì che inclinano sempre) , non se lo staccan più .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Lucia , con la voce tremante di vergogna , di dolore , e di quello sdegno che poteva aver luogo nel suo animo dolce e nella sua umile fortuna , assicurava e attestava , che , al suo paese , quel poveretto non aveva mai fatto parlar di sé , altro che in bene ; avrebbe voluto , diceva , che fosse presente qualcheduno di là , per fargli far testimonianza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Se donna Prassede fosse stata spinta a trattarla in quella maniera da qualche odio inveterato contro di lei , forse quelle lacrime l'avrebbero , tocca e fatta smettere ; ma parlando a fin di bene , tirava avanti , senza lasciarsi smovere: come i gemiti , i gridi supplichevoli , potranno ben trattenere l'arme d'un nemico , ma non il ferro d'un chirurgo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Non parlo de' contrasti , delle difficoltà che incontrava nel maneggio d'altri affari anche più estranei: si sa che agli uomini il bene bisogna , le più volte , farlo per forza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Nell'astrologia , era tenuto , e con ragione , per più che un dilettante ; perché non ne possedeva soltanto quelle nozioni generiche , e quel vocabolario comune , d'influssi , d'aspetti , di congiunzioni ; ma sapeva parlare a proposito , e come dalla cattedra , delle dodici case del cielo , de' circoli massimi , de' gradi lucidi e tenebrosi , d'esaltazione e di deiezione , di transiti e di rivoluzioni , de' princìpi in somma più certi e più reconditi della scienza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Oltre tutti i danni che si potevan temere da un tal passaggio , eran venuti espressi avvisi al tribunale della sanità , che in quell'esercito covasse la peste , della quale allora nelle truppe alemanne c'era sempre qualche sprazzo , come dice il Varchi , parlando di quella che , un secolo avanti , avevan portata in Firenze .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quando la prima squadra arrivava al paese della fermata , si spandeva subito per quello e per i circonvicini , e li metteva a sacco addirittura: ciò che c'era da godere o da portar via , spariva ; il rimanente , lo distruggevano o lo rovinavano ; i mobili diventavan legna , le case , stalle: senza parlar delle busse , delle ferite , degli stupri .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Agnese interrompeva questi contrasti , entrando anche lei a parlare de' suoi guai: e non si rammaricava tanto dell'incomodo e del danno , quanto di vedere svanita la speranza di riabbracciar presto la sua Lucia ; ché , se vi rammentate , era appunto quell'autunno sul quale avevan fatto assegnamento: né era da supporre che donna Prassede volesse venire a villeggiare da quelle parti , in tali circostanze: piuttosto ne sarebbe partita , se ci si fosse trovata , come facevan tutti gli altri villeggianti .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Dirò , signor curato: propriamente in ospitazione , come lei sa che si dice , a parlar bene , qui non dovrebbero venire coloro: siam troppo fuori della loro strada , grazie al cielo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il sarto si mise a parlare alla distesa della santa vita dell'innominato , e come , dall'essere il flagello de' contorni , n'era divenuto l'esempio e il benefattore .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Entrò poi a parlar con Agnese della visita del cardinale .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quanto sarei contento di potergli parlare un'altra volta , un po' più con comodo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Chi aveva danari e discrezione , andava a desinare giù nella valle , dove in quella circostanza , s'eran rizzate in fretta osterie: in alcune , i bocconi erano alternati co' sospiri , e non era lecito parlar d'altro che di sciagure: in altre , non si rammentavan le sciagure , se non per dire che non bisognava pensarci .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Due o tre giorni dopo , il 18 di novembre , emanò il governatore una grida , in cui ordinava pubbliche feste , per la nascita del principe Carlo , primogenito del re Filippo IV , senza sospettare o senza curare il pericolo d'un gran concorso , in tali circostanze: tutto come in tempi ordinari , come se non gli fosse stato parlato di nulla .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Le persone ricoverate in quel luogo , durante i sette mesi che il padre Felice n'ebbe il governo , furono circa cinquantamila , secondo il Ripamonti ; il quale dice con ragione , che d'un uomo tale avrebbe dovuto ugualmente parlare , se in vece di descriver le miserie d'una città , avesse dovuto raccontar le cose che posson farle onore .(Manzoni-I Promessi sposi)
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L'altre memorie contemporanee , raccontando la cosa , accennano anche , essere stata , sulle prime , opinion di molti , che fosse fatta per burla , per bizzarria ; nessuna parla di nessuno che la negasse ; e n'avrebbero parlato certamente , se ce ne fosse stati ; se non altro , per chiamarli stravaganti .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Per levare ogni dubbio , trovò il tribunale della sanità un espediente proporzionato al bisogno , un modo di parlare agli occhi , quale i tempi potevano richiederlo o suggerirlo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Si potrebbe però , tanto nelle cose piccole , come nelle grandi , evitare , in gran parte , quel corso così lungo e così storto , prendendo il metodo proposto da tanto tempo , d'osservare , ascoltare , paragonare , pensare , prima di parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma parlare , questa cosa così sola , è talmente più facile di tutte quell'altre insieme , che anche noi , dico noi uomini in generale , siamo un po' da compatire .(Manzoni-I Promessi sposi)
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La quale , sia detto qui incidentemente , dopo aver portato via , senza parlar de' soldati , un milion di persone , a dir poco , per mezzo del contagio , tra la Lombardia , il Veneziano , il Piemonte , la Toscana , e una parte della Romagna ; dopo aver desolati , come s'è visto di sopra , i luoghi per cui passò , e figuratevi quelli dove fu fatta ; dopo la presa e il sacco atroce di Mantova ; finì con riconoscerne tutti il nuovo duca , per escludere il quale la guerra era stata intrapresa .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Senza parlare degli ecclesiastici , coi quali era sempre per lodare e regolare il loro zelo , per eccitare chiunque di loro andasse freddo nel lavoro , per mandarli ai posti dove altri eran morti , volle che fosse aperto l'adito a chiunque avesse bisogno di lui .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Entravano da padroni , da nemici nelle case , e , senza parlar de' rubamenti , e come trattavano gl'infelici ridotti dalla peste a passar per tali mani , le mettevano , quelle mani infette e scellerate , sui sani , figliuoli , parenti , mogli , mariti , minacciando di strascinarli al lazzeretto , se non si riscattavano , o non venivano riscattati con danari .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Citavano cent'altri autori che hanno trattato dottrinalmente , o parlato incidentemente di veleni , di malìe , d'unti , di polveri: il Cesalpino , il Cardano , il Grevino , il Salio , il Pareo , lo Schenchio , lo Zachia e , per finirla , quel funesto Delrio , il quale , se la rinomanza degli autori fosse in ragione del bene e del male prodotto dalle loro opere , dovrebb'essere uno de' più famosi ; quel Delrio , le cui veglie costaron la vita a più uomini che l'imprese di qualche conquistatore: quel Delrio , le cui Disquisizioni Magiche (il ristretto di tutto ciò che gli uomini avevano , fino a' suoi tempi , sognato in quella materia) , divenute il testo più autorevole , più irrefragabile , furono , per più d'un secolo , norma e impulso potente di legali , orribili , non interrotte carnificine .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Se fosse stato uno solo che connettesse così , si dovrebbe dire che aveva una testa curiosa ; o piuttosto non ci sarebbe ragion di parlarne ; ma siccome eran molti , anzi quasi tutti , così è storia dello spirito umano , e dà occasion d'osservare quanto una serie ordinata e ragionevole d'idee possa essere scompigliata da un'altra serie d'idee , che ci si getti a traverso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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La tentazione era qualche volta stata per Renzo tanto più forte , che s'era anche parlato d'invadere il milanese ; e naturalmente a lui pareva che sarebbe stata una bella cosa , tornare in figura di vincitore a casa sua , riveder Lucia , e spiegarsi una volta con lei .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Oh giusto ! non se n'è più sentito parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Seppe anche (e non era per Renzo cognizione di poca importanza) come fosse proprio il casato di don Ferrante: ché Agnese gliel aveva bensì fatto scrivere dal suo segretario ; ma sa il cielo com'era stato scritto ; e l'interprete bergamasco , nel leggergli la lettera , n'aveva fatta una parola tale , che , se Renzo fosse andato con essa a cercar ricapito di quella casa in Milano , probabilmente non avrebbe trovato persona che indovinasse di chi voleva parlare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Son cose brutte , - disse l'amico , accompagnando Renzo in una camera che il contagio aveva resa disabitata ; - cose che non si sarebbe mai creduto di vedere ; cose da levarvi l'allegria per tutta la vita ; ma però , a parlarne tra amici , è un sollievo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E così parlando , ritto sulla soglia dell'uscio , con la testa per aria , guardava con un misto di tenerezza e d'accoramento , l'aurora del suo paese che non aveva più veduta da tanto tempo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ora sarà in giro per Milano: chi sa che strage fa ! - E fin che visse , che fu per molt'anni , ogni volta che si parlasse d'untori , ripeteva la sua storia , e soggiungeva: - quelli che sostengono ancora che non era vero , non lo vengano a dire a me ; perché le cose bisogna averle viste .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Però , se incontro qualche uomo un po' domestico e umano , da potergli parlare , lo dirò a lui .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Renzo , quando gli fu vicino , si levò il cappello , e gli accennò che desiderava parlargli , fermandosi nello stesso tempo , in maniera da fargli intendere che non si sarebbe accostato di più .(Manzoni-I Promessi sposi)
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In così dire , s'alzò , e nel medesimo tempo anche Renzo ; il quale , non lasciando di dar retta alle sue parole , s'era intanto consigliato tra sé di non parlare , come s'era proposto prima , di quella tal promessa di Lucia .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Sì , sì , - disse Renzo , tutto commosso , e tutto confuso: capisco che non gli avevo mai perdonato davvero ; capisco che ho parlato da bestia , e non da cristiano: e ora , con la grazia del Signore , sì , gli perdono proprio di cuore .(Manzoni-I Promessi sposi)
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S'alzò alquanto più rincorato ; girò intorno alla cappella ; si trovò nell'altra corsia che non aveva ancora veduta , e che riusciva all'altra porta ; dopo pochi passi , vide lo stecconato di cui gli aveva parlato il frate , ma interrotto qua e là , appunto come questo aveva detto ; entrò per una di quelle aperture , e si trovò nel quartiere delle donne .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Gli mancaron le ginocchia , gli s'appannò la vista ; ma fu un primo momento ; al secondo , era ritto , più desto , più vigoroso di prima ; in tre salti girò la capanna , fu sull'uscio , vide colei che aveva parlato , la vide levata , chinata sopra un lettuccio .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Oh Signore ! Cosa dite ? Dove siete stato in questo tempo ? Con chi avete trattato ? Come parlate ? - Parlo da buon cristiano ; e della Madonna penso meglio io che voi ; perché credo che non vuol promesse in danno del prossimo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Se la Madonna avesse parlato , oh , allora ! Ma cos'è stato ? una vostra idea .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E , come chi non ha più altro da dire , né vuol sentir altro , come chi vuol sottrarsi a un pericolo , si ritirò ancor più vicino al lettuccio , dov'era la donna di cui aveva parlato .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Qui ? dove ? Come lo sapete ? - Gli ho parlato poco fa ; sono stato un pezzo con lui: e un religioso della sua qualità , mi pare . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E pensate se abbiam parlato di voi ! M'ha detto delle cose . . .E se sapeste cosa m'ha fatto vedere ! Sentirete ; ma ora voglio cominciare a dirvi quel che m'ha detto prima , lui , con la sua propria bocca .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Sicché , vedete ! - Ma , se ha parlato così , è perché lui non sa . . .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- E anche lì , - proseguì Renzo , - ha parlato da santo: ha detto che il Signore forse ha destinato di far la grazia a quel meschino . . .(ora non potrei proprio dargli un altro nome) . . .che aspetta di prenderlo in un buon punto ; ma vuole che noi preghiamo insieme per lui . . .Insieme ! avete inteso ? - Sì , sì ; lo pregheremo , ognuno dove il Signore ci terrà: le orazioni le sa mettere insieme Lui .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Ma non capite che , quando è un santo che parla , è il Signore che lo fa parlare ? e che non avrebbe parlato così , se non dovesse esser proprio così ? . . .E l'anima di quel poverino ? Io ho bensì pregato , e pregherò per lui: di cuore ho pregato , proprio come se fosse stato per un mio fratello .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Sia ringraziato il Signore ! - Ma . . .- disse Renzo , quando gli fu vicino da poter parlar sottovoce: - c'è un altro imbroglio .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E lo benedico che m'abbia dato , indegno come sono , il potere di parlare in suo nome , e di rendervi la vostra parola .(Manzoni-I Promessi sposi)
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E qui levò dalla sporta una scatola d'un legno ordinario , ma tornita e lustrata con una certa finitezza cappuccinesca ; e proseguì: - qui dentro c'è il resto di quel pane . . .il primo che ho chiesto per carità ; quel pane , di cui avete sentito parlare ! Lo lascio a voi altri: serbatelo ; fatelo vedere ai vostri figliuoli .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma quanto più schietto e intero sarebbe stato questo sentimento , se Renzo avesse potuto indovinare quel che si vide pochi giorni dopo: che quell'acqua portava via il contagio ; che , dopo quella , il lazzeretto , se non era per restituire ai viventi tutti i viventi che conteneva , almeno non n'avrebbe più ingoiati altri ; che , tra una settimana , si vedrebbero riaperti usci e botteghe , non si parlerebbe quasi più che di quarantina ; e della peste non rimarrebbe se non qualche resticciolo qua e là ; quello strascico che un tal flagello lasciava sempre dietro a sé per qualche tempo .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Andava dunque il nostro viaggiatore allegramente , senza aver disegnato né dove , né come , né quando , né se avesse da fermarsi la notte , premuroso soltanto di portarsi avanti , d'arrivar presto al suo paese , di trovar con chi parlare , a chi raccontare , soprattutto di poter presto rimettersi in cammino per Pasturo , in cerca d'Agnese .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Andiamo in qualche luogo all'aperto , dove si possa parlar con comodo , senza pericolo ; e sentirete .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Chi volesse anche sapere come Renzo se la passasse con don Abbondio , in quel tempo d'aspetto , dirò che stavano alla larga l'uno dall'altro: don Abbondio , per timore di sentire intonar qualcosa di matrimonio: e , al solo pensarci , si vedeva davanti agli occhi don Rodrigo da una parte , co' suoi bravi , il cardinale dall'altra , co' suoi argomenti: Renzo , perché aveva fissato di non parlargliene che al momento di concludere , non volendo risicare di farlo inalberar prima del tempo , di suscitar , chi sa mai ? qualche difficoltà , e d'imbrogliar le cose con chiacchiere inutili .(Manzoni-I Promessi sposi)
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La prima , che , quando Lucia tornò a parlare alla vedova delle sue avventure , più in particolare , e più ordinatamente di quel che avesse potuto in quell'agitazione della prima confidenza , e fece menzione più espressa della signora che l'aveva ricoverata nel monastero di Monza , venne a sapere di costei cose che , dandole la chiave di molti misteri , le riempiron l'animo d'una dolorosa e paurosa maraviglia .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Dice adunque che , al primo parlar che si fece di peste , don Ferrante fu uno de' più risoluti a negarla , e che sostenne costantemente fino all'ultimo , quell'opinione ; non già con ischiamazzi , come il popolo ; ma con ragionamenti , ai quali nessuno potrà dire almeno che mancasse la concatenazione .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Che il contagio sia sostanza spirituale , è uno sproposito che nessuno vorrebbe sostenere ; sicché è inutile parlarne .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Posti questi princìpi , cosa serve venirci tanto a parlare di vibici , d'esantemi , d'antraci . . . ? - Tutte corbellerie , - scappò fuori una volta un tale .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma che ? di qualunque cosa si parlasse , il colloquio gli riusciva sempre delizioso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Questo non ci ha che fare , - disse don Abbondio: - v'ho forse detto di no ? Io non dico di no ; parlo . . .parlo per delle buone ragioni .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ora , signore sposo , menateci un po' a spasso noi altre due , intanto che Agnese è in faccende: ché a Lucia farò io da mamma: e ho proprio voglia di vedere un po' meglio queste montagne , questo lago , di cui ho sentito tanto parlare ; e il poco che n'ho già visto , mi pare una gran bella cosa .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Le fece mettere a sedere , e poi entrò subito a parlar della peste: volle sentir da Lucia come l'aveva passata in que' guai: il lazzeretto diede opportunità di far parlare anche quella che l'era stata compagna ; poi , com'era giusto , don Abbondio parlò anche della sua burrasca ; poi de' gran mirallegri anche a Agnese , che l'aveva passata liscia .(Manzoni-I Promessi sposi)
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- Oh ! in quanto a questo mi scusi , - replicò Agnese: - ché , sebbene io sia una povera ignorante , le posso accertare che non gli si dice così ; perché , quando siamo state la seconda volta per parlargli , come parlo a lei , uno di que' signori preti mi tirò da parte , e m'insegnò come si doveva trattare con quel signore , e che gli si doveva dire vossignoria illustrissima , e monsignore .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Ma ! fortunati voi altri , che , non succedendo disgrazie , avete ancora un pezzo da parlare de' guai passati: io in vece , sono alle ventitre e tre quarti , e . . .i birboni posson morire ; della peste si può guarire ; ma agli anni non c'è rimedio: e , come dice , senectus ipsa est morbus .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Parlo di quel latino birbone , fuor di chiesa , che viene addosso a tradimento , nel buono d'un discorso .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Quella notizia gli aveva dato una disinvoltura , una parlantina , insolita da gran tempo ; e saremmo ancor ben lontani dalla fine , se volessimo riferir tutto il rimanente di que' discorsi , che lui tirò in lungo , ritenendo più d'una volta la compagnia che voleva andarsene , e fermandola poi ancora un pochino sull'uscio di strada , sempre a parlar di bubbole .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il giorno seguente , gli capitò una visita , quanto meno aspettata tanto più gradita: il signor marchese del quale s'era parlato: un uomo tra la virilità e la vecchiezza , il cui aspetto era come un attestato di ciò che la fama diceva di lui: aperto , cortese , placido , umile , dignitoso , e qualcosa che indicava una mestizia rassegnata .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Io , ner dir la verità , do un parere interessato , perché verrei ad acquistare nella mia cura un compadrone come il signor marchese ; ma vossignoria deciderà secondo che le parrà meglio: io ho parlato per ubbidienza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Avviò lui la conversazione , parlando del cardinale e dell'altre cose , con aperta cordialità , e insieme con delicati riguardi .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Non parlo del lavoro della mente , che non era piccolo , a pensare alla miglior maniera di farli fruttare .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Il parlare che , in quel paese , s'era fatto di Lucia , molto tempo prima che la ci arrivasse ; il saper che Renzo aveva avuto a patir tanto per lei , e sempre fermo , sempre fedele ; forse qualche parola di qualche amico parziale per lui e per tutte le cose sue , avevan fatto nascere una certa curiosità di veder la giovine , e una certa aspettativa della sua bellezza .(Manzoni-I Promessi sposi)
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" E cosa v'importa a voi altri ? E chi v'ha detto d'aspettare ? Son mai venuto io a parlarvene ? a dirvi che la fosse bella ? E quando me lo dicevate voi altri , v'ho mai risposto altro , se non che era una buona giovine ? È una contadina ! V'ho detto mai che v'avrei menato qui una principessa ? Non vi piace ? Non la guardate .(Manzoni-I Promessi sposi)
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Chiamato per un lieve disturbo del bimbo e saputo che il Boggiolo era marito della celebre scrittrice Silvia Roncella e per tanti anni era stato in mezzo alla letteratura, lo aveva assediato di domande e invitato al suo villino, ove la sua signora avrebbe avuto certamente tanto piacere di sentirlo parlare, amante appassionata com'era anch'ella de le belle lettere e insaziabile divoratrice di libri. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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E tutti e due, egli che pareva un inglese, ella che pareva una spagnuola (era venezianina), tutta fiocchi e nastri, tutta cascante di vezzi, bruna, con due occhietti vivaci neri neri e due labbra carnute rosse rosse, il nasino ritto fiero e impertinente, avevano fatto parlar Giustino per una intera serata, ammirati da un canto, dall'altro irritati da certe notizie, da certi giudizii contrarii alle loro sviscerate simpatie di dilettanti ammiratori di provincia. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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perdio, applauditissimo a Como, quattr'anni fa! Il signor Martino e don Buti stavano a sentire e a guardare con occhi spalancati, a bocca aperta, e la signora Velia mirava costernata il suo Giustino che, pur senza volerlo, tirato da quei due, ecco ricascava a parlar di quelle cose e si riscaldava, si riscaldava... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Divorato dalla brama di saper l'esito di quel nuovo dramma a Roma e forse in altre città, fors'anche a Torino, se c'era la Compagnia Carmi-Revelli; e di parlarne o con la signora Laura o col Grimi, con qualcuno insomma; non sapeva come dire alla madre che la mattina appresso desiderava di scendere a Torino. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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La brama di saper notizie del dramma, di parlar di lei, di sentirne parlare, lo spingeva; lo tratteneva il pensiero d'affrontar la vista, le domande di tutti quegli attori. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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- Mi lasci sfogare, per carità! Non parlo e non piango da nove mesi! Mi hanno distrutto, signora mia! Io non sono più niente, ora! Mi ero messo tutto in quell'opera che potevo fare io solo, io solo, lo dico con orgoglio, signora mia, io solo perché non badavo a tutte le sciocchezze, a tutte le fisime, a tutti i grilli che saltano in mente a questi letterati; non mi scaldavo mai la testa, io, e li lasciavo ridere, se volevano ridere; ha riso anche Lei di me, è vero? tutti hanno riso di me; ma che me n'importava? io dovevo edificare! E c'ero riuscito! E ora... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Per grazia di Dio, la gente viene a teatro per me, a sentir me, qualunque cosa io faccia: non ho bisogno di lei! Ne parlo soltanto perché l'ingratitudine, si sa, fa sdegno a tutti, e voi potete comprendermi. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Straziato da questo esilio, ch'era d'un passo e infinito, dalla sua stessa vita, la quale, ecco, viveva là, fuori di lui, innanzi a lui, e lo lasciava spettatore inerte della sua propria miseria, della sua nullità adesso, Giustino ebbe un impeto d'orgoglio e pensò che - sì - seguitava ad andare da sé l'opera sua; ma come? non certo come se ci fosse lui ancora, a dirigerla, a sorvegliarla, a governarla, a sorreggerla da tutte le parti! Davvicino avrebbe voluto vedere com'essa seguitava ad andare senza di lui! Che preparazione aveva avuto quella prima del nuovo dramma? Appena appena ne avevano parlato i giornali della sera avanti e della mattina... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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È la stanchezza, sa? che mi fa parlare così... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ebbene, in grazia di questa distrazione provvidenziale, oltre che per la stranezza del mio caso, io parlerò di me, ma quanto più brevemente mi sarà possibile, dando cioè soltanto quelle notizie che stimerò necessarie. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Mia madre, inetta al governo dell’eredità, dovette affidarlo a uno che, per aver ricevuto tanti beneficii da mio padre fino a cangiar di stato, stimo dovesse sentir l’obbligo di almeno un po’ di gratitudine, la quale, oltre lo zelo e l’onestà, non gli sarebbe costata sacrifizii d’alcuna sorta, poiché era lautamente remunerato, Santa donna, mia madre! D’indole schiva e placidissima, aveva così scarsa esperienza della vita e degli uomini! A sentirla parlare, pareva una bambina. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Non parlava, forse perché non stimava dover suo parlare, o perché – com’io ritengo più probabile – ne godeva in segreto, velenosamente. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ne era capace; tanto più che la ragazza non pareva restìa; ma egli non aveva avuto modo finora neppur di parlarle. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– Ho parlato però con la serva, – s’affrettò a soggiungermi. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Gli parlai di Romilda con tal calore d’ammirazione, ch’egli subito se ne accese, felicissimo che anche a me fosse tanto piaciuta e d’aver la mia approvazione. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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E, per concludere: – Tu ora, – gli dissi, – devi trovare il modo e la maniera di farti notare da lei e di parlarle o di scriverle. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Parlavo e parlavo, e tutte le difficoltà sparivano. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Che colpa ho io se Pomino eseguì con troppa timidezza le mie prescrizioni? che colpa ho io se Romilda, invece d’innamorarsi di Pomino, s’innamorò di me, che pur le parlavo sempre di lui? che colpa, infine, se la perfidia di Marianna Dondi, vedova Pescatore, giunse fino a farmi credere ch’io con la mia arte, in poco tempo, fossi riuscito a vincere la diffidenza di lei e a fare anche un miracolo: quello di farla ridere più d’una volta, con le mie uscite balzane? Le vidi a poco a poco ceder le armi; mi vidi accolto bene; pensai che, con un giovanotto lì per casa, ricco (io mi credevo ancora ricco) e che dava non dubbii segni di essere innamorato della figlia, ella avesse finalmente smesso la sua iniqua idea, se pure le fosse mai passata per il capo. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Mi ero poi innamorato anch’io di Romilda, pur seguitando sempre a parlarle dell’amore di Pomino; innamorato come un matto di quegli occhi belli, di quel nasino, di quella bocca, di tutto, finanche d’un piccolo porro ch’ella aveva sulla nuca, ma finanche d’una cicatrice quasi invisibile in una mano, che le baciavo e le baciavo e le baciavo... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Le facevano crescere questa gelosia anche le notizie che qualche buona donna, fingendo di non saper nulla, veniva a recarle della zia Malagna, ch’era così contenta, così felice della grazia che Dio finalmente aveva voluto concederle: ah, si era fatta un fiore; non era stata mai così bella e prosperosa! E lei, intanto, ecco: buttata lì su una poltrona, rivoltata da continue nausee; pallida, disfatta, imbruttita, senza più un momento di bene, senza più voglia neanche di parlare o d’aprir gli occhi. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Pomino mi consigliò di farne parlare a suo padre da zia Scolastica. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Il giorno appresso, io mi recai a visitar la mamma e ne parlai a lei, poiché zia Scolastica, da me, non volle farsi vedere. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Un’intera notte vagai per il paese e per le campagne; non so con che idee per la mente; so che, alla fine, mi ritrovai nel podere della Stìa, presso alla gora del molino, e che un tal Filippo, vecchio mugnajo, lì di guardia, mi prese con sé, mi fece sedere più là, sotto gli alberi, e mi parlò a lungo, a lungo della mamma e anche di mio padre e de’ bei tempi lontani; e mi disse che non dovevo piangere e disperarmi così, perché per attendere alla figlioletta mia, nel mondo di là, era accorsa la nonna, la nonnina buona, che la avrebbe tenuta sulle ginocchia e le avrebbe parlato di me sempre e non me la avrebbe lasciata mai sola, mai. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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«Forse dipende,» pensai, «perché non ne so molto, io, di francese.» Nessuno me l’aveva insegnato; avevo imparato da me qualche cosa, così, leggiucchiando nella biblioteca; non ero poi per nulla sicuro della pronunzia e temevo di far ridere, parlando. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Era innamorato del numero 12, quell’omone lì, e non sapeva più parlare d’altro. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– M’ha parlato! – concluse, con gli occhi brillanti di gioja – M’ha parlato! È vero che, avendo perduto tutta la giornata, non gli eran restati per quell’ultima posta che pochi scudi; dimodoché, alla fine, non aveva potuto rifarsi di nulla. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ma che gl’importava? Il numero 12 gli aveva parlato! Sentendo questo discorso, mi vennero a mente quattro versi del povero Pinzone, il cui cartolare de’ bisticci col seguito delle sue rime balzane, rinvenuto durante lo sgombero di casa, sta ora in biblioteca; e volli recitarli a quel signore: Ero già stanco di stare alla bada della Fortuna. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Tanto vero che, girando abilmente il discorso (credeva senza dubbio d’aver da fare con una birba matricolata) e parlando con meravigliosa disinvoltura in quella sua lingua mezzo spagnuola e mezzo Dio sa che cosa, venne a farmi la stessa proposta a cui aveva tentato di tirarmi, nella mattinata, col gancio di quella donnetta allegra. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– No digo altro! Battei forte una mano su la tavola e, con voce alterata, incalzai: – Nient’affatto! Bisogna invece che dica, spieghi che cosa ha inteso di significare con le sue parole e col suo riso imbecille! Io non comprendo! Lo vidi, man mano che parlavo, impallidire e quasi rimpiccolirsi; evidentemente stava per chiedermi scusa. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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A un certo punto vennero a parlare della Veronica e di due statue della città di Paneade, credute immagini di Cristo e della emorroissa. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Oh, di quanti nonnini veri, di quanti vecchietti inseguiti e studiati un po’ a Torino, un po’ a Milano, un po’ a Venezia, un po’ a Firenze, si compose quel nonnino mio! Toglievo a uno qua la tabacchiera d’osso e il pezzolone a dadi rossi e neri, a un altro là il bastoncino, a un terzo gli occhiali e la barba a collana, a un quarto il modo di camminare e di soffiarsi il naso, a un quinto il modo di parlare e di ridere; e ne venne fuori un vecchietto fino un po’ bizzoso, amante delle arti, un nonnino spregiudicato, che non mi volle far seguire un corso regolare di studii, preferendo d’istruirmi lui, con la viva conversazione e conducendomi con sé, di città in città, per musei e gallerie. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Del resto, anche gli altri mostravan poca voglia di parlare con me: forse a causa del mio aspetto, mi prendevano per uno straniero. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Finché parlò lui e la conversazione s’aggirò su argomenti vaghi, tutto andò bene; ma ora il cavalier Tito Lenzi voleva che parlassi io. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Non potendo con gli altri e non sapendo che fare, mi mettevo a conversar con lui, col canarino: gli rifacevo il verso con le labbra, ed esso veramente credeva che qualcuno gli parlasse e ascoltava e forse coglieva in quel mio pispissìo care notizie di nidi, di foglie, di libertà... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ecco mia figlia: parlerà con lei. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Parlando pianissimo e sfuggendo di guardarmi (chi sa che impressione le feci in prima!), m’introdusse, attraverso un corridojo bujo, nella camera che dovevo prendere in affitto. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Sentendola parlare piano, con tanta serietà, vestita a quel modo, sorrisi e dissi: – Ah sì? Se ne offese. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Per farle piacere, allora, le parlai anch’io con gravità: – E scusi, signorina: non ci sono bambini, è vero, in casa? Scosse il capo senza aprir bocca. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Non sapeva più parlar d’altro, questo benedett’uomo! Ne parlava però con tanto fervore e gli scappavan fuori di tratto in tratto, nella foga del discorso, certe immagini e certe espressioni così singolari, che, ascoltandolo, mi passava subito la voglia di cavarmelo d’attorno e d’andarmene ad abitare altrove. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Del resto, la dottrina e la fede del signor Paleari, tuttoché mi sembrassero talvolta puerili, erano in fondo confortanti; e, poiché purtroppo mi s’era affacciata l’idea che, un giorno o l’altro, io dovevo pur morire sul serio, non mi dispiaceva di sentirne parlare a quel modo. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Quasi ogni mattina, dopo la consueta abluzione di tutto il corpo, mi accompagnava nelle mie passeggiate; andavamo o sul Gianicolo o su l’Aventino o su Monte Mario, talvolta sino a Ponte Nomentano, sempre parlando della morte. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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«Ed ecco che bel guadagno ho fatto io,» pensavo, «a non esser morto davvero!» Tentavo qualche volta di trarlo a parlar d’altro; ma pareva che il signor Paleari non avesse occhi per lo spettacolo della vita intorno; camminava quasi sempre col cappello in mano; a un certo punto, lo alzava come per salutar qualche ombra ed esclamava: – Sciocchezze! Una sola volta mi rivolse, all’improvviso, una domanda particolare: – Perché sta a Roma lei, signor Meis? Mi strinsi ne le spalle e gli risposi: – Perché mi piace di starci... ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Possibile, che lei non debba parlar mai? – Ecco, – dissi io, – pensavo alla conseguenza che lei ha tratto dal mio vezzo di stropicciarmi il dito. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– Beato lei, – esclamò la Caporale, sospirando, – che ha potuto viaggiare tutta la vita! Ci parli almeno de’ suoi viaggi, via, se non vuol parlarci d’altro. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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E ora io, dopo un anno e più di forzato silenzio, provavo un gran piacere a parlare, a parlare, ogni sera, lì nel terrazzino, di quel che avevo veduto, delle osservazioni fatte, degli incidenti che mi erano occorsi qua e là. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Meravigliavo io stesso d’avere accolto, viaggiando, tante impressioni, che il silenzio aveva quasi sepolte in me, e che ora, parlando, risuscitavano, mi balzavan vive dalle labbra. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Non c’era dubbio: s’era innamorata di me la signorina Caporale! Dalla sorpresa ridicolissima che ne provai, m’accorsi intanto che io, in tutte quelle sere, non avevo parlato affatto per lei, ma per quell’altra che se n’era stata sempre taciturna ad ascoltare. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Evidentemente però quest’altra aveva anche sentito ch’io parlavo per lei sola, giacché subito tra noi si stabilì come una tacita intesa di pigliarci a godere insieme il comico e impreveduto effetto de’ miei discorsi sulle sensibilissime corde sentimentali della quarantenne maestra di pianoforte. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Avevo tanto parlato e avevo rivolto tutte quelle domande particolareggiate alla Caporale, perché m’ero accorto del piacere forse incosciente che provava Adriana alle risposte vittoriose che quella mi dava. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Vedi? vedi, Adriana, che lo specchio ha parlato? Che ti dicevo io? Adriana sorrise, e sorrisi anch’io. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Non era vero: aveva ragione lei, la signorina Caporale: lo specchio, lo specchio aveva parlato e mi aveva detto che se un’operazione relativamente lieve poteva farmi sparire dal volto quello sconcio connotato così particolare di Mattia Pascal, Adriano Meis avrebbe potuto anche fare a meno degli occhiali azzurri, concedersi un pajo di baffi e accordarsi insomma, alla meglio, corporalmente, con le proprie mutate condizioni di spirito. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Mi parve, a un certo punto, di sentir parlare nel terrazzino: tesi l’orecchio per accertarmi se vi fosse Adriana. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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E come mai, allora, in tutti quei giorni, s’era ella dimostrata così condiscendente con me? La mia curiosità diventò più che mai viva; ma, quasi a farmelo apposta, quei due si misero a parlare pianissimo. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Subito però mi sovvenne la scusa che io ero pure in ballo lì: parlavano di me, quei due, e quell’uomo voleva ancora parlarne con Adriana: dovevo sapere, conoscere i sentimenti di colui a mio riguardo. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– Mi lasci parlare con mia cognata. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– Ma io ho da parlarti! – inveì il cognato, con fosca maniera, sforzandosi di parlar basso. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Godeva certo della propria loquela, dava alla voce, parlando, inflessioni da provetto filodrammatico, e qua appoggiava una risatina e là un gesto espressivo. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ma perché vedeva così di malocchio ch’io alloggiassi in quella casa? perché non ero io per lui un inquilino come un altro? Che gli aveva detto di me la Caporale? poteva egli sul serio esser geloso di costei? o era geloso di un’altra? Quel suo fare arrogante e sospettoso; l’aver cacciato via la Caporale per restar solo con Adriana, alla quale aveva preso a parlare con tanta violenza; la ribellione di Adriana; il non aver ella permesso ch’egli chiudesse le imposte; il turbamento ond’era presa ogni qualvolta s’accennava al cognato assente, tutto, tutto ribadiva in me il sospetto odioso ch’egli avesse qualche mira su lei. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Mentre, per esempio, stava a parlar con me, s’accorgeva – non so come – che Adriana, dietro a lui, stentava a pulire e a rimettere a posto qualche oggetto nella camera, e subito, assaettandosi: – Pardon! Correva a lei, le toglieva l’oggetto dalle mani: – No, figliuola mia, guarda: si fa così! E lo ripuliva lui, lo rimetteva a posto lui, e tornava a me. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Cominciò un assedio fitto fitto di cerimonie, ch’eran tutte uncini per tirarmi a parlare. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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tutto, capirà! non per la mia professione soltanto: io parlavo col mio pianoforte! Da ragazza, all’Accademia, componevo; ho composto anche dopo, diplomata; poi ho lasciato andare. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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La Caporale notò l’animazione con cui avevo parlato e, con aria di sfida, mi disse: – E perché allora non prova a ribellarsi lei per primo ? – Io? – Lei, lei, – affermò ella, guardandomi negli occhi, aizzosa. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ma come se parlassi al muro! Si schiuse allora l’uscio in fondo al corridojo, ed apparve Adriana. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ma domando io ora, signor Meis: E se tutto questo bujo, quest’enorme mistero, nel quale indarno i filosofi dapprima specularono, e che ora, pur rinunziando all’indagine di esso, la scienza non esclude, non fosse in fondo che un inganno come un altro, un inganno della nostra mente, una fantasia che non si colora? Se noi finalmente ci persuadessimo che tutto questo mistero non esiste fuori di noi, ma soltanto in noi, e necessariamente, per il famoso privilegio del sentimento che noi abbiamo della vita, del lanternino cioè, di cui le ho finora parlato? Se la morte, insomma, che ci fa tanta paura, non esistesse e fosse soltanto, non l’estinzione della vita, ma il soffio che spegne in noi questo lanternino, lo sciagurato sentimento che noi abbiamo di essa, penoso, pauroso, perché limitato, definito da questo cerchio d’ombra fittizia, oltre il breve àmbito dello scarso lume, che noi, povere lucciole sperdute, ci projettiamo attorno, e in cui la vita nostra rimane come imprigionata, come esclusa per alcun tempo dalla vita universale, eterna, nella quale ci sembra che dovremo un giorno rientrare, mentre già ci siamo e sempre vi rimarremo, ma senza più questo sentimento d’esilio che ci angoscia? Il limite è illusorio, è relativo al poco lume nostro, della nostra individualità: nella realtà della natura non esiste. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Papiano, in fondo, faceva tutto per spingermi ad andar via da quella casa; e di questo, se la voce della ragione avesse potuto parlare in me, in quei giorni, io avrei dovuto ringraziarlo con tutto il cuore. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Oh possibile che la voce della ragione dovesse proprio scegliere la bocca di Papiano per farsi udire da me? Ma forse ero io che, per trovarmi una scusa, la mettevo in bocca a lui, perché mi paresse ingiusta, io che mi sentivo già preso nei lacci della vita e smaniavo, non per il bujo propriamente, né per il fastidio che Papiano, parlando, mi cagionava. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Preparando, non smise – s’intende! – un solo istante di parlare. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Parlando tal quale come il padre, ella si ribellò subito: – Gracie tanto, asì no puede ser! Ió voglio estar entre el segnor Paleari e la mia governante, caro segnor Terenzio! La semioscurità rossastra permetteva appena di discernere i contorni; cosicché non potei vedere fino a qual punto rispondesse al vero il ritratto che della signorina Pantogada m’aveva abbozzato Papiano; il tratto però, la voce e quella sùbita ribellione s’accordavano perfettamente all’idea che m’ero fatta di lei, dopo quella descrizione. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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A un tratto, questa si mise a parlare, come in un leggero dormiveglia. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Non permetterò che Adriana sia tormentata.» Intanto il signor Anselmo s’era messo a parlare con Max, proprio come si parla a qualcuno vero e reale, lì presente. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– Che bisogna parlare, – spiegò Papiano, tranquillamente. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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E che dire? Io già parlavo da un pezzo con la mano d’Adriana, e non pensavo, ahimè, non pensavo più a nulla! Tenevo a quella manina un lungo discorso intenso, stringente, e pur carezzevole, che essa ascoltava tremante e abbandonata; già! l’avevo costretta a cedermi le dita, a intrecciarle con le mie. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Troppe cose, senza parlare, le avevo detto, stringendole la mano, inducendola a intrecciar con le mie le sue dita; e un bacio, un bacio infine aveva suggellato il nostro amore. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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di casa mia? Le risposi col gesto: «Qui, qui» per togliermi la tentazione che di punto in punto mi vinceva, di parlare, di aprirmi con lei. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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No, che onta? non c’era alcuna onta per lei, né per il suo babbo; io sapevo su chi ricadeva la colpa di quel furto; Papiano aveva stimato che il mio amore per lei valesse bene dodicimila lire, e io dovevo dimostrargli di no? Denunziarlo? Ebbene, sì, l’avrei fatto, non per me, ma per liberar la casa di lei da quel miserabile: sì, ma a un patto: che ella prima di tutto si calmasse, non piangesse più così, via! via! e poi, che mi giurasse su quel che aveva di più caro al mondo, che non avrebbe parlato a nessuno, a nessuno, di quel furto, se prima io non consultavo un avvocato per tutte le conseguenze che, in tanta sovreccitazione, né io né lei potevamo prevedere. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Dodici mila lire? Ma poche! poche! Possono rubarmi tutto, levarmi fin la camicia di dosso; e io, zitto! Che diritto ho io di parlare? La prima cosa che mi domanderebbero, sarebbe questa: «E voi chi siete? Donde vi era venuto quel denaro?». ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Scipione Papiano, l’epilettico, attraversò in quel momento la saletta d’ingresso, scalzo, con le scarpe in mano, pallidissimo, senza giacca; mentre il fratello strillava di là: – E ora denunzii! denunzii! Subito una fiera stizza m’assalì contro Adriana che, non ostante il divieto, non ostante il giuramento, aveva parlato. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ci accolse con molta cordialità, parlando con spiccato accento napoletano; pregò quindi il suo segretario di seguitare a mostrarmi i ricordi di cui era pieno il salone e che attestavano la sua fedeltà alla dinastia dei Borboni. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Fremeva, parlando; si passava rapidissimamente, di tratto in tratto, un dito sul naso; si mordeva il labbro; apriva e chiudeva le mani, e gli occhi le andavano sempre lì, all’uscio. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Subito Pepita gli voltò le spalle e si sforzò d’assumere un contegno freddo e indifferente; ma quando egli, dopo aver salutato il marchese, si avvicinò a noi, o meglio a lei e, parlandole nella sua lingua, chiese scusa del ritardo, ella non seppe contenersi più e gli rispose con vertiginosa rapidità: – Prima de tuto lei parli taliano, porqué aquì siamo a Roma, dove ci sono aquesti segnori che no comprendono lo espagnolo, e no me par bona crianza che lei parli con migo espagnolo. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Sorpreso, perplesso, quegli stette un po’ a squadrarmi, poi si voltò verso i compagni, chiamò: – Grigliotti! Questi, ch’era un tenente anziano, con un pajo di baffoni all’insù, la caramella incastrata per forza in un occhio, lisciato, impomatato, si levò, seguitando a parlare coi compagni (pronunziava l’erre alla francese) e ci s’avvicinò, facendomi un lieve, compassato inchino. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Stimai prudente fermarmi qualche giorno a Pisa per non stabilire una relazione tra la ricomparsa di Mattia Pascal a Miragno e la scomparsa di Adriano Meis a Roma, relazione che avrebbe potuto facilmente saltare a gli occhi, specie se i giornali di Roma avessero troppo parlato di questo suicidio. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– Perché voglio parlarle! – gli risposi ruvidamente. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Non potresti parlare con me? – No! – gli gridai. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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– Con lei devo parlare. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Dopo un mese non se ne parlerà più. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Invano, per commuovermi, per tirarmi a parlare mi portò una copia del suo giornale di due anni avanti, con la mia necrologia. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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E lo zoologo sì, può parlare dell’uomo e dire, per esempio, che non è un quadrupede ma un bipede, e che non ha la coda, vuoi come la scimmia, vuoi come l’asino, vuoi come il pavone. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Ma volendo parlare così astrattamente come codesti critici fanno, non è forse vero che mai l’uomo tanto appassionatamente ragiona (o sragiona, che è lo stesso), come quando soffre, perché appunto delle sue sofferenze vuol veder la radice, e chi gliele ha date, e se e quanto sia stato giusto il dargliele; mentre, quando gode, si piglia il godimento e non ragiona, come se il godere fosse suo diritto? Dovere delle bestie è il soffrire senza ragionare. ( Pirandello - Il fu Mattia Pascal )
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Oh quanto mi detter da fare tutti quei fiumiciattoli germanici che cominciavano per Aa — e quanti mai titoli di libri dovetti registrare per render conto di una dinastia di dotti olandesi , dei von der Aa — e come fu lunga e tediosa la lista delle abbreviazioni latine che comincian con A ! In quei giorni fui preso da tenerezza per la città di Abila , lontana città sul mare ; e vidi per la prima volta opere di legge per parlare con aria d'intenditore dell'abigeato . (G .Papini - Un uomo finito)
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S'andava via soli , dopo mangiato , senza parlare . (G .Papini - Un uomo finito)
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Sentivo d'aver qualcosa da dire e volevo parlare , sfogarmi . (G .Papini - Un uomo finito)
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Spiavo nei volti e nei cuori e non trovavo il più delle volte che compatimento o disprezzo — oppure , peggio ! — quell'odiosa e troppo facile camerateria dei giovinetti maFavvezzi che ti piglian sotto braccio per parlarti di casini e biciclette . (G .Papini - Un uomo finito)
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Rividi spesso i miei due censori e ci parlai ancora ma della trinità non si parlò più , né allora né mai . (G .Papini - Un uomo finito)
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Possiamo parlare di quei tempi pacatamente , serenamente , come se non si trattasse proprio di noialtri che abbiamo ancora gli stessi nomi e cognomi e tante memorie in comune . (G .Papini - Un uomo finito)
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Io son rimasto un po' sempre il giramondo estroso e senza timone di quei tempi là: — non ho arte né parte ; non ho la pietra di una certezza su cui posare il capo ; non ho un pezzo di mondo eh' io possa cinger di muro e dire : è mio ! Ma son mutato anch' io — e come ! -é4 Possiamo dunque parlar di quegli anni con tutta la verosimiglianza della calma , come se fosse storia e storia d' altri . (G .Papini - Un uomo finito)
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Ma non posso fare a meno di parlarne ; la nostra amicizia non fu come tutte le altre : frivola , passeggera , sentimentale . (G .Papini - Un uomo finito)
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Ti rammenti dello stanzone buio tutto pieno di libri ; magazzino di tutte le delizie italiane e francesi ; ubertosa terra promessa di tutte le mie curiosità d' ignorante ? Ti rammenti le chiacchierate lunghe in camera tua , davanti al tepido sfavillio della legna asciutta , mentre scendeva rapida la sera e le campane suonavano senza mai smettere per qualche lutto dimen -65 ticato ? E ti ricordi quel giardinuccio sterile infossato tra muri umidi e finestre sempre chiuse dove per la prima volta abbiam parlato commossi di Stirner e della divina libertà dell'io ? O ti rammenti , piuttosto , quando s'andava ad aspettare il tramonto sui colli e si guardava la città distesa vigliaccamente sulle sponde del fiume lento e si diceva : Sarai nostra ? A volte s' andava più lontano , sui monti , in cerca di solitudine , di vento e di severità . (G .Papini - Un uomo finito)
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Il parlare animoso , la facilità d' improvvisazione , la pratica della scherma dialettica , l'esperienza delle diverse filosofie , la sfacciataggine della mia erudizione bibliografica mi davano il più delle volte il sopravvento . (G .Papini - Un uomo finito)
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Quando i nostri spiriti di libertà a tutti i costi si fecero più bollenti si cominciò a parlare di un altro giornale che sarebbe stato specialmente d'attacco e di spietata offensiva contro miti , teorie , fedi e uomini : U Iconoclasta . (G .Papini - Un uomo finito)
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S'era cominciato a parlare di questo giornale in tre o quattro ma dopo qualche giorno altri amici s' erano aggiunti ai primi . (G .Papini - Un uomo finito)
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Bisognava parlare ad uno ad uno , quasi in segreto , coi nuovi venuti ; tastarli , saggiarli , riconoscerli ; poi veniva V affiatamento con questo e con quello ; e la camerateria generale del tu faceva dell'ignoto di ieri il compagno prescelto dell'oggi . (G .Papini - Un uomo finito)
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Dopo aver parlato , gridato e lavorato per due mesi interi il primo numero andò in macchina e una sera tardi , dopo le sette , giunsero su per le scale buie del palazzo i primi pacchi del Leonardo a noi che si aspettavano à gloria , inquieti e silenziosi . (G .Papini - Un uomo finito)
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Siamo stati i primi , in Italia , a parlare di molti uomini nostri e stranieri , dimenticati od ultimi , che ora tutti citano e allora nessuno conosceva neppur di nome , e ne abbiamo parlato con riverenza , con amore , con entusiasmo . (G .Papini - Un uomo finito)
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Vi parlerà di luce e la sua mente avrà dinanzi le tenebre e ogni volta che pronuncia ,una parola semplice , semplicissima , comune , banalissima — la parola uomo , ad esempio — egli avrà in testa il suo uomo che non è davvero , credetelo , né l'uomo della cantonata , né l'uomo che sta alla finestra , né l'uomo di Platone , né l'uomo d' Iddio , ma il suo uomo e nessun altro: il suo ideale , il suo tipo , il suo sogno e mito e modello di uomo ! E ognuno deve ricomprendere il suo sé medesimo quando questo é già passato ed é tra i morti per sempre , cogli altri morti , con tutti i me che uccidiamo ogni giorno col veleno lento della dimenticanza , e quando vogliamo riparlare di lui che non é più , dobbiamo rifarci dal suo dizionario , dalla sua grammatica , dalla sua sintassi mentale e non serve a nulla frugar tra gli stracci che furono in — 115 — quei giorni i suoi costumi di gala e ribalbettare le epigrafi eh' egli dettò allora per fissare (cioè rendere immobili : ammazzare) le sue intuizioni e le sue fuggevoli conquiste sulP etemo fuggente . (G .Papini - Un uomo finito)
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Per poter esprimere più passionatamele ed efficacemente certi miei pensieri presi a far uso smoderato di immagini ; ten — 119 — tai la forma del mito ; dal mito trassi leggende ; cominciai a inventare colloqui e visioni e a poco a poco ci tirai dentro come interlocutori tipi creati dalla poesia e dalla tradizione i quali cominciarono presto a viver per conto loro , a parlar con altro linguaggio , a mescolarsi in altre avventure . (G .Papini - Un uomo finito)
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E non — 124 — ho amato nessun vivo caldo e parlante come quei cadaveri celebri sepolti sotto i marmi ed i secoli . (G .Papini - Un uomo finito)
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E alcune volte m'è sembrato di averli presso di me , nella mia stanza , o d' incontrarli per le strade più care , lungo i fiumi scroscianti o i muri scortecciati e ho tentato di parlare e dir loro tutta la mia passione di solitario innamorato . (G .Papini - Un uomo finito)
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E posso dir quel che debbo a Shakespeare , quel che debbo a Goethe ? Furon soltanto poeti , autori di drammi , di tragedie , di misteri ? Non m' introdussero forse in universi inediti , su scene più sconfinate , tra idee fatte carne , colloqui d'eroi , meraviglie d' isole felici , e non imparai da loro che la vita è sogno e che il sogno è la realtà e che i pensieri più gravi , più paurosi , più illuminatori non si trovano ne' libri dei filosofi ? Non parlai più d'una volta col pallido Amleto e non cercai la vera vita col dottor Faust ? Non furono , l'uno e l'altro , parti vive e familiari della mia persona ? V'incontrarono forse Don Chisciotte e l'Idiota e qualche volta Julien Sorel e Peer Gynt e spesso il dottor Teufelsdroeck in compagnia di Didimo Chierico e di Filippo — 127 — Ottonieri . (G .Papini - Un uomo finito)
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Se discussione non e' era la facevo nascere apposta per improvvisar dilemmi e dar giù botte senza risparmio ; se la disputa era già avviata la storcevo e deviavo in modo da rimaner io — 131 — solo a rotear sillogismi e improperi contro tutti gli altri ; se un timido soprav\^eniva lo forzavo a parlare per coglierlo in fallo e metterlo in ridicolo ; se m' incontravo con un chiacchieratore ardito provavo un gusto indescrivibile a rintuzzare la sua tracotanza e a ridurlo al silenzio . (G .Papini - Un uomo finito)
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Di amore non si parla qui né se ne parlerà mai fino in fondo . (G .Papini - Un uomo finito)
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S' io non voglio parlar d'amore non è eh' io non l'abbia provato in tutti i gradi e gli stili . (G .Papini - Un uomo finito)
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Ma allora ho tutto il diritto di non parlarne qui , scrivendo soltanto dell'anima di un uomo e non già di tutto un uomo . (G .Papini - Un uomo finito)
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Ed ora non parlerò più d'amore in questo racconto — neppure una volta . (G .Papini - Un uomo finito)
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Ma .come ? Ma non c'è proprio nessuno tra voialtri che abbia il cuore di venir qua in casa mia , in faccia a me , e di parlarmi chiaramente e di scoprirmi senza compassione e senza inzuccherature cosa son io ? Non c'è nessuno che mi voglia dire spietatamente , da vero amico , quel che ho fatto di male , quel che non ho fatto e avrei dovuto fare , i miei difetti , i miei vizi , i miei delitti ? Siete tutti ipocriti e vigliacchi come le signore perbene di cinquant'anni ? Avete paura che non dica sul serio ? Temete eh' io m' abbia a male di quel che mi direte , e che invece di abbracciarvi e di baciarvi vi romperò la testa o vi butterò fuori dell' uscio ? Ma venite innanzi , perdio ! Non avete mai visto la faccia d'un uomo franco che dice la verità ? Io vi chiamo e invoco con tutta l'anima , con tutta la disgraziata anima mia ! Ho bisogno di sapere cosa ho commesso di brutto per pentirmene e per scontarlo — ho bisogno in tutte le maniere di conoscere i miei difetti per sbarbarli , abbru - IS8 ciarli , disfarmene una volta per sempre . (G .Papini - Un uomo finito)
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Io vi parlo chiaro : per me Y ingegno non è altro che il grado sublime della mediocrità . (G .Papini - Un uomo finito)
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Cesare può parlare con Alessandro ; Dante abbraccia Virgilio ; Carlo V interroga Salomone . (G .Papini - Un uomo finito)
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Dio aveva parlato soltanto agli eletti . (G .Papini - Un uomo finito)
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Con alcuni di loro parlai a lungo ; lessi i loro libri preferiti (le fonti torbide della loro sapienza raccogliticcia) ; frequentai alcune riunioni di odor diabolico ; m' iniziai , alla lontana , alla teosofia ; provai 1' esperienze respiratorie delle varie Yoghe indoyankee ; chiesi insistentemente i segreti ; mi offrii come discepolo . (G .Papini - Un uomo finito)
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Mi s'annebbian gli occhi ; serro i denti ; e il cuore par che voglia fermarsi ma dopo ribatte e ripalpita più forte , quasi voglia coprire il parlare interno dei rimorsi . . . . (G .Papini - Un uomo finito)
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Cosa volete da me ? Eppure tutti mi cercano , tutti mi voglion parlare , tutti chiedon di me a me e agli altri . (G .Papini - Un uomo finito)
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Bella cosa , perdio , la vostra gloria ! Come ! Dopo che ho dato la parte migliore di me , un pezzo vivo della mia carne , il fiore del mio sangue , il segreto più geloso della mia vita non trovate altri mezzi che questi ? Non sapete far altro che parlar — 217 — di me sui giornali senza capirmi ; seccarmi colle visite e colle lettere ; segnarmi a dito se esco fuori a respirare o se mi seggo in un caffè o in un teatro ; forzarmi a scrivere ancora , anche quando non ho voglia , anche quando non so far altro che ripetermi ; chiedermi lettere , giudizi , autografi e articoli da tutte le parti ; spiare e raccontare dove vo , con chi sto , cosa faccio ; ficcare il mio brutto viso dappertutto , in libri e in giornali , sulle cantonate e sulle cartoline : e finalmente , dopo morto , andare a frugar fra i miei fogU , mettere in piazza i misteri della mia vita , tirar fuori gli ultimi stracci e avanzaticci della mia vita e finalmente rizzare una brutta copia del mio corpo , di marmo o di bronzo , nel mezzo di qualche mercato ? La vanità è forte anche ne' grandi — lo so . (G .Papini - Un uomo finito)
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Tutto volli provare : entrai nelle case dei poveri per raccogUere i loro atti di accusa ; mi soffermai accanto all'uomo che zappava , piallava o batteva per entrar nello spirito del suo lavoro , per indovinare la sua idea della felicità ; seguii gli sconosciuti attraverso le strade affollate per spiare la loro vita ; volli avvicinarmi ai signori eleganti — 233 — e cortesi e tremai di freddo e di rabbia ne' loro salotti riscaldati ; m' intrattenni col cameriere e col facchino ; feci parlare i bambini e le loro mamme ; frequentai le chiese e mi sedetti accanto alle beghine vestite di nero che mormoravano alla Madonna le loro raccomandazioni puerili ; fui coi preti nelle canoniche e coi frati nei conventi ; bazzicai le scuole dei grandi scolari e gli studi dei pittori sconosciuti ; mi chinai sul mastro degli uomini di affari e mi affiatai cogli impiegati ; mi feci raccontare dalle puttane la loro vita ; e respirai l'aria grassa e puzzosa delle trattorie economiche e dei caffè di second'ordine per sentire i discorsi ed osservar le faccie di quelli che volevo redimere . (G .Papini - Un uomo finito)
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Appena esce fuori e comincia ad aver che fare con Pietro e con Giuda , uomini parlanti e camminanti , l'amore si cambia in disprezzo o in odio . (G .Papini - Un uomo finito)
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Ma Dio non vuol parlare colla mia bocca : non scriverò un libro santo . (G .Papini - Un uomo finito)
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Non so , quando parlo , se le parole vengono proprio tutte da me o se qualche maligno suggeritore non sia nascosto dietro le mie spalle . (G .Papini - Un uomo finito)
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Chi ha mai pensato che quelli che illuminarono la nostra fanciullezza e ci accompagnarono con tante loro creature parlanti nelle serate malinconiche e libidinose dell' adolescenza e della giovinezza fossero dei buffoni ? Anch' io , quando non son preso da questa oscura rabbia che mi fa vomitar condanne e offese , dubito delle mie parole e sto per credermi ingiusto , forsennato e cattivo . (G .Papini - Un uomo finito)
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E sentivo d'esser della stessa casa , d'esser uscito dalla stessa famiglia , di parlare la loro lingua o di poter capire coi miei ricordi anche quel che può sembrare più strano e volgare agli occhi dei forestieri . (G .Papini - Un uomo finito)
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In questo mondo mi muovo in perfetta libertà ; dò alle mie creature il viso che voglio , le fo parlare a modo mio , le faccio vivere per scopi che nessuno si propone , le faccio morire ad un tratto di morte volontaria per cause che sembrerebbero ridicole agli uomini di carne ed ossa . (G .Papini - Un uomo finito)
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Chi tenta di smuoverlo , di animarlo , di incendiarlo , di rinnovarlo ed accrescerlo ha diritto — non alla riconoscenza di cui mi strafotto ora e sempre , ma alla libertà di parlare e di esistere . (G .Papini - Un uomo finito)
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Possiamo stare insieme , lavorare accanto , parlarci e sorriderci ma non ci s' intende . (G .Papini - Un uomo finito)
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Di psico–analisi non parlerò perché qui entro se ne parla già a sufficienza .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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IL FUMO Il dottore al quale ne parlai mi disse d’iniziare il mio lavoro con un’analisi storica della mia propensione al fumo: – Scriva! Scriva! Vedrà come arriverà a vedersi intero .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Giunsi a parlare con lui come s’egli avesse potuto intendere la psico–analisi ch’io , timidamente , precorsi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlandomene mia moglie ora sorrideva ed ora clamorosamente rideva .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Mi raccontò di aver parlato con l’infermiere che andava a coricarsi , ma restava a sua disposizione a letto , per il caso in cui fossi divenuto cattivo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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M’interruppe con disgusto un giorno che gli parlai degli antipodi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Non scorsi in lui traccia di quel balbettamento e respiro mozzo di cui aveva parlato Maria .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Da mio padre è certo che nell’ultimo istante lucido della sua vita , il suo sentimento d’intelligenza fu originato da una sua improvvisa ispirazione religiosa , tant’è vero che s’indusse a parlarmene perché io gli avevo raccontato di essermi occupato delle origini del Cristianesimo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlandomi essa piangeva , ma io ancora non piansi con lei ed anzi l’ammonii di stare zitta e di non aumentare coi suoi lamenti lo spavento di quell’ora .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Mi esortava alla calma parlando però di mio padre , che tuttavia gemeva con gli occhi anche troppo aperti , come di un uomo morto .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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E quando arrivai a parlare di quella che a me era apparsa quale una «respirazione cerebrale» egli si mise gli occhiali per dirmi: «Adagio con le definizioni .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Avevo parlato anche del contegno strano di mio padre , della sua ansia di vedermi , della sua fretta di coricarsi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Mi scusai raccontandogli dell’avversione di mio padre per medici e medicine; parlavo piangendo e il dottore , con bontà generosa , cercò di quietarmi dicendomi che se anche fossimo ricorsi a lui prima , la sua scienza avrebbe potuto tutt’al più ritardare la catastrofe cui assistevamo ora , ma non impedirla .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Quell’alzata di spalle significava proprio un disdegno per l’opera propria e m’incoraggiò a parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ora anche quel rimorso è morto insieme a tutti i miei altri sentimenti di cui parlo qui con la freddezza con cui racconterei di avvenimenti toccati ad un estraneo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ma il medico non aveva parlato di brodo e l’infermiere volle si attendesse il suo ritorno per decidere un’azione tanto importante .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Potevo anche essere stato vittima di un atto provocato da un tentativo di facilitarsi la respirazione! Ma col dottor Coprosich non parlai .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ecco! Anch’io provo un certo ritegno a parlarne con troppa libertà! Da molti anni io le voglio bene perché è mia madre , ma sto raccontando una vecchia storia nella quale essa non figurò quale mia amica e intendo di non rivolgerle neppure in questo fascicolo , ch’essa mai vedrà , delle parole meno che rispettose .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Giovanni doveva aver parlato molto di me alle figliuole sue .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Intanto le avrei lasciato il tempo perché parlasse lei , mi si rivelasse e potessi guardarmene .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Io avevo parlato dell’Università e Alberta , che stava facendo il penultimo anno del ginnasio , raccontò dei suoi studii .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Dissi di non meravigliarmene perché era una lingua che non faceva per le donne , tanto ch’io pensavo che già dagli antichi romani le donne avessero parlato l’italiano .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ada veniva spinta a parlare dalle sorelle che volevano riudire quelle cose che apparivano meravigliose a fanciulle della nostra città in quell’epoca .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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E , per compiacerle , Ada raccontò di quelle donne presidentesse , giornaliste , segretarie e propagandiste politiche che salivano il pulpito per parlare a centinaia di persone senz’arrossire e senza confondersi quando venivano interrotte o vedevano confutati i loro argomenti .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Io amavo la sua parola semplice , io , che come aprivo la bocca svisavo cose o persone perché altrimenti mi sarebbe sembrato inutile di parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Si continuò a parlare della morte di mio padre e a me parve che rivelando il grande dolore che tuttavia mi pesava , la seria Ada avrebbe potuto sentirlo con me .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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In verità io credo di averle parlato così per il desiderio di farle sapere ch’io ero un uomo tanto lieto .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Che schifo! Come spiegare poi la mia lunga esitazione di parlare chiaro e dire alla fanciulla: Risolviti! Mi vuoi o non mi vuoi? Io andavo a quella casa arrivandovi dai miei sogni; contavo gli scalini che mi conducevano a quel primo piano dicendomi che se erano dispari ciò avrebbe provato ch’essa m’amava ed erano sempre dispari essendovene quarantatre .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Arrivavo a lei accompagnato da tanta sicurezza e finivo col parlare di tutt’altra cosa .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Io avrei parlato , ma più tardi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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E parlai sempre di questo passato alle tre fanciulle , incoraggiato dall’attenzione intensa di Augusta e di Alberta che , forse , copriva la disattenzione di Ada di cui non sono sicuro .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Il mio totale insuccesso con Ada si manifestò proprio nel momento in cui giudicavo di dover finalmente parlar chiaro .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Se , quando parlavo con gli altri , il mio occhio s’incontrava nel suo , subito dovevo trovare il modo di guardare altrove ed era difficile di farlo con naturalezza .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Feci un altro passo per avvicinarmi alla porta d’uscita e se Ada non avesse parlato , io me ne sarei andato e non sarei ritornato mai più .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Se avessi avuta la fortuna che Anna nell’ira fosse corsa via , io avrei parlato .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Dubitavo che non fossi stato io ad informarla che Alberta – quando Augusta aveva rifiutato di parlare – aveva addotta a sua scusa quella visita alla zia .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ecco la nuova ragione per cui dovevo parlare con Ada , anzi con la sola Ada .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Invece dovetti accorgermi d’esser arrivato a quella specie d’esame dimenticando di rivedere proprio quelle pagine di testo di cui mi sarebbe stato imposto di parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Avevo suonato con Augusta e , infatti , talvolta avevo parlato più con lei , che mi stava a sentire , che non con Ada , ma solo perché essa spiegasse ad Ada le mie storie accompagnate dalla sua approvazione .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Dovevo parlare chiaramente con la signora e dirle delle mie mire su Ada? Ma poco prima io avevo risolto di parlare con la sola Ada e d’indagarne l’animo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Forse se avessi parlato chiaramente con la signora Malfenti , le cose sarebbero andate altrimenti e cioè non potendo sposare Ada non avrei sposata neppure Augusta .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Non volevo mi si interdicesse l’accesso a quella casa , perché prima di abbandonarla volevo parlare con Ada .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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– Ingrassata! Mai più! Io volevo parlare solo della cera migliore della signora .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Bisognava tentare di ottenerla e non occorreva più parlare con lei se Giovanni poteva disporne .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Mi preoccupava tuttavia la quistione se in un’occasione simile avrei dovuto parlare in lingua o in dialetto .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Più lentamente perché sapevo che alla Borsa dovevo attendere più tempo per potergli parlare da solo a solo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Non avevo più bisogno di parlare con Giovanni perché sapevo ormai chiaramente come condurmi; con un’evidenza tanto disperante che forse finalmente m’avrebbe data la pace staccandomi dal tempo troppo lento .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Era anche pericoloso parlarne con quel maleducato di Giovanni .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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La signora Malfenti aveva parlato in modo ch’io non l’avevo intesa che là in via Cavana .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Poi però risultò che avevo premuto il piede di legno del tavolo e quello non poteva aver parlato .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlai con tale esagerazione dei miei mali (così li registrai e sono sicuro ch’erano lievi) che finii con l’avere le lagrime agli occhi , mentre Tullio andava sentendosi sempre meglio credendomi più malato di lui .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Tullio s’era rimesso a parlare della sua malattia ch’era anche la sua principale distrazione .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ma nella mia mente ci fu un po’ di confusione perché prima c’erano stati altri proponimenti tra cui uno che ricordavo secondo il quale avrei dovuto parlarle chiaro e apprendere dalla sua bocca il mio destino .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ma dunque avrei dovuto parlarle? Ella aggiunse che andava direttamente a casa sua , perciò compresi che non avevo a disposizione che cinque minuti per parlare ed anche di quel tempo ne perdetti una parte a calcolare se sarebbe bastato per le cose importanti che dovevo dirle .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlavano di spiritismo e appresi subito che Guido aveva introdotto in casa Malfenti il tavolo parlante .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Scopersi di aver parlato col Bertini solo quando l’ebbi perduto di vista .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Le domandai di Giovanni col quale avevo da parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Era proprio necessario ch’io parlassi con Giovanni .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Se non ci fossero stati quegli altri , io avrei parlato sinceramente con Giovanni che quella domanda m’aveva fatta e m’aveva provata la sua innocenza in quella ch’io oramai sentivo quale una congiura ai miei danni .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ma anche Giovanni m’impedì di parlare , manifestando una grande fretta di ritornare al suo lavoro .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Avrei parlato con Ada , ma alla chiara luce .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Le dissi proprio per farle dispetto: – Parlerò con Ada perché lo debbo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Quale stranezza! Non avevo da parlarle e da non perdonarle? Invece non vidi che le sue spalle e i riccioli sdegnosi alla sua nuca .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Poi , purtroppo , sentii io il bisogno di parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Come osai di farlo davanti a gente che il mio violino conosceva? Pareva parlasse il mio violino che invano anelava alla musica e biasimasse l’altro sul quale – non si poteva negarlo – la musica era divenuta vita , luce ed aria .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Eppure parlai ancora lottando contro quell’ostilità .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Sedette col suo violino e a me parve che con quest’atto essa m’avesse invitato di parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Del resto , come avrei potuto io andar a casa senz’aver parlato? Che cosa avrei poi fatto in quella lunga notte? Mi vedevo ribaltarmi da destra a sinistra nel mio letto o correre per le vie o le bische in cerca di svago .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Perché non mi permettereste di parlarne a vostro padre? Ella mi guardò stupita e spaventata .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Incominciò a parlare e disse qualcosa che doveva essere come un esordio .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Io non posso parlare per conto suo , ma credo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Non era questo un invito a parlare ancora più chiaro? Forse era perduta per me , o almeno non avrebbe accettato subito di sposarmi , ma intanto bisognava evitare che si compromettesse di più con Guido sul conto del quale dovevo aprirle gli occhi .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ricordo solo che cominciò col domandarmi ad alta voce come avevo potuto parlare così di lui e di lei! Io feci gli occhi grandi dalla sorpresa perché mi pareva di non aver parlato che di lui solo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Non dovevano dunque essere molto intimi se Ada non gli aveva parlato della mia corte! Che avessi davvero agito precipitosamente? Poco dopo però , Ada mi disse ancora: – Vorrei che mi voleste bene come un fratello .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Augusta mi domandò: – Che hai? Risposi che sentivo un dolore al posto contuso da quella caduta al caffè della quale s’era parlato anche quella sera stessa .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ma parlai troppo e se Guido fosse stato più attento si sarebbe accorto che io non ero tanto innamorato di Augusta .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlai della cosa più interessante nel corpo di Augusta , cioè quell’occhio sbilenco che a torto faceva credere che anche il resto non fosse al suo vero posto .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Mi dispiacque di aver così parlato anche di Ada , ma non v’era più rimedio; era tanto difficile di isolare Augusta da Ada! Continuai abbassando la voce per sorvegliarmi meglio: – Dovetti perciò fare dei calcoli .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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M’aveva trascinato al caffè per farmi quella confessione oppure s’era seccato di aver dovuto starmi a sentire per tanto tempo a parlare di me e si procurava la rivincita? Io sono quasi sicuro d’esser riuscito a dimostrare la massima sorpresa e la massima compiacenza .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Io , poco prima , avevo parlato del lusso delle signorine Malfenti , ed egli ricominciò a parlare di quello per finire col dire di tutte le altre cattive qualità delle donne .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Volli interrompere il chiacchierio di Guido che mi costringeva ad un annuire continuo , una tortura , e gli descrissi il bacio nella luna scoperto dal poeta Zamboni: com’era dolce quel bacio nel centro delle nostre notti in confronto all’ingiustizia che Guido accanto a me commetteva! Parlando e scotendomi dal torpore in cui ero caduto a forza di assentire , mi parve che il mio dolore s’attenuasse .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Così io ebbi presto un dolore al collo che torcevo per parlare con loro .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Persino Ada stava ora a sentirmi attentamente quando parlavo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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M’aveva amato dacché aveva sentito il mio nome , presentato da suo padre in questa forma: Zeno Cosini , un ingenuo , che faceva tanto d’occhi quando sentiva parlare di qualunque accorgimento commerciale e s’affrettava a prenderne nota in un libro di comandamenti , che però smarriva .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ne parlai con tutta mitezza all’Olivi , naturalmente senza accennare della mia ispirazione .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Non so perché il povero malato avesse la mania di parlare di donne e , quando non c’era mia moglie , non si parlava d’altro .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Che il possesso di Augusta fosse stato sufficiente a calmare il mio desiderio per tutta la famiglia Malfenti? Ciò sarebbe stato davvero molto morale! Forse non parlai della mia virtù perché nel pensiero io tradivo sempre Augusta , e anche ora , parlando col Copler , con un fremito di desiderio , pensai a tutte le donne che per lei trascuravo .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ma però ne parlai troppo volentieri .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ci pensavo tanto poco che non risposi neppure alle sue parole che mi parevano compromettenti e mi rimisi a parlare del Garcia e della necessità di quel libro per lei .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ne parlai con una furia che mi portò a qualche parola meno considerata .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Protestai tanto bene che mi parve di esser ritornato , sempre parlando del solo canto , all’amore che tanto imperiosamente m’aveva trascinato in quella casa .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Era un grande sollievo quello di poter parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlai abbondantemente , sempre lieto e buono .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Poi trovai ancora di meglio: parlai della piccola lavanderia ch’essa tanto desiderava e che io fino ad allora le avevo rifiutata , e le diedi subito il permesso di costruirla .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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A me parve che ambedue a un dato punto cessassero di parlare , guardandomi come se avessero aspettato da me un consiglio ed io , per essere gentile , osservai: – Non dev’essere piccolo quel podere se le basta per viverci! Giovanni urlò subito: – Ma che cosa vai dicendo? – Lo scoppio di voce ricordava i suoi migliori tempi , ma è certo che se egli non avesse urlato tanto , il signor Francesco non avrebbe rilevata la mia osservazione .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Innocentemente e in piena distrazione io avevo parlato di quel podere che si trovava nell’Argentina , e Giovanni subito aveva interpretate le mie parole come se fossero state meditate per danneggiare Guido presso suo padre .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Le dissi: – Quel suo fidanzato l’avrà baciata molto? Come faccio io? Essa rise perché le impedivo di parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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La pregai di spegnere la lampada , di sedere accanto a me e di non parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Non so in quale connessione con la malattia immaginaria , parlai anche del nostro sangue che girava , girava , ci teneva eretti , capaci al pensiero e all’azione e perciò alla colpa e al rimorso .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Subito dopo io avrei voluto cominciare a parlarle dei miei rapporti con Augusta avendo tralasciato di farlo prima .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlando con Carla d’altro in quel momento sarebbe stato come diminuire l’importanza della sua dedizione .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Dunque l’importanza delle mie sconsiderate parole non era stata esagerata da me? Era proprio la mia menzogna che aveva indotta Carla di divenire mia? Ecco che se ora avessi pensato di parlare del mio amore per Augusta , Carla avrebbe avuto il diritto di rimproverarmi nientemeno che di un tranello! Rettifiche e spiegazioni non erano più possibili per il momento .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Trovai subito anch’io un atteggiamento che mi stava bene , quello del pedagogo , perché mi dava anche la possibilità di sfogare quel rancore che c’era in fondo all’anima mia per la donna che non mi permetteva di parlare come avrei voluto di mia moglie .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Essa si vergognò del suo sospetto ed io parlai molto di quella mia innocenza .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Poi seppi che Carla era tutt’altro che dolce con la madre che perciò aveva una paura folle di parlare troppo dei fatti della figlia coi suoi protettori .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlandone si scolorì: – Io so come son fatta! – disse .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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La mia fortuna fu che allora , per associazione , nel mio ricordo fece capolino quel cadavere su cui invano avevo tentato di piangere , e il pensiero alle due donne sparve; altrimenti avrei finito col parlare di Carla .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Non avevo sempre il desiderio di confessarmi anche quando non ero reso più magnanimo dall’azione del vino? Finii col parlare del Copler .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Ed è così che nel brindisi parlai solo di me e di Augusta .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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L’avevo falsificata per Carla tacendo del mio innamoramento per mia moglie; qui la falsificai altrimenti perché non parlai delle due persone tanto importanti nella storia del mio matrimonio , cioè Ada e Alberta .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Mi pareva di aver parlato per ore .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Mi tenevo eretto e parlavo poco .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Volli iniziare un discorso io stesso e dissi a mio suocero: – Hai sentito che l’Extérieur è caduto di due punti? Avevo detto una cosa che non mi concerneva affatto e che avevo sentita dire in Borsa; volevo solo parlare di affari , roba seria di cui un ubbriaco di solito non si ricorda .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Perciò era bello parlarne .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Intanto avrei continuato a parlarle di mia moglie .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Avevo cominciato a parlarle di mia moglie , e le lodi tributate ad Augusta erano risonate all’orecchio di Carla come tanti rimproveri rivolti a lei .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Intanto lo stesso desiderio d’intensificare la mia vita , che m’aveva tratto da Carla , m’avrebbe riportato subito da Augusta , ch’era la sola con cui avrei potuto parlare del mio amore per lei .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Parlai di una chiave che avevo dimenticato di consegnare a mia moglie per cui essa , se le fosse occorso , non avrebbe potuto entrare in casa .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Per non compromettermi , fu Carla stessa che andò a parlare con lui .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Può tuttavia essere che fossero buone ad onta che io poi non ne abbia più sentito parlare .(I.Svevo - La coscienza di zeno)
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Solo mi mandano per dirvi di tornare domani presto in paese , che hannobisogno di parlarvi .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— E lasciatemi parlare ! E perché è fuggita donna Lia , la vostra padrona piccola ? La mia nonna dice che voi lo sapete: che l'avete aiutata a fuggire , donna Lia: l'avete accompagnata fino al ponte , dove si è nascosta finché è passato un carro sul quale ella è andata fino al mare .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ma ella disse subito con fierezza: — E non siamo d'accordo ? Ci hai forse sentito a questionare ? Non vai a messa , Efix ? Egli capí che lo congedava e uscí nel cortile , ma guardò se si poteva parlare anche con donna Noemi .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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«M'hai dato quattro scudi , a Natale , e ora son già sette !» — Ebbene , Kallí , — aggiunse a bassa voce , curvando la testa come parlasse ai porcellini che gli fiutavano con insistenza i piedi .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Era la vecchia Pottoi che veniva per domandarle se occorrevano i suoi servizi ; benché Noemi non la invitasse a restare sedette per terra , con le spalle al muro , sciogliendosi il fazzoletto sul collo ingemmato , e cominciò a parlare con nostalgia della festa .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ma egli ricominciò a parlare del viaggio , della strada solitaria , e domandò quanto s'impiegava per arrivare a Nuoro .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— A chi ? Al Barone morto che vive ancora nel castello ? Ma donna Ruth si mise l'unghia dell'indice sulla bocca: non bisognava parlar di morti , alla festa .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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All'ombra della chiesa Efix invece sentiva altri gruppi di paesani parlare dell'America e degli emigranti .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Allora cominciarono a discutere , ed Efix guardava la rosellina come parlando a lei sola .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Efix , sei un uomo di Dio e puoi parlarmi con la coscienza in mano .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Come sono stanco , Efix ! Sí , ho la febbre: l'ho presa , sí ! Come si fa a non prenderla , in questo maledetto paese ? Che paese ! — aggiunse come parlando fra sé , stanco .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Che dirgli , per confortarlo ? «Perché non sei rimasto là ?» Efix sentiva troppa pietà di tanta miseria prostrata davanti a lui , per parlare cosí .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Eppoi dicono di credere in Dio , loro ! Perché non mi lasciano sposare la donna che amo ? — Taci , Giacinto ! Non parlare cosí di loro ! Esse vogliono il tuo bene .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Tacquero , poi Giacinto riprese a parlare con una voce tenue , dolce , che vibrava nel silenzio lunare come una voce infantile .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Io dissi che volevo venire qui dalle mie zie , di cui avevo parlato come di persone benestanti .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Eppoi quando si è orfani ! Su , alzati ; vuoi mangiare ? Entrò nella capanna e tornò sbucciando una cipolla: Giacinto stava immobile , abbattuto , forse pentito della sua confessione , ed egli non osò piú parlare .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Perché parlare di queste cose ? Ma tu , anima mia , tu . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Parlerò io con loro , metterò pace .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Efix cercò di passare oltre , ma la vecchia cominciò a parlar alto ed egli dovette fermarsi per ascoltarla .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Partito ? Don Predu ? Dove ? — Chi parla di Predu ? Io parlavo di quel disgraziato .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Ti ha pagato , per parlare cosí ? Allora egli ebbe il coraggio di guardarla negli occhi , e una risposta sola: «io non sono avvezzo a esser pagato» gli riempí la bocca di saliva amara ; ma ringhiottí parole e saliva perché vedeva donna Ester tirar la giacca di Noemi , e donna Ruth pallida guardarlo supplichevole , e capiva ch'esse tutte indovinavano la sua risposta , e sapevano che non era un servo da esser pagato lui ; o meglio , sí , un servo , ma un servo che nessun compenso al mondo poteva retribuire .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Vieni pure , — egli rispose , ma la sua voce era triste ; e sebbene la vecchia padrona ammonisse: — Ognuno deve andare coi pari suoi , Natòlia ! — quando fu nella strada , egli sentí che le donne ridevano parlando di lui e di Grixenda .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Che cosa volete ? — Voglio parlare con la vossignoria , ma con calma , come da cristiano a cristiano , — disse la vecchia , che s'accomodava i coralli sul collo bruciato e tremava , scarna e triste come uno scheletro .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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E vossignoria mia , sí , farà questa carità di parlargli .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Sollevò il cappello duro verdognolo sul cranio calvo , guardò Noemi esitando a parlare .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Che è successo ? Noemi non rispose: non poteva parlare .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— ella disse infine , e le sembrava di parlare contro la sua volontà .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Arrivato sotto il finestrino il servo guardò in su senza parlare ; non poteva quasi aprir bocca , ma scosse la testa verso la strada , accennando a Giacinto di seguirlo , e Giacinto lo seguí .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Giacinto ! Ti parlo come fossi un moribondo .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Le donne ardevano di curiosità , perché da qualche tempo il padrone mandava regali alle cugine e pur beffandosi di loro non permetteva che altri ne parlasse male in sua presenza ; ma Efix non era disposto alle confidenze .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ester , forse , parlerebbe ; ma c'è Noemi dura come una suola .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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E se Ester apre la bocca per parlare , ella la fissa cosí terribile che le toglie la parola di bocca .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— E a me sí , forse ? Ho tentato , di parlarne , ma come col muro .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Allora le due serve cominciarono a parlar male delle cugine del padrone .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Durante l'inverno le dame Pintor stettero sempre in casa e non parlarono mai di andare alla Festa del Rimedio , ma a misura che le giornate si allungavano e l'erba cresceva nell'antico cimitero , anche donna Ester pareva presa da un senso di stanchezza , da una malattia di languore come quella che tutti gli anni a primavera rendeva pallida Noemi: non andava quasi piú in chiesa , si trascinava qua e là per la casa , si sedeva ogni tanto , con le mani abbandonate sulle cosce , dicendo che le facevano male i piedi .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Credendola addormentata Natòlia le sfiorò la mano che scottava ; ma la vecchia l'attirò a sé dicendole sottovoce: — Senti , Natòlia , mi farai un piacere: va da Efix Maronzu e digli che devo parlargli: ma che non lo sappia Grixenda: va' , piccola tortora , va ! — E dove lo trovo io , Efix ? Sarà in paese ? — Egli vien su dal poderetto: lo vedo venir su , — disse la vecchia , mettendosi un dito sulle labbra , perché Grixenda entrava col caffè .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Devo parlar io , con donna Noemi ? Don Predu gli batté una mano sulle ginocchia .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Le provviste non mancano , eh , cosí Dio la conservi ! Basta , di queste cose poi parleremo con Ester .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Non si offenda se gliene parlo io per il primo , donna Noemi ! Sono un povero servo , sí , ma sono chiuso come una lettera .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Non parlarmene piú .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Allora , piano piano , cominciò a parlare , afferrando il lembo della gonna di Noemi , e non capiva bene ciò che diceva , ma doveva essere un discorso poco convincente perché la donna continuava a cucire e non rispondeva , di nuovo calma con un sorriso ambiguo alle labbra .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Solo dopo ch'egli parve aver detto tutto , tutte le miserie passate , tutti gli splendori da venire , ella parlò , ma piano , sollevando appena gli occhi quasi parlasse con gli occhi soltanto .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Vi ho chiamato tre volte: andiamo , c'è nonna che sta male e vuol parlarvi: perché non venite ? Non vi si prende il pane dalla bisaccia .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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E riprese la bisaccia , senza piú parlare , e se ne andò .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Efix si mise a parlare con loro , fermo stanco con la bisaccia che gli scivolava dalle spalle .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Devo parlarti , — disse Efix .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Sedettero nella cucina , ma il borghese preparava la cena ed Efix non voleva parlare in sua presenza: da parte sua Giacinto scherzava e rideva e non sollecitava il colloquio .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Efix si sentiva dolere il cuore ma non poteva parlare .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ebbene , posso parlare davanti a quest'uomo , che sa tutto di me , come lo sai tu , e mi compatisce .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Ha ereditato tanto ? — disse allora Giacinto ridendo ; ma Efix lo guardava serio , e ripeté due volte: — Sono venuto per parlarti di questo .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Ma tu pure conosci la vita , a modo tuo , e per questo ci siamo capiti anche parlando un diverso linguaggio .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Tu , dove l'hai trovata la vera salvezza ? Vivendo per gli altri: e cosí voglio far io , Efix , — aggiunse , parlandogli accosto al viso ; — sei tu che mi hai salvato: io voglio essere come te . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Efix sedeva poco distante da loro e li guardava gravemente: li riconosceva , li aveva veduti laggiú alla Festa del Rimedio: erano due mendicanti vestiti decentemente da borghesi , con pantaloni turchini e giacca di fustagno: uno , giovane ancora , alto e curvo , col viso giallo scarnificato ove pareva fosse rimasta lasola pelle sulle ossa , con le palpebre livide abbassate , chiedeva , chiedeva muovendo appena le labbra grigie sui grandi denti sporgenti , come dormisse e parlasse in sogno , indifferente al mondo esterno .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Anche la donna dei confetti chiuse le sue cassette ancora piene e si mise a parlare sdegnosa coi mendicanti .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Era malato ? Non rispondi ? L'uomo tentò di parlare , ma solo un mugolío tremulo gli uscí di bocca: poi scoppiò a piangere .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Afferrò la mano di Istène e gli disse: — E rimani con me , diavolo ! Stettero cosí , con le mani unite , come Efix li aveva veduti uscire dalla caserma di Fonni , e pareva aspettassero ch'egli parlasse , sfidandolo un poco: trasse quindi l'involtino delle monete raccolte in quel giorno , e dopo averlo fatto dondolare davanti a loro , guardandoli e sorridendo , lo lasciò cadere in mano al cieco vero e se ne andò .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Zio Efix ! — gridò il ragazzo , e riprese a suonare , parlando e ridendo nel medesimo tempo .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Si guardarono: ed egli comprese che avevano da parlarsi , loro due , da riallacciare un discorso interrotto .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Io parlavo sardo , coi miei compagni . . .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Domani parlerà con Noemi ; riprenderanno il discorso interrotto tanti mesi prima ; ed egli forse potrà portare la buona risposta a don Predu .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— E poi io volevo parlarti da solo , Efix .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— esitò un momento , poi alzò la voce , — tu hai parlato di questo fatto con Giacinto ? Dimmi il vero .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— No ; — mentí egli con voce ferma: — le giuro , io non ne ho parlato .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Una mattina donna Ester , che dormiva nella camera terrena per vegliarlo , s'alzò presto , rimise tutto bene in ordine parlando sottovoce fra sé , e curvandosi per fargli bere una tazzina di latte , disse: — Su , Efix , allegro ! Oggi Predu fisserà il giorno delle nozze .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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— Che impazienza ti è presa ? Le pubblicazioni sono fatte: oggi si parlerà del resto .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Donna Ester s'appoggiò alla sedia di Noemi e guardò il cugino senza parlare , aspettando .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Efix le riconosceva tutte , queste figure , le sentiva parlare , capiva che erano vive e reali ; eppure aveva l'impressione di sognare: erano figure del sogno della vita .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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In attesa che le ore passassero rimosse il cadavere , secco e leggero come quello d'un bambino , lo lavò , lo rivestí , parlandogli sottovoce , fra una preghiera e l'altra per raccontargli come s'era svolta la cerimonia nuziale , come Noemi piangeva entrando nella sua ricca nuova dimora – piangeva tanto era felice , s'intende – come la casa era piena di regali , come la gente buttava grano e fiori fin dentro il cortile degli sposi , per augurar loro buona fortuna , come tutti insomma erano contenti .( Grazia Deledda - Canne al vento)
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Coniugazione del verbo: parlare
coniugazione:1
forma: attiva intransitivo/transitivo
ausiliare: avere


INDICATIVO NS
PresenteAudio con chrome
ImperfettoAudio con chrome
io parlo
tu parli
egli parla
noi parliamo
voi parlate
essi parlano
parlavo
parlavi
parlava
parlavamo
parlavate
parlavano
Passato remotoAudio con chrome Futuro sempliceAudio con chrome
parlai
parlasti
parlò
parlammo
parlaste
parlarono
parlerò
parlerai
parlerà
parleremo
parlerete
parleranno
Passato prossimoAudio con chrome Trapassato prossimoAudio con chrome
io ho parlato
tu hai parlato
egli ha parlato
noi abbiamo parlato
voi avete parlato
essi hanno parlato
avevo parlato
avevi parlato
aveva parlato
avevamo parlato
avevate parlato
avevano parlato
Trapassato remotoAudio con chrome Futuro anterioreAudio con chrome
ebbi parlato
avesti parlato
ebbe parlato
avemmo parlato
eveste parlato
ebbero parlato
avrò parlato
avrai parlato
avrà parlato
avremo parlato
avrete parlato
avranno parlato
CONGIUNTIVO  
PresenteAudio con chrome ImperfettoAudio con chrome
che Io parli
che Tu parli
che Egli parli
che Noi parliamo
che Voi parliate
che Essi parlino
parlassi
parlassi
parlasse
parlassimo
parlaste
parlassero
PassatoAudio con chrome TrapassatoAudio con chrome
abbia parlato
abbia parlato
abbia parlato
abbiamo parlato
abbiate parlato
abbiano parlato
avessi parlato
avessi parlato
avesse parlato
avessimo parlato
aveste parlato
avessero parlato
CONDIZIONALE
PresenteAudio con chrome Passato Audio con chrome
io parlerei
tu parleresti
egli parlerebbe
noi parleremmo
voi parlereste
essi parlerebbero
avrei parlato
avresti parlato
avrebbe parlato
avremmo parlato
avreste parlato
avrebbero parlato
IMPERATIVO
PresenteAudio con chrome
-
parla
parli
parliamo
parlate
parlino
INFINITO  
Presente Audio con chrome Passato Audio con chrome
parlare avere parlato
PARTICIPIO  
PresenteAudio con chrome Passato Audio con chrome
parlante parlato
GERUNDIO  
PresenteAudio con chrome Passato Audio con chrome
parlando avendo parlato



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